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Jung, la Psicologia e il
buddismo
Uno degli aspetti particolarmente nuovi
all'interno del sistema junghiano è quello che riguarda la
libido (. dal lat. nom. libido "desiderio,
libidine" introdotto nel linguaggio scient. alla fine del sec.
XIX . Secondo le teorie di S. Freud (1856-1939),
manifestazione dinamica dell'energia psichica dovuta allo stesso
istinto di conservazione; l'insieme delle pulsioni sessuali)
e che fu al centro delle divergenze con Freud, al punto che
sfociarono nella spaccatura e nelle dimissioni dalla Società
Psicoanalitica Internazionale nel 1914.
Mentre infatti Freud considerava la libido
come unica fonte di energia psichica-vero aspetto pulsionale
e sola spinta al comportamento-Jung riteneva che in realtà
nell'uomo sono presenti diverse forme di energia psichica, tutte
importanti - decisive come spinte pulsionali, e tra di esse va
collocata - senza alcun primato particolare - la libido. Come in
fisica sono presenti energie quali la luce, il calore, ecc., e
anche in psicologia occorre prendere in considerazione altre
forme di energia, precedentemente trascurate, che esercitano il
medesimo ruolo svolto dalla libido. Ma c'è un altro aspetto che
differenzia da Freud, e che riguarda la combinazione di
causalità e teleologia (=finalizzazione).
Secondo Jung il comportamento quotidiano
sarebbe dovuto, oltre che a tutta una serie di fattori
causali (storia individuale, razza, appartenenza, ecc.),
anche a orientamenti finalistici, ossia a fini e
aspirazioni che ogni singolo individuo scorge dinanzi a sè nel
corso della sua esistenza.
Il comportamento individuale non è più quindi da interpretare
come unico e inevitabile risultato di aspetti retroattivi, di un
passato che esiste come esclusiva realtà, ma viene modellato in
base alla proiezione effettuata dal soggetto verso il futuro,
carico di potenzialità e quindi di attese da realizzare.
In pratica cioè per Jung l'uomo vive sia cause che di scopi.
In lui sono compresenti uno sviluppo costante, spesso creativo,
un anelito all'universalità e alla completezza, un
desiderio di rinascita.
Ciò ovviamente non vuol dire negare l'influsso dì
condizionamenti di vario genere, in quanto lo stesso aspetto
finalistico puo' essere interpretato in un certo qual modo come
e causa e motore delle proprie attività psichiche. Piuttosto si
tratta di evidenziare delle forze interne, in buona parte
ricondotte da Jung al legame ancestrale con gli antenati, che
guidano nella condotta, determinano ciò di cui l'individuo
diverrà cosciente, vengono accolte nel mondo delle esperienze
personali. In altre parole, «il percorso psicologico umano si
colloca tra una condizione di coercizione,nelle numerose forme
che questa assume, e una fondamentale spinta verso la libertà,
che è comunque la libertà vincolata alla propria inalienabile
soggettività» (Carotenuto).
Se l'individuo è considerato come il prodotto
la sintesi della propria storia ancestrale, il precipitato delle
esperienze che l'umanità intera ha vissuto e che costituiscono
il suo bagaglio personale, un peso determinante è esercitato
dalle origini razziali. Le predisposizioni cioè sono solo frutto
di determinismi biologici e di legami infantili, ma rimandano a
quanto trasmesso attraverso miti, religioni, riti, usi, e
costituiscono ciò che Jung definisce «inconscio collettivo».
