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| POLTERGEIST: PSICODINAMICA DELLA "SINDROME RSPK", di Giuseppe Perfetto | |||||||
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"Il desiderio allo stato puro è assai difficile da individuare. Si
individua nel momento in cui diventa prepotente. In cui sfascia tutto."
Cesare Musatti, I Girasoli, 1984
Come lo psicanalista Jan Ehrenwald scrisse nell' introduzione ad un suo
articolo apparso sulla prestigiosa rivista scientifica The Journal of
Nervous and Mental Disease, ogni proemio ad un possibile discorso
intorno ai fatti paranormali presuppone l' assunto che il verificarsi
degli stessi possa considerarsi garantito. In mancanza di ciò,
ovviamente, ogni tentativo di presentare una teoria dei fenomeni, o un
loro ordinamento in un modello coerente, sarebbe fuori luogo [Ehrenwald,
1972].
Dal momento che questo lavoro si inserisce nel filone di studi, oggi
tanto fertile, che va sotto il nome di parapsicologia psicoanalitica, un
ulteriore presupposto sta nel fatto che si riconosca l' apporto della
psicoanalisi quale strumento conoscitivo scientificamente valido.
Dovrebbe essere una buona abitudine, in parapsicologia, esplicitare sin
dall' inizio il livello d' analisi di riferimento. Da un punto di vista
epistemologico, in questo lavoro seguirò un metodo in uso nella abituale
procedura clinico-psicologica [Perfetto, 1995]: l' interpretazione
psicoanalitica, in un confronto che parte dal piano comportamentale del
sintomo manifesto per giungere all' individuazione dei contenuti latenti
e inconsci; pervenendo, attraverso l' induzione, alla costruzione di un
modello generale, confrontato con le altre teorie, con i dati di
letteratura e con i risultati di ricerche sperimentali.
L' RSPK: PSICOCINESI SPONTANEA RICORRENTE
Il fenomeno parapsicologico oggetto del nostro studio è il poltergeist,
fenomeno sul quale possediamo una tale mole di documentazione storica
ma, anche scientifica, tale da garantirci la sua oggettiva realtà, <<noi
oggi possiamo dire che il Poltergeist è l' unico fenomeno spontaneo che
possiamo dare tranquillamente per accertato - storicamente e
scientificamente>> [Cassoli, 1994]. Poltergeist è una parola tedesca
composta dal verbo poltern che significa "fare chiasso, rumoreggiare", e
dal sostantivo geist cioè "spirito, fantasma". Prediligerei il termine
fantasma per la sua assonanza alla terminologia psicanalitica: fantasma
dell' animo umano. Fantasma, sempre associato al desiderio inconscio.
Poltergeist: fantasma chiassoso.
Nel gergo magico-spiritistico, col termine di poltergeist venivano
designate quelle entità, che Kardec chiamava "baronti", che si
caratterizzavano per il loro manifestarsi attraverso azioni deleterie.
Mentre gli spiriti che abitavano nelle case e nei castelli potevano
essere definiti "intelligenze inoffensive" assorbite nelle proprie
misteriose vicende personali, i poltergeist risultano essere all'
opposto entità negative, distruttive, maligne, astute.
Poltergeist si riferisce ad un insieme di manifestazioni paranormali che
hanno come scenario un luogo abitato. I fenomeni o, in un' ottica
parapsicopatologica, i sintomi con cui si manifesta possono essere:
improvvise cadute a terra d' oggetti, loro spostamenti o voli; lampade,
fornelli o radio che si accendono e si spengono da soli; suoni
percussivi: battiti e tonfi, rumori che si avvertono nei mobili o nei
muri; quadri che precipitano dalle pareti o che ruotano, squilli di
campanelli, bicchieri e piatti che vanno in frantumi, finestre e porte
che si aprono e si chiudono da sole, guasti all' impianto elettrico,
incendi, etc... il tutto, ovviamente, senza origine fisica accertata. E'
raro che episodi di poltergeist si protraggano oltre i due mesi.
Fenomeni di anomalie cinetiche di questo genere sono tutt' altro che
rare: da un' approfondita ed estesa indagine statistica compiuta da
Giulio Caratelli e Massimo Biondi risulta che in Italia si verifica una
media di tre casi ogni due anni e che nel mondo, ogni anno, si
presentano diverse decine di episodi di tipo poltergeist-infestazione [Biondi
e Caratelli, 1993]. Un interessante elemento osservato già dai primi
pionieri della ricerca psichica, è che questi fenomeni paiono prodursi
come se una mente intelligente li guidasse; una mente intelligente mossa
dalla rabbia, da una volontà di rivalsa, in preda ad un raptus furioso.
Fenomeni ed attributi che ricordano, secondo il lessico psichiatrico, le
reazioni pantoclastiche.
Oggi, in parapsicologia, questi eventi hanno perso la loro originaria
connotazione spiritistica per essere scientificamente inquadrati fra le
manifestazioni psi-cinetiche della mente umana, tant' è che si è
preferito sostituire lo scomodo vocabolo poltergeist con la più consona
denominazione di Psicocinesi Spontanea Ricorrente o RSPK, in inglese
Recurrent Spontaneous Psycho Kinesis.
L' RSPK, o poltergeist, è quindi un fenomeno paranormale che rientra
nella categoria della manifestazioni psicocinetiche (Macro-PK) e nulla
ha a che fare con spiriti di defunti o entità varie. Psico-cinesi:
parola che rinvia a due ordini di livello: il suffisso Psico si
riferisce al fatto che "motore" del fenomeno è la psiche, cosciente, sia
soprattutto sul piano della dinamica inconscia, e qui il campo di
indagine è tutto psicologico; mente Cinesi (dal greco kinèsis =
movimento) rinvia al dato oggettivo che all' interno di un sistema
fisico è avvenuto un cambiamento dello stato di quiete o di moto di un
oggetto senza l' intervento di una forza, o energia, nota, e questo è
dominio della fisica. Su questo doppio versante mente/materia si
inserisce il fenomeno RSPK che tanto interessa i parapsicologi, al punto
che il famoso Hans Bender affermò che lo studio del poltergeist
rappresenta la via regia per un' estesa conoscenza dell' uomo all'
interno della natura [Bender, 1974 in Roll, 1977]. Più semplicemente
credo che dalla comprensione psicologica dell' RSPK si possano far
derivare una serie di informazioni utili per una più ampia comprensione
delle fenomenologie paranormali nel loro complesso.
Nulla sappiamo sulla natura fisica dell' energia agente nell' RSPK. I
dottori Karger e Zicha, fisici dell' Istituto Max Plank di Monaco, gli
esperti che seguirono con spirito scientista il caso di poltergeist di
Rosenheim del 1967, studiato da Bender, constatarono che durante il
monitoraggio del fenomeno continuavano a venir registrate forti
escursioni elettriche, sebbene avessero eliminato sistematicamente ogni
possibile causa fisica ed avessero controllato il funzionamento di tutti
gli strumenti utilizzati. La loro perizia conclude dicendo che <<non è
possibile una descrizione dei fenomeni attraverso gli attuali principi
della fisica>> e attribuiscono i fatti ad una non meglio precisata
<<influenza meccanica senza causa apparente>> [Karger e Zicha , 1968 in
Roll, 1977 e in Bender 1972].
Qualcosa conosciamo invece del versante psicologico del fenomeno. Come
dicevamo prima sull' "intelligenza del poltergeist", apparve chiaro ai
primi ricercatori (tra i quali Podmore, Lang e Barret della S.P.R.) che
l' RSPK non fosse tanto legato al luogo o all' ambiente fisico, se così
fosse il fenomeno sarebbe invece di tipo infestatorio. L' RSPK è
piuttosto legato alla presenza di una persona, allontana la quale le
manifestazioni scompaiono per magari riprodursi nel luogo ove la stessa
si è trasferita [Biondi e Caratelli, 1993]. Pertanto l' RSPK si dice
orientato all' individuo. Proprio constatando questa "intelligenza"
dell' RSPK, questa non casualità delle manifestazioni, si è ritenuto che
il poltergeist non fosse provocato da movimenti tellurici, da fenomeni
bradisismici o di carattere idrogeologico [Inardi, 1973]. Così seguendo
la relazione di Karger e Zicha, sappiamo che <<si è riscontrata una
correlazione sorprendentemente esatta, ignota in fisica: le deflessioni
anomale si registrarono solo quando una certa impiegata, la signorina
Sch., si trova nelle immediate vicinanze. Poiché gli eventi avvengono
esclusivamente in presenza di un dato essere umano, si determina un caso
imprevisto in fisica>> [Karger e Zicha, 1968 in Moss, 1974]. Il soggetto
agente psicocineticamente sull' ambiente, in modo inconsapevole, è detto
focus, o agente focale, o soggetto focale del fenomeno.
Si osservò che tale agente focale era, nella maggioranza dei casi, un
adolescente, la cui età media era intorno ai 15 anni. Non solo, da
estese indagini medico-psicologiche risultò che il 79% di questi giovani
agenti focali accusavano disturbi mentali di più o meno grave entità [statistica
per il periodo 1950-74 in Roll, 1977]: in generale una psicodiagnosi
rilevava la presenza di conflitti psicologici intensi, a forte
connotazione affettiva di tipo aggressivo. Alan Owen scrisse, nel 1970,
che <<anche se non si può affermare con certezza che i fenomeni
poltergeist coincidano con il periodo della pubertà, pensiamo che si
scatenino non per effetto di un' energia fisiologica, ma a causa dell
tensione emotiva che può crearsi in questo delicato periodo della vita
di un individuo>>.
FODOR: L' ESPRESSIONE PSICOCINETICA DELL' AGGRESSIVITÀ
Lo psicoanalista ungherese Nandor Fodor scriveva, nel '48: il
poltergeist <<se lo si osserva non si può dubitare in alcun modo che
dietro di essi infurii una tempesta inconscia>>.
Fodor fu il primo a suggerire che il comportamento dei soggetti
induttori dell' RSPK poteva essere fatto risalire ad una
esteriorizzazione dei loro impulsi aggressivi repressi: <<Esso [l'
attività del poltergeist] è antisociale, dà sfogo ad un odio violento, è
causa di distruzione >>,aggiungendo che <<si tratta di repressioni
proiettate>> [Fodor, 1945].
