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| Parapsicologia: una valutazione critica | |||||||
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Tratto dal sito del CICAP
Nota personale (E.B.) introduttiva : Questo testo di M. Polidoro risulta essere di notevole interesse verso una disamina critica della Parapsicologia e la Psicologia dell'Insolito. Teniamo a sottolineare però che non concordiamo in toto con quanto esteso nel presente lavoro, diversità di opinioni che si fonda prevalentemente su un diverso retroterra di indagini scientifiche su cui ci siamo formati. Soprattutto l'approccio di Polidoro è uno dei numerosi approcci tematici alla materia e non può costituire quindi una chiave risolutiva alla spiegazione dei fenomeni in oggetto. Se differenti correnti espongono alterne teorie esplicative rimane indubbio comunque un dato, questi eventi risultano ancora oggi del tutto inspiegabili e necessitano di una indagine rigorosa e scientifica per una loro comprensione. L'estremo razionalismo, o iper-razionalismo, può certo essere un elemento chiave per scoprire la reale natura di questi fenomeni ma ricordando e parafrasando Kuhn (1962) e la sua rivoluzione scientifiche: "La transizione da un paradigma in crisi (ovvero la ricerca scettico-razionalistica su questi fenomeni, ndr) ad uno nuovo (cioè una ricerca scevra da giudizzi o impostazioni di sorta, ndr), dal quale possa emergere una nuova tradizione di scienza normale, è tutt’altro che un processo cumulativo, che si attui attraverso un’articolazione o un’estensione del vecchio paradigma".
Nell'età della scienza e della tecnologia è sorprendente
come non solo sopravvivano ma addirittura fioriscano credenze irrazionali
degne dei secoli più bui. Sono tantissime le persone al mondo disposte a
credere che la disposizione degli astri nel cosmo abbia realmente
un'influenza sulla vita e la personalità dei singoli individui; oppure che
sia possibile muovere oggetti o piegare cucchiai con la semplice
concentrazione; o ancora che sia possibile curare le malattie con una non
meglio precisata "energia bio-radiante", del tutto estranea a qualunque
rilevazione scientifica. Ciò che forse sorprende di più, però, è il fatto
che talvolta tali credenze vengono avallate da autorevoli scienziati.
Probabilmente, i lettori del Giornale Italiano di Psicologia non
avranno difficoltà ad ammettere l'infondatezza di pratiche quali
l'astrologia, la chiromanzia o la frenologia. Ma cosa dire della
parapsicologia? Di fenomeni quali la percezione extra sensoriale o la
psicocinesi? Questo è un campo in cui gruppi di studiosi, solitamente
psicologi e fisici, hanno condotto, e conducono tuttora, studi sempre più
sofisticati: qual è dunque lo status scientifico della parapsicologia?
Esistono oggi delle prove convincenti che certi fenomeni paranormali siano
autentici? La rassegna in questione cercherà di rispondere a tali quesiti.
Indice |
La parapsicologia può essere definita semplicemente come lo studio dei
fenomeni paranormali (Thalbourne 1982) o, in maniera più articolata, come lo
studio di apparenti nuove forme di influenza o comunicazione tra organismi e
ambiente, diverse da quelle attualmente conosciute dalla scienza (Morris,
1991).
Tradizionalmente, la ricerca parapsicologica si orienta su due principali
aree di studio: la percezione extra sensoriale (o ESP, dall'inglese: Extra
Sensory Perception) e la psicocinesi (o PK, da Psychokinesis). L'ESP
comprende tre tipi di fenomeni: la telepatia, ovvero l'apparente scambio di
informazioni tra mente e mente senza la mediazione di organi di senso; la
chiaroveggenza, cioè la presunta abilità di ricevere informazioni su persone
o oggetti, distanti o nascosti, senza l'uso normale dei sensi; e la
precognizione, ovvero la presunta abilità di prevedere eventi futuri. A
differenza di questi fenomeni di tipo "mentale", la psicocinesi
presenterebbe conseguenze sul mondo fisico; con questo termine, infatti, si
indica solitamente l'apparente capacità della mente di influenzare piccoli
corpi in movimento (Rhine, 1934/1973).
