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BERTONE
NEL “VESPAIO” DELLE POLEMICHE
Articolo di
Antonio Socci del
02 Giugno 2007
“PORTA A PORTA” GLI AVEVA PREPARATO UN GOL A PORTA VUOTA E LUI HA
FATTO AUTOGOL…
Il vero colpo di maglio sul Vaticano,
giovedì sera, non l’ha assestato Michele Santoro (con la
puntata tutto sommato “in pareggio” sui preti pedofili), ma
Bruno Vespa che ha mandato in onda il Segretario di Stato
Vaticano, il cardinal Bertone, il quale ha fatto il più
clamoroso degli autogol: ha dimostrato (involontariamente)
che in effetti la parte esplosiva del “terzo segreto di
Fatima” esiste seppure ben nascosta. Questo sì che è
imbarazzante oltretevere. Di tale servizio alla verità (sia
pure indiretto) bisogna ringraziare il cardinale. E
incoraggiarlo ora a dire tutto, perché – come spiega il
Vangelo – “la verità vi farà liberi” (da quanto anticipato
da suor Lucia, ad esempio a padre Fuentes, si desume che il
“quarto segreto” contiene proprio l’avvertimento profetico
della Madonna sull’apostasia nella Chiesa, compresa la
terribile crisi del clero che segue il Concilio e quindi
anche gli scandali di cui oggi si parla come i “preti
pedofili”).
Riassumiamo gli antefatti. A novembre esce il mio libro “Il
quarto segreto di Fatima” dove dimostro che c’è una parte
che il Vaticano non ha pubblicato del famoso “terzo
segreto”. A maggio il Segretario di Stato vaticano pubblica
pamphlet contro di me che contiene qualche insulto, ma
neanche una risposta e oltretutto aggiunge nuove
contraddizioni (che su queste colonne ho evidenziato il 12
maggio scorso).
Giovedì sera va in onda una puntata di “Porta a porta”
intitolata: “Non esiste il quarto segreto di Fatima”. Il
titolo spara esplicitamente sul mio libro. Come si può
capire una trasmissione “equilibrata” e per nulla “a tesi”.
Vespa forse vuole dare a Santoro una lezione di obiettività
e imparzialità. Mentre da Santoro c’erano entrambe le voci,
Vespa ha chiamato solo il cardinal Bertone e non il
sottoscritto che è il “bersaglio”, ma non invitato. Su di me
presentano un filmato che illustra qualche tesi del mio
libro. Così al cardinal Bertone è offerta, su un piatto
d’argento, la possibilità di attaccarmi senza alcun
contraddittorio. Ma il cardinale evita i toni usati nel suo
libro (lo ringrazio) e soprattutto evita ogni mia
contestazione: non dà neanche una risposta. Anzi, fa di più:
offre la prova che ho ragione io. Infatti a un certo punto
il prelato mostra le buste che sono state aperte nel 2000,
quando fu svelata la parte del terzo segreto con la visione
del “vescovo vestito di bianco”. Ebbene, su queste buste
manca qualcosa che doveva assolutamente esserci: una frase
di papa Giovanni. Infatti monsignor Capovilla, segretario di
Giovanni XXIII, riferì in due interviste a Orazio la Rocca
(Repubblica, 26.6.2000) e a Marco Tosatti (nel libro “Il
segreto non svelato”) che quando – nel 1959 – papa Roncalli
lesse il Terzo segreto e decise di secretarlo, disse allo
stesso Capovilla di “richiudere la busta” scrivendoci sopra
“non dò nessun giudizio” perché il messaggio “può essere una
manifestazione del divino e può non esserlo”.
Ebbene dov’è la scritta voluta da Giovanni XXIII ? Nelle
buste mostrate da Bertone non c’è. Dunque sta altrove.
Evidentemente può stare solo sulla busta che contiene il
“quarto segreto”, la cui esistenza è stata clamorosamente
confermata (per la prima volta) proprio da Capovilla a
Solideo Paolini come riporto nel mio libro. Bertone non dà
alcuna spiegazione dell’assenza di quella frase e non
risponde alla rivelazione di Capovilla.