«Ciascuno di noi ha vissuto, nella
realtà o in fantasia, eventi determinanti per la struttura della
propria personalità, che riguardano principalmente il rapporto
con i genitori e che si sono sedimentati nell'inconscio: il
passato personale è una delle prime dimensioni dell'inconscio a
emergere spontaneamente in analisi. Ma Jung ritiene che
l'inconscio non sia esclusivamente un ricettacolo di esperienze
infantili rimosse, ma anche il luogo di una psiche oggettiva,
che rimanda alle basi filogenetiche, istintuali della specie
umana. L'inconscio, in questo senso, è ripetitivo e monotono,
perché esprime contenuti che riguardano l'uomo, non in quanto
individuo, ma in quanto rappresentante della specie. Originale è
invece la relazione che ciascuno instaura con queste immagini
collettive, dando vita a soluzioni assolutamente personali»
(Carotenuto, 1991, p. 201).
Jung nella sua prospettiva infatti, sostiene
che l'inconscio costituisce un raccoglitore non solo di
contenuti infantili rimossi ma anche del patrimonio psichico cui
appartengono gli «archetipi» che sono strutture fondamentali
dell'esperienza psichica, predisposizioni a rivivere le
esperienze essenziali della specie umana, modelli o stampi su
cui si vengono specificando le diverse tappe della maturazione
psichica.
Fu per questo che giunse a ipotizzare l'esistenza di un
inconscio archetipico constatando come, all'interno di culture
diverse, ricorressero tematiche analoghe, rappresentate in forma
di motivi mitologici tipici, come pure in immagini emergenti
dall'inconscio dei pazienti, la cui interpretazione non può
essere esaurita da contenuti esclusivamente personali. «Inconscio
collettivo è un deposito di immagini latenti, che di solito Jung
chiama immagini primordiali. Primordiale significa "primo" o "originario";
perciò un'immagine primordiale si riferisce al primissìmo
sviluppo della psiche. L'uomo eredita queste immagini sia dai
suoi antenati umani sia dai suoi (eventuali) ascendenti
preumani o animali. Queste immagini della razza non sono
ereditate nel senso che un individuo coscientemente ricorda o ha
immagini simili a quelle dei suoi antenati. Si tratta piuttosto
di predisposizioni o potenzialità nell'avere esperienze o dare
risposte all'ambiente nello stesso modo in cui le ebbero o le
dettero i suoi antenati. Si consideri, per esempio, la paura che
l'uomo ha dei rettili o del buio. Non occorre che egli apprenda
queste paure da esperienze avute con i rettili o col buio,
sebbene tali esperienze possano rafforzare o riconfermare le sue
predisposizioni. Noi ereditiamo predisposizioni a temere i
rettili e il buio perché i nostri antenati primitivi, per un
numero sterminato di generazioni, provarono queste stesse paure
che si scolpirono nel loro cervello» (Hall e Nordby, 1982, pp.
34-35).
Gli archetipi
Jung presenta l'archetipo come una realtà tra
lo psichico e il somatico: da un lato ha le radici nell'istinto
e dunque nella sfera organica, dall'altro presenta una
dimensione immaginifica e spirituale, che rimanda all'inconscio
collettivo e alla sua funzione di attivare delle risposte di
adattamento che consentono alla specie umana di sopravvivere di
fronte alle angosce fondamentali che minacciano di disintegrare
l'identità e il senso di continuità e di coesione.
Gli archetipi allora possono essere
identificati come strutture fondamentali dell'esperienza
psichica che tendono a essere rivissute se riattivate da
esperienze simboliche ; predisposizioni a rivivere le esperienze
della specie umana; modelli o stampi su cui si vengono
specificando le diverse tappe della maturazione psichica;
fondamenta dell'anima nascoste in profondità; immagini
primordiali, rappresentazioni primigenie trasmesse geneticamente
dai tempi più remoti e comuni a tutti gli uomini.
Nella vita «vi sono tanti archetipi quante
situazioni tipiche. La continua ripetizione ha impresso queste
esperienze nella nostra costituzione psichica, non nella forma
d'immagini dotate di contenuto, ma in principio solo come 'Forme
senza contenuto", atte a rappresentare solo la possibilità d'un
certo tipo di percezione e azione» (C.G. Jung, Il concetto
d'inconscio collettivo, p. 49).