ESP e PK costituiscono dunque l'oggetto di studio della parapsicologia e,
considerati insieme, vengono definiti con il termine generale di "psi",
ovvero la ventitreesima lettera dell'alfabeto greco. Poiché non c'è un
accordo generale su cosa sia realmente la psi (e se
veramente essa esista) i parapsicologi la definiscono in termini negativi,
indicando cioè che cosa non è. Secondo Thouless (1942), che
introdusse il termine, la psi sarebbe dunque "l'interazione tra
organismi e ambiente (compresi altri organismi) non mediata da
funzioni sensomotorie riconosciute". Per dimostrare che la psi ha
avuto luogo, il parapsicologo deve dunque eliminare prima tutte le possibili
spiegazioni sensomotorie normali. Secondo Palmer (1985, 1986) finché la
parapsicologia non avrà prodotto una teoria positiva della psi, che
descriva le proprietà che devono essere presenti per poter parlare di
"fenomeno psi", tutto ciò che essa potrà affermare di avere
dimostrato è, al massimo, il verificarsi di una serie di anomalie.
Pochi argomenti catturano l'attenzione del pubblico quanto il paranormale.
Eppure, l'interesse scientifico per i fenomeni paranormali nacque solamente
nella seconda metà del secolo scorso, in seguito all'enorme interesse
generato in tutto il mondo dal movimento dello spiritismo. Una parte dei
seguaci dello spiritismo incoraggiava la "ricerca psichica" (come veniva
definita allora la parapsicologia), visto che rifiutava il soprannaturale
religioso, ritenendo che spiriti e altri fenomeni metapsichici obbedissero
alle leggi della natura. D'altro canto, il mondo viveva un'era di progresso
scientifico senza precedenti, in cui venivano scoperte nuove forme di
energia - radiazioni nucleari, onde radio, raggi X - come escludere, dunque,
l'esistenza di una qualche energia spirituale o mentale che potesse spiegare
dei fenomeni metapsichici così comunemente riportati? (Alcock, 1993).
Il tipo di approccio che il mondo scientifico rivolse a questo tipo di
fenomeni rispecchiava quello adoperato in altri ambiti dello studio della
natura: la classificazione. Come Darwin raccoglieva osservazioni disparate
con cui forgiò la teoria dell'evoluzione, così i ricercatori psichici si
affidavano principalmente all'osservazione, alla raccolta e alla
classificazione di resoconti aneddotici di esperienze psichiche.
Ma chi erano i ricercatori psichici dell'epoca? In Gran Bretagna erano
soprattutto fisici, come Sir William Crookes (Premio Nobel nel 1907), Lord
Raleygh (Premio Nobel nel 1904) e William Fletcher Barrett, naturalisti come
Alfred Russell Wallace (che sviluppò indipendentemente da Darwin la teoria
dell'evoluzione) e filosofi, come Henry Sidgwick. La maggior parte di questi
scienziati si raccolse intorno alla Society for Psychical Research (SPR),
nata nel 1882 con lo scopo, tra l'altro, di documentare scientificamente la
sopravvivenza dopo la morte.
Negli Stati Uniti, l'American Society for Psychical Research (ASPR), nata
solamente due anni dopo la SPR, vedeva tra i suoi componenti alcuni tra i
più eminenti psicologi dell'epoca, come William James, G. Stanley Hall,
Edward B. Titchener, Morton Prince e Joseph Jastrow.
In Francia, si tenne nel 1890 il quarto congresso internazionale di
psicologia, di cui un'intera sessione era dedicata allo spiritismo e alla
ricerca psichica. Il presidente del congresso, Ribot, annunciò la fondazione
a Parigi di un istituto per la ricerca psichica, l'Institut Général
Psychique, cui aderirono tra gli altri psicologi come Pierre Janet, Gabriel
Tarde e William James (McGuire, 1984), oltre al fisiologo Charles Richet (Premio
Nobel nel 1913).
