Macrolibrarsi.it presenta il libro: Quando i Giganti Abitavano la Terra - Zecharia Sitchin

Cinquant’anni dopo Mondi in Collisione: rivisitando Immanuel Velikovsky


Emilio Spedicato

Introduzione

Mezzo secolo fa (più precisamente nel 1950 pubblicato da McMillan e nel 1951 da Doubleday, dopo che McMillan aveva dovuto trasferire a questa casa i suoi diritti di pubblicazione sotto minaccia di boicottaggio da una parte del mondo accademico) appariva un libro di sostanziose dimensioni e ricchissimo di riferimenti bibliografici, dal titolo Mondi in Collisione. Il libro fu un best seller negli Stati Uniti nel 1952 ed apparve in sintesi anche sul Readers Digest, ivi compresa l’edizione italiana dal nome Selezione. Allora chi scrive era un ragazzino frequentante la seconda elementare appassionato divoratore di qualunque cosa scritta (purtroppo non molti libri erano allora presenti nella casa dove ci eravamo trasferiti dopo che l’ultimo bombardamento di Milano aveva distrutto con la casa la biblioteca del nonno). Lessi l’articolo su Selezione con immenso fascino, colpito in particolare dalla spiegazione che veniva data del “miracolo” riportato nella Bibbia sul fermarsi del Sole durante l’assedio di Gerico.

Dimenticai poi il nome dell’autore e del libro, per ricordarmene improvvisamente oltre trenta anni dopo, discutendo con un collega inglese alcune idee mie sulle origini catastrofiche delle glaciazioni e sulla possibilità di spiegare in questo contesto il mito di Atlantide. Velikovsky era stato in superficie dimenticato, ma ovviamente aveva lasciato un seme nel profondo, che a distanza di tempo si era risvegliato. (more…)

In pericolo i cerchi di pietre nigeriani

I saccheggi e l’abbandono minacciano i monoliti nigeriani


Nel Cross River State della Nigeria c’è un pezzo di storia dell’umanità, che potrebbe presto scomparire. Più di 300 pietre verticali erette più di 4000 anni fa, si perdono per furti e degrado. I monoliti Ikom sono alti 1-2 metri e recano elaborate incisioni di volti e figure geometriche. Le immagini non sono state decodificate, ma può essere una forma di scrittura preistorica. I monoliti, per lo più di pietra vulcanica, si trovano di solito collocati in cerchi, l’uno di fronte all’altro. Conosciute anche come Akwanshi, che significa “morti” in un dialetto nativo, queste pietre fanno parte dei tradizionali riti funerari locale.
Un tempo vi erano oltre 450 monoliti Ikom censiti, in 34 siti in tutto il paese. Un censimento in corso ne ha ritrovati solo 119. Ci sono state molte segnalazioni di furti e saccheggi dei monoliti, ma la polizia ha recuperato ben pochi degli oggetti che sono stati rubati. Poiché le pietre pesano tra i 50 e gli 800 kg, non è facile rimuoverle. Ma i luoghi all’aperto sono tutelati e controllati molto poco. All’Open Air Museum Alok, 30 pietre sono protette solo da 7 membri del personale. Nel 2006, a causa di tagli di bilancio in ambito del Servizio civile federale, le loro posizioni sono state eliminate. Il governatore del Cross River State è stato allertato per il pericolo di saccheggiatori e ha ristabilito i finanziamenti. Ha inoltre avviato la costruzione di un recinto intorno al sito. Ma altri luoghi con cerchi di pietra sono ancora ad alto rischio. Emangabe ha solo un muro parziale e Nkirigum è completamente accessibile e non protetta. Esistono leggi locali e federali che criminalizzano la rimozione dei manufatti. Ma la distruzione dell’economia nigeriana ha reso il valore delle pietre ($ 50.000) un premio irresistibile per alcuni ladri. E le leggi che esistono non sono, in molti casi, rigorosamente applicate. I saccheggiatori in alcuni punti corrono il minimo rischio di essere scoperti o di azione penale. (more…)