Su questa linea interpretativa si è pervenuti a riscontrare la tonalità
emotiva che costantemente si cela dietro al fenomeno RSPK: l'
aggressività; tant' è che, come dato invariato ed acquisito dalla
ricerca parapsicologica, in ogni testo specializzato si può leggere che
il poltergeist è "causato" dall' aggressività, più o meno manifesta, di
una persona, generalmente in età adolescenziale, che scaricherebbe
questa sua rabbia in maniera psicocinetica e involontaria su uno
specifico individuo o sull' ambiente in generale. RSPK: aggressività
esteriorizzata tramite l' azione psicocinetica. Comunque, <<anche prima
dell' era della psicoanalisi, gli osservatori aveva notato che molti
fenomeni di poltergeist, come gli assalti con pietre, vasellame e cosi
via, sembravano rivelare un' ostilità latente verso qualche individuo.
In altri casi sembra chiaramente che i fenomeni stiano "perseguitando"
il presunto agente >> [Broughton, 1991].
Studi psicologici successivi hanno cercato di avvalorare queste
intuizioni di Fodor, senza però null' altro apportare di particolarmente
originale sul piano teorico.
Psicologi, psichiatri e parapsicologi che in prima persona si sono
occupati di casi di RSPK, spostando la loro attenzione dal fenomeno in
sé all' ambiente nel quale si presenta, hanno definito oppressivo e
limitante il clima psicologico nel quale l' agente focale vive.
Un dato statistico particolarmente interessante è quello riguardante il
fatto che almeno nel 41% dei casi i fenomeni RSPK compaiono in momenti
in cui erano avvenuti nella famiglia cambiamenti e/o problemi che
potevano avere influito sull' agente focale. William G. Roll ha
individuato i seguenti eventi ansiogeni connessi all' RSPK: l'
insorgenza del fenomeno compare quando la persona focale e la famiglia
si trasferiscono in un altro luogo, quando essa è ammalata o sottoposta
a insolite tensioni psicologiche, quando un genitore o un' altra persona
significativa sono lontane da casa, oppure l' RSPK comincia
immediatamente dopo la morte di un parente o di un amico [Roll, 1977].
In seguito a queste ed altre constatazioni Roll pervenne a conclusioni
che possiamo così riassumere: l' RSPK è collegato ad una persona focale,
generalmente giovanissima, i cui rapporti con la famiglia, o con un
familiare, o con qualcuno con cui è in continuo contatto, hanno trovato
particolari difficoltà assumendo un carattere patologico. Il poltergeist
è di norma associato a intime tensioni del soggetto, il quale
esprimerebbe attraverso la fenomenologia paranormale la sua aggressività
e ribellione.
A questo punto, approfondendo l' analisi, c'è da chiedersi da dove
provenga questa aggressività.
Senza necessariamente adottare una prospettiva patolocizzante, possiamo
affermare che l' RSPK si configura come una sindrome, ovvero un insieme
di sintomi che designano uno specifico stato patologico; idea condivisa
anche da William Roll [1972]. L' operazione necessaria consiste nel fare
di queste manifestazioni non dei sintomi psichiatrici, segni di sé
stessi, ma dei sintomi analitici, elementi simbolici metaforizzabili. E'
dunque pienamente condivisibile il pensiero di Enrico Marabini che parte
dal concetto che ogni evento paranormale s' iscrive all' interno di un
Sistema Fenomenico Paranormale, << questo perché i fenomeni psi
rappresentano la risultante finale, cioè l' effetto, di un complesso
processo interattivo che si realizza tra parti, o elementi, o unità di
sistemi diversi>>, aggiungendo che <<ogni rapporto interattivo realizza
nel soggetto un evento informativo; acquista cioè la connotazione di una
comunicazione significativa>>, inoltre, riguardo specificatamente il
poltergeist: << proprio in funzione della sua forte connotazione di
interazione sociale, ritengo che possa essere considerato un vero e
proprio evento di comunicazione non verbale ad estrinsecazione
extracorporea>> [Marabini, 1992 in AA.VV., 1992]. L' RSPK è la
conclusione di una evoluzione (o forse di una regressione): la
psicocinesi devastante del poltergeist si presenta come il sintomo di un
complesso processo psicologico, l' operazione analitica consisterà nell'
apporto di un senso, di una intelligibilità, mirando al movente
inconscio [Perfetto, 1995]. Fodor affermava chiaramente che << senza
scoprire il linguaggio cifrato del "poltergeist" non potremmo mai
comprenderlo>> [Fodor, 1945]. Ritengo che tutta la dinamica psicologica
che sottende ai fenomeni RSPK è magistralmente sintetizzata in queste
parole di Fodor che riferendosi al caso della signorina Whalen scriveva
<<la sua libido era sfuggita per vie collaterali e la sopraffaceva come
se si fosse trattata di un fantasma, consumando le sue forze vitali in
un vano tentativo di trasmettere un messaggio: allo stesso modo come, in
altri casi, avrebbe fatto un sintomo nevrotico sulla persona>> [Fodor,
1948].
Fu probabilmente proprio Nandor Fodor a dare impulso a quella
particolarissima materia scientifica a cui poi Rhine diede il nome di
parapsicopatologia, designando con essa lo studio delle turbe mentali
che si manifestano in modo paranormale. Fodor scrisse, nell'
introduzione al suo articolo sul caso della signora Forbes, che un
medium oppure, aggiungeremmo noi, un sensitivo o un qualunque soggetto
psicomiletico <<può produrre apprezzabili fenomeni psichici come un
nevrotico manifesta i suoi sintomi>> [Fodor, 1945; vedi anche AA.VV.,
1992].
Quindi, l' RSPK va inquadrato nell' ambiente nel quale si presenta. E'
da porre in primo piano il campo costituito dalle relazioni
interpersonali: l' agente focale risponde al clima psicologico che gli
sta attorno manifestando il proprio disagio attraverso una
particolarissima classe di sintomi, la psicocinesi, segni privi di
simbolizzazione per l' arcaicità dell' esteriorizzazione del pensiero.
Sulla questione della psicodinamica dell' RSPK Emilio Servadio scrive:
<< La psicoanalisi ha mostrato come i conflitti inconsci possano
assumere caratteristiche assai primitive ed estreme, lo stesso si può
ipotizzare nei riguardi dei conflitti, e delle energie che li
alimentano, relativi ai giovani in questione. L' enigma del Poltergeist
consiste per altro nella eccezionalità e paranormalità del manifestarsi
dei conflitti: i quali, in modi e per canali ignoti, danno luogo a
fenomeni parafisici nell' ambiente, anziché originare sintomi, o sogni>>
[Servadio, 1986].
La psicocinesi del poltergeist si presenta come il sintomo di un
complesso processo psicologico. Il sintomo ha carattere d' estraneità
rispetto al soggetto, l' operazione analitica consisterà nell' apporto
di un senso, o di una intelligibilità, mirando al movente inconscio.
Davide Gilletti così si esprime: <<Possiamo analizzare gli eventi
caratteristici del Poltergeist come simboli di una psiche allargata,
elementi di un sogno che si traduce nella realtà fisica circostante,
fuoriuscendo dalla mente del sognatore stesso. Così come gli elementi di
un sogno tessono la trama all' interno della quale l' inconscio si
esprime, allo stesso modi gli eventi paranormali possono essere
interpretatati>>; e sulla stessa linea ermeneutica Gilletti aggiunge che
<<partendo dall' ipotesi che ogni evento sia anche un "racconto", si
tratta di applicavi certe griglie interpretative ordinariamente
utilizzate per l' analisi semiologica è nostra ipotesi che tutto quanto
avviene nel campo di indagine della parapsicologia ubbidisca alle stesse
leggi che sono proprie della creazione onirica>> [Gilletti, 1988].
INDAGINI PSICOLOGICHE SUGLI AGENTI FOCALI
Possiamo citare a titolo esemplificativo l' esito psicodiagnostico del
tredicenne agente focale del poltergeist di Neudorf del 1952. Bender
scrive che l' esame << mise in evidenza una struttura della personalità
quale in seguito abbiamo ritrovato anche in altri giovani coinvolti in
casi di poltergeist: tensioni e conflitti non superati in rapporto con
la pubertà, forte frustrazione e aggressività tendente a scaricarsi in
maniera esplosiva >> [Bender, 1972]. Oppure a proposito del caso di
Brema del 1965, nel quale il focus era un garzone di un reparto di
porcellana di 14 anni, sempre Bender scrive: <<quando la tensione
conflittuale intrapsichica raggiungeva un alto grado di intensità, si
poteva addirittura prevedere che ci sarebbero state altre scariche
psicocinetiche >> [Bender, 1972], analogamente si esprime uno psicologo
che seguì un caso italiano di poltergeist: egli <<notò che la situazione
del soggetto [focale] era comunque matura per un' esplosione di tipo
psicologico e ritenne evidente una correlazione tra la massima tensione
psichica e la comparsa di fenomeni apparentemente paranormali>>
[Bononcini e Martelli, 1982].
Il caso di Miami, del 1966-67, studiato da Roll e Pratt, è piuttosto
famoso. In un negozio di chincaglierie si cominciò a manifestare la
tipica fenomenologia dell' RSPK. Nel magazzino lavoravano, oltre al
proprietario, due impiegati e un commesso di nome Julio. Julio, un
diciannovenne rifugiato cubano, fu individuato quale agente focale; fu
sottoposto dal dottor John Altrocchi, docente di psicologia medica e
professore associato di psicologia presso la Duke University, e dal
dottor Randall Harper a una serie di test psicologici che comprendevano
il Test di Rorschach, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory
(MMPI), il Thematic Apperception Test (TAT) e un test di associazione di
parole. Si riscontrò in Julio << segni evidenti di rabbia, ribellione,
senso di non riuscire a far parte dell' ambiente sociale, di non
ottenere quello di cui aveva bisogno (...). Aveva una vita molto ricca
di fantasia unita a emozioni instabili. Di queste le più notevoli si
rivelavano nei molti esempi di sentimenti e impulsi aggressivi che lo
disturbavano e sono per lui inaccettabili. Lui cerca di impedire la
diretta espressione di questi sentimenti; in realtà non solo non
controlla l' espressione di impulsi aggressivi che possono essere
fondamentalmente ... distruttivi, ma sente anche la necessità di
controllare impulsi di una natura piuttosto autoaffermativa che
aggressiva... Gran parte della sua fantasia deve essere sostanziata da
motivi aggressivi e dalle sue espressioni immaginarie, e spesso egli è
consapevole della sua rabbia>>. [Roll, 1972].