Il grande entusiasmo che caratterizzò questo periodo della ricerca psichica,
tuttavia, non durò a lungo. Il gruppo di psicologi americani dell'ASPR, per
esempio, si sciolse nel 1889 per aver fallito nella ricerca di prove
credibili per i fenomeni metapsichici. Solo William James continuò nel suo
interesse e sarebbe più tardi diventato presidente della SPR. Inoltre, lo
scetticismo prendeva rapidamente il sopravvento man mano che i medium
venivano colti a imbrogliare e diventava ovvio che non erano in grado di
produrre i loro fenomeni in condizioni controllate.
Nel 1935, la Duke University di Durham, nella Carolina del Nord, aprì il
primo laboratorio di parapsicologia, diretto da J. B. Rhine. Questi
introdusse il termine "ESP" (percezione extra sensoriale) e, coerentemente
con il paradigma predominante nella psicologia sperimentale dell'epoca,
spostò l'attenzione dagli aspetti qualitativi a quelli quantitativi del
fenomeno (Rhine, 1934/1973). Sulla base di esperimenti con carte da
indovinare e con i dadi da gioco, Rhine sosteneva che l'esistenza dei
fenomeni paranormali, come l'ESP o la psicocinesi, poteva essere dimostrata
oltre ogni ragionevole dubbio. Le sue argomentazioni e le sue prove
conquistarono immediatamente l'attenzione degli psicologi. Al punto che un
sondaggio del 1938 mostrò che l'89% di chi lavorava in psicologia negli
Stati Uniti riteneva la parapsicologia un legittimo studio scientifico, e il
79% affermava di considerare la parapsicologia un accettabile campo di studi
all'interno della psicologia (Alcock, 1993).
Come in passato, anche allora importanti figure della scienza - come il
fisico Wolfgang Pauli, che avrebbe vinto il Nobel nel 1945 - manifestarono
il loro interesse per la parapsicologia. Interesse che, tuttavia, ancora una
volta sarebbe durato poco. Sul finire degli anni cinquanta risultò chiaro
che gli esperimenti di Rhine con le carte da gioco e i dadi erano da
ritenersi metodologicamente insufficienti (Hansel, 1966), e l'interesse
degli psicologi per l'argomento declinò rapidamente.
Dopo avere abbandonato lo studio di medium e soggetti apparentemente molto
dotati in conseguenza delle innumerevoli frodi riscontrate, in favore di
studi statistici apparentemente più sicuri, gli studiosi di fenomeni
paranormali rivolsero nuovamente la loro attenzione agli aspetti qualitativi
del fenomeno. Vennero così alla ribalta soggetti, come la russa Nina
Kulagina, l'americano Ted Serios e l'israeliano Uri Geller, apparentemente
capaci di dimostrare potentissime facoltà psicocinetiche. Ancora una volta
la comunità scientifica sembrò disposta a riconoscere la parapsicologia come
una scienza legittima. Nel 1969 l'antropologa Margaret Mead, allora
presidente dell'American Association for the Advancement of Science, riuscì
a convincere i suoi colleghi ad affiliare la Parapsychology Association.
Ancora una volta eminenti scienziati, come Brian Josephson (Premio Nobel nel
1973), David Bohm, Robert Jahn (allora preside di ingegneria a Princeton) e
il matematico John Taylor dichiararono il loro sostegno per la
parapsicologia. La prestigiosa rivista scientifica Nature, pur con
tutte le cautele e le critiche del caso, arrivò a pubblicare un lavoro dei
fisici Russell Targ e Harold Puthoff nel quale si descrivevano esperimenti
di telepatia e chiaroveggenza con Uri Geller e altri sensitivi (Targ e
Puthoff, 1974).
Ancora una volta, però, l'entusiasmo non durò a lungo. Sospetti e prove di
frode sia nei casi della Kulagina, sia in quelli di Serios, di Geller e di
altri misero queste ricerche sotto una luce discutibile. Scienziati come
John Taylor (Taylor e Balanovski, 1979) ritrattarono la loro approvazione
mentre altri, come B. F. Skinner e Carl Sagan, aderirono nel 1975 al
costituendo Committee for the Scientific Investigation of the Claims of the
Paranormal, un'organizzazione nata per indagare scientificamente il
paranormale e per smascherare pubblicamente casi di frode e auto-inganno.
