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SUL "QUARTO SEGRETO" C'È ANCORA
DA INDAGARE
di
ANTONIO
SOCCI
LIBERO 12
maggio 2007

Che errore. Chissà
perché il cardinal Bertone si è cacciato in questo guaio
mettendo nei pasticci il Vaticano. Personalmente dovrei essere
strafelice che il Segretario di Stato (quindi il numero 2 della
Chiesa) abbia pubblicato un libro, "L'ultima veggente di
Fatima", per ribattere al mio "Il quarto segreto di
Fatima". È un unicum. Neanche Dan Brown ha avuto un tale
onore. Evidentemente quelle mie pagine devono scottare molto. Al
prelato è scappata la frizione perché - con tanti saluti alla
carità cristiana - inveisce contro di me: le mie sarebbero «pure
farneticazioni», la mia inchiesta farebbe il gioco «dell'antica
massoneria per screditare la Chiesa». E «mi meraviglio» aggiunge
minacciosamente il cardinale «che giornalisti e scrittori che si
proclamano cattolici, si prestino a questo gioco». Infine mi dà
del «mendace», sarei uno che «mente sapendo di mentire».
Purtroppo non mi mostra dove e come avrei mentito. Io gli avevo
chiesto solo di spiegare per dirne una - perché nella sua
presentazione del terzo segreto, pubblicata dal Vaticano, egli
cita una lettera di suor Lucia omettendo però (senza dirlo) una
frase decisiva che smonta tutta la sua interpretazione.
Segnalando nel mio libro questa "stranezza" (una delle tante) ho
cercato in tutti i modi di salvare la buona fede del prelato. Ma
Bertone nel suo volume non solo non dà alcuna spiegazione del
fatto, ma cita di nuovo quella lettera "sbianchettata" alla
stessa maniera. Si resta esterrefatti. Non è possibile usare
così i documenti e fare questi autogol. Ma qual è il cuore della
nostra diatriba? Sta in questa domanda: il famoso "terzo
segreto" di Fatima, contenente la profezia di ciò che dovrà
accadere alla Chiesa e al mondo nel futuro prossimo, è stato
pubblicato per intero nel 2000? Io ho cominciato la mia
inchiesta convinto che fosse così. Poi mi sono reso conto che i
fatti dicevano il contrario. Ne ho dovuto lealmente prendere
atto, dichiarandolo e rilevando un quantità incredibile di "buchi"
e contraddizioni della versione ufficiale. Essendo il Terzo
Segreto un mistero che da decenni ha prodotto una vera psicosi
sui mass media (e perfino fra governi e servizi segreti), un
testo profetico di enorme importanza per i cristiani (e per i
nostri anni futuri), un testo accreditato dalla Chiesa che ha
riconosciuto la più importante apparizione mariana della sua
storia, ho segnalato la necessità di chiarire - da parte del
Vaticano - tutti gli enormi "pasticci" della versione ufficiale
o di pubblicare il testo nascosto (come chiede una recente
Supplica al Papa di Solideo Paolini).
IL COLLOQUIO NEGATO
A Bertone, che da monsignore ebbe una parte da protagonista
nella pubblicazione del segreto fatta nel 2000, chiesi un
colloquio nel corso dell'inchiesta. Pur conoscendomi bene, me lo
negò e anzi si attivò subito per pubblicare un libro di risposta
al mio. Come poi ha fatto in questi giorni (il 13 maggio è il
90° anniversario delle apparizioni). Il problema è che questo
libro non dà neanche una risposta agli interrogativi. E anzi
pone ulteriori problemi. Ho provato addirittura imbarazzo a
leggere una cosa tanto pasticciata e autolesionista. Per
qualunque autore sarebbe un colpo eccezionale vedersi attaccato
personalmente dal Segretario di Stato vaticano senza uno
straccio di argomento. Ma per me è un disastro, perché mi sento
prima cattolico che giornalista. Avrei preferito aver torto
marcio ed essere confutato. Oppure avrei voluto che la Santa
Sede si decidesse a rivelare tutta la verità sul "terzo segreto"
di Fatima, pubblicando - come la Madonna aveva chiesto - la
parte ancora nascosta. Altrimenti avrei preferito essere
ignorato, snobbato, boicottato. L'unica cosa sbagliata, l'unica
cosa da evitare è precisamente ciò che Bertone ha fatto: esporsi
pubblicamente senza rispondere a nulla e anzi aggiungendo
trovate disastrose. Per lui e per il Vaticano. Innanzitutto c'è
il problema della "gestione" della testimone di Fatima, suor
Lucia: per anni tutti hanno potuto strologare su Fatima tranne
lei che dal 1960 è stata silenziata dal Vaticano. Cosa si temeva?