Alcuni degli archetipi indicati da Jung sono: la nascita, la
rinascita, la morte, il potere, l'energia, la magia, l'unità,
l'eroe, il fanciullo, Dio, il demone, il vecchio saggio, la
madre terra, l'animale, il gigante, diversi oggetti naturali
come gli alberi, il sole, la luna, il vento, i fiumi, il fuoco,
e molti manufatti umani, come gli anelli e le armi. Non sempre
essi sono presenti in forma isolata. A volte si fondono. «Se
l'archetipo dell'eroe si combina con quello del demonio, il
risultato può essere una persona del tipo "tiranno". Oppure: se
gli archetipi della magia e della nascita si fondono, il
risultato può essere un "mago della fertilità", del tipo di
quelli che si trovano in certe culture primitive. Questi maghi
rappresentano i riti della fertilità a vantaggio delle giovani
spose che vogliono avere figli. Poiché gli archetipi sono in
grado di influenzarsi a vicenda in diverse combinazioni, il
fatto costituisce un ulteriore fattore nel produrre le
differenze di personalità che esistono tra gli individui»
(Hall e Nordby, 1982, p. 38).
Tra gli archetipi che giacciono nell'inconscio è di massima
importanza il Selbst (cioè il sé), che è l'immagine archetipica
della maturità psichica, il modello dell'integrazione funzionale
e della stabilità della personalità. Esso è il punto centrale
della personalità, attorno a cui si raggruppano tutti gli altri
sistemi. Li mantiene uniti, dà alla personalità equilibrio,
stabilità, unitá «Quando un individuo dice di sentirsi in
armonia con se stesso e con il mondo possiamo essere sicuri che
l'archetipo del sé sta svolgendo bene il suo lavoro. D'altro
canto, quando uno si sente "frastornato" e insoddisfatto, o
avverte di "stare andando a pezzi", vuol dire che il sé non sta
facendo bene il suo lavoro»
Inoltre, il Selbst costituisce lo scopo della vita, un fine per
cui l'uomo lotta costantemente ma che di rado raggiunge. Come
tutti gli archetipi, è all'origine del comportamento dell'uomo e
lo spinge a ricercare la totalità, specialmente attraverso le
vie offerte dalla religione. «Nelle religioni orientali certe
pratiche ritualistiche per raggiungere l'autocoscienza, come le
forme di meditazione dello yoga, mettono in grado gli orientali
di percepire il sé più facilmente dell'uomo occidentale» (ibidem,
p. 51).
Le figure del Cristo e dei Buddha sono allora
le manifestazioni dell'archetipo del sé più altamente
differenziate che si possono trovare nel mondo moderno.
Infatti, «Buddha divenne, per così dire, l'immagine del
compimento del Sé; divenne per gli uomini un modello da imitare,
mentre in effetti aveva predicato che, grazie al superamento
della catena del Nidana [i dodici nessi causali che legano al
flusso delle esistenze], ogni essere umano avrebbe potuto
divenire un illuminato, un Buddha. La stessa cosa si è
verificata nel cristianesimo: Cristo è l'esemplare che vive in
ogni cristiano come sua personalità totale. Ma il corso della
storia portò alla imitatio Christi, con la quale l'individuo non
segue il proprio fatale cammino verso la via che l'interessa, ma
cerca di imitare la via seguita da Cristo.» ( Jung:Ricordi,
sogni, riflessioni )
Jung ritiene dunque che l'uomo sia guidato da
una psiche oggettiva ereditaria.Uno dei suoi meriti è stato
quello di aver evidenziato, accanto e oltre all'inconscio
personale - nel quale giocano un ruolo centrale sia l'esperienza
personale che le vicende dei passato - un inconscio collettivo,
patrimonio arcaico dell'umanità, che trascende l'esistenza
storica del singolo individuo e fa riecheggiare ciò che nel
corso dei millenni le strutture archetipiche hanno tramandato e
continuano a tramandare a ogni uomo. Ed è all'interno di tale
teoria della personalità che vanno individuate le singole
istanze psicologiche dell'inconscio collettivo.