L'incapacità di fornire esperimenti replicabili da parte di laboratori
indipendenti rappresentava il più grande impedimento nel sostenere
l'interesse della comunità scientifica.
Contemporaneamente allo studio di soggetti dotati, tuttavia, la
parapsicologia sviluppò a partire dagli anni settanta tecniche nuove e
interessanti, compreso l'uso di generatori di eventi casuali attivati dal
decadimento radioattivo e analisi statistiche sempre più sofisticate.
Il pendolo dell'interesse sperimentale negli anni ottanta oscillò ancora una
volta, come cinquant'anni prima, dai grandi fenomeni fisici, ancora una
volta macchiati da ripetuti casi di frode, a microfenomeni rilevabili con
lunghe serie ripetute di prove e rilevazioni statistiche.
Nel 1984 venne inaugurata presso l'Università di Edimburgo la prima (e
tuttora unica) cattedra di parapsicologia, istituita in seguito a un lascito
dello scrittore Arthur Koestler, grande estimatore della materia, e diretta
ancora oggi da Robert L. Morris.
Problemi di finanziamento in questi ultimi anni, tuttavia, hanno portato
alla chiusura di laboratori per la ricerca parapsicologica fra i più
importanti, e l'interesse della comunità scientifica è ai minimi storici. Un
sondaggio del 1982 rivolto all'élite scientifica degli Stati Uniti rivelava
che solo il 4% degli intervistati considerava l'ESP un fatto assodato,
mentre il 50% lo riteneva una cosa impossibile o, al massimo, una
possibilità molto remota (McClenon, 1982).
Attualmente i principali filoni di studio della parapsicologia sono i
seguenti:
I fisici Targ e Puthoff (1974) pubblicarono la prima
serie di esperimenti di "visione a distanza", condotti presso lo Stanford
Research Institute (SRI), sulla rivista Nature. La "visione a
distanza" (remote viewing) sarebbe una variante della chiaroveggenza, in cui
particolari soggetti sembrerebbero in grado di descrivere luoghi geografici
visitati da altre persone senza avere con esse alcun tipo di contatto
normale. Gli psicologi Marks e Kammann (1978; 1980) si dimostrarono incapaci
di replicare i risultati dei due fisici e scoprirono una serie di gravi
errori nelle procedure sperimentali di visione a distanza. Hyman (1977)
rilevò una serie di problemi statistici che avrebbero potuto alterare il
numero di risultati significativi e Caulkins (1980) riscontrò una mancanza
di controlli adeguati e l'assenza di gruppi di controllo.
Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, considerò gli studi condotti allo
SRI, e in seguito presso la Science Applications International Corporation,
sufficientemente interessanti per finanziarli, con investimenti miliardari,
per oltre vent'anni (Targ & Harary, 1984). Nel 1994 incaricò un gruppo di
esperti di condurre una valutazione scientifica dei risultati. Uno degli
esperti (Utts, 1995) concluse che i risultati erano sufficientemente
significativi per dimostrare l'esistenza di una qualche forma di facoltà
paranormale. Un altro (Hyman, 1995) concordava sul fatto che i risultati si
distaccavano dalla normale distribuzione statistica. Tuttavia, rilevava che
ciò non dimostrava di per sé l'esistenza di facoltà paranormali. Deviazioni
significative dall'ipotesi nulla possono avere luogo per svariati motivi.
Inoltre, Hyman sottolineava che per poter sostenere in modo convincente che
una qualche forma di percezione anomala è stata scoperta, la parapsicologia
deve acquisire la capacità di specificare le condizioni in cui si possono
osservare affidabilmente tali fenomeni.