Come già accennato, spesso fenomeni di RSPK compaiono in concomitanza
con eventi emotivamente significativi per il soggetto focale. Poco prima
della manifestazione RSPK si acutizzarono alcune difficoltà in casa di
Julio, la matrigna gli aveva detto che voleva lui si trasferisse fuori
di casa. Inoltre Julio aveva nostalgia della madre e del nonno che erano
rimasti a Cuba. Gertrude Schmeidler, professoressa di psicologia alla
City University di New York, condusse anch'essa una serie di indagini
sulla personalità di Julio, rilevando che le sue risposte denotavano
tenerezza familiare nell' infanzia, educazione ad alti livelli morali,
senso di indegnità, di colpa e di reiezione, complessi di inferiorità,
sviluppo di tratti della personalità tendenti alla passività, tendenze
dissociate in relazione alle espressioni di aggressività. Comparve anche
dell' aggressività verso il padrone: <<Tale risentimento sarebbe stato
esercerbato da un padrone che veniva considerato come falso e
menzognero, e cioè come la figura di un padre che esige la virtù ma non
la merita per il suo basso livello morale. L' esprimersi delle tendenze
dissociate in forme aggressive, la reazione morale alle condizioni di
lavoro e la miseria del lavoro stesso, si sarebbero allora rivelate come
un' aggressione dissociata (poltergeist) contro le proprietà del
padrone, unità ad una acquiescenza esteriore alla richieste del
lavoro... La risposta al controllo parentale era l' immaginaria
realizzazione di un' aggressione o di un atteggiamento
passivo-aggressivo nel quale egli sembra capitolare, ma in qualche modo
indiretto riesce a mostrare resistenza ostile>> [Roll, 1972].
I disturbi di poltergeist sembrano molto spesso manifestare tensioni
familiari. Così per esempio nella storia TAT di un altro agente focale
<<il motivo era una ostilità fra padre e figlio. Le risposte Rorschach
presentavano immagini di missili, bombardamenti e di animali in lotta.
Tutta l' aggressività che faceva sorgere queste immagini non era sentita
dal soggetto come proveniente da se stesso ma come esistente nella
situazione esterna. Nella sua personalità vi era una barriera che
deviava le emozioni dirette contro i genitori così che egli era
inconsapevole della sua ostilità>> [Roll, 1972].
SISTEMA
In definitiva la ricerca psicologica nel campo del poltergeist non è
andata sostanzialmente molto oltre la psicologia di Fodor: si è girati
intorno all' ultimo termine: l' aggressività.
Studiando diversi resoconti di casi di RSPK particolarmente quella
ventina nella quale comparivano anche indagini psicologiche, ho avuto
sempre più la conferma che l' RSPK si configura non tanto come evento
paranormale a se stante, ma come un sistema dinamico di relazioni. Tale
punto di vista permette di inquadrare il poltergeist quale Sistema
Fenomenico Paranormale, considerando la manifestazione paranormale come
la risultante di un rapporto interattivo tra uno o più soggetti e l'
ambiente [Marabini, 1994]. I fenomeni psi, così come ogni altro
comportamento, le caratteristiche della personalità, i sintomi e le
difese assunte, sono l' espressione dell' interazione dell' individuo
col suo ambiente, una risposta a un rapporto interpersonale. Un tale
approccio sistemico risulterà utile ai fini di una psicoterapia dell'
RSPK.
Hans Bender ritenne che per produrre massicci fenomeni psicocinetici,
come quelli dell' RSPK, fosse << necessaria una situazione molto tesa
dal punto di vista affettivo e forse interazioni inconsce di parecchie
persone coinvolte >> [Bender, 1972]. L' RSPK si presenta essenzialmente
come una sociopatia: più che di una patologia individuale ci troviamo di
fronte ad un sistema familiare le cui relazioni sono psicologicamente
disturbate [Cassoli. 1994].
William Roll e John Altrocchi, nel loro studio sui poltergeist,
pervennero alla conclusione che <<le relazioni fra i membri della
famiglia erano significativamente più patologiche di quanto non fossero
i componenti delle singole personalità.... In generale gli incidenti di
poltergeist sembrano essere sintomi di relazioni interpersonali
patologiche piuttosto che di personalità individuali patologiche... Nel
caso di Julio, la sua forzata separazione dalla madre, l' avversione che
aveva per lui la matrigna e l' arrendevolezza del padre alla volontà di
lei devono avere prodotto tensioni inconsuete. Nel caso di Virginia
Campbell, studiato dal dott. Alan Owen vi era pure una recente storia di
separazioni familiari. Questo si verificò in proporzioni anche più vaste
nel caso di Heiner, il ragazzo di Brema studiato da Hans Bender.
Traumatiche relazioni interpersonali e familiari emersero anche in altri
due casi di cui mi sono occupato. Nell' uno il padre della persona
poltergeist aveva chiesto il divorzio dalla madre... Nell' altro vi era
stata una tragedia familiare traumatizzante...>> [Roll, 1972].
SISTEMI DUALI: CONFIGURAZIONI DESIDERIO - AGGRESSIVITÀ
La tesi che sostengo è che dietro alla manifestazione aggressiva dell'
RSPK si celi il desiderio. L' aggressività diviene comprensibile a
partire da un termine in apparente contrapposizione: il desiderio.
Seguendo la prospettata impostazione sistemica (l' agente focale
studiato all' interno di un sistema di relazioni da cui non è
separabile) osserviamo che "il contenitore" dell' RSPK è un rapporto
intercorrente fra due persone: da un lato abbiamo il soggetto agente
focale e dall' altro un individuo-oggetto focale. Tale rapporto duale,
ovvero tra i due elementi del sistema, si iscrive all' interno di una
complessa dialettica desiderio-aggressività.
Di questi sistemi, analizzando la letteratura, sono giunto ad
individuarne alcune configurazioni tipo, pervenendo a possibili
spiegazioni sulle cause latenti dell' aggressività nella psicocinesi
spontanea ricorrente.
DESIDERIO-FRUSTRAZIONE-AGGRESSIVITA' E REGRESSIONE
Gran parte degli studiosi, relativamente ad una possibile eziologia
dell' RSPK, tende ad indirizzarsi su due termini: frustrazione e
aggressività.
Emilio Servadio scrive che nei casi di poltergeist può esservi molto
spesso un' attivazione, a livello inconscio, dell' aggressività, specie
se nell' ambiente c' è una persona che, a torto o a ragione, viene
sentita come limitante o oppressiva [Servadio, 1986].
Dalle indagini compiute sui giovani agenti focali è emerso che l'
aggressività è associata ad una scarsa tolleranza alle frustrazioni.
Per non rimanere incastrati nel circolo vizioso dei significanti,
frustrazione e aggressività, è necessario precisarne il significato e
specificarne la loro psicodinamica.
Nel 1939 un gruppo di psicologi della Yale University pubblicarono un
interessante studio intitolato Frustrazione e aggressività [Dollard,
Miller, Dobb, Mowrer, Sears, 1939; vedi anche Mummendey, 1988] che diede
l' avvio a tutta una serie di ricerche sperimentali sul comportamento
aggressivo nell' ambito della psicologia delle relazioni sociali. Col
termine frustrazione gli autori intendono la condizione soggettiva che
sorge quando il raggiungimento di un fine incontra un ostacolo o, in
altri termini, la frustrazione è rappresentante d' un evento che
interferisce col comportamento diretto a una meta. L' aggressione è
invece un' azione comportamentale che ha lo scopo di danneggiare o
nuocere un altro individuo. Il legame fra questi due concetti è espresso
dalle seguente asserzione: la frustrazione conduce sempre a qualche
forma di aggressività e l' aggressività è sempre conseguenza della
frustrazione: la frustrazione è la causa dell' aggressività, che ne è l'
effetto. Un altro effetto della frustrazione consiste nella regressione
[Nuttin, 1968].
Ritornando al Sistema Fenomenico Paranormale in oggetto, l' RSPK,
possiamo ragionevolmente ritenere che il poltergeist è causato dal fatto
che qualcuno ha frustrato l' agente focale (o più in generale il
soggetto focale subisce le limitazioni imposte dall' ambiente), e quest'
ultimo reagisce a tali frustrazioni con intenti aggressivi espressi in
forma psicocinetica; così il processo si esaurirebbe in un meccanismo
behaviorista stimolo-reazione.
Una tale analisi può essere soddisfacente in prima approssimazione, ma
non rende pienamente ragione della ulteriore dinamica psichica che cela.
Per esempio, seguendo il modello, sorgono almeno un paio di quesiti:
qual' è, in generale, la meta a cui tende l' agente focale? E' possibile
che l' aggressività espressa dall' agente sia fine a se stessa?
Le analisi psicodinamiche dei parapsicologi sull' RSPK si fermano sempre
allo stadio della semplice registrazione di una espressione di
aggressività, ma difficilmente si coglie il fatto che quest' ultima è
solamente una formazione reattiva data dalla frustrazione di un
desiderio. La frustrazione sorge quando il soggetto focale si vede
rifiutare il soddisfacimento di una domanda pulsionale. In quest' ottica
l' RSPK è prodotto dal fatto che l' altro, la persona-oggetto focale,
frustra il desiderio del soggetto focale e da qui l' esteriorizzazione
dell' aggressività psicocinetica. La meta, spesso inconscia, se così
possiamo semplicemente definirla, del giovane agente focale dell' RSPK è
vitale: essere (riconosciuto) l' oggetto del desiderio dell' altro.
OLTRE LA PSICOLOGIA DELLA FRUSTRAZIONE: IL MANCATO RICONOSCIMENTO DEL
DESIDERIO
E' nostra ipotesi che l' aggressività psicocinetica del poltergeist sia
solo la reazione data da una frustrazione del desiderio, desiderio non
riconosciuto dall' altro.
Fodor, nonostante abbia maggiormente portato l' accento sulle emozioni
negative delle manifestazioni RSPK, accennò anche all' ipotesi che la
causa del poltergeist potesse essere attribuibile <<alla fuga di
tempestose energie sessuali>> dei soggetti che entravano nella pubertà
[Fodor, 1945].
Questa questione del desiderio, indipendentemente dall' economia dell'
agente focale, va precisata. Di fatti è il desiderio che poniamo all'
apice, quale causa prima, del processo che sta alla base della sindrome
RSPK.
