
Skeptic: Tu non preghi, vero?
Martin Gardner: E invece sì!
Skeptic: Cosa? Tutti i giorni?
Martin Gardner: Beh, non tutti i giorni. Ma se
credi in un creatore dalla mente in qualche modo analoga a quella umana,
l'impulso a pregare è molto forte. Ovviamente non gli chiedi di cambiare il
tempo atmosferico o di far vincere la tua squadra di calcio. Ma se credi in Dio
percepisci un forte impulso ad adorarlo ringraziandolo e chiedendogli perdono.
(Tratto da Skeptic, Vol.5, n.2, 1997)
Questo frammento è tratto da un'intervista che la rivista americana Skeptic fece al fondatore del movimento scettico moderno, Martin Gardner. L'intervista suscitò scalpore per le affermazioni fideiste di Gardner, che così difendeva la possibilità di credere in Dio: "Il saggio che cito più spesso a difesa del fideismo è La volontà di credere di William James. In sostanza, James afferma che, se si hanno forti ragioni emotive a credere ad un'affermazione metafisica, e la stessa non è definitivamente contraddetta dalla scienza o da qualche argomentazione logica, allora si ha il diritto di compiere il cosiddetto salto della fede se questo procura una sufficiente sodisfazione. Questa posizione fa imbestialire gli atei perché non possono più discutere con te, così come non possono discutere del fatto che ti piaccia o meno la birra. Per me è tutta una questione emotiva".
In questa sede ci limiteremo ad affrontare l'argomento della preghiera: pregare è necessariamente irrazionale?
Supponiamo che esistano due popolazioni che credono in due divinità distinte; entrambe le religioni sono rigidamente monoteiste, per cui ognuno dei due popoli non può assolutamente accettare l'esistenza del Dio nemico. Per stabilire quale sia la divinità "vera", i capi dei due popoli si accordano per mettere alla prova ognuna il rispettivo Dio: dopo aver ucciso due tori, li deporranno sopra altrettanti altari, ma senza accendere alcun fuoco. Il vero Dio sarà quello che risponderà mandando il fuoco sul suo altare. Dopo una serie di invocazioni, uno dei due altari si infiamma, al punto che il fuoco consuma non soltanto l'offerta, ma anche la legna, le pietre e la terra circostante: il Dio autentico ha risposto, e i quattrocentocinquanta sacerdoti seguaci del Dio fasullo vengono sgozzati in massa.
Ho citato questo racconto perché contiene diversi interessanti spunti di riflessione. Innanzitutto il racconto non è originale. Questo episodio è tratto dalla Bibbia: il Dio vincitore non è altri che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mentre il Dio fasullo è Baal. L'artefice dello sterminio dei 450 sacerdoti è il profeta Elia:
Elia disse: "Portateci due tori. I profeti di Baal ne sceglieranno uno, lo faranno a pezzi e lo metteranno sulla legna sopra l'altare, senza però darvi fuoco. Io preparerò l'altro, lo metterò anch'io sulla legna, ma non accenderò il fuoco. Voi invocherete i vostri dèi e io invocherò il Signore. Il vero Dio sarà quello che risponderà mandando il fuoco!". Il popolo rispose: "Siamo d'accordo!". Essi presero il toro, lo prepararono e invocarono Balla, dal mattino fino a mezzogiorno, ma non udirono nessuna voce e non ebbero alcun cenno di risposta. All'ora del sacrificio pomeridiano, il profeta Elia si avvicinò all'altare e pregò: "Signore, Dio d'Abramo, d'Isacco e d'Israele! E' venuto il momento! Fa' vedere a tutti che tu sei Dio in Israele!" Il Signore mandò un fuoco che consumò l'offerta, la legna, persino le pietre e la terra all'intorno, e prosciugò il fosso. Il popolo vide tutto questo. Si inchinarono con la faccia a terra e gridarono: "Il Signore è Dio! E' lui il vero Dio". Elia ordinò: "Prendete i profeti di Baal! Non lasciatene scappare neppure uno!" Essi li presero, ed Elia li portò al torrente Kison e li sgozzò.
Al di là del cruento finale, la proposta di Elia è ammirevole: per verificare
una volta per tutte l'esistenza di una o dell'altra divinità, egli propone un
esperimento pratico. Esperimento che, nel racconto, funziona alla perfezione: il
vero Dio si rivela, l'altro sonnecchia (ma può sonnecchiare un Dio
inesistente?). Memorabili gli sfottò di Elia, che così prende in giro i poveri
sacerdoti Baaliani: "Gridate più forte, perché Baal è un dio! E' occupato!
oppure ha dovuto assentarsi un momento! si è messo in viaggio! dorme!
svegliatelo!" (I Re 18,27).