Akakor, civiltà nascosta

Il libro del giornalista tedesco Karl Brugger rivela una storia incredibile. Antichissime città perdute nel cuore delle foreste brasiliane custodiscono segreti legati alla discesa di esseri di altri mondi


Gli alleati eletti

L’avventura del giornalista tedesco Karl Brugger ha inizio in un bar di Manaus, Brasile, il 3 Marzo 1972. La lunga permanenza nelle foreste amazzoniche e la profonda conoscenza delle tradizioni indios gli permettono di entrare in contatto con Tatunca Nara, ultimo capo della sconosciuta tribù degli alleati eletti, gli Ugha Mongulala.Foresta dell’Amazzonia, custode degli antichi segreti di Akakor Il racconto che segue, conservato nei libri sacri della Cronaca di Akakor, noti come Il Libro del Giaguaro, Il Libro dell’Aquila, Il Libro della Formica e Il Libro del Serpente d’Acqua, segna per sempre la sua vita.

Karl Brugger

Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sudamerica, guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi. Il ricordo della loro discesa permane imperituro nella memoria dei nativi. Dissero di provenire da Schwerta, una costellazione lontanissima con innumerevoli pianeti, che incrocia la Terra ogni 6.000 anni. Sconosciuta la tecnologia in loro possesso: pietre magiche per guardare ovunque nel mondo, arnesi che scagliano fulmini e incidono le rocce, la capacità di aprire il corpo dei malati senza toccarlo. (more…)

Scoperta una Atlantide cinese in fondo a un lago

Circa sei mesi fa, il Centro di ricerche sottomarine “Prodiving.CN” e l’ONG “Laboratorio K” rivolsero una richiesta agli esperti cinesi nel campo dell’archeologia subacquea. Secondo i loro strumenti di misura, eholokatorov, sonar e risultati topometrici, sul fondo del lago Fuxian potrebbe presumibilmente trovarsi un’antica città sommersa.

Tuttavia, date l’elevata altitudine e la bassa temperatura delle acque del lago, immergersi a gran profondità era piuttosto difficile. Pertanto, la missione è stata organizzato dopo aver reperito le necessarie attrezzature, e si è conclusa a metà maggio scorso. I risultati cui è pervenuta la spedizione degli archeologi cino–russi nella ricerca sul lago Fuxian sono così riferiti da Leonid Gav e Yevgeny Spiridonov, gli organizzatori del progetto: (more…)

Scoperte oltre 500 strutture megalitiche e un villaggio megalitico dei morti in India

L’Archeologo D. Dayalanat ha recentemente annunciato la scoperta di oltre 500 strutture megalitiche nel villaggio di Sengalur nel Tamil Nadu, in India. Le prime analisi in situ portano a ritenere che i megaliti possano verosimilmente risalire a circa il 500-300 a.C., periodo dell’età del ferro, e costituiscano delle sepolture megalitiche. La scoperta effettuata nell’India meridionale, èv stata effettuata durante alcuni scavi effettuati in una zona di circa 25 ettari.  Il sopralluoghi iniziati il 13 Aprile 2010 scorso sono termininati in questo periodo  e a causa dell’imminente avvicinarsi del periodo monsonico, lo scavo verrà ripresa il prossimo anno. (more…)

I Templari ed il Baphomet di Von Hammer Purgstall

di P. Galiano e A. De Luca

Sui due cofanetti pseudo templari di Essarois e di Volterra

Alcuni amici, dopo aver letto i precedenti articoli sul giardino iniziatico di Villa Vigodarzere-Valmarana a Saonara, hanno domandato maggiori informazioni a proposito della citazione da noi riportata del saggio di Giovanni Cittadella in cui si parla, a proposito della statua del Baphomet presente nella terza grotta dei Templari, del “prototipo della fede ofitica che il Jappelli accortamente volle espresso in caratteri arabici.. perché l’orientale favella ci fosse velame a troppo liberi sensi”.