A partire dalla fine degli anni settanta, esperimenti ESP in cui i soggetti
venivano posti in una condizione di "Ganzfeld" (situazione di stimolazione
sensoriale ridotta, prodotta solitamente coprendo gli occhi di un soggetto
disteso con due mezze palline da ping pong, su cui è puntata una luce rossa,
e diffondendo attraverso un paio di cuffie del rumore bianco) si sono
rivelati particolarmente incoraggianti (Honorton, 1978). Hyman (1985) ha in
seguito completato una valutazione di tutte le ricerche Ganzfeld condotte
tra il 1974 e il 1981 e ha concluso che i risultati prodotti non si
discostano di molto da quelli ottenibili per caso. Tali studi, inoltre,
presentavano seri problemi metodologici - tra cui tecniche inadeguate di
randomizzazione, analisi statistiche erronee e mancanza di controlli
adeguati per prevenire la frode. Per superare questo tipo di problemi Hyman
e Honorton (1985) realizzarono un documento comune che descriveva le
caratteristiche che avrebbero dovuto avere le future ricerche di Ganzfeld
per essere considerate attendibili.
Una valutazione di Bem e Honorton (1994) su tali ricerche concludeva che le
prove a favore dell'ESP continuavano a essere significative. In particolare,
sottolineavano che 11 nuovi esperimenti di auto-Ganzfeld (una variante del
protocollo originale) avrebbero risolto la questione una volta per tutte,
non appena i risultati fossero stati replicati da ricercatori indipendenti.
Hyman (1994) riconosceva la superiorità metodologica di questi esperimenti,
rispetto ai precedenti, ma sottolineava che le tecniche di randomizzazione
erano ancora inadeguate e rilevò un pattern caratteristico nei dati che
avrebbe potuto riflettere la presenza di un artefatto. Per questi motivi
invitava ad attendere le repliche indipendenti di questi esperimenti che,
tuttavia, devono ancora materializzarsi.
Da circa trent'anni Helmut Schmidt conduce esperimenti sulla capacità dei
soggetti di predire (precognizione) o influenzare (psicocinesi) il
decadimento radioattivo di particelle subatomiche. In una tipica prova di
precognizione, un soggetto siede di fronte a una macchina con quattro
lampadine (Schmidt, 1969). Sotto ogni lampadina si trova un bottone. Compito
del soggetto è quello di indovinare quale lampadina si accenderà e, per
indicare la propria previsione, il soggetto preme un bottone posto sotto la
lampadina prescelta. La macchina sceglie quale lampadina accendere secondo
un processo assolutamente casuale, basato sul decadimento di un isotopo
radioattivo in essa contenuto: per questo motivo tali macchine sono definite
"generatori di eventi casuali" (o "Random Event Generators", in sigla: REG).
In breve, l'isotopo radioattivo emette a intervalli irregolari dei "segnali"
registrati da un contatore Geiger e trasmessi alla macchina. Una volta che
il soggetto preme un bottone sotto una lampadina, la macchina fa
corrispondere il successivo segnale che arriva dall'isotopo con una
lampadina a caso. Se il soggetto ha premuto il bottone corrispondente alla
lampadina che si è poi accesa si ha un successo.
Stando agli esperimenti condotti da Schmidt (1969), la media di successi
ottenuti si aggirerebbe sul 27%; mentre, per il caso, ci si attenderebbe una
media di successi del 25% (un soggetto, infatti, ha ogni volta una
probabilità su quattro di indovinare la lampadina giusta). Questo scarto del
2% andrebbe attribuito secondo Schmidt alla reale facoltà dei soggetti di
prevedere il futuro. In seguito, Schmidt (1971) ha ipotizzato che forse i
suoi soggetti non prevedevano il futuro ma influenzavano il "generatore" a
dare le risposte volute per mezzo della psicocinesi.
Alcock (1989) ha condotto un'approfondita analisi del lavoro di Schmidt.
Egli riconosce l'onesto sforzo fatto per migliorare la qualità della ricerca
parapsicologica, e l'ingegnosa creatività introdotta nei suoi esperimenti.
