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| Quel viaggio inglese del camerata Hess (nazismo ed esoterismo) | |||||||
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Quel viaggio inglese del camerata Hess (nazismo ed esoterismo)
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tratto da: Il Sabato, 13.5.1989, n. 19, p. 54s.
Un libro illumina gli inquietanti rapporti
tra nazismo e esoterismo. Una storia che molti hanno cercato di
occultare.
A cent'anni esatti dalla nascita di Adolf Hitler un partito
neonazista torna a riscuotere successi elettorali in Assia e in
Carinzia. E preoccupante quel 6,6 per cento conquistato dal Npd a
Francoforte? Il passato dice di sì, visto che nel 1928 i nazisti
prendevano appena 12 seggi (contro 207 di socialisti e comunisti),
ma solo due anni dopo passarono di colpo a 107.
C'erano cause contingenti, come la tremenda umiliazione subita dai
tedeschi dalla pace del 1919, l'abisso economico in cui la Germania
era precipitata, il vuoto politico di Weimar, il bolscevismo ai
confini orientali, il pangermanesimo nella cultura romantica.
C'erano gli interessi economici di grandi finanzieri, che a
Norimberga non sono mai stati chiamati alla sbarra o l'hanno fatta
franca con quattro o cinque anni di galera. Ma c'era pure una
galassia di gruppi e società esoteriche che da molti anni prima
dell'avvento di Hitler avevano tenuto in incubazione i germi della
furia nazista.
George Mosse nel suo libro "Le origini culturali del Terzo Reich" ne
traccia i connotati. È una storia rimossa e censurata da
quarant'anni, che sta adesso tornando alla luce, ma con grandi
resistenze e inquietanti depistaggi. Lo studioso francese René
Allaud, dopo anni di ricerche, pubblicò un ponderoso volume a Parigi
nel 1969, "Hitler et les sociétés secrètes", che solo quest'anno è
stato tradotto in Italia ("Le origini occulte del nazismo", edizioni
Mediterranee).
Al processo di Norimberga, Alfred Rosemberg, la «mente»
propagandista del nazismo, esclamò: «Il Thule? Ma tutto è partito da
lì! L'insegnamento segreto che abbiamo potuto attingervi ci è stato
più utile, per ottenere il potere, delle divisioni delle SA e delle
SS. Gli uomini che avevano fondato questa società erano dei veri
maghi».
La Società Thule è una delle infinite ramificazioni della foresta
massonica che prosperava in Europa e negli Usa agli inizi del secolo
dove si trova un po' di tutto: la gnosi razzista, lo snobismo delle
classi dirigenti europee dedite ai culti esoterici, la presenza dei
servizi segreti, di potenti lobby finanziarie, di cialtroni e veri
maghi dell'occulto.
In questa inquietante galassia esoterica, che tanta parte ha avuto
nelle vicende storiche nel nostro secolo, è andato ad indagare il
più noto politologo italiano, Giorgio Galli, commentatore politico
di "Panorama", con il libro "Hitler e il nazismo magico" uscito da
Rizzoli.
«Ho tentato di ricostruire» ci dice Galli «l'influenza profonda che
una certa dottrina esoterica esercitò sulla leadership del III
Reich, ritenendo superficiale e pericolosa la spiegazione comune del
fenomeno nazista con la presunta follia di Hitler». Secondo Galli è
proprio questa cultura esoterica che può spiegare le scelte
strategiche, rimaste enigmatiche, di Hitler: l'attacco alla Polonia,
la guerra su due fronti, il genocidio ebraico che ha il carattere
del «sacrificio rituale», il cupo profilo di una «operazione magica».
Ma c'è un episodio oscuro su cui Galli specialmente si sofferma: il
volo di Rudolf Hess, la notte del 10 maggio 1941, in Inghilterra.
Hess, delfino designato di Hitler, su ispirazione del suo maestro
Kar Haushofer, da anni legato alle altre sfere della Golden dawn,
società esoterica d'Oltremanica, tentava così di ricostruire i
contatti con influenti personalità inglesi, legate alle società
esoteriche, per convincere il governo britannico ad arrivare ad un
patto di spartizione del mondo fra le due potenze ariane.
«È un episodio oscuro» dice Galli «che da cinquant'anni si continua
a voler tenere nell'oscurità. Gran parte degli storici prende per
buona l'interpretazione ufficiale che allora fu data da tedeschi e
inglesi: la pazzia di Hess. Ma è assolutamente incredibile che egli
si sia avventurato in una simile impresa senza avere e qualche
autorevole sponda in Inghilterra. E d'altra parte come si spiega la
prudenza e l'imbarazzo di Churchill? E le voci di una possibile pace
separata che circolarono all'ambasciata americana?».
Perché allora questa censura? «Hess» spiega proprio Galli «si
disponeva ad avere colloqui che coinvolgevano persone e circoli di
tale rilievo per cui potere politico e storiografia ufficiale hanno
concordato di stabilire un cordone sanitario, una censura sui nomi e
i fatti. Così quei suoi veri interlocutori sono tuttora ignoti e io
dubito che saranno mai svelati».