Questa iscrizione in “caratteri arabici” di cui parla Cittadella è stata sicuramente ripresa dallo Jappelli da un’incisione raffigurante il Baphomet, che venne per la prima volta pubblicata da von Hammer Purgstall in Mémoire sur deux coffrets gnostiques du moyen-âge, du cabinet de M. le duc de Blacas, Dondey-Dupré Parigi 1832 (reperibile presso la Biblioteca Nazionale di Francia cat. N° FRBNF30572982). L’incisione che abbiamo riportato nel nostro articolo (FIG. 1) è tratta dal Die Schuld der Templar di von Hammer, pubblicato a Vienna nel 1857 (testo disponibile sul web tramite Google libri).

La ricerca di von Hammer su questi cofanetti venne ripresa in due saggi da Prosper Mignard (Monographie du coffret de m. le duc de Blacas, Dumoulin Parigi 1852, reperibile presso la Biblioteca di Storia Moderna di Roma  inv. N° 001215340 e Suite de la monographie du coffret de m. le duc de Blacas, Dumoulin Parigi 1853, reperibile presso la stessa Biblioteca inv. N° 000640063), i quali ne costituiscono la naturale prosecuzione.

Poiché la traduzione del testo “in caratteri arabici” da parte di ambedue gli autori ci  è parsa parzialmente inesatta sia nella disposizione delle parole arabe sia nel significato in sé, con l’aiuto del coautore del presente articolo, Alberto De Luca, proveremo a darne una versione più corretta. (more…)

Un tunnel inesplorato sotto il Tempio di Quetzalcoatl

Il Tempio di Quetzalcoatl, noto anche come la Piramide del Serpente con le piume (wiki)

12 metri sotto il Tempio di Quetzalcoatl (Teotihuacan, Messico), gli archeologi hanno scoperto un antico tunnel che porta a un sistema di gallerie.
La speranza è che queste gallerie siano le tombe dei sovrani di Teotihuacan. “A lungo gli archeologi locali e stranieri hanno cercato di localizzare le tombe dei sovrani dell’antica città, ma la ricerca è stata infruttuosa”, dice il direttore del progetto Sergio Chaves Gomez. “Ecco perchè ogni giorno aumentano le nostre speranze, in quanto ci sono molte possibilità che essi si trovino all’interno di una grande tomba”.
L’entrata del passaggio è situato a soli pochi metri dal tempio stesso (DerMikelele/flickr)

Al tunnel vi si accede tramite un condotto verticale largo quasi 5 x 5 metri e profondo 14. Al termine di questo si entra in un corridoio orizzontale lungo circa 100 metri che si estende verso il tempio e porta a una serie di gallerie tagliate nella roccia – forse, delle tombe. (more…)

Rennes-le-Chateau: Viaggio nel mistero

Introduzione ad un supposto enigma templare.
Cosa si cela in questa cittadina del sud della Francia?

di Enrico Baccarini©

tratto da ARCHEOMISTERI, I Quaderni di Atlantide, n° 10 Lug./Ago. 2003 (Rivista cessata nel 2008)


Rennes-le-Chateau è una piccola cittadina dei Pirenei nel distretto dell’Aude. Oggi non si contano oltre quaranta anime tra i suoi abitanti, ma ogni anno oltre 25.000 visitatori si recano dentro le sue mura. Ricca di misteri e di numerosi segreti, l”affaire” di Rennes-le-Chateau fece la sua prima comparsa nel mondo dei media nel 1972, quando il giornalista e ricercatore Henry Lincoln presentò al pubblico inglese tre documentari per la nota rete televisiva BBC. Grazie al contributo di Richard Leigh e Michael Baigent ne seguì un best-seller mondiale, tradotto in oltre 22 lingue, “The Holy Blood and The Holy Grail(1) e con oltre sei milioni di copie vendute in tutto il mondo.