Del resto il dubbio di Roncalli sull’origine soprannaturale
di quel messaggio non poteva riferirsi al testo della
visione svelato nel 2000, che non contiene nulla di “delicato”.
Ma solo a quel “quarto segreto” che – come svelarono i
cardinali Ottaviani e Ciappi – parlava dell’apostasia e del
tradimento di alte gerarchie ecclesiastiche. Quel “quarto
segreto” di cui Giovanni Paolo II, nel 1982, disse che “non
lo si pubblicava perché poteva essere mal interpretato”.
Quel “quarto segreto” di cui Ratzinger, nel 1996, disse che
al momento certi “dettagli” potevano nuocere alla fede. Quel
“quarto segreto” di cui il segretario di Papa Wojtyla disse
a Marco Politi (che l’ha riferito da Vespa): “ci vuole
prudenza per capire cosa dice suor Lucia e cosa la Madonna”.
Ma Bertone a “Porta a porta” ha fornito involontariamente
un’ altra prova, ancora più clamorosa, che il “quarto
segreto” esiste. Infatti della busta contenente il testo
della visione ha dato le misure: “9 centimetri per 14”. Il
prelato evidentemente ignora che dal 1982 all’Archivio del
Santuario di Fatima è conservato un documento di monsignor
Venancio il quale portò materialmente la busta col “quarto
segreto” alla nunziatura per inviarlo a Roma. Il monsignore
trascrisse le esatte misure della busta di Lucia che era di
12 centimetri per 18. Dunque dagli atti ufficiali risulta
che quella era un’altra busta.
Lì era contenuto il foglio del “quarto segreto” che era “un
solo foglio” con “25 righe scritte” come testimoniò il
cardinal Ottaviani e non 4 pagine con 62 righe come il testo
della visione mostrato da Bertone, il quale – a Vespa che
ricorda le parole di Ottaviani – non sa cosa rispondere.
Imbarazzato.
Ma un’altra cosa suona come clamorosa smentita alla
ricostruzione di Bertone. Da Vespa è stata mostrata la
scritta autografa di suor Lucia (ripetuta su due buste) che
recita: “Per ordine espresso di Nostra Signora questa può
essere aperta nel 1960 dal patriarca di Lisbona o dal
vescovo di Leiria”. In più occasioni suor Lucia aveva detto
che quella data era stata indicata dalla Vergine. Ma qua
scopriamo che l’aveva perfino scritto nero su bianco. Ed è
l’ opposto di quanto asserisce Bertone attribuendo a Lucia
stessa la scelta di quella data. Se è stata la Madonna a
definire la data, perché proprio il 1960? Cosa accadeva in
quell’anno nella Chiesa? Era appena stato convocato da
Roncalli il Concilio Vaticano II. Perciò è del tutto
naturale ritenere – come gli esperti di Fatima – che il
Segreto contenesse la profezia su una terribile apostasia
conseguente al Concilio (che è poi avvenuta ed è in corso).
E’ questo il motivo per cui Roncalli, impaurito, segretò
tutto.
Del resto la frase della Vergine che è sempre stata
considerata l’”incipit” del Terzo segreto (“In Portogallo si
conserverà sempre il dogma della fede ecc”) va in quella
direzione. Bertone ha sempre evitato di chiedere a suor
Lucia, in ore di colloquio, se ha mai scritto il seguito di
quella frase. E si è ben guardato dallo spiegarne il senso
(visto che un discorso della Madonna non può certo
interrompersi dopo poche parole con l’eccetera). Nel dossier
vaticano però Bertone fa un’osservazione rivelatrice.