Secondo Freud è il desiderio che mette in moto e da direzione all'
apparato psichico. Freud sul modello del sogno ha mostrato come il
desiderio sia reperibile anche nella formazione dei sintomi (formazioni
di compromesso)... e, come abbiam detto, l' RSPK si configura
parapsicopatologicamente come un complesso di sintomi.
Qualunque desiderio è desiderio di essere riconosciuto dall' altro e
desiderio di imporsi all' altro nella stessa maniera.
<<Lo stesso desiderio dell' uomo si costituisce sotto il segno della
mediazione, è il desiderio di far riconoscere il proprio desiderio. Esso
ha come oggetto un desiderio, quello d' altri, nel senso che l' uomo non
ha oggetto che si costituisca per il suo desiderio senza una mediazione
>> [Lacan, 1966]. Dialettica della coscienza del sé espressa
hegelianamente: << In breve, in nessun punto appare più chiaramente che
il desiderio dell' uomo trova un il suo senso nel desiderio dell' altro,
non tanto perché l' altro detenga le chiavi dell' oggetto desiderato,
quanto perché il suo primo oggetto è di essere riconosciuto dall'
altro>> [Lacan, 1966].
Ciò che l' uomo desidera è che l' altro lo desideri, essere ciò che all'
altro manca, essere causa del desiderio dell' altro. Nell' Edipo il
bambino aspira ad essere l' oggetto del desiderio della madre.
L' aggressività sorge in quanto vi è un mancato riconoscimento del
desiderio del soggetto da parte dell' altro.
<<La paura dell' insoddisfazione, e l' effettiva castrazione che ogni
esperienza desiderante implica, generano dei comportamenti tanto
aggressivi quanto di rifugio>> [Cariou, 1973].
<< L' aggressività deriva da una spinta istintuale naturale o da una
reazione di fronte all' impossibilità degli altri a soddisfare: cioè a
riconoscerci? ... Di fatto le due cose si implicano e si rinforzavano
reciprocamente>> [Cariou, 1973].
L' inserimento della categoria del desiderio all' interno del discorso
parapsicologico non è un' operazione particolarmente nuova, per esempio
già Ehrenward la introduce in particolare nell'analisi dei sogni ESP, ma
nel nostro Paese è da menzionare l' originale e lodevolissima opera
teoretica di Daniele Camoletto. Nella psicanalisi degli eventi psi
Camoletto introduce la categoria ermeneutica del desiderio: <<questo
desiderio inconscio viene considerato in modo deterministico ed
impiegato proprio dove si parla di caso... mettendo del senso nell'
insensatezza>> [Camoletto, 1996], pervenendo ad affermare (del tutto
indipendentemente e simultaneamente a me) che << possiamo supporre che i
fenomeni metapsichici sono legati ad una domanda di amore e
riconoscimento>>, o ancora: <<la metapsichica si occupa ugualmente della
proiezione attiva nel mondo materiale o percettivo di un desiderio
inconscio>> [Camoletto, 1995].
Il movente del mancato riconoscimento del desiderio da parte dell'
altro, con reattività aggressiva psicocinetica, è rinvenibile nel già
citato caso di Rosenheim, nel quale l' agente focale era un' impiegata
diciannovenne di nome Annemarie Sch. L' esame psicodiagnostico di
Annemarie Sch. rilevò: presenza di conflitti attuali, labilità psichica,
elevata eccitabilità di breve durata e una bassa tolleranza alle
frustrazioni [Bender, 1972]. Nella documentazione fornita da Bender
compare nel sistema duale un' autentico compiacimento del desiderio
dell' altro: << Fu analizzato il problema della motivazione [del
poltergeist]. Un esempio interessante è fornito dalle improvvise
rotazioni dei quadri. Prima di partire per un viaggio l' avvocato Adam
aveva detto in presenza della signorina Sch.: "Adesso manca soltanto che
i quadri si mettano a muoversi alle pareti !". Poco dopo si manifestò
questa variante! Il riferimento all' avvocato Adam risultò evidente
quando ... al suo ingresso nella stanza un quadro compì una rotazione,
obbedendo quasi ad una sorta di "ansia di realizzazione" psicocinetica
>> [Bender, 1972]. In questo caso compare chiaramente il fatto che la
giovane agente focale aveva investito il suo desiderio sul suo capo. Nel
racconto Bender accenna brevi annotazioni su questa dinamica, per
esempio: Annemarie << aveva fatto sua la battaglia dell' avvocato Adam,
che doveva difendersi dalle diffamazioni della stampa e anche di certi
ambienti della città di Rosenheim. Si diceva infatti che questi strani
fatti altro non erano che manipolazioni e imbrogli>> [Bender, 1972]. Di
fatto Bender giunge alla conclusione che i fenomeni di Rosenheim erano
dovuti allo costituirsi di uno specifica dinamica affettiva all' interno
del "campo psi" [Dèttore, 1986]: <<La specifica situazione creatasi
nello studio legale, in particolare l' interesse particolarmente intenso
dell' avvocato per i fenomeni, insieme al trasporto che la signorina
Sch. aveva per il suo principale, aveva creato il "campo affettivo" che
è sempre necessario per la manifestazione dei fenomeni psi>> [Bender,
1972].
L' AMBIVALENZA
La concezione freudiana dell' aggressività ha subito nel tempo una serie
di riformulazioni teoriche e tuttora questo tema presenta ancora
problemi d' inquadramento metapsicologico.
Freud dopo la svolta del 1920, con l' articolo Al di là del principio
del piacere, introduce il concetto di pulsione di morte, e da questo
punto di vista l' aggressività altro non sarebbe che la manifestazione
di una pulsione di morte rivolta all' esterno, la cui meta è la
distruzione dell' oggetto. Questa concezione dell' aggressività quale
"istinto primario" ha però sollevato una moltitudine di perplessità.
Nella clinica le condotte aggressive, più o meno coscienti, non sembrano
in realtà legate connesse con fini puramente distruttivi, ma appaiono in
qualche modo associate a qualcosa che è dell' ordine della sessualità e
del piacere.
La psicoanalisi ha messo in evidenza il gioco complesso dell'
aggressività nel suo impasto e disimpasto con la libido. Adler parlava
di Triebverscharankung, intreccio pulsionale, e di leghe pulsionali.
Freud addotta il termine di ambivalenza per indicare quelle situazioni
nelle quali il medesimo oggetto è al contempo investito sia dalla libido
che dalla pulsione aggressiva o, in altri termini, vi è una coesistenza
sullo stesso piano di amore e odio.
Nell' RSPK il soggetto focale, nella sua relazione oggettuale con l'
altro, instaura un investimento pulsionale che va nella doppia direzione
di un simultaneo sentimento di amore e odio. In questa configurazione,
l' RSPK è causato dal fatto che l' agente focale ha investito in modo
ambivalente l' individuo oggetto focale. Questa ipotesi è in accordo con
alcune opinioni espresse da Emilio Servadio quando scrive che data la
giovanissima età dell' agente focale << si suppone che nella predetta
età critica, si svolgano nell' inconscio del giovane protagonista
conflitti particolarmente intensi, inerenti all' attivarsi degli impulsi
sessuali e delle difese, o controcariche, relative >> [Servadio, 1986].
In parecchi casi di poltergeist <<è stato accertato che le
manifestazioni avevano a che fare con la "crisi puberale" di un ragazzo
o di una giovinetta, ed erano in qualche modo connesse con certi loro
conflitti inconsci, e con la relativa mobilitazione, altrimenti
inespressa, di potenti cariche sessuali ed aggressive >> [Servadio,
1963].
Per i suoi caratteri anomali e per la sua complessità abbiamo ritenuto
di inserire in questa categoria il caso di poltergeist di Milano del
1976 seguito dall' Avv. Luigi Occhipinti e dallo psicologo Angelo De
Micheli [Occhipinti, 1978]. Il caso evidenzia abbastanza bene il gioco
di impasto e disimpasto delle pulsioni aggressive e della libido di cui
abbiamo prima parlato.
In realtà, come vedremo, in questo come nei successivi altri casi
riportati, compaiono sovrapposizioni con alcune altre configurazioni.
Infatti mentre il modello psicodinamico sulla classificazione delle
eziologie della sindrome RSPK qui esposto presenta configurazioni tipo,
per così dire pure, sul campo si osservano frequentemente configurazioni
miste.
Lo scenario della manifestazione RSPK è una casa abitata da una coppia
di greci, entrambi ventisettenni: Enrica e Costantino. Enrica fa l'
impiegata presso il Consolato di Grecia, guadagna discretamente e
possiede un appartamento. Costantino è studente di architettura ed <<ha
in mente soltanto i viaggi, un desiderio irrefrenabile di vedere luoghi
lontani e la passione per oggetti di antiquariato>>. E' ospite di Enrica.
Aveva comprato da un rigattiere un vecchio cappello inglese dell' 800,
una bombetta, e in concomitanza con questo acquisto cominciano a
verificarsi una serie di manifestazioni poltergeist: spostamento di
oggetti, fenomeni di autocombustione e incendi, colpi e rumori vari,
fornelli a gas e apparecchi elettrici che si accendevano da soli, etc.
Gli esperti parapsicologi si misero a indagare nella vita dei due
giovani, cercando di comprendere eventuali loro problemi, specialmente
d' ordine sentimentale: <<le loro famiglie erano al corrente e d'
accordo sulla loro convivenza? Si, avrebbero anzi desiderato che si
sposassero. Enrica sarebbe stata disposta. Costantino un po' meno.
Litigavano spesso? Si. Specialmente in questi ultimi giorni, perché
Enrica era molto gelosa>>. Nel resoconto Occhipinti elenca una lunga
serie di eventi parafisici eccezionali soffermandosi su uno: la bombetta
si bruciò carbonizzandosi per autocombustione stando appoggiata su un
cartone da imballaggio, <<ma su questo cartone non vi era la minima
traccia né di bruciato, né di sporco di carbone: eppure, mentre tentavo
di afferrare il cappello con una pinza, erano caduti per terra frammenti
carbonizzati.... Che cosa poteva rappresentare quell' oggetto, che tutto
congiurava ad indicare come il "mezzo" attraverso il quale si scatenava
la misteriosa forza psichica causa dei fenomeni?>>. Le conclusioni di
Occhipinti sul caso furono che entrambi i giovani potevano essere all'
origine dei fenomeni <<data la coesistenza di sentimenti intensi, spesso
contrastanti, e date le loro caratteristiche psicologiche... Ciò
spiegherebbe l' imponenza e l' intensità del poltergeist... è fuori
dubbio, a mio avviso, che l' elemento scatenante almeno all' inizio, va
ricercato nella psiche di Costantino che a 27 anni non aveva forse
ancora trovato una maturità e un equilibrio psicologico, e che si
trovava combattuto tra l' affetto per Enrica, la comodità di una bella
sistemazione, con la possibilità di proseguire i suoi studi di
architettura, e la profonda ansia di evadere, di viaggiare... Sono
inoltre convinto che il cappello inglese abbia giocato un ruolo
determinante nell' insorgere e nel declinare dei fenomeni, anche se
solamente come elemento catalizzatore. Simbolicamente, esso
rappresentava per Costantino tutto il resto del mondo, al quale si
contrapponevano radicalmente Enrica e le comodità>> [Occhipinti, 1978].