Il mistero legato a Rennes-le-Chateau ebbe così inizio
Dai lontani anni Settanta ad oggi il panorama “investigativo” mondiale ha portato centinaia di curiosi e ricercatori ad interessarsi dei misteri legati a questa piccola cittadina e due bibliografi inglesi hanno contato solo fino al 1988 non meno di 437 tra libri e pubblicazioni stampate in merito a questo piccolo paese. Ma che cosa si cela dietro questo mistero? I primi dati di cui disponiamo risalgono alla fine del XIX secolo quando un prete di nome Berengere Sauniere venne nominato curato di questa piccola cittadina.
Nato a pochi chilometri da Rennes-le-Chateau, a Montazel, Sauniere fin da piccolo mostrò un profondo interesse per le arti e la cultura spingendo i propri genitori a farlo entrare in seminario per poter coltivare proficuamente tali interessi (ovvero entrando di buon grado in una istituzione che avrebbe permesso di non gravare ulteriormente sulla sua già numerosa famiglia). Il 1 giugno 1885 Sauniere, 33enne, viene nominato parroco a Rennes-le-Chateau, il suo stipendio non è superiore a pochi franchi per anno(2), talmente pochi da costringerlo ad iniziare ad andare a caccia e a pesca per poter sopravvivere decentemente oltre alle scarse donazioni effettuate dai parrocchiani nei suoi confronti. Tale condizione durerà per circa sei anni, fino a quando non assunse alle proprie dipendenze una giovane diciottenne, Marie Denarnaud, che lo aiuterà fino alla sua morte condividendo con Padre Sauniere i misteri di questo piccolo borgo. La situazione non era però migliorata e al tutto si aggiunsero grossi problemi inerenti la piccola chiesetta del paese, oramai quasi diroccata e con gravi problemi strutturali. Fu però proprio da questa piccola chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena che il mistero sembrò iniziare, un mistero legato al restauro di un edificio costruito nel 1059 e consacrato nel 1225.

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Scoperto un nuovo henge vicino a Stonehenge

Giovedì 22 luglio i ricercatori dell’Università di Birmingham e del Ludwig Boltzmann Institute hanno annunciato la scoperta di una struttura circolare neolitica a soli 900 metri di distanza da Stonehenge. Ci sono diverse opinioni su cosa sia stato effettivamente trovato.

Un’immagine del nuovo henge ottenuta col magnetometro (Professional Images, courtesy the University of Birmingham)

Ricostruzione artistica di come sarebbe stato l’henge (Professional Images)

(University of Birmingham)

Il team che ha fatto la scoperta ritiene che ciò che rimane, i posthole (le buche nel terreno), siano le fondamenta di un cerchio di pali di legno.

Tim Darvill, professore di archeologia all’Università di Bournemouth, ha invece espresso scetticismo, sostenendo che si tratti piuttosto di un tumulo, o di una tomba preistorica.

È peraltro possibile che la struttura fosse fatta di pietra: l’archeologo dell’Università di Bristol Joshua Pollard (non coinvolto nella ricerca) ricorda che frammenti di bluestone – le pietre provenienti dal Galles usate per Stonehenge – sono state rinvenute pure in quell’area.

Ma gli risponde Gaffney, archeologo a capo degli scavi, il quale afferma che i loro rilevamenti non hanno evidenziato tracce di pietre o eventuali segni nel terreno causati dai loro spostamenti o rotture.

Darvill fa inoltre notare come questo cerchio, largo 25 metri, sia una delle sempre più numerose scoperte ad essere fatte  intorno a Stonehenge, che “veramente mostrano quanto ci sia ancora da imparare e quanto grande fosse in verità il sito. Ai suoi tempi Stonehenge era al centro del più grande centro cerimoniale d’Europa”.

Il nuovo henge e Stonehenge (BBC)

Si pensa che lo Stonehenge visibile oggi fosse stato completato circa 3500 anni fa, sebbene i primi lavori di sterramento cominciarono più di 5000 anni fa.

Nonostante gli archeologi abbiano “frugato” in quell’area sin dal 18′ secolo, attualmente gli scavi sono soggetti a severe restrizioni. Hanno dunque fatto la loro apparizione strumenti meno invasivi, quali sensori radar e magnetici trasportati su trattori o quad.