Secondo un proverbio, non si deve chiedere all'oste se il suo vino è buono. Dal
momento che il racconto è tratto dalla Bibbia, Parola del Dio giudaico-cristiano,
non sappiamo se il fatto avvenne davvero in quei termini o se si tratta di una
narrazione nata con delle finalità didattiche. Sarebbe interessante leggere un
resoconto dello stesso fatto, tratto dalla Bibbia scritta dai sacerdoti di Baal,
ma, se Elia fece bene il suo dovere, le speranze di ritrovarne una copia sono
poche...
Purtroppo (?) l'esperimento è rimasto un unicum: non è caratterizzato,
infatti, dalla "ripetibilità" tipica di tutti gli esperimenti scientifici che si
possano definire tali. Escludo che qualcuno abbia provato a ripeterlo, ed io
stesso accetterei di realizzarlo soltanto se la controparte fosse d'accordo
nell'abrogare quell'antipatica mattanza finale...
L'idea dell'esperimento alla base del racconto è, comunque, molto affascinante, e lo schema proposto da Elia potrebbe essere ulteriormente semplificato: supponiamo di avere una sola divinità di cui vogliamo testare l'esistenza. Potremmo rivolgerci a lei con una serie di preghiere di richiesta, e verificare se ci esaudisce o meno. Ma la cosa non sarebbe così semplice. Vediamo perché...
2. Un eventuale monarca nemico del re descritto sopra potrebbe - seguendo la stessa logica - dimostrare che Dio non esiste chiedendogli di colorare il sole d'azzurro a pois rossi.
3. Il presidente della squadra di calcio X potrebbe interpretare un fatto F come la prova della risposta di Dio alle sue preghiere.
4. Il presidente della squadra di calcio Y potrebbe interpretare lo stesso fatto F come la prova del fatto che Dio non risponde alle sue preghiere. Incidentalmente, il fatto F è "la mia squadra è andata in serie B", la squadra X è una squadra che milita in serie C1, la squadra Y è una squadra che gioca in serie A...
5. In alcune situazioni, la morte di un caro si trasforma nella prova che Dio non esiste. In altre - come ad esempio nel film The Scoundrel - la protagonista Julie Haydon scopre leggendo un giornale che l'editore Noel Coward, da lei odiato, è morto in un incidente aereo. Dopo una lunga risata, spiega: "Ho appena scoperto che Dio esiste!".
6. Al New York Times il pugile Muhammad Alì dichiarò una volta: "Un Dio esiste certamente. Quest'anno ho guadagnato 14 milioni di dollari!".
7. Ad un uomo che si lamentava dicendo: "Dio non ha risposto alla mia preghiera di mandarmi un milione di dollari!", un altro rispose: "Ma Dio ha risposto alla tua preghiera! Ha risposto di no!".
Questo è il modo in cui può ragionare chi crede. Certo, come avete visto richiede una certa fantasia, ed oggi trovo abbastanza improbabile questo modello. Nondimeno si tratta di un modello coerente, "logicamente possibile", che non presuppone un Dio che modifica le leggi della Natura ma che agisce ad un livello psicologico, o magari intervenendo semplicemente sulle microscopiche funzioni d'onda teorizzate dalla quantistica. Anche quest'idea non è originale. Ne parla Martin Gardner nel suo saggio "Pregare: perché non credo sia stupido", che si apre con l'irritante riflessione di un credente in linea col pensiero presentato sopra:
Prima di presentare i due modelli proposti da Gardner, voglio fare una premessa: la mia risposta alla domanda appena presentata è "Credo proprio di no". Non vorrei, però, correre il rischio di perdere di vista le alternative a questa mia convinzione: nell'infinito ventaglio di ipotesi logicamente possibili, ognuna ha una probabilità di essere vera più o meno piccola, ma alcune possiedono un fascino e una bellezza che ignorarle significa chiudere gli occhi di fronte ad uno spicchio di meraviglia. E' necessaria una certa abilità creativa per formulare ipotesi del genere, ma lo stesso Piero Angela scriveva che "oltre i confini [della Scienza] esistono vasti spazi bui, dove le risposte possono essere solo immaginate". Tra i divulgatori scientifici "visionari" più prolifici, il più lucido è certamente Martin Gardner, mentre tra i logici spicca Raymond Smullyan (è un caso che siano entrambi prestigiatori?).
Gardner così introduce i suoi due modelli: "Il mio punto di vista sarà certamente giudicato dagli atei o dai panteisti come un modo infantile di evadere il problema centrale assumendo una posizione che non può essere né confermata né confutata. Di questo devo chiedere immediatamente scusa. Credo innanzitutto che sia impossibile, in linea di principio, condurre un esperimento o fare una qualsiasi osservazione che in qualche modo dimostri o confuti l'ipotesi per cui chiedere qualcosa a Dio abbia una qualche efficacia pratica (ricordatevi che non stiamo parlando di effetti psicologici o fisiologici su chi prega)".