Il dottor De Micheli attraverso colloqui con i due giovani e l' indagine
col test proiettivo di Rorschach pervenne a questi riscontri. Enrica
presentava un' affettività egocentrica e possessiva che riusciva
difficilmente a gestire e controllare, affettività disturbata da ansia e
un pronunciato senso di sicurezza derivata da una raggiunta indipendenza
economica che rinforzava il suo egocentrismo e possessività, <<l'
affetto nei confronti del ragazzo è morboso e assolutista, possessivo,
decisamente fuori dalla norma. Il giovane è per la ragazza un elemento
che la completa, parte di se stessa di cui vorrebbe disporre
incondizionatamente>>. <<La ragazza sembra non prendere coscienza delle
problematiche dell' altro>> evidenziando <<un conflitto inconscio di
vaste proporzioni>>. La domanda d' amore di Enrica era prepotentemente
assoluta e totalizzante, per cui è possibile che la bombetta
rappresentasse per lei un oggetto frustrante aggressivamente investito,
quale simbolo degli investimenti libidici e degli interessi che
Costantino non rivolgeva a lei, con conseguenti ansie di perdita; o,
come dice anche Piero Cassoli, il cappello <<era in quel giorno il
simbolo delle aspirazioni del giovane: desiderio del giovane di viaggi
in terre lontane, attrazione per l' antiquariato, aspirazioni che lo
portavano a posizioni molto distanti da quelle della ragazza, che voleva
soprattutto sposarsi>> [Cassoli, 1990]. Dall'altra parte Costantino è
tutto compreso nella sua indecisione e ambivalenza affettiva, la sua
valutazione psicodiagnostica rileva essere una personalità decisamente
insicura, <<esprime un perenne senso di insoddisfazione e di instabilità...
l' affettività è profondamente contraddittoria... una personalità
difficile, in particolare sul piano dei rapporti interpersonali... l'
instabilità affettiva lo porta ad un desiderio di abbandono e di
solitudine che si realizza con viaggi all' estero; manifestazione
tangibile di questa sua ricerca di interessi... necessità di un appoggio
e pertanto della sua insicurezza. Le difficoltà economiche limitano la
possibilità di realizzazione di queste aspirazioni>>. L' RSPK quindi può
avere avuto per lui, lungo il versante aggressivo della sua profonda
ambivalenza, la funzione di ribellarsi alla possessività affettiva di
Enrica o, come dice Sergio Conti, quella casa era divenuto uno stimolo
frustrante per Costantino, simbolo di tutti i condizionamenti e delle
limitazioni a cui inconsciamente si ribellava [Conti, 1990]. Questo caso
ci appare uno di quelli rari in cui sono presenti due agenti focali:
focus non sono tanto i singoli membri del sistema, "esplosivamente
poltergeist" è la loro relazione: <<il rapporto di vita in comune di
questi giovani>> è retto da <<situazioni di tensione non risolte
verbalmente, di scontro e di conflitto>> [De Micheli 1978, in Occhipinti,
1978].
Fra i casi di RSPK che possiamo classificare come eziologicamente
collegato a degli investimenti di tipo ambivalente vi è quello studiato
da Anna Maria Bononcini e Aldo Martelli, poltergeist che ebbe quale
agente focale un ragazzo quindicenne.
In questo, come nei successivi altri casi riportati, compaiono delle
sovrapposizioni con alcune altre configurazioni. Ci tengo a sottolineare
che il presente modello psicodinamico sulla classificazione della
sindrome RSPK illustra delle configurazioni prototipiche,
inevitabilmente nella realtà si osservano frequentemente delle
configurazioni miste.
<<Il ragazzo (che indicheremo con A.B.) all' età di due anni circa fu
con altri fratellini abbandonato dai veri genitori, che tennero con se
solo uno dei figli, ed affidato ad un istituto dove rimase per circa
sette anni. Possiamo ipotizzare che per lui sia stato uno shock l'
abbandono dei genitori e la preferenza data al fratello rimasto in
famiglia e che un secondo trauma sia stata la separazione dall' altro
fratello inizialmente ricoverato con lui perché questi gli fu di nuovo
preferito, essendo stato adottato molto prima di lui dalla stessa
assistente che li curava. Quando fu adottato a sua volta da una coppia
di mezz' età, i signori C., il ragazzo, a nove anni, presentava grossi
problemi psicologici)>>. Nella casa adottiva c' erano anche i due
nipotini dei signori C., A.B. manifestò nei loro confronti gelosia
tramutatasi in un vero e proprio odio. Prima del manifestarsi del RSPK,
A.B. fu seguito da uno psicologo, il quale riferisce che il ragazzo
aveva sicuramente problemi psicologici di natura affettiva ed era molto
inibito ed insicuro. Inoltre il ragazzo manifestava comportamenti
ribelli e di rifiuto. Dai colloqui con questo psicologo, postumi al
poltergeist, emerse che A.B. si sentiva rifiutato dall' ambiente che lo
circondava; questi vissuti di frustrazione avevano anche una base di
realtà: una parente confidò agli autori che la notte di natale A.B. fu
lasciato senza regali, a differenza dei due nipotini, e mandato a casa
sua dalla madre desiderosa di tranquillità. Nel soggetto focale <<erano
presenti conflitti di carattere sessuale (tipici dell' età, ma
esasperati dalla emarginazione e dalla mancanza di rapporti
interpersonali, soprattutto con le ragazze), l' aggressività era
introiettata e solo raramente aveva libero sfogo. I problemi di A.B.
erano comunque centrati sull' ambiente familiare, sulla tensione
psichica cui era sottoposto con discussioni, rimproveri>>, tensioni che
si esternavano in violenti scoppi d' ira. <<Nei confronti della madre
esisteva evidentemente un reciproco rapporto di odio-amore. La zia del
ragazzo ci disse che questi fingeva di essere sempre stato figlio dei
signori C. e ricordava alla "madre" il tempo in cui era stato nel suo
ventre e successivamente ella lo fasciava, chiedendole i particolari.
Costei lo assecondava in tutto ciò . Dopo l' incendio dell' appartamento
dei signori C., i parenti ci dissero che la madre, evidentemente molto
scossa, una sera aveva dato un coltello al ragazzo gridandogli di
ucciderla per farla finita>>. L' indagine psicodiagnostica del caso si
concentrò sui <<complessi rapporti tra A.B. e la madre che è personaggio
carico di ambivalenza nei confronti del figlio e del poltergeist
stesso>>, dall' esame della madre <<traspare una notevole ambiguità.
Riguardo ai fenomeni essa sembra temerli e desiderarli ad un tempo.
Riteniamo che, essa ne favorisca il verificarsi in quanto oggetto di
amore per A.B. (e quindi da accontentare) che come bersaglio dei suoi
impulsi aggressivi>> [Bononcini e Martelli, 1982].
Dei vissuti di perdita, e angosce di separazione, possono essere sorte
nel giovane dalla consapevolezza che i signori C. intendevano
riaffidarlo a qualche istituto, perché ritenuto dal padre responsabile,
seppur inconsapevole, dell' RSPK, inoltre la madre gli rinfacciava
aspramente d' essere un buono a nulla.
L' ANGOSCIA DI SEPARAZIONE
Alla base di moltissimi poltergeist vi si ritrova come movente psichico
l' angoscia di separazione o di perdita, esperita dal soggetto focale
come vissuto abbandonico [Perfetto, 1995].
Per illustrare questa configurazione mi servo di un caso esemplare,
quello studiato dalla psicologa Chiara Brillanti insieme ad una équipe
del Centro Studi Parapsicologici di Bologna. [Brillanti, 1991]. L' RSPK,
avvenuto nel 1990 in un paesino del trevigiano, coinvolse una famiglia
formata dai genitori, dal figlio maggiore Carlo e dal fratello
quindicenne Alberto. Il fenomeno ha inizio immediatamente dopo la
partenza del figlio maggiore per la leva militare. L' agente focale,
immediatamente individuato, è Alberto, <<ragazzo difficile, molto
sensibile e introverso>>, sottoposto a un prolungato periodo di tensioni
che si esprimevano in crisi nervose. Dai vari colloqui emerse quanto per
Alberto fosse essenziale la figura del fratello maggiore, tanto amato ed
ammirato: era Carlo che di fatto lo guidava, lo proteggeva, lo seguiva
negli studi. Il giorno in cui Carlo doveva presentarsi alla visita
medica per il servizio militare, Alberto cercò di nascondere la
cartolina precetto; <<Alberto aveva subito un grosso shock psicologico
per la partenza del fratello che, sicuramente, aveva creato fragilità e
insicurezza nella sua sfera psichica>>. I fenomeni non si sono più
ripresentati dal giorno in cui Alberto ha saputo del ritorno a casa del
fratello, ritorno favorito dal subbuglio che avevano provocato le
manifestazioni psi-cinetiche. Appare chiarissimo in questo caso che l'
origine psichica dell' RSPK è da far coincidere con la separazione
forzata di questi due fratelli, vissuto di perdita non tollerato dall'
economia psichica di Alberto. Inoltre tale vissuto abbandonico fu
doppiato dall' atteggiamento della madre che nell' acme del poltergeist
<<in preda allo sconforto e alla disperazione, caccia addirittura
Alberto di casa ingiungendogli di non ritornare più. Il ragazzo ritorna
in casa Airaldi [i vicini] con la tremenda consapevolezza che i suoi non
lo vogliono più con loro>> [Brillanti, 1991].
L' angoscia di separazione, o di perdita, sembra anche essere alla base
di molti fenomeni di psicocinesi spontanea [Piccinini, 1980]..