Il magnetometro (Professional Images)

Il georadar (Professional Images)

La nuova struttura è stata identificata in seguito al rilevamento di un gruppo di profonde cavità e di un cerchio di più piccoli buchi.

Secondo l’archeologo dell’Università di Birmingham Henry Chapman, queste sostenevano pali di legno “forse alti 3 metri o più”. E aggiunge: “Questo timber henge - un nome dato a monumenti preistorici circondati da un fossato circolare – venne forse costruito e modificato nello stesso periodo del suo più famoso parente, e probabilmente aveva funzione cerimoniale o religiosa collegata”.

L’intera area intorno a Stonehenge è piena di strutture e cimiteri preistorici – alcuni dei quali le sono pure antecedenti. E nuovi ritrovamenti vengono fatti occasionalmente.

A 3 km di distanza c’è anzitutto Woodhenge, un monumento una volta composto da sei anelli di pali di legno circondati da un terrapieno.

Piloni di cemento sopra i posthole di Woodhenge (wiki)

A due passi dall’henge appena scoperto c’è poi una formazione nota come Cursus, uno sterramento lungo 3 km il cui scopo è tuttora ignoto.

Oppure il pezzo di terra noto come Northern kite enclosure; i contadini dell’Età del Bronzo non lo coltivavano, e noi non sappiamo bene perchè.

E che dire del cosiddetto Stonehedge? Secondo un nuovo rilevamento c’erano due bassi terrapieni intorno a Stonehenge, e una collinetta proprio dentro al cerchio.

Infine, è dell’anno scorso la scoperta di un piccolo cerchio di pietre sulle rive del vicino fiume Avon (vedi qui, qui e qui). Soprannominato Bluehenge, questa struttura potrebbe aver servito come punto di partenza per una processione che cominciava sul fiume e finiva, dopo un km e mezzo, a Stonehenge.

Ricostruzione di Bluehenge (Peter Dunn)

Bluehenge è contrassegnato dal punto giallo (National Geographic Society)

Secondo Amanda Chadburn, archeologa dell’English Heritage (l’agenzia governativa che gestisce lo Stonehenge World Heritage site), un rilevamento geofisico avrebbe pure scoperto un altro cerchio nella zona di Stonehenge, ma non sarebbe ancora stato svelato al pubblico.

È insomma probabile che le scoperte non finiscano qui, anche perchè i rilevamenti che hanno rivelato l’esistenza del nuovo henge sono stati effettuati nelle prime due settimane sui tre anni di indagini previsti e su appena 4 dei 16 km² che verranno studiati.

Henge di varie forme esistono in tutta la Gran Bretagna, dalle pietre erette di Stenness nell’estremo nord della Scozia, agli Anelli di Maumbury nel sud dell’Inghilterra.

Le pietre erette di Stenness (wiki)

Gli anelli di Maumbury (wiki)

Qui un video della BBC.

Fonti: AP, National Geographic articolo in italiano di Il Fatto Storico

Gli archeologi hanno scoperto un henge proprio vicino a Stonehenge, a soli 900 metri di distanza.

Pare che il nuovo monumento fosse una struttura in legno dotata di due ingressi. Venne probabilmente costruita nello stesso periodo di Stonehenge, cioè tra il 2500 e il 2000 a.C.

Un’immagine del nuovo henge ottenuta col magnetometro (Professional Images, courtesy the University of Birmingham)

Ricostruzione artistica di come sarebbe stato l’henge (Professional Images)

“Questa è probabilmente il primo monumento cerimoniale importante ad essere trovato negli ultimi 50 anni o più”, dice Vince Gaffney, professore all’Università di Birmingham, a capo degli scavi. “Cambierà completamente il nostro modo di pensare il paesaggio intorno a Stonehenge”.

(Phil Argent/Daily Mail)

(Microsoft)

L’henge comprende un fossato “segmentato” che circonda una serie di buche dal diametro che raggiunge il metro. È possibile che queste reggessero una struttura circolare in legno e che all’interno del cerchio vi sia un tumulo.