Accennando a quella frase la qualifica come “qualche
annotazione” di Lucia. Dunque si ritiene che quelle parole
della Madonna siano in realtà una fantasia di Lucia, come
già insinuava Roncalli? Se è così sarebbe bene dirlo e farle
pubblicare liberamente, come tutti i messaggi di questo tipo
(dal 1966 Paolo VI ha liberalizzato questa “letteratura”).
Perché continuare a negarne l’esistenza sostenendo una
versione che fa acqua da ogni parte ed esponendo la Chiesa a
gravi ricatti? Il cardinal Bertone si trova a svolgere un
compito duro e ingrato. Ogni giorno vengono fuori pezzetti
di verità che smontano la sua versione (a “Porta a porta”,
per citare altri due dettagli, la storia della plenaria del
S.Uffizio del 1960 e quella data sulla busta della
traduzione, 6 marzo 1967, che non risulta nella versione
ufficiale).
In fondo il Papa, nella lettera pubblicata da Bertone, apre
la strada alla verità, quando dice che nel 2000 furono
pubblicate “le parole autentiche della terza parte del
segreto”. Sottindente chiaramente che esistono parole del
segreto ritenute “non autentiche”. Allora coraggio:
pubblicate tutto. “La verità vi farà liberi”.
Risposta ad alcuni lettori:
C’è stato chi – anche fra lettori ed estimatori – è rimasto
scandalizzato dalla mia inchiesta sul Terzo segreto di
Fatima e dagli articoli in risposta al cardinal Bertone.
Nessuno contesta i fatti e i dati, ma mi viene obiettato
che, dicendo le verità che ho scoperto, danneggerei la
Chiesa.
Ho risposto che io mi limito a fare il mio lavoro di
giornalista secondo i doveri indicati anche dal Compendio
della dottrina sociale del Pontificio Consiglio della
giustizia e della pace: “Per quanti operano a vario titolo
nel campo delle comunicazioni sociali risuona forte e chiaro
l'ammonimento di san Paolo: ‘Perciò, bando alla menzogna:
dite ciascuno la verità al proprio prossimo’ ” .
Scrivo ciò che in coscienza mi pare vero, se scrivessi il
contrario andrei contro coscienza e – come insegna Innocenzo
III, recepito nel Catechismo universale (n. 1790) – “agire
contro coscienza conduce alla dannazione”.
D’altronde, come ha spiegato il Papa a Ratisbona, la ricerca
razionale della verità non è mai contro Dio (vedi Fides et
Ratio). Tanto più se si tratta della ricerca delle
autentiche parole della Santa Vergine a Fatima. Infine
quanti ritenessero di nascondere la verità a fin di bene
sono del tutto fuori dall’ortodossia. Non lo dico io, ma –
ancora una volta - il Catechismo universale della Chiesa
cattolica voluto da Giovanni Paolo II e dal cardinal
Ratzinger: “Non è mai consentito fare il male perché ne
derivi un bene” (1789). Insomma il comandamento “non dire
falsa testimonianza” vale anche per i cardinali e non
possono essere accampati motivi superiori per mentire…
Penso del resto che la verità convenga sempre. Il Vangelo
parla molto chiaro. Gesù dice: “la verità vi farà liberi”.
Non dice: attenzione perché a volte la verità può crearvi
problemi. Dice: la verità vi farà liberi (questo è anche il
senso dei “mea culpa” di papa Wojtyla). Quel passo
evangelico indica la bellissima libertà dei figli di Dio. La
Chiesa non è una specie di setta o di cosca che chiede a noi
omertà. Ma è la casa dei figli di Dio, la casa della libertà
e della verità. Dio non ha bisogno della nostra menzogna, ma
del nostro umile ascolto e del riconoscimento delle nostre
miserie (anche da parte degli ecclesiastici). Consiglio a
tutti quel memorabile discorso del card. Ratzinger sulla
coscienza e la libertà dei cristiani che s’intitola “Il
brindisi del cardinale”. Non a caso il Catechismo universale
(n. 1778) cita la belissima frase del card. Newman che
recita: “La coscienza è il primo di tutti i vicari di
Cristo”. |