Tipicamente l' agente dei fenomeni psicocinetici inconsciamente
percepisce extrasensorialmente che una persona alla quale è legata da
vincoli affettivi sta attraversando una situazione di grave percolo. A
titolo esemplificativo citiamo un caso raccolto da Graziella Piccinini:
<<Mio padre era ricoverato in ospedale per un incidente avuto dieci
giorni prima. Ero in casa da sola. Ero appena entrata in soggiorno
quando vidi cadere un quadro, di circa 80 per 50 cm., che raffigurava la
vecchia casa paterna. Il quadro era appeso con due chiodi. Cinque minuti
dopo mi telefonarono dall' ospedale per dirmi che mio padre si era
improvvisamente aggravato ed era moribondo. Avvisai mio fratello e mia
cognata ... e andammo di corsa all' ospedale. Arrivammo che c' era il
prete per l' estrema unzione. Poi per fortuna il papà si riprese e non
morì >> [Piccinini, 1980].
IL MECCANISMO DELLA PERSECUZIONE PARANOICA E LA PSICOSI
Secondo lo schema freudiano, nel delirio di persecuzione <<la persona
agognata diventa il persecutore e il contenuto della fantasia di
desiderio diventa il contenuto della persecuzione>> [Freud, 1911].
Ciò che appare di preferenza nel delirio è l' esaudimento di desideri,
inconsci.
Per difendersi dall' amore lo psicotico non ha altro mezzo che spostare
la persona e distruggere l' amore stesso convertendolo in odio, l'
emozione, infatti, lo implicherebbe in un a relazione col desiderio
dell' altro di cui sente tutta la carica mortifera.
Abbiamo già detto che l' RSPK ricorda molto le reazioni pantoclastiche
degli psicotici, oppure anche i passaggi all' atto. Già Fodor considerò
il poltergeist una manifestazione a strutturazione psicotica,
sottolineando la natura persecutoria delle manifestazioni [Fodor, 1945],
egli scrive: << Io le considero quali manifestazioni (...) di un grave
disturbo mentale di tipo schizofrenico, e non come il prodotto di
alcunché di "soprannaturale". Mi sono convinto che tali manifestazioni
possono essere capite soltanto nei termini della psicologia dinamica,
fondata dalle scoperte di Freud>>. [Fodor, 1948].
Nell' atto psicocinetico c' è la perdita del simbolo. L' RSPK è un
passaggio all' atto psicocinetico senza la mediazione simbolica del
pensiero o della parola; <<negli agenti esaminati da Roll è emerso un
fattore costante. Gli agenti di poltergeist hanno normalmente scarsa
attitudine all' espressione verbale>> [Rogo, 1974]; emozioni arcaiche
che non si articolano nella parola, che non hanno una ricaduta
eleborativa superiore, meccanismo, questo, non molto diverso dalla
telepatia. Anche la telepatia è regressivamente psicotica dal momento
che desimbolizza la parola per veicolare comunicazioni arcaiche di
rappresentazione/affetto o immagine/emozione. In questo senso l' RSPK è
un' apertura psicotica, tanto regressiva da escludere l' ordine del
simbolico. L' RSPK funziona sul registro dell' onnipotenza dell' azione,
tanto quanto dell' onnipotenza del pensiero.
Già Camoletto individuò le proiezioni persecutorie e paranoiche che
stanno dietro al poltergeist: <<anche questi fenomeni giungono sempre
dall' Altro: le pietre non partono dall' agente, ma gli arrivano dall'
esterno in modo persecutorio, per lui o per i suoi familiari>>, nel
poltergeist <<possiamo anche parlare di stato conflittuale e l' intento
persecutorio, se è presente, soddisfa e punisce al contempo il desiderio
ostile che non può essere cosciente al momento della sua realizzazione
psicocinetica>> [Camoletto, 1995].
Accenniamo al fatto che addirittura nella stessa biografia di Schreber
sono riportati piccoli eventi parafisici: <<Schreber lamenta un'
insonnia, e descrive dei piccoli fatterelli, sui quali temo che non ci
sia mai soffermati: degli scricchiolii nella parete della sua camera da
letto, rumori disturbanti che gli impedivano di addormentarsi. Raps
dunque, e dal contesto si deduce che la moglie doveva condividerne l'
ascolto>> [Schreber, 1903 in Camoletto, 1995]. Allucinazioni di uno
psicotico o psicocinesi involontaria di un noto magistrato?
Rileggeremo il noto caso, analizzato da Fodor, della signora Forbes alla
luce di quest punto di vista [Fodor, 1945]. Abbiamo già detto che per
Fodor il poltergeist è una manifestazione che si iscrive all' interno
dei disturbi psicotici. Vari elementi che emergono dallo studio di
questo caso fanno pensare che alla base della struttura psichica del
soggetto focale, la signora Forbes appunto, vi siano elementi paranoidi.
Nella casa dei signori Forbes a partire dal febbraio del 1938, si
manifestarono i tipici eventi dell' RSPK: esplosione e cadute di tazzine
e bicchieri, spostamento nell' aria di uova, tappeti, tegami e altri
oggetti. Fodor individuò immediatamente quale persona focale del
poltergeist la signora Forbes che giudicò essere <<vittima di una grave
dissociazione mentale>>, stimando che il fenomeno avesse origine in
gravi conflitti inconsci presenti nella donna. Iniziò una prima indagine
anamnestica dalla quale emerse che la donna si era sposata precocemente,
a diciassette anni, senza alcuna educazione sessuale, e che tre anni
prima del poltergeist aveva <<tentato di colpire suo marito alla schiena
con uno scalpello, scappando in strada in vestaglia e gridando: all'
assassino, al fuoco! Tutto questo indicava una repressa aggressività
verso il marito>>. Più avanti Fodor scopre l' esistenza di una dinamica
aggressiva, parlando di questa proiezione sul marito, al limite dell'
intento omicida.
La personalità patologica della signora Forbes si era strutturata a
partire da traumi e aggressioni sessuali avvenuti nella prima infanzia
[Caratelli, 1993]. Il carattere distruttivo e persecutorio di gran parte
della fenomenologia RSPK si poteva far risalire a conflitti inconsci
irrisolti, a uno stato di estrema tensione psichica e ad aggressività
verso il marito. Altre manifestazioni, come la produzione di fenomeni
olfattivi paranormali, <<nonché la maggioranza degli apporti, per Fodor
erano influenzate, determinate da motivazioni e desideri inconsapevoli,
delle quali rappresentavano una deviazione e un' espressione simbolica>>
[Caratelli, 1993].
Nandor Fodor scrive che divenne <<evidente che la Signora Forbes
soffriva di un grave stato di dissociazione>>. Questo e altri aspetti
della psicosi sono evidenti nel seguente stralcio di un colloquio nel
quale la donna dice: <<Qualche volta sento di non essere qui, di non
essere realmente viva. Sento come se fossi morta... Mi sembra come se
un' altra persona avesse possesso del mio corpo. Mi si dicono spesso
cose, credendo che io le sappia, mentre non le so. Dicevo spesso a mio
marito, dopo la mia operazione ai reni, che non era realmente qui, che
ero morta e lui non lo sapeva, che non poteva realmente udirmi.. Quando
cammino spesso mi sento al di sopra del terreno, mi sento galleggiare.
Sogno spesso di essere in una grande stanza piena di bare... Io cerco di
destarmi e di ritornare nel mio corpo, ma non posso>>. Immediatamente
dopo Fodor afferma: questa <<confessione fa pensare ad un incipiente
schizofrenia della paziente>>. I sintomi psicotici sono abbastanza
evidenti: vissuti di derealizzazione, alterazione dello schema corporeo,
depersonalizzazione, allucinazioni uditive... Gli aspetti paranoidi sono
ancora più chiari in queste parole di Fodor: vi si delinea la
fantasmatica immagine del persecutore: <<Odiava suo marito per un'
azione di cui egli era del tutto innocente, ed essa non sapeva di
odiarlo. Nella sua prima notte di matrimonio essa gridava ... ed ebbe
uno svenimento. Il suo rapporto sessuale riattivò il suo dramma di
stupro, e nella confusione mentale risultante dalla mobilitazione dei
vaghi orrori, del passato, essa identificò suo marito col suo primo
assaltatore e ne fece l' oggetto dei suoi sentimenti di vendetta>>
[Fodor, 1945].
Fodor studiò anche un altro caso di poltergeist, quello della signorina
Whalen, ed anche in questo caso parlò oltre che di conflitti e
frustrazione, anche di <<regressione schizofrenica... i fenomeni intorno
a lei venivano ad inserirsi nella categoria di quelli schizoidi>>
[Fodor, 1948].
Marianna Bolko riporta un insolito caso tedesco [Bolko, in AA.VV.,
1992]. Una famiglia costituita da sei persone riferirono di percepire
pizzichii, crampi e dolori di vario genere alle gambe. Possiamo
parapsicologicamente considerare questo fenomeno quale l' emergenza di
un' azione psicocinetica coinvolgente vie somatiche. Il probabile agente
fu la madre, diagnosticabile come paranoica: <<Il delirio della signora
era legato alla famiglia che abitava nell' appartamento soprastante.
All' inizio si trattò solo di sospetti che ben presto si trasformarono
nella sicurezza che gli abitanti dell' appartamento mandavano radiazioni
elettriche nella loro casa durante la notte. Queste radiazioni erano
responsabili dei dolori che provava di notte alle gambe>>. Il marito
vedeva inspiegabili movimenti degli indicatori di elettricità. Nell'
abitazione vi erano i due figli <<dei quali il primo con un legame molto
stretto con la madre, tanto che il desiderio di andare a vivere da solo
fece precipitare il vissuto delirante della madre>>. Naturalmente gli
psichiatri ricondussero tutti i fatti a sindromi psicotiche, sulla
scorta della macchina influenzatrice del Tausk. E' difficile dire se il
caso dovesse essere di competenza del parapsicologo o dello psichiatra,
o d' entrambi. Chi lavora con pazienti psichiatrici conosce bene il
fatto che "eventi paranormali" costituiscono un tema ricorrente nei
discorsi deliranti. Ma questo caso è rilevante per il fatto che ben sei
persone, tra cui una psicologa imparentata con uno dei figli della
signora, riferirono tali accadimenti paranormali.