Sopra si sono innestati episodi di manipolazione sconcertante. Come
l'ultimo, recentissimo, che ha come protagonista un settimanale
italiano, "L'Espresso". Sul numero del 30 aprile scorso il
settimanale pubblicava un'intervista allo storico tedesco Andreas
Hillgruber che, fra l'altro, affermava: «Con la sua morte, ancora
circondata di mistero, Hess si è portato il suo segreto nella tomba.
A meno che la soluzione non sia nei documenti degli interrogatori
che gli inglesi vogliono però tenere segreti fino al 2015». La
settimana successiva "L'Espresso" annuncia uno scoop su dieci pagine.
Lo studioso Alberto Santoni, che si trova a Londra, dopo aver letto
queste parole di Hillgruber, si sarebbe recato al Public record
office dove avrebbe scoperto in un attimo che «i verbali degli
interrogatori di Hess, lungi dall'essere ancora tenuti in
architettata e sospetta quarantena, sono stati resi consultabili al
pubblico addirittura nel 1971-1972, cioè all'esatto scadere dei
consueti e regolari trent'anni dai fatti». Santoni aggiunge che
dunque «non c'è nessuna occultazione, ma piuttosto una frequente
incapacità d'indagine dei ricercatori».
"L'Espresso" naturalmente pubblica questi «documenti inediti» con
grande risalto: «Nuovi documenti sul giallo Hess». Ma quegli stessi
documenti erano già stati pubblicati da anni. Gli interrogatori fra
lord Simon ed Hess erano apparsi nel libro di James Leasor "L'inviato
non invitato", pubblicato in Italia da Longanesi nel 1974 (e
precisamente alle pagine 182-187). E il «testo inedito» firmato Hess
che parla di una possibile pace con l'Inghilterra, così come appare
sull'Espresso, era stato già pubblicato nello stesso libro a pagina
262. Se Santoni fosse andato a leggersi questo che è il più
importante testo sul caso Hess avrebbero anche saputo che «il dottor
Mackenzie» altri non è che Ivone Kirkpatrick del Foreign office.
"L'Espresso" è caduto in un infortunio giornalistico, ma non è da
escludere anche che a Londra si facciano filtrare pezzi e bocconi
innocui di quei documenti tuttora segreti per depistare le ricerche
di storici troppo curiosi, e «per avallare» dice Galli «la solita
vecchia tesi ufficiale che è assolutamente inattendibile». Ma per
quanto inattendibile, l'idea della follia di Hess ha il pregio di
tenere nell'ombra gli interlocutori inglesi di Hitler.
Un precedente clamoroso è la vicenda dei falsi diari di Hitler
pubblicati con grande clamore da "Stern" nel 1983 e interrotti
appena dichiarati falsi. Galli, nel suo libro, sostiene che fu
un'operazione architettata per «stendere un'ulteriore cortina
fumogena sul caso Hess». Una tesi clamorosa dietro la quale fanno
capolino servizi segreti e complicità giornalistiche sconcertanti. «Guarda
caso» spiega Galli al "Sabato" «questi documenti affermavano che
Hess aveva l'avallo di Hitler, che però a Londra non trovava
interlocutori, e che non si sa dove li cercasse. Appena pubblicate
queste pagine sul caso Hess, "Stern" riconosce la falsità dei diari».
L'effetto ottenuto è eccellente: hanno intorbidito le acque tanto da
scoraggiare qualsiasi ricercatore. Quali i punti interrogativi? «Un'infinità.
Per esempio la perizia di Trevor Roper, uno dei più grandi storici
viventi del nazismo e dei più onesti, che avrebbe accreditato dei
falsi grossolani. La vicenda Stern doveva impedire una volta per
tutte che qualcuno facesse luce sulle reali trattative di Hess». E
l'uscita dell' "Espresso" che senso ha? «Identico». Le ipotesi
possibili quali sono? Taufer e Agnoli, nel volume "L'ascesa del
nazismo e lo sterminio degli ebrei" (Brescia 1989) affermano che
Hess, col consenso di Hitler, andò in Inghilterra per negoziare la
riconciliazione con l'alta massoneria che aveva in Gran Bretagna il
suo vertice: infatti parte l'Ordine ermetico della Golden dawn,
referente della Thule e di Haushofer fu fondato a Londra nel 1888 da
appartenenti alla massoneria inglese. Ma anche aldilà dei rapporti
fra la massoneria speculativa occidentale e quella antico-prussiana
della Thule, per tutti gli anni Trenta la classe dirigente inglese
si consumò le scarpe per andare ad omaggiare Hitler a Berlino (andarono
Anthony Eden, Lloyd George, il duca di Windsor, lord Beaverbrook)
mentre gli gnomi angloamericani facevano affari con il III Reich e
il "Times", il "Daily Express", l' "Observer", il "Daily Mail" dei
vari lord Astor, cantavano inni entusiasti al dittatore tedesco,
visto come argine all'Urss. Questa che applaudì Hitler e lo
vezzeggiò fino al 1939 è una classe dirigente che popolava la fitta
rete di club occultistici inglesi. Proprio su questa dilagante
cultura gnostica si è voluto tenere un ferreo silenzio per
quarant'anni.
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