Con i due ingressi situati a nord-est e sud-ovest, il monumento neolitico sembra inoltre avere lo stesso orientamento di Stonehenge.

In questa rappresentazione del sito, le buche sono in grigio, i post hole in giallo e il tumulo in azzurro (Professional Images)

“La sua posizione, a breve distanza da Stonehenge, e il fatto che i due monumenti fossero visibili tra di loro, solleva nuovi interessanti interrogativi sul complesso panorama sacro che esisteva intorno a Stonehenge [durante la sua costruzione]“, ha commentato Paul Garwood, storico presso l’Università di Birmingham.

Il magnetometro (Professional Images)

Un rilevamento col georadar (Professional Images)

Gli scavi sono condotti dagli archeologi dell’Università di Birmingham e dal Ludwig Boltzmann Institute for Archaeological Prospection and Virtual Archaeology di Vienna, nell’ambito di un progetto – lo ‘Stonehenge Hidden Landscapes Project’ – che prevede di mappare il paesaggio intorno a Stonehenge.

Da sinistra: Eamonn Baldwin, Chris Gaffney, Wolfgang Neubauer (Professional Images)

Fonti: AFP, Università di Birmingham, Heritage-Key, articolo in italiano di Il Fatto Storico

Rovine di una città sommersa a largo di Cuba

Il 28 maggio 2002, in un articolo pubblicato online sul sito ufficiale del National Geographic dal titolo “Nuove scoperte subacquee sollevano domande sui miti del diluvio”, il reporter Brian Handwerk scrive che “…recenti ritrovamenti subacquei potrebbero portare nuovi indizi allo studio di insediamenti umani che giacciono sotto le onde…”; a cosa si stava riferendo?

A quella che probabilmente potremmo definire, senza paura di essere smentiti, la più grande scoperta archeologica di inizio millennio:  “La città sommersa di Cuba”.

Handwerk descrive la scoperta ed il contesto: “Nel profondo delle acque di Cabo de San Antonio, lontano dalle coste di Cuba, ricercatori stanno esplorando formazioni insolite di lisci blocchi, pennacchi e forme geometriche”. Seppur interessante, fin qui la notizia non sembra così straordinaria; continuando nell’articolo però, si legge qualche cosa di veramente sorprendente riguardante quelle formazioni insolite, soprattutto perchè indicato da una fonte così allineata all’archeologia ufficiale come il National Geographic: “Le strutture sono coperte da 600 a 750 metri di acqua”.

La posizione del sito (il quadrato indicato con la scritta “Mega”) a nord della punta cubana di Capo Sant’Antonio

La storia di questo sorprendente ritrovamento ha inizio nel luglio del 2000 quando i canadesi Paulina Zelitsky, ingegnere russa assegnata allo spionaggio sottomarino durante la guerra fredda, e suo marito Paul Weinzweig, ricercatori della “Advanced Digital Communications” (ADC) che ha sedi in Canada ed a Cuba, a bordo del loro vascello di ricerca “Ulises”, stavano esplorando i fondali al largo di Capo Sant’Antonio a nord ovest di Cuba in cerca di relitti da recuperare, attività che li aveva già resi famosi (e discretamente ricchi). Muniti, come è logico, di sofisticatissimi sistemi di rilevamento e monitoraggio del fondale, incontrarono una strana ed ampia area pressoché piana (pendenza massima = 6 gradi) di circa 20 chilometri di lato, ricoperta da una spessa coltre di pura sabbia bianca, dal centro della quale però qualcosa faceva “impazzire” il sonar; l’esperienza di Zelitsky e Weinzweig sull’analisi di questi tracciati suggerì una conclusione veramente incredibile, soprattutto ad una tale profondità: avevano localizzato strutture megalitiche, apparentemente di pietra, dalle chiare forme geometriche di piramidi o rettangoli, alcune organizzate simmetricamente e perfettamente allineate. E poi strade, muri e costruzioni sviluppate come un centro urbano. (more…)

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