Detto questo, però, egli ritiene che questi esperimenti presentino seri
difetti metodologici, al punto che non risulta possibile determinare se i
dati ottenuti sono realmente dovuti a un qualche fenomeno insolito o,
piuttosto, a problemi sperimentali. Va anche detto che successivi tentativi
da parte dei parapsicologi di replicare i risultati di Schmidt o hanno
ottenuto percentuali di successo ininitesimali (Jahn, 1985) o sono stati dei
completi fallimenti (Beloff e Bate, 1971; Thouless, 1971).
Questa rapida panoramica dei principali ambiti di studio della
parapsicologia dimostra che gli esperimenti più attendibili sono inficiati
da problemi di tipo metodologico e da errori statistici di vario tipo.
Finché non saranno intraprese repliche rigorose e indipendenti dei singoli
esperimenti non ha senso discutere se le facoltà paranormali siano state
dimostrate scientificamente oppure no.
Il problema costante della parapsicologia sembra essere quello di dimostrare
che possiede un argomento di studio. Ray Hyman (1981) fa notare come ogni
generazione introduce qualche tecnica nuova, qualche nuovo paradigma
sperimentale che promette di fornire finalmente la prova convincente
dell'esistenza della psi e di offrire la possibilità della
replicabilità dell'esperimento. Eppure ogni nuova iniziativa di ricerca in
fin dei conti dimostra di non essere più efficace, per fornire prove
definitive, della tecnica che ha rimpiazzato.
Questa base mutevole di dati viene definita da Hyman (1981) mancanza di
carattere cumulativo. Ogni scienza, eccetto la parapsicologia, si costruisce
sui suoi dati precedenti. La base dei dati continuamente si espande con ogni
generazione nuova, ma le ricerche precedenti continuano a farne parte. La
fisica è cambiata enormemente da quando Newton condusse il suo famoso
esperimento con i prismi per dimostrare che la luce bianca contiene tutti i
colori dello spettro. Nonostante ciò, l'esperimento di Newton è ancora
valido e produce ancora oggi gli stessi risultati. La psicologia ha
modificato la sua visione circa la natura della memoria dai tempi in cui
Ebbinghaus condusse nel 1885 i suoi famosi esperimenti sulla curva
dell'oblio. Ora si ritiene che la memoria sia più dinamica e complicata di
quanto il modello immaginato da Ebbinghaus suggerisse. Tuttavia, le sue
scoperte possono essere replicate ancora oggi e costituiscono un'importante
parte delle informazioni a nostra disposizione sulla memoria.
In parapsicologia, la base dei dati si espande molto poco perché i
precedenti esperimenti vengono scartati continuamente e dei nuovi prendono
il loro posto.
Quando venne fondata la Society for Psychical Research nel 1882, il suo
primo presidente, Henry Sidgwick indicò gli esperimenti con le sorelle
Creery come la prova che avrebbe dovuto convincere anche gli scettici più
tenaci della realtà della telepatia. Poco dopo, gli esperimenti con Smith e
Blackburn sembrarono offrire ulteriori prove di telepatia scientifica. La
generazione successiva di studiosi scoprì che le sorelle Creery
imbrogliavano e apprese da Blackburn come anche lui e Smith si fossero
serviti di trucchi (Polidoro, 1998). Come risultato i parapsicologi smisero
di servirsi di questi casi per sostenere le loro affermazioni e indicarono
come prove convincenti altre ricerche contemporanee.
Negli anni trenta sostenevano che erano gli esperimenti di indovinamento
delle carte condotti da J. B. Rhine a provare la realtà della ESP. La
generazione successiva abbandonò gli esperimenti di Rhine, ritenendoli
metodologicamente troppo viziati, ed esaltò come prova delle facoltà
telepatiche il lavoro di Soal-Goldney.
La generazione successiva dovette abbandonare anche i risultati di Soal
quando Betty Markwick (1978) dimostrò in modo convincente che Soal aveva
alterato artificialmente i suoi dati.