Prima della pubblicazione del testo, nel 2000, il papa invia
Bertone dalla suora, a Coimbra. Lo invierà ancora una volta nel
novembre 2001. Infine il prelato tornerà da lei nel dicembre
2003. Questi tre colloqui erano la grande occasione perché
l'unica veggente in vita, ormai quasi centenaria, lasciasse a
tutti i cristiani e all'umanità la sua completa e preziosissima
testimonianza sulla più importante apparizione mariana della
storia. Un'opportunità epocale. Anche per mettere a tacere tante
voci e leggende e per proteggere il Vaticano da accuse di
manipolazione, Bertone avrebbe dovuto registrare (magari anche
far filmare) questi eccezionali colloqui da lasciare ai posteri.
O quantomeno disporre di verbalizzare tutto, domande e risposte,
da far firmare alla veggente. Per evitare future e prevedibili
contestazioni. Ma incredibilmente questi tre interrogatori,
della durata - dice il prelato - di «almeno dieci ore», non
furono né registrati, né filmati, né verbalizzati. Il prelato ci
spiega oggi che lui «prese appunti». Così nei documenti
ufficiali di Fatima sono riportate solo poche frasette
attribuite alla suora, frasi di discussa credibilità e per nulla
esaurienti perché le domande decisive, quelle che servivano per
chiarire tutti i dubbi, non le furono poste, o almeno non sono
riportate da Bertone. Al quale nel libro ho chiesto: perché di
dieci ore di colloquio ha reso noto solo poche frasi della suora
che occupano al massimo quattro minuti? Cos'altro disse in tutte
quelle ore? Perché non ha posto a Lucia le domande decisive o
perché non ha riportato le sue risposte? Bertone nel suo libro
non fornisce alcun chiarimento. E quel che è peggio attribuisce
oggi alla suora - che nel frattempo è morta e non può smentire
nulla - delle frasi che non furono riportate nel resoconto
ufficiale del 2000. Secondo Bertone la suora avrebbe detto,
davanti al testo del 2000, che «questo è il Terzo Segreto»,
«l'unico testo» e «io non ho mai scritto altro». Perché una
frase così importante non fu riportata da Bertone nella
pubblicazione ufficiale? E perché il prelato non chiese alla
veggente se aveva mai scritto il seguito delle misteriose parole
della Madonna sospese dall'eccetera («In Portogallo si
conserverà sempre il dogma della fede ecc») che sono sempre
state considerate dagli esperti l'incipit del Terzo Segreto?
Davvero strano. Come l'altra frase che oggi - e solo oggi, morta
la veggente - il prelato le attribuisce, secondo cui suor Lucia,
quando seppe dell'attentato al papa del 1981, «pensò subito che
si era attuata la profezia del Terzo Segreto». Perché mai una
conferma così decisiva non fu riportata nel resoconto ufficiale?
Perché nel dossier vaticano, che pubblicava il testo della
visione (col «vescovo vestito di bianco ucciso»), nessuno - né
suor Lucia, né i cardinali Sodano e Ratzinger e neanche Bertone
stesso - scrisse esplicitamente che l'attentato del 1981 era la
realizzazione del Terzo Segreto? E perché Ratzinger disse che
tale interpretazione era solo un'ipotesi e non c'erano «interpretazioni
ufficiali» della Chiesa, mentre oggi Bertone pretende di imporla
come versione ufficiale? E perché suor Lucia, nella lettera al
pontefice allegata al dossier vaticano, scritta nel 1982, quindi
un anno dopo l'attentato, spiegò che «non constatiamo ancora la
consumazione finale di questa profezia» (del Terzo Segreto), ma
che «vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi»? Perché
in quella lettera al pontefice Lucia non fa menzione
dell'attentato appena verificatosi se proprio quello era la
realizzazione del Segreto?
LA PARTE
NASCOSTA
C'è chi ha sostenuto che Bertone non abbia registrato, né
verbalizzato i colloqui con la veggente perché ne sarebbero
emerse pressioni psicologiche, sulla suora di clausura, per
indurla ad avallare certe tesi. Mi è tornato in mente leggendo
la pagina del libro di Bertone dove il cardinale ricorda che ad
un certo punto la veggente era «irritata» e gli disse: «Non mi
sto confessando!». A cosa poteva rispondere con queste dure
parole Lucia? Forse qualcuno ricordava all'anziana suora di
clausura il potere ecclesiastico e ventilava «non assoluzioni»?
Non si sa, perché il prelato - che ricorda bene la risposta (per
le rime) della suora - dice di aver «rimosso» (testuale) la sua
domanda. È evidente che il "quarto segreto" di Fatima (ovvero la
parte nascosta del terzo) esiste e nel mio libro penso di averlo
dimostrato. Non c'è solo la rivelazione clamorosa di un
testimone eccezionale, monsignor Loris Capovilla, segretario di
Giovanni XXIII (che era presente all'apertura del "terzo
segreto"), sulle cui parole, raccolte da Solideo Paolini -
incredibilmente - il cardinal Bertone, nel suo libro, non dice
alcunché. Ma c'è anche il resto. Sappiamo, di quella parte "censurata",
che è scritta su un foglio singolo e non su quattro come il
testo della visione svelata nel 2000 (lo rivelò il cardinale
Ottaviani, braccio destro di Pio XII e di Giovanni XXIII e oggi
Bertone se la cava così: «le parole di Ottaviani non so a cosa
si riferiscano»). Ma sappiamo pure quanto misura il foglio (cm.