La «Persona» è l'aspetto più epidermico della
personalità, quel «segmento dell'inconscio collettivo» che
costituisce «una maschera che simula l'individualità, che fa
credere agli altri che chi la porta sia individuale (ed egli
stesso vi crede), mentre non si tratta che di una parte
rappresentata in teatro, nella quale parla la psiche collettiva.
[ ... ] Tutto sommato, la Persona non è nulla di "reale". E' un
compromesso fra l'individuo e la società su "ciò che uno appare".
L'individuo prende un nome, acquista un titolo, occupa un
impiego, ed è questa o quella cosa. In un certo senso ciò è
reale, ma in rapporto all'individualità del soggetto in
questione è come una realtà secondaria, un mero compromesso, a
cui talvolta altri partecipano ancor più di lui. La Persona è
un'apparenza, una realtà bidimensionale, come scherzosamente la
si potrebbe definire» (C.G. Jung, L'io e l'inconscio, pp.
155-156).
Così intesa, la Persona corrisponde al "ruolo" che ogni uomo è
costretto a rivestire. Essa, permettendo la mediazione tra il
singolo e il mondo esterno, promuove l'adattamento attraverso
tutta una serie di regole e di comportamenti. Ovviamente, in tal
modo essa porta il soggetto ad appiattirsi completamente nel
ruolo e, in definitiva, nel pensiero collettivo, facendogli
perdere l'identità personale, comprimendo la ricchezza nei
limiti di un'etichetta, mortificando quella duttilità che invece
costituisce la vera grandezza dell'uomo e la prerogativa di ogni
processo creativo. «La persona è
necessaria alla sopravvivenza. Ci permette di avere rapporti
di tipo amichevole con la gente, anche con quella che non ci
piace. Può condurre al successo personale. E' il fondamento
della vita sociale e di relazione. ... ] Un altro vantaggio
della persona è che le ricompense materiali che essa comporta
possono essere utilizzate per condurre una vita privata più
gratificante e forse più naturale» (Hall e Nordby,
1982, pp. 40-41).
Ma c'è un altro prezzo da pagare, ed è il
rischio della nevrosi. «C'è della
gente - scrive Jung - che crede sul serio di essere ciò che
rappresenta. [ ... ]
L'inconscio non tollera in alcun modo un simile spostamento del
centro di gravità. Osservando criticamente questi casi,
scopriamo che la maschera disegnata è compensata interiormente
da una "vita privata". Chi si costruisce una Persona troppo
perfetta, diventa in cambio eccitabile e pieno di fisime.
Bismarck aveva eccessi di pianto isterico, tenne un carteggio a
proposito dei nastri di seta della sua veste da camera,
Nietzsche scriveva lettere a un "caro lama", Goethe intratteneva
colloqui con Eckermann, e così via. Ma ci sono cose più
raffinate che i banali scadimenti degli eroi. Conobbi una volta
un uomo degno di grandissima stima, che senza difficoltà
potrebbe esser detto un santo. Per tre giorni gli girai attorno
e non potei mai scoprire in lui le pecche dei comuni mortali. Il
mio senso di inferiorità diveniva minaccioso e cominciavo già a
pensare sul serio a correggermi. Ma al quarto giorno sua moglie
mi consultò... Da allora in poi non mi è mai occorso nulla di
simile. Ma da ciò imparai che chi s'identifica con la sua
Persona può far recitare tutto ciò che disturba da sua moglie,
senza che lei lo noti benché paghi la propria abnegazione con
una grave nevrosi» (L'io e l'inconscio, p. 192).