IL SISTEMA A CONFIGURAZIONE TRIANGOLARE
Finora abbiamo visto nel campo dell' RSPK l' interazione fra un agente
focale e un oggetto-l' altro: configurazioni duali. Nella mia rilettura
della casistica sul poltergeist ho però anche osservato una diversa
configurazione del sistema interpsichico, ove gli attori possono
raffigurarsi disposti ai vertici di un triangolo. Generalmente il
soggetto è una famiglia: una madre, un padre e il figlio, che di solito
è in fase pre-adolescenziale. Non è importante che nella realtà esistano
veramente tali persone rappresentanti la tipica famiglia nucleare, ciò
che è essenziale è la posizione simbolica che assumono nella
triangolazione. Infatti intendiamo con essi precise posizioni simboliche
rispetto al soggetto, così ad esempio la figura paterna può essere
assunta da un fratello allo stesso modo come una zia può assumere un'
imago materna. Stiamo ovviamente riferendoci alla triangolazione di tipo
edipico. Tale triangolo si configura a partire dalla dialettica del
desiderio assunta dal soggetto focale, designato come figlio, che ha
ruolo attivo nei confronti della Madre, verso la quale va il suo
desiderio, aspira a esserne causa e oggetto. A tale domanda si oppone il
Padre che interdice tale godimento. E' essenziale la presenza nel
sistema delle reciproche relazioni delle figure simboliche: così non è
essenziale che l' agente focale dell' RSPK sia cronologicamente alle
prese con il suo complesso edipico, allo stesso modo la figura parentale
del padre potrà essere assunta da chiunque eserciti una fantasmatica
interdizione-castrazione, cosi come l' imago materna può essere assunta
dall' altro, quale oggetto del desiderio.
L' emergere di una tale psicodinamica alla cui base sta una tale
configurazione edipico-triangolare non è nuova nella teoresi
parapsicologica, già Marie Coleman parlò, nel 1958, di un "triangolo
paranormale".
Alla base di molti poltergeist vi sono sistemi di relazione che
riproducono una configurazione tipicamente edipica.
Un chiarissimo esempio di RSPK alla cui base vi è una dinamica edipica è
il caso di poltergeist di Roma del 1975, brillantemente studiato, e
"curato", da Giorgio Salvadori [Salvadori, 1975 e 1977] con la
supervisione di Emilio Servadio [Caratelli. 1993]. L' RSPK si presenta
in una agiata famiglia romana costituita da: padre, medico, che seppur
ginecologo non ha mai affrontato con i figli problemi di carattere
sessuale creando, nel contesto familiare, <<dei tabù sui quali non si
ammette in alcun modo di parlare>>; madre, donna dal carattere dominante
che tiene i figli sotto un costante controllo, <<non si rende conto che
sono cresciuti e li considera ancora come bambini piccoli>>; figlio
maggiore che <<è un po' il "cocco" della mamma, che non riesce a
nascondere il suo compiacimento e la sua predilezione per lui>>, ed
infine Federico, il quindicenne agente focale, che a causa delle
difficoltà nello studio ha sempre avuto bisogno di aiuti esterni, cosa
che gli viene spesso rinfacciata dalla madre, la quale <<fa continui
paragoni col fratello maggiore,... questa difficoltà è più una mancanza
di voglia (ribellione) che una vera difficoltà>>. Federico <<chiede
pochi soldi al padre, che non glieli nega mai>>, <<frequentemente,
quando il padre dorme in clinica, egli ottiene il permesso di dormire
nel letto con la madre, cosa che fa piacere ad entrambi, e che non
avviene più per il fratello maggiore>>, <<dando così una emblematica
soddisfazione alla sua non ancora superata situazione edipica>>. Dai
colloqui di Salvadori con la famiglia, nei quali traspariva l'
invasività materna, si era <<constatato che tutti erano convinti che la
causa dei fenomeni avvenuti era da localizzarsi in Federico. Il primo ad
esserne convinto era lui, e ne era piuttosto preoccupato, come se le
cose stessero andando oltre l' accettabile (cioè il desiderato) e gli
sfuggissero di mano>>. A questo punto, dopo aver studiato la dinamica
degli eventi, Salvadori interviene con una sorta di consulenza
psicanalitica familiare: <<Quando ho enunciato che la causa di tutto,
più che in Federico, ritenevo fosse nel comportamento degli altri membri
della famiglia nei suoi riguardi, ho destato la più ampia meraviglia. Ho
allora spiegato che il disinteresse del padre nel campo educativo, aveva
certo fatto nascere nel figlio un complesso di abbandono, che aveva
fatto insorgere in lui il bisogno di richiamare su di sé l' attenzione
degli altri. Che l' esagerato amore materno, quasi soffocante, lo aveva
fatto restare ad uno stadio arretrato del suo sviluppo affettivo con le
conseguenti manifestazioni ... del desiderio di dormire nel letto della
madre (complesso edipico non ancora risolto), e col desiderio inconscio
di dimostrare invece i suoi poteri eccezionali, anche in confronto alle
migliori capacità di studio del fratello maggiore>>. L' RSPK <<si era
risolto in una forma di ribellione aggressiva che aveva raggiunto lo
scopo desiderato>> cioè quello di portare a soluzione i conflitti
inconsci di Federico. Salvadori analizzerà anche due sogni ricorrenti
del soggetto focale. Il primo: <<Mi sembra di cadere dentro un pozzo
buio e non raggiungere mai il fondo, sul quale so esserci un lupo feroce
che certo mi aggredirà. La cosa strana è che non ho paura della caduta,
che non ha nulla di angoscioso, ma molta del lupo che mi azzannerà>>. Il
secondo sogno: <<Mi sembra di percorrere una strada lunghissima e
diritta, fiancheggiata da case continue, senza traverse, con un cielo
plumbeo che la chiude in alto e la rende buia. In fondo alla strada vedo
la Basilica di San Pietro>>. Seguono le associazioni del soggetto sul
significante San Pietro: <<il Papa... massima autorità infallibile>>.
Salvadori, rigorosamente freudiano, interpreta: <<Questi due sogni, pur
diversi nel loro significato manifesto, si assomigliano nel loro
significato profondo. Infatti appare in essi il desiderio di penetrare e
percorrere un condotto lungo e oscuro, manifestazione che, pur passata
al vaglio della censura, dimostra il desiderio di un rapporto sessuale.
Questo rapporto viene però inibito dal divieto paterno rappresentato dal
lupo che minaccia di azzannarlo (paura della castrazione) o dalla
semplice visione del padre quale massima indiscussa autorità su di lui.
Anche da questi sogni appare in Federico una componente erotica
importante, che si tramuta in una forte aggressività, come spesso
succede quando la fase edipica non è bene superata e risolta,
aggressività rivolta contro la figura del padre... Nel caso di Federico
questa aggressività si esplica attraverso mezzi paranormali che
acquistano anche un significato di affermazione narcisistica nei
riguardi del fratello maggiore che gode la stima del padre e della
madre>>. L' intervento psicologico di Salvadori consisterà nel
promuovere in Federico un' indipendenza affettiva dalla coppia
genitoriale, il cui esito sarà l' estinzione dell' RSPK [Salvadori, 1975
e 1977].
Un tale sistema a configurazione triangolare è ad esempio quello che si
può ritrovare in un caso di RSPK avvenuto a Milano nel 1989, studiato da
una équipe di medici [Gagliardi, Garzia, D' Ambrosio, Margnelli e
Fattore, 1990]. L' undicenne agente focale, M. G., fu sottoposto,
insieme ai genitori, ad accurati ed approfonditi esami psicodiagnostici
e psicofisiologici. Riportiamo qui di seguito alcuni stralci della
relazione presentata sul caso. Si osserverà che la psicodinamica
aggressiva dell' RSPK è connessa alla domanda di riconoscimento
affettivo che M. G. rivolge alla madre, attraverso quello che gli autori
individuano come la ricerca di un' identificazione positiva. L' esame
psicologico dell' agente focale evidenzia la presenza di un disturbo
ossessivo-compulsivo, forte aggressività verso i genitori, scarso
rapporto con la realtà e rifugio nel proprio mondo fantastico interno,
inoltre il soggetto << vive la coppia genitoriale in modo idealizzato:
papà e mamma li vorrebbe disponibili ma li sente lontani>>. Per quanto
riguarda l' ambiente familiare sono presenti: forte tensione
interpersonale, ménage familiare fortemente compromesso e frammentario e
l' anamnesi mette in risalto fallimenti individuali, dell' attività
lavorativa individuale, della vita familiare e sentimentale delle figure
parentali. <<Durante i colloqui emergerà anche che il ragazzo, non
identificandosi con un padre scarsamente presente, cercherà nella madre
un' identificazione, indossando i suoi vestiti, collezionando una serie
di profumi, prediligendo tinte pastello. C'è una chiara richiesta
rivolta alla madre di essere contenuto, le richieste alla madre sono
forti, la mamma gli deve solo cose buone, solo così può crescere, ed
ecco che mima i suoi atteggiamenti: uso dei profumi, dei vestiti, ma non
per essere gay, solo per un' identificazione; la madre è pertanto
sopraffatta da queste richieste>>. In M. G. si evidenziarono chiare
ritorsioni specialmente contro il padre, <<nel corso dell' anamnesi M.
G. aveva rivelato paura di un padre violento nei suoi sbalzi d' umore ed
inesistente per una identificazione>> [Gagliardi, Garzia, D' Ambrosio,
Margnelli e Fattori, 1990].
In questa configurazione edipico-triangolare è classificabile anche il
caso della famiglia Lemerle: RSPK seguito psicoterapicamente da Djohar
Si Ahmed [Si Ahmed, 1990]. In questa vicenda di poltergeist << ci
troviamo davanti a un groviglio confuso di affetti e pulsioni >> retti
dal desiderio edipico, e a tensioni psichiche familiari <<non elaborate
a causa dell' intensità degli affetti in gioco>>. L' agente focale è il
figlio maggiore dei Lemerle: Sebastien di 12 anni. La patologia
familiare si struttura sul rapporto tra il ragazzo e la madre. Quest'
ultima si palesa essere una donna molto depressa, con una vita sessuale
inesistente, che <<da sfogo al suo sentimento, alle sue angosce e alle
sue preoccupazioni d' ogni specie su Sebastien che si sente depositario
e responsabile di questo enorme carico che la madre gli affida>>,
<<atteggiamento della madre che fa di lui un confidente, un compagno, un
sostituto del padre>>. Il padre, una figura sostanzialmente inesistente
e passiva, è descritto nel suo <<stato di uomo castrato>>, disturbato
dai rumori del poltergeist che gli impedivano di dormire la notte e che
lo obbligavano a lasciare il letto coniugale per fare il giro della casa
alla ricerca della sorgente del fracasso. Poi c'è la sorellina di 9 anni
che <<trasforma in recite isteriche molti dei suoi comportamenti, del
resto lei non ha ha altre soluzioni davanti ad un padre assente... e a
una madre che ha instaurato una relazione così privilegiata col figlio.
