Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile  

Enrico Baccarini - Quel viaggio inglese del camerata Hess (nazismo ed esoterismo)

 


 

 

TOPIC MENU
Home

Quel viaggio inglese del camerata Hess (nazismo ed esoterismo)

di Antonio SOCCI

tratto da: Il Sabato, 13.5.1989, n. 19, p. 54s.



Un libro illumina gli inquietanti rapporti tra nazismo e esoterismo. Una storia che molti hanno cercato di occultare.


A cent'anni esatti dalla nascita di Adolf Hitler un partito neonazista torna a riscuotere successi elettorali in Assia e in Carinzia. E preoccupante quel 6,6 per cento conquistato dal Npd a Francoforte? Il passato dice di sì, visto che nel 1928 i nazisti prendevano appena 12 seggi (contro 207 di socialisti e comunisti), ma solo due anni dopo passarono di colpo a 107.
C'erano cause contingenti, come la tremenda umiliazione subita dai tedeschi dalla pace del 1919, l'abisso economico in cui la Germania era precipitata, il vuoto politico di Weimar, il bolscevismo ai confini orientali, il pangermanesimo nella cultura romantica. C'erano gli interessi economici di grandi finanzieri, che a Norimberga non sono mai stati chiamati alla sbarra o l'hanno fatta franca con quattro o cinque anni di galera. Ma c'era pure una galassia di gruppi e società esoteriche che da molti anni prima dell'avvento di Hitler avevano tenuto in incubazione i germi della furia nazista.
George Mosse nel suo libro "Le origini culturali del Terzo Reich" ne traccia i connotati. È una storia rimossa e censurata da quarant'anni, che sta adesso tornando alla luce, ma con grandi resistenze e inquietanti depistaggi. Lo studioso francese René Allaud, dopo anni di ricerche, pubblicò un ponderoso volume a Parigi nel 1969, "Hitler et les sociétés secrètes", che solo quest'anno è stato tradotto in Italia ("Le origini occulte del nazismo", edizioni Mediterranee).
Al processo di Norimberga, Alfred Rosemberg, la «mente» propagandista del nazismo, esclamò: «Il Thule? Ma tutto è partito da lì! L'insegnamento segreto che abbiamo potuto attingervi ci è stato più utile, per ottenere il potere, delle divisioni delle SA e delle SS. Gli uomini che avevano fondato questa società erano dei veri maghi».
La Società Thule è una delle infinite ramificazioni della foresta massonica che prosperava in Europa e negli Usa agli inizi del secolo dove si trova un po' di tutto: la gnosi razzista, lo snobismo delle classi dirigenti europee dedite ai culti esoterici, la presenza dei servizi segreti, di potenti lobby finanziarie, di cialtroni e veri maghi dell'occulto.
In questa inquietante galassia esoterica, che tanta parte ha avuto nelle vicende storiche nel nostro secolo, è andato ad indagare il più noto politologo italiano, Giorgio Galli, commentatore politico di "Panorama", con il libro "Hitler e il nazismo magico" uscito da Rizzoli.
«Ho tentato di ricostruire» ci dice Galli «l'influenza profonda che una certa dottrina esoterica esercitò sulla leadership del III Reich, ritenendo superficiale e pericolosa la spiegazione comune del fenomeno nazista con la presunta follia di Hitler». Secondo Galli è proprio questa cultura esoterica che può spiegare le scelte strategiche, rimaste enigmatiche, di Hitler: l'attacco alla Polonia, la guerra su due fronti, il genocidio ebraico che ha il carattere del «sacrificio rituale», il cupo profilo di una «operazione magica».
Ma c'è un episodio oscuro su cui Galli specialmente si sofferma: il volo di Rudolf Hess, la notte del 10 maggio 1941, in Inghilterra. Hess, delfino designato di Hitler, su ispirazione del suo maestro Kar Haushofer, da anni legato alle altre sfere della Golden dawn, società esoterica d'Oltremanica, tentava così di ricostruire i contatti con influenti personalità inglesi, legate alle società esoteriche, per convincere il governo britannico ad arrivare ad un patto di spartizione del mondo fra le due potenze ariane.
«È un episodio oscuro» dice Galli «che da cinquant'anni si continua a voler tenere nell'oscurità. Gran parte degli storici prende per buona l'interpretazione ufficiale che allora fu data da tedeschi e inglesi: la pazzia di Hess. Ma è assolutamente incredibile che egli si sia avventurato in una simile impresa senza avere e qualche autorevole sponda in Inghilterra. E d'altra parte come si spiega la prudenza e l'imbarazzo di Churchill? E le voci di una possibile pace separata che circolarono all'ambasciata americana?».
Perché allora questa censura? «Hess» spiega proprio Galli «si disponeva ad avere colloqui che coinvolgevano persone e circoli di tale rilievo per cui potere politico e storiografia ufficiale hanno concordato di stabilire un cordone sanitario, una censura sui nomi e i fatti. Così quei suoi veri interlocutori sono tuttora ignoti e io dubito che saranno mai svelati».