Lá Persona quindi è sempre legata a una particolare sofferenza
psicologica, non è semplicemente imposta dall'esterno, ma
riflette una scelta inconscia ed esprime un'esigenza
difensiva.Al contrario della luminosa Persona, l'Ombra
appartiene al l'oscurità psichica e indica quegli aspetti della
personalità che sono maggiormente penosi e che generano colpa,
vergogna, senso di impotenza, vissuti
persecutori,autosvalutazione. Essa
«mette alla prova l'intera
personalità dell'io; nessuno infatti può prendere coscienza
dell'Ombra senza una notevole applicazione di risolutezza
morale. Ciò significa riconoscere come realmente presenti gli
aspetti oscuri della personalità: atto che costituisce la base
indispensabile di qualsiasi forma di conoscenza di sé, e
incontra perciò di solito una notevole resistenza. In quanto la
conoscenza di sé costituisce una misura psicoterapeutica, essa
comporta spesso un lavoro faticoso che può prolungarsi per molto
tempo» (C.G. Jung, Aion: ricerche sul simbolismo del
Sé, p. 8).
L'esperienza dimostra che «fin
quando non ci troviamo in condizioni di stress, la nostra
Persona può rimanere integra; quando invece interviene un fatto
traumatico, come ad esempio un incendio in un luogo affollato,
l'altro, a cui fino a un istante prima cedevamo il passo per
educazione, non diventa che un ostacolo alla nostra salvezza,
per cuì non esitiamo a travolgerlo e a calpestarlo. Si tratta di
una reazione irriflessa dal momento che il fuoco attiva un
terrore primordiale, reazione che è in sostanza una messa in
atto di contenuti d'Ombra. Qualcuno forse avrà la forza di
controllarsi anche in simili circostanze, ma appartiene a
un'esigua minoranza. Naturalmente questo è un caso estremo, ma
purtroppo è sufficiente uno stimolo assai più tenue per
innescare i comportamenti d'Ombra; basta, infatti, sollecitare
un individuo nel suo complesso a tonalità affettiva per vederlo
trascendere, e si capisce che in tal caso l'elemento
sollecitante sarà del tutto soggettivo. In sintesi, in
circostanze collettivamente o individualmente adatte può
innescarsi l'archetipo dell'Ombra, mentre le condizioni di
assenza di tensione e di conflitto favoriscono i comportamenti
corretti di superficie. Fin quando non veniamo messi alla prova
facciamo facilmente parte della schiera degli angeli, ma di
fronte alle difficoltà è molto più impegnativo mantenere una
condotta ideale» (Carotenuto,
1991).
L'anima
Considerando gli archetipi che ereditiamo
come i maschi diventano uomini e le femmine donne?
Per affrontare il tema della relazione tra maschile e femminile,
sia a livello interpersonale che a livello intrapsichico, Jung
postula un'istanza psichica che si presenta in forma bipolare e
che chiama Anima/Animus.
Per «Anima» egli intende l'immagine del femminile che o gni
essere umano di sesso maschile ha interiorizzato, mentre per
«Animus» egli comprende immagine dei maschile che ogni essere
umano di sesso femminile ha interiorizzato .
Triplice è l'origine che Jung attribuisce a questa coppia di
opposti:
- a livello biologico
rimanda alla presenza di una minoranza di geni femminili in un
corpo maschile, e viceversa per un corpo femminile.
«In ciascun sesso è insito (fino a un
certo punto) il sesso opposto dato che, dal punto di vista
biologico, è soltanto la maggior quantità di geni maschili che
fa pendere la bilancia dalla parte della virilità. Il minor
numero di geni femminili sembra costituire un carattere
femminile che però, a causa della sua inferiorità quantitativa,
solitamente rimane inconscio» (C.G. Jung,
Determinanti psicologiche del comportamento umano, p. 26).
- a livello esperienziale
trae origine dalle prime esperienze infantili con figure
femminili e/o maschili affettivamente significative;
- a livello archetipico esprime una dimensione psichica
universalmente diffusa, appartenente a ogni collettività di
uomini sulla terra. |