Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile  

Enrico Baccarini - Himmler nel monastero alla ricerca del Graal

Dossier Nazismo Occulto e Fascismo Esoterico

Vedi anche l'articolo apparso su THE INDIPENDENT


 

Visita la Sezione

Nazismo Occulto e Fascismo Esoterico


TOPIC MENU
Home


Himmler nel monastero alla ricerca del Graal
 

Come nei film di Indiana Jones 1940, la missione segreta in Catalogna del capo delle SS: voleva assicurare al Terzo Reich la preziosa reliquia immaginata dai poeti medievali.
 

La Abadía profanada



Il 23 ottobre 1940, mentre Hitler tentava di convincere Franco a scendere in guerra con i tedeschi, Heinrich Himmler era a Barcellona, nell’Hotel Ritz tornato da poco ai suoi fasti dopo essere stato una mensa popolare durante la guerra civile. Cercava il Sacro Graal, la mistica coppa dei poemi medievali in cui, secondo la versione più cristianizzata, sarebbe stato raccolto il sangue di Cristo. Credeva che esistesse davvero come oggetto materiale, lo considerava un’icona così importante da poter essere quasi un’arma segreta. Il capo e creatore delle SS, il fanatico costruttore di una «nuova religione» esoterica cercava tesori sacri dovunque. E quella mattina, accompagnato da quattro giovanotti biondi e marziali e da alcune autorità cittadine, senza pompa ma neanche di nascosto, piombò nell’abbazia di Montserrat, uno dei monumenti più noti della Catalogna, abbarbicata sui Pirenei fra un dedalo di caverne. L’abate Antoni Maria Marcet e il suo vice Aureli Maria Escarré giudicarono inopportuno riceverlo, dati i suoi attacchi alla Chiesa tedesca. Un frate che parlava bene il tedesco si mise a disposizione. Che cosa interessava Sua Eccellenza? «Voglio vedere il Graal», pare abbia detto nel silenzio del cenobio. La domanda non era fuori luogo. Da tempo i monaci, e non solo loro, insistevano sullo stretto legame fra Montserrat e la presunta reliquia, ma senza spingersi a dichiarare che era lì. Padre Andre Ripol Noble, giovanotto prudente, dovette far ricorso a tutte le sue arti diplomatiche per spiegare che non c’era nessun Graal a disposizione, al momento. Poi, liberatosi dell’ospite, decise che era meglio tacere. Ha rievocato quella visita imbarazzante solo qualche anno fa, da una casa di riposo. E a poco a poco la notizia ha cominciato a circolare. Ora una scrittrice, Montserrat Rico Góngora, ha ricostruito tutti i particolari affidandoli a un romanzo storico, La Abadía profanada , che uscito da Planeta sta cominciando a fare il giro del mondo, tanto che l’altro giorno il tema ha sedotto anche l’Independent. Va detto che il libro ricostruisce bene una vicenda vera, che testimonia ancora una volta l’interesse di Himmler per i reperti esoterici. Il ministro del Reich sognava di costruirne una specie di museo nel castello di Wewelsburg, il suo «Vaticano delle SS» dove ciarlatani, maghi e agenti segreti si davano da fare intorno al capo. Qui sono nate molte leggende, alcune delle quali genialmente rivisitate dagli sceneggiatori di Steven Spielberg nella serie di Indiana Jones. Il Reichsführer voleva la lancia di Enrico l’Uccellatore, mitico re germanico, ma anche lo yeti in Tibet, per non parlare dell’Arca Santa. Il suo centro studi, l’Ahnenerbe (ovvero eredità ancestrale), finanziava esplorazioni per misurare il cranio dei tibetani o per cercare nelle isole del Nord tracce di insediamenti antichissimi - e inesistenti - dei fieri progenitori germanici. Il Graal, però, era il chiodo fisso. Così protesse e finanziò un giovanotto un po’ idealista e un po’ mascalzone come Otto Rahn, autore di un libro di culto, La crociata contro il Graal, e di un altro più segreto, Alla corte di Lucifero, che gli faceva intendere di esserne sulle tracce in Linguadoca, nella terra degli antichi eretici catari. Lo protesse, ne fu amico, e infine lo costrinse al suicidio, nel ‘39, forse per uno scandalo sessuale, forse perché il poveretto si era accorto della vera natura del nazismo. Tutta questa industria del Graal, però, si basava su una banale assonanza e su una passione moderna: Wagner. Fu il genio della musica a rilanciare il mito in Europa, riprendendo nel Parsifal un antico poema tedesco di Wolfram von Eschenbach - dove il Graal era però rappresentato da una gemma - e contaminandolo con il Perceval di Chrétien de Troyes, il più antico (e incompiuto) poema sul Graal giunto fino a noi (in questo caso era però un largo piatto di portata) e con altre versioni successive: come si vede, la faccenda è complicata. Eschenbach aveva dato un nome al castello del Graal, che restò in Wagner: Montsalvat. A partire all’Ottocento, i francesi lo riconobbero in quello di Montségur, sui Pirenei. E gli spagnoli in quello di Montserrat, vicino a Barcellona. È probabile che Wagner si sia ispirato davvero ai paesaggi catalani: ma è altrettanto vero che senza i nazionalisti barcellonesi della fine Ottocento e dell’inizio Novecento, pazzi di lui, l’identificazione non avrebbe fatto strada. Invece, grazie a poeti dimenticati che si riunivano nei Juegos Floreales e sognavano Lohegrin e Sigfrid in salsa catalana, persino Himmler, l’uomo più temuto del suo tempo, abboccò come un turista qualsiasi. Nella sua vita furibonda non fu certo un’eccezione (abboccava facilmente alle esche esoteriche). Semmai, c’è da stupirsi che almeno per quella volta non fece danni.

L’imponente monastero-santuario di Montserrat è il simbolo della resistenza catalana al franchismo. Fu eretto nel 1025, sul sito di un romitaggio; ampliato nei secoli (nel ‘500 ebbe come abate il futuro papa Giulio II), venne distrutto da Napoleone, ma ben presto ricostruito. Più che per le leggende sul Graal, è però famoso per la «Moreneta», la celebre Vergine nera, meta di grandi pellegrinaggi, e per gli Escolans, il coro infantile più antico d’Europa.

Le derive «magiche» del nazismo sono oggetto di lunghe controversie. Da noi le ha studiate per esempio Giorgio Galli, in un libro, Nazismo magico, continuamente ristampato per Mondadori. È indubbio che il partito nacque per impulso della Thule, società segreta di stampo esoterico, e che Himmler fu l’alfiere di questa tendenza. È altrettanto vero, tuttavia, che Hitler guardava con sospetto a questo mondo: nel Reich gli astrologi finivano spesso in prigione.

 da : , 12 Febbraio 2007

Tutto il materiale qui presente è copyright dell'autore (o degli articolisti firmatari dei pezzi, in caso di altrui articoli) in base alla normativa sindacale sul giornalismo.©