|
|
|
||||||
|
La Via Michelita
Leggende e realtà, riguardanti la via di pellegrinaggio, la storia e i misteri su San Michele Arcangelo
a cura di Enrico Baccarini

Era da tempo che ci interessavamo di questa curiosa via di pellegrinaggio dell'antichità, oggi quasi del tutto dimenticata se non per i tre importanti e monumentali monasteri che ancora raccontano le antiche questa e peregrinazioni di migliaia di fedeli. La via Michelita è un enigma storico per la precisione, non tanto geometrica quanto spaziale, con cui i tre eremi sono stati costruiti.
Enrico Baccarini
La leggenda
narra che ad unire in un'unica traiettoria le Basiliche di Mont
Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e
Monte Sant’Angelo in Puglia, unite nella venerazione del santo,
sarebbe stata la spada di S. Michele durante la lotta contro il
diavolo, fenditura invisibile ma presente, situata tuttora nella
superficie terrestre. Nel corso del medioevo, provenienti dal
nord, migliaia di pellegrini, per assicurarsi una buona morte (l'Arcangelo
era presentato come l'accompagnatore delle anime nell'eterno)
percorrevano la via tracciata dall’Arcangelo e chiamata dai
fedeli, “Via Michelita”, o in altri casi “Via Angelica”.
Molto numeroso anche il transito di fedeli che dall'est
cattolico, attraverso la Carnia scendevano lungo la costa per
immettersi sulla via Michelita e proseguire per Roma e Monte
Sant'Angelo in Puglia: al ritorno prendevano la direzione della
Sacra di S. Michele in Piemonte, e poi verso la Normandia fino a
giungere a Mont S. Michel in Francia.

Ma anche altre erano le strade della fede, le più frequentate: la Via Claudia Augusta Altinate per Altino, e quella Veronese per Ostilia sul Po.
I punti di ristoro erano costituiti da ostelli e borgate, tra cui il piccolo borgo di S. Michele del Quarto, nel quale operava la sorveglianza amministrativa e religiosa dei sacerdoti di Povegliano Altinate, la cui Pieve era nei pressi del fiume Zero, (riscontrabile da un numerosi indizi e conferme, tra cui il palazzo del nobile Zorzi, il cui toponimo si esprime tuttora nel significativo titolo di “Tribunale”: ovvero, organo municipale e giudiziario nato e cresciuto in vari siti; più verosimilmente a S. Michele Vecchio dopo che i padovani nel 1234 distrussero il Fortino di S. Michele del Quarto).
Ricordo sinteticamente: (La fortezza altinate aveva per titolo: Fortin S. Michiel de Quarto – Anch’esso organo giudiziario, amministrativo e di magistratura - Anche religioso -Situato sulla riva destra del Sile a fronte del Castello di Musestre, poi distrutto dai padovani - Prima organizzazione civica sorta in ambito medioevale a S. Michele del Quarto - Centro di un mercato cittadino sin dal 996 – Zona portuale cui Povegliano trasportava i propri prodotti sul fiume Sile – Nell’810 Carlo Magno divise la diocesi torcellana in due parti, e per un periodo la terraferma ivi compreso S. Michele del Quarto, si trovò unito a Povegliano sotto la diocesi di Treviso - Dal 1152, a seguito della bolla pontificia emessa da Papa Eugenio III, assegnava al vescovo di Treviso, il diritto sulla Corte di Quarto con le sue pertinenze - In seguito il Vescovo affidò gran parte dei nuovi possedimenti alla nobiltà trevigiana; il rimanente ai vassalli, dipendenti e prelati della diocesi. Per questo suo potere ottenne anche il titolo di Duca, Conte, Marchese - D’allora Povegliano esercitò la funzione di Capopieve su S. Michele stabilendo i propri regolamenti e statuti – Caduto in disgrazia Povegliano, nel 1531 si separò da S. Michele del Quarto, rimettendolo però alla Pieve di Casale sul Sile - Con l’insalubrità del fiume Zero sopraggiunse anche la precarietà ambientale di Povegliano, tanto che nel 1490 fu abbandonato; non lo fu invece la sua Pieve, verso la quale S. Michele, allora privo di fonte battesimale continuò a battezzare sino al 1532; in seguito si recò a Casale. – Poco dopo, a causa della nocività del luogo, parte dei religiosi si rifugiò a Marcon e Gaggio, altri invece a S. Michele del Quarto – Con la scomparsa di Povegliano decadde anche il porto di S. Michele; qualche secolo dopo riprese autonomamente l’attività. - L’edificazione del Palazzo Zorzi sostituì il precedente sito amministrativo, dando origine al “Tribunale: imponente residenza tuttora presente a S. Michele Vecchio – L’edificio esercitò la sua funzione sino al 1603, anno in cui S. Michele del Quarto ritornò con Altino e al vescovo di Torcello – La data è tuttavia dibattuta poiché si ritiene possa essere accaduto tra il 1563/1565. Nulla toglie in ogni caso l’autorità amministrativa e religiosa che Povegliano deteneva su S. Michele - Il Palazzo fondato dal Zorzi fu eretto nel XVI sec.(1500) - Del collegio giudicante e amministrativo esistono inoltre tradizioni consolidate dell’attività umana, tramandata di generazione in generazione e vivono saldamente tra coloro che le hanno ricevute in eredità – Vi è inoltre una