Oggi nessuno considera più le sorelle Creery, Smith e Blackburn, gli
esperimenti di Rhine o quelli di Soal come valide prove dell'esistenza di
facoltà paranormali. I candidati contemporanei a tale posizione sono gli
esperimenti Ganzfeld, la visione a distanza e gli esperimenti con i
generatori di eventi casuali di cui abbiamo detto sopra.
Oltre un secolo di studi nel campo del paranormale mostra che ogni
generazione di parapsicologi ha affermato con fiducia di avere ottenuto
convincenti prove scientifiche a favore dei fenomeni ESP o PK. Ogni
generazione successiva, tuttavia, esplicitamente o tacitamente concedeva che
ciò che la precedente generazione aveva proposto come prova solida non era
più accettabile. Invece, la nuova generazione puntava a una nuova attuale
prova che sosteneva essere decisiva.
È difficile oggi dire se succederà la stessa cosa con il Ganzfeld, la
visione a distanza o i generatori di eventi casuali. Forse questa è davvero
la generazione che ha finalmente trovato le prove "definitive" a favore
delle facoltà paranormali. Ma è troppo presto per dirlo. Solo la storia
potrà darci la risposta e Hyman (1995), a questo proposito, cita E. G.
Boring (1955) che, prendendo spunto dagli esperimenti di Soal-Goldney,
scriveva che non si può mettere fretta alla storia.
Seppure la parapsicologia non ha ancora dimostrato in maniera conclusiva
l'esistenza di "canali anomali" per la trasmissione delle informazioni o la
capacità della mente di influire sulla materia, resta un problema reale
tuttora irrisolto. Si tratta del fatto che una porzione significativa della
popolazione vive o ha vissuto esperienze insolite per le quali ritiene, a
torto o a ragione, che non esista una spiegazione "normale" (Alcock, 1981;
Gray, 1984; Otis e Alcock, 1982).
Sono esperienze piuttosto comuni quelle di avere dei "flash" telepatici (per
esempio: penso a un amico che non vedo da tanto tempo e lo incontro pochi
minuti dopo), di fare dei sogni "premonitori", o di vivere sensazioni di
deja vu. Si tratta certamente di esperienze che possono avere una
miriade di spiegazioni "normali" (Alcock, 1981; Marks & Kammann, 1980; Neher,
1980; Reed, 1972; Zusne & Jones, 1982) ma che, dato il loro forte impatto
emotivo, possono apparire come "paranormali" a un pubblico che non dispone
degli strumenti interpretativi necessari. Un gran numero di sondaggi (Alcock
1981; Evans 1973; Irwin, 1985; McConnell 1977; Sheils & Berg, 1977) ha,
infatti, dimostrato come esperienze personali di questo tipo rappresentino
la principale motivazione offerta dai rispondenti per la loro credenza nei
fenomeni paranormali.
Chi vive questo tipo di esperienze, non trovando spiegazioni facilmente
accessibili presso chi dovrebbe fornirgliele - gli psicologi, per esempio -
si rivolge alla parapsicologia. Qui ottiene molte "spiegazioni" a base di
ESP o PK che, tuttavia, non spiegano nulla veramente e lasciano intatto il
mistero che circonda l'esperienza in questione. D'altra parte, gli stessi
psicologi, che tuttavia rappresentano il gruppo di studiosi accademici più
scettici sull'argomento, rispetto a colleghi nell'ambito delle scienze
naturali o in quello umanista (Wagner e Monnet, 1979), non sono immuni da
confusione e disinformazione. Una serie di sondaggi condotti
annualmente da Petter (1996) sugli studenti del primo anno di psicologia
rivela, per esempio, che ogni anno la percentuale di coloro che ritengono la
telepatia un fenomeno fondato si aggira intorno al 55%, mentre solo il 10%
si dichiara scettico.
Blackmore (1988) argomenta che la parapsicologia difficilmente può avere
successo nelle sue ricerche per trovare fenomeni paranormali. Ciònonostante,
la parapsicologia potrebbe dare un importante contributo studiando le
esperienze apparentemente paranormali delle persone. Come si osservava più
sopra, sebbene manchi la prova che gli eventi paranormali sono reali, è
sicuramente vero che le persone vivono queste esperienze come tali. Questo
cambiamento di obiettivi sarebbe un modo per preservare l'esistenza della
parapsicologia come disciplina autonoma.