Sopra si sono innestati episodi di manipolazione sconcertante. Come l'ultimo, recentissimo, che ha come protagonista un settimanale italiano, "L'Espresso". Sul numero del 30 aprile scorso il settimanale pubblicava un'intervista allo storico tedesco Andreas Hillgruber che, fra l'altro, affermava: «Con la sua morte, ancora circondata di mistero, Hess si è portato il suo segreto nella tomba. A meno che la soluzione non sia nei documenti degli interrogatori che gli inglesi vogliono però tenere segreti fino al 2015». La settimana successiva "L'Espresso" annuncia uno scoop su dieci pagine. Lo studioso Alberto Santoni, che si trova a Londra, dopo aver letto queste parole di Hillgruber, si sarebbe recato al Public record office dove avrebbe scoperto in un attimo che «i verbali degli interrogatori di Hess, lungi dall'essere ancora tenuti in architettata e sospetta quarantena, sono stati resi consultabili al pubblico addirittura nel 1971-1972, cioè all'esatto scadere dei consueti e regolari trent'anni dai fatti». Santoni aggiunge che dunque «non c'è nessuna occultazione, ma piuttosto una frequente incapacità d'indagine dei ricercatori».
"L'Espresso" naturalmente pubblica questi «documenti inediti» con grande risalto: «Nuovi documenti sul giallo Hess». Ma quegli stessi documenti erano già stati pubblicati da anni. Gli interrogatori fra lord Simon ed Hess erano apparsi nel libro di James Leasor "L'inviato non invitato", pubblicato in Italia da Longanesi nel 1974 (e precisamente alle pagine 182-187). E il «testo inedito» firmato Hess che parla di una possibile pace con l'Inghilterra, così come appare sull'Espresso, era stato già pubblicato nello stesso libro a pagina 262. Se Santoni fosse andato a leggersi questo che è il più importante testo sul caso Hess avrebbero anche saputo che «il dottor Mackenzie» altri non è che Ivone Kirkpatrick del Foreign office.
"L'Espresso" è caduto in un infortunio giornalistico, ma non è da escludere anche che a Londra si facciano filtrare pezzi e bocconi innocui di quei documenti tuttora segreti per depistare le ricerche di storici troppo curiosi, e «per avallare» dice Galli «la solita vecchia tesi ufficiale che è assolutamente inattendibile». Ma per quanto inattendibile, l'idea della follia di Hess ha il pregio di tenere nell'ombra gli interlocutori inglesi di Hitler.
Un precedente clamoroso è la vicenda dei falsi diari di Hitler pubblicati con grande clamore da "Stern" nel 1983 e interrotti appena dichiarati falsi. Galli, nel suo libro, sostiene che fu un'operazione architettata per «stendere un'ulteriore cortina fumogena sul caso Hess». Una tesi clamorosa dietro la quale fanno capolino servizi segreti e complicità giornalistiche sconcertanti. «Guarda caso» spiega Galli al "Sabato" «questi documenti affermavano che Hess aveva l'avallo di Hitler, che però a Londra non trovava interlocutori, e che non si sa dove li cercasse. Appena pubblicate queste pagine sul caso Hess, "Stern" riconosce la falsità dei diari». L'effetto ottenuto è eccellente: hanno intorbidito le acque tanto da scoraggiare qualsiasi ricercatore. Quali i punti interrogativi? «Un'infinità. Per esempio la perizia di Trevor Roper, uno dei più grandi storici viventi del nazismo e dei più onesti, che avrebbe accreditato dei falsi grossolani. La vicenda Stern doveva impedire una volta per tutte che qualcuno facesse luce sulle reali trattative di Hess». E l'uscita dell' "Espresso" che senso ha? «Identico». Le ipotesi possibili quali sono? Taufer e Agnoli, nel volume "L'ascesa del nazismo e lo sterminio degli ebrei" (Brescia 1989) affermano che Hess, col consenso di Hitler, andò in Inghilterra per negoziare la riconciliazione con l'alta massoneria che aveva in Gran Bretagna il suo vertice: infatti parte l'Ordine ermetico della Golden dawn, referente della Thule e di Haushofer fu fondato a Londra nel 1888 da appartenenti alla massoneria inglese. Ma anche aldilà dei rapporti fra la massoneria speculativa occidentale e quella antico-prussiana della Thule, per tutti gli anni Trenta la classe dirigente inglese si consumò le scarpe per andare ad omaggiare Hitler a Berlino (andarono Anthony Eden, Lloyd George, il duca di Windsor, lord Beaverbrook) mentre gli gnomi angloamericani facevano affari con il III Reich e il "Times", il "Daily Express", l' "Observer", il "Daily Mail" dei vari lord Astor, cantavano inni entusiasti al dittatore tedesco, visto come argine all'Urss. Questa che applaudì Hitler e lo vezzeggiò fino al 1939 è una classe dirigente che popolava la fitta rete di club occultistici inglesi. Proprio su questa dilagante cultura gnostica si è voluto tenere un ferreo silenzio per quarant'anni.

Tutto il materiale qui presente è copyright dell'autore (o degli articolisti firmatari dei pezzi, in caso di altrui articoli) in base alla normativa sindacale sul giornalismo.©