9 x 14), sappiamo che è contenuto in una busta di cm. 12 x 18,
sappiamo che ci sono 2025 righe scritte, conosciamo le date
(diverse dal testo della visione) in cui pervenne a Roma e fu
letto dai diversi pontefici. E sappiamo che - a cominciare da
Pio XII - fu conservato non al S.Uffizio (come il testo della
visione svelato nel 2000), bensì nell'appartamento papale. C'è
la prova fotografica pubblicata il 18 ottobre 1958 su "Paris
Match" da Robert Serrou, c'è la testimonianza della più stretta
collaboratrice di Pio XII, suor Pasqualina («là dentro c'è il
Terzo Segreto di Fatima») e c'è la testimonianza del vescovo
Capovilla (ho pubblicato il foglio d'archivio) che il 27 giugno
1963 fu cercato da Paolo VI per sapere dove fosse «il plico di
Fatima». Lui rispose: «nel cassetto di destra della scrivania
detta Barbarigo, in stanza da letto». E lì infatti fu trovato. A
tutte queste testimonianze Bertone non risponde nel libro, ma in
una intervista: «Le ricostruzioni cinematografiche della busta
nascosta nel comodino del Papa sono pura fantasia». E perché?
Non lo spiega. Nel volume aggiunge un attacco a me che avrei
insinuato che tale Segreto profetizzi l' «apostasia della Chiesa
di Roma» e delle alte gerarchie. Primo: Bertone si vada a
rileggere cosa in un'apparizione Gesù ha detto a suor Lucia
nell'agosto del 1931. Inoltre di apostasia non parlo io, ma il
cardinale Ottaviani e il cardinale Ciappi («nel terzo segreto si
profetizza, tra le altre cose, che la grande apostasia nella
Chiesa partirà dalla sua sommità»). Un concetto analogo traspare
dalle parole di Lucia a padre Fuentes e da due dichiarazioni del
cardinal Ratzinger. Io ho fatto solo il giornalista, spiegando
che molti interpretano l'apostasia in riferimento agli effetti
del Concilio.
IL MEA CULPA DI GORBY
Non ho spazio qui per elencare tutte le gaffe del libro. Ma
qualcuna sì. Bertone c'informa per esempio che «suor Lucia non
lavorò mai col computer». Notizia preziosa perché in
un'intervista alla Repubblica del 17 febbraio 2005 aveva
dichiarato che Lucia «usava alla fine perfino il computer». La
cosa allora serviva ad accreditare certe lettere del 1989 di
suor Lucia che non erano auto- grafe e contraddicevano quanto
aveva detto in precedenza sulla «consacrazione della Russia». È
curioso che il Segretario di Stato nel suo libro accrediti pure
la voce che Gorbacev, nella storica visita a papa Wojtyla del 1°
dicembre 1989, «abbia fatto mea culpa» davanti al papa, quando
fu ufficialmente smentita dalla Sala Stampa vaticana il 2 marzo
1998. Del resto Bertone oggi accredita come autentiche
addirittura le esplosive dichiarazioni sul Terzo Segreto
attribuite a Giovanni Paolo II a Fulda nel novembre 1980, quando
esse furono smentite sia dalla Sala Stampa vaticana che dal
cardinal Ratzinger («questo incontro a Fulda è falso, non ha
avuto luogo e il papa non ha detto queste cose»). Del resto
Bertone si premura di dire che «l'interpretazione del cardinal
Ratzinger» relativa al Terzo Segreto «non era un dogma di fede».
Ma lascia che il suo intervistatore presenti il Bertone-pensiero
così: «le sue parole, davanti a tante interpretazioni del
messaggio della Madonna..., sono l'imprimatur di una versione
definitiva». Addirittura superiore a Ratzinger. Del resto la
lettera del Papa al prelato viene usata nel libro come
Presentazione, anche se il Pontefice si tiene sulle generali.
Io, da parte mia, mi tengo la lettera che Benedetto XVI ha
scritto a me a proposito del mio libro, ringraziandomi «per i
sentimenti che l'hanno suggerito». Parole che confortano di
fronte agli insulti e alle scomposte accuse di fare «il gioco
della massoneria». www.antoniosocci.it
I LIBRI DELLA POLEMICA
SOCCI E BERTONE Antonio Socci è autore de "Il quarto segreto
di Fatima" (Rizzoli, 2006, pp. 251, euro 17). Il cardinale
Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, con Giuseppe De
Carli, ha scritto "L'ultima veggente di Fatima. I miei
colloqui con suor Lucia" (Rizzoli, 2007, pp. 191, euro 16,5)
Leggi l’intervista del Card.
Bertone
http://www.sanpaolo.org/fc/0719fc/0719fc64.htm
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