Tuttavia, questo tipo di conversione della parapsicologia non appare
realistico. La maggior parte dei parapsicologi vede la dimostrazione
conclusiva dei fenomeni paranormali come l'unica ragione di esistenza della
loro attività. Da Rhine in poi i parapsicologi non si sono messi alla
ricerca di nuovi fenomeni che semplicemente allargassero la base cognitiva
delle scienze esistenti. Volevano mostrare che gli esseri umani e lo spirito
umano hanno alcune caratteristiche che non potrebbero, per principio, essere
catturate dalle leggi scientifiche ortodosse.
Lasciamo dunque che la parapsicologia segua il suo corso, nella speranza,
sempre più remota, di dimostrare in maniera conclusiva l'esistenza della
psi. A questo punto, resta comunque scoperta un'area di studio di enorme
interesse per il pubblico: quella delle esperienze anomale. È qui che la
psicologia cognitiva potrebbe fare molto. Per cominciare, sarebbe
auspicabile sistematizzare e raccogliere sotto un'unica branca di
studi le conoscenze psicologiche e neuropsicologiche relative a fenomeni
considerati anomali, come: esperienze di apparente ESP, deja vu,
paramnesia, ipersensibilità, visioni di fantasmi, ipnosi, esperienze "fuori
dal corpo" (out-of-body experiences) ed esperienze ai confini della morte
(near-death experiences).
Altri filoni di studio possono invece essere rivolti a comprendere non solo
come si verifica questo tipo di esperienze ma anche perché le persone sono
portate a interpretarle come paranormali. Si tratta dunque di ampliare anche
a questi fenomeni quanto fatto, per esempio, nel campo degli errori di
ragionamento, in quello dei bias del ricordo e della testimonianza oculare
come anche in quello dei sistemi di credenze.
A dire la verità, si era cominciato a fare qualcosa di simile già agli
albori della psicologia: Lehmann (1893) e Jastrow (1900), per esempio,
furono tra i primi a occuparsi di psicologia delle esperienze anomale
inquadrandole all'interno delle conoscenze psicologiche dell'epoca. Con il
nuovo secolo, tuttavia, l'interesse degli psicologi si rivolse a fenomeni
più oggettivamente esaminabili, lasciando sullo sfondo le questioni relative
alle anomalie. Bisogna aspettare quasi settant'anni (Reed, 1972) per vedere
un nuovo testo dedicato alle esperienze psicologiche insolite, ed è solo da
poco che la psicologia dell'esperienza anomala, o psicologia dell'insolito,
sta prendendo finalmente piede come un vero e proprio ramo della psicologia
cognitiva (Alcock, 1981; Della Sala, 1999; Marks & Kammann, 1980; Neher,
1980; Reed, 1972; Zusne & Jones, 1982).
Allargare il lavoro degli psicologi anche a questi argomenti non può che
rappresentare un beneficio duplice: per il pubblico, che troverà finalmente
una spiegazione a una quantità di fenomeni generalmente considerati come
paranormali, e anche per i parapsicologi. Per questi ultimi, infatti, ci
sarebbe comunque da guadagnare: se si scoprirà che non esiste alcuna psi,
si imparerebbe comunque molto circa le esperienze e le credenze umane. Se
invece un giorno si arriverà a stabilire che la psi esiste, lo si
potrà fare solamente dopo che la psicologia avrà scartato tutte le
spiegazioni normali.
Massimo Polidoro
Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale
C.P. 847
35100 Padova
Alcock, J. E. (1981). Parapsychology: science or magic?, Pergamon.
Alcock, J. E. (1987a). A comprehensive review of major empirical studies in parapsychology involving random event generators or remote viewing. In: Enhancing human performance: issues, theories and techniques, vol. 2, ed. D. Druckman & J. Swets. National Academy Press.
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