Relazione confermata da una massiccia e reciproca espressione di
affetti>>. Per l' inconscio di Sebastien, <<schiacciato dal peso della
depressione materna che deve contenere, preso tra il desiderio di morte
e di restaurazione dell' immagine paterna, attanagliato ugualmente da
desideri di morte, con grande fatica rimossi, nei confronti della
sorella>>, la produzione dell' RSPK ha la funzione di <<impedire ogni
riavvicinamento sessuale tra il padre e la madre, preso com'è da una
carica di eccitazione pulsionale fortemente sollecitata dalla distanza
cosi "ravvicinata" della madre nei suoi confronti>> [Si Ahmed, 1990].
COMPARAZIONE TRA MINI-GELLER E AGENTI FOCALI
Anna Maria Bononcini sottopose a test psicologici di tipo proiettivo
(Rorschach, TAT, etc.) alcuni mini-geller studiati da Bersani e
Martelli. I soggetti presentavano una fenomenologia mista: oltre a
produrre fenomeni di torsione dei metalli (metal-bending) si trovarono
coinvolti in manifestazioni di tipo RSPK [Bononcini e Martelli, 1982]. I
risultati della ricerca sono tutti in accordo con le ipotesi fin qui
formulate! Nel complesso i soggetti rivelarono tutti coartazione emotiva
e problematiche psicologiche connesse con l' espressione dell'
aggressività.
Nel caso di O.B., 18 anni, emerge chiaramente la questione del desiderio
e della domanda d' amore e di riconoscimento rivolta all' altro. Il
soggetto manifesta: profondi impulsi di tipo aggressivo largamente
rimossi, figura materna vissuta come rigida e dominante, <<vivo spirito
di opposizione nei confronti dell' ambiente ed al sentimento che, da
tale ambiente, il soggetto non potrà mai essere accettato pienamente ed
amato. Da qui la necessità di inibire i sentimenti di amore e di
bisogno, con la conseguenza di una notevole coartazione emozionale.
Siamo dell'' opinione che la paranormalità di O.B. sia un modo di
rispondere alle aspettative materne, oltre che uno sfogo occasionale per
l' aggressività repressa. Paranormalità come mezzo per sentirsi al
centro dell' attenzione>>.
In G.D. compaiono configurazioni psicodinamiche miste connesse a
frustrazioni, conflitti edipici e relazioni ambivalenti: << sul piano
emotivo troviamo una personalità coartata, gelosia e spirito di
emulazione nei confronti del fratello maggiore e del padre ed un forte
legame ambivalente con la madre, testimonianza di un' imperfetta
risoluzione del nodo edipico. Il soggetto è stato fortemente
incoraggiato nel su essere paranormale dalla madre. Riteniamo che in
questi caso la paranormalità possa essere almeno motivata dal forte
livello di aspirazione frustrata e nel rapporto di emulazione col più
brillante fratello>>.
In fine l' altro adolescente, P.G. che manifesta coartazione emozionale,
basso livello di resistenza alle frustrazioni, << ricerca di contatto
affettivo. Gli affetti, comunque, risultano frenati da inibizioni ed
angoscia, configuratasi come angoscia di castrazione, faceva sospettare
di rapporti turbati con con la figura paterna>>, a sostenere la sua
paranormalità vi era un bisogno di rivalsa nei confronti del gemello, la
necessità di soddisfare le altrui aspettative e <<desiderio di
accontentare un padre che ha sempre fortemente stimolato il ragazzo a
produrre fenomeni e a migliorare>> [Bononcini e Martelli, 1982].
NOTE NOSOLOGICHE GENERALI
In generale possiamo dire che la struttura psichica dell' agente focale
può essere desunta in base alla relazione oggettuale che si instaura fra
l' Io dell' agente focale e l' altro significativo del rapporto;
relazione oggettuale che rinvia alla questione del desiderio. Finché
siamo nell' economia di una semplice frustrazione del desiderio, oppure
una triangolazione edipica, l' RSPK si configura nel campo di una
reattività nevrotica ove in ultima analisi l' angoscia è sempre di
castrazione. Se domina una relazione analitica associata ad angosce di
perdita o di separazione possiamo essere nel quadro di un disturbo di
personalità borderline. Più schiettamente se la relazione oggettuale è
di tipo fusionale-simbiotico siamo nel registro di una psicosi, più
specificatamente ove predomina persecuzione attraverso le difese della
doppia negazione e della proiezione la struttura è paranoica.
INDICAZIONI PSICOTERAPEUTICHE PER UN INTERVENTO SULL' RSPK
"Il dialogo sembra costituire in se stesso una rinuncia
all'aggressività"
(Jacques Lacan, Scritti, 1966)
Dobbiamo ricordare che il poltergeist è l' espressione di un profondo
disagio psicologico, e che è sintomo è di sofferenza.
Come la libido anche l' aggressività può essere sublimata, trasformata
in "energia psichica" al servizio dell' Io e resa socialmente
accettabile: elaborata terapeuticamente essa si manifesta allora come
iniziativa, dinamismo, intraprendenza, capacità di affrontare gli
ostacoli e di superarli.
Scott Rogo ritiene che un metodo sicuro per attenuare ed estinguere i
disturbi poltergeist sia un intervento sulla famiglia: <<l' agente
implicato può essere analogo al paziente designato nella terapia
familiare e, come tale, può non essere tanto la vera sorgente della
patologia, quanto piuttosto la vittima [Ullman, 1977].
In un approccio di tipo sistemico l' intervento non sarà esclusivamente
diretto verso un' indagine degli eventi remoti (inconsci,
conflittuali...) della parapsicopatologia, bensì cercherà di comprendere
cosa sta accadendo in quel dato sistema di relazioni interpersonali,
indicando il modello di interazione patologico.
Fodor mostrò per primo come l' esplorazione dell' inconscio, per mezzo
della tecnica psicoanalitica, e la presa di coscienza da parte dell'
agente focale-paziente di taluni conflitti e desideri inconsci possa
determinare una "guarigione dalla sindrome RSPK" [Caratelli, 1993]:
<<debellare il fantasma attraverso una catarsi>> [Fodor, 1948].
Una psicoterapia del poltergeist, oltre ad interessare le interazioni
interpersonali, dovrebbe mirare ad una soggettivazione del desiderio da
parte dell' agente focale. Lo psicologo favorirebbe la scoperta del
desiderio attraverso, oltre all' analisi delle dinamiche profonde
scatenanti l' RSPK, con un lavoro sul sogno (come fece il Salvadori)
piuttosto che l' associazione libera. Questo tipo di lavoro ha un
effetto soggettivante. Il terapeuta promuove una sorta di responsabilità
d' assunzione del desiderio del paziente-focus, lavoro sicuramente molto
complesso poiché come abbiamo visto, il desiderare implica l'
accettazione della mancanza e la presa di coscienza del riverbero
metonomico della domanda, il che naturalmente rinvierebbe ulteriormente
alla questione della castrazione. Un' obbiettivo della cura dovrebbe
mirare ad una sovversione del soggetto, agevolando nel paziente l'
assunzione di un ruolo in cui vi si reperisca quale soggetto cosciente
del desiderio.
Nell' RSPK vi è un desiderio che non passa nell' ordine simbolico della
domanda, che lega i due membri, soggetto focale e persona-oggetto
focale, fra i quali il veicolo è un' arcaica onnipotenza dell' azione.
Una possibile funzione del terapeuta potrebbe proprio essere quella di
assumere una posizione di terzo simbolizzante, rompendo la diade,
triangolizzando la relazione, introducendo il veicolo della parola,
spostando ed articolando il desiderio, in particolare normalizzando
situazioni più gravi di sistemi psicotici desimbolizzati.
[Chi fosse interessato alla bibliografia può richederla all'indirizzo di
posta elettronica di Metapsichica]
RIASSUNTO
L' articolo segue l' indirizzo psicanalitico che, partendo dal sintomo
manifesto, giunge all' individuazione del movente inconscio, pervenendo
alla costruzione di un modello psicodinamico sulle cause psicologiche
che stanno alla base della "sindrome RSPK" (o poltergeist).Particolare
attenzione viene posta sull' agente focale inserito nel suo sistema di
relazioni interpersonali, dato che l' RSPK non si presenta tanto come
evento paranormale in se, ma come un sistema di rapporti patologici. La
tesi sostenuta è che dietro ad ogni manifestazione RSPK è presente un
desiderio inconscio dell' agente focale. Si individuano alcune cause
psicologiche del poltergeist inserite in configurazioni sistemiche. L'
RSPK è causato dal fatto che qualcuno ha frustrato l' agente (o più in
generale egli sente le limitazioni imposte dall' ambiente) e reagisce a
tali frustrazioni con intenti aggressivi espressi tramite la PK. Tale
meccanismo rivela che l' aggressività è solamente una formazione
reattiva prodotta dalla frustrazione di qualcosa di molto preciso: il
desiderio. L' aggressività psicocinetica sorge quando l' agente focale
si vede rifiutare il soddisfacimento di una domanda pulsionale, o quando
vi è un mancato riconoscimento del suo desiderio: la meta dell' agente
focale è sempre quella di essere riconosciuto come l' oggetto del
desiderio dell' altro. In altri casi l' agente focale instaura una
relazione di tipo ambivalente, in un contemporaneo sentimento di odio e
amore; altra causa è l' angoscia di separazione, vissuta dall' agente
come un vissuto di abbandono; inversione affettiva dei meccanismi
paranoici. Infine vi può essere una dinamica edipica nella quale ad un
investimento libidico su una figura materna si oppone l' interdizione di
una figura paterna.L' articolo si conclude con l' esposizione di alcune
indicazioni psicoterapeutica per un intervento sull' RSPK: promuovere
una sublimazione dell' aggressività trasformandola in energia
socialmente accettabile al servizio dell' Io; comprendere le dinamiche
interpersonali patologiche; reperire il senso inconscio della
manifestazione, elaborando i complessi; infine il terapeuta dovrebbe
mirare ad una soggettivazione e ad una responsabilità d' assunzione del
desiderio da parte dell' agente focale.
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