Ci sono in effetti due argomenti, pro e contro la preghiera, altrettanto
convincenti, che Gardner chiama "argomenti testa-vinco-io-croce-perdi-tu":
Ma c'è un secondo modello, altrettanto bizzarro e più affascinante ancora. Così ne parla Gardner: "Il nostro secondo modello [...] si basa su un concetto di Dio all'esterno del flusso temporale. Egli può vedere l'intera storia del nostro universo senza che il tempo scorra. [...] Da questo punto di vista non è difficile costruire un altro modello in cui la preghiera di richiesta abbia una sua efficacia, e allo stesso tempo sia impossibile individuare delle rotture nel continuum di causa-effetto. Un possibile approccio a questo modello ci viene dalla metafora preferita da [Miguel] Unamuno. Tu ed io siamo nella mente di Dio nello stesso modo in cui due personaggi di fantasia sono nella mente di un romanziere. Anche se gli episodi del romanzo avvengono (in genere) per una sequenza di cause, l'autore vede questi eventi da un livello completamente esterno rispetto allo spazio-tempo della storia raccontata. Dal momento che il racconto è la creazione dell'autore, costui può cambiarla come vuole a suo piacimento senza distruggere la sua consistenza causale. [...] Nell'Amleto, un ramo su cui Ofelia si è aggrappata si rompe, lei cade in un fiume e annega. Ofelia è morta perché Shakespeare voleva che morisse in quel momento per ragioni poetiche, o perché si è rotto il ramo? Entrambi i motivi sono validi. In ogni racconto, ogni evento accade come risultato di eventi che lo precedono, ma anche perché è il poeta a volerlo. Similmente Unamuno e Lewis ritengono che la storia umana si possa leggere come un romanzo di Dio. In un modo che ci è incomprensibile, Dio ci ha dato una realtà molto più grande e complessa rispetto a quella che Cervantes diede ai potevi Don Chisciotte e Sancho Panza, e ci ha dotati soprattutto di quella misteriosa abilità di agire liberamente. Alcuni di noi hanno la strana abitudine di chiedere alcune cose all'Autore con delle preghiere. E' possibile che Dio le prenda in considerazione e, nella sua infinita saggezza, diriga nella direzione richiesta la trama? [...] Ora, cosa si può dire di questo modello? E' vero? Non chiedetelo a me. Come potrei mai saperlo? E' certamente un modello stravagante che nessuno può confutare." E' forse nelle conclusioni che lo sforzo di Gardner tocca la più grande profondità: "Anche se non abbiamo modo di sapere se uno dei due modelli, o magari una combinazione dei due, o magari uno completamente diverso, sia vero o parzialmente vero, continuo a ripetere che costruire modelli del genere ha una fondamentale utilità. Essi mostrano, infatti, che non c'è nulla di logicamente sbagliato in ciò in cui alcuni credenti ripongono la loro fiducia con tutto il cuore. [...] All'essenza del fideismo c'è l'idea che Dio scelga di non rivelarsi in modo razionale o empirico. [...] Non chiedetemi, dunque, in che modo la preghiera di richiesta possa essere efficace. Non lo so. [...] Già io non so se possiedo davvero il libero arbitrio, figuriamoci sapere se lo possiede Dio! [...] Non so perché al mondo ci sia qualcosa invece che il nulla, o perché quel qualcosa sia proprio così e non in un altro modo. Né mi preoccupano queste domande. [...] Per me, interrogativi del genere, ed altri come questi, non sono soltanto attualmente impossibili da risolvere. Si tratta di interrogativi ai quali non immagino che possa rispondere alcun mortale. Il meglio che si possa fare è quello di costruire i nostri ridicoli modelli, balbettare le nostre stravaganti metafore, sempre ammettendo quanto siano rozze e senza mai prenderle sul serio. Vediamo le cose come attraverso una lente scura, e in alcuni punti è così opaca da non poterci affatto vedere attraverso".
Voglio aggiungere, a queste vertiginose riflessioni, qualche considerazione personale. Come Gardner afferma nella sua intervista, anch'io credo di pregare. Qualche settimana fa scrivevo su queste pagine:
Scrivevo sopra che non è necessario credere in Dio per pregare chiedendo che le cose vadano proprio come devono andare. Né una preghiera del genere è in qualche modo "necessaria": le cose vanno comunque come devono andare! Nondimeno, trovarsi a recitare spontaneamente una prece del genere equivale al raggiungimento di una condizione spirituale di totale armonia con quanto ci circonda: "Avvenga ciò che avviene" è la preghiera che rappresenta la fusione mistica tra ciò che si desidera e quanto accade; in questa condizione, l'affermazione di Cristo "Sia fatta la tua volontà, non la mia" diventa "Sia fatta la tua volontà, che è anche la mia"; ad uno stadio del genere ci si percepisce come "Dio" perché ci si accorge che accade proprio quanto si sta desiderando - e si tratta di una percezione meravigliosamente illusoria, perché in realtà si sta desiderando proprio quanto accade!
Fino ad oggi, credo di aver sperimentato solo qualche brevissimo spiraglio di questa condizione; quanto basta, comunque, per affermare con certezza che un'azione non è buona perché è volontà di Dio, ma è volontà di Dio proprio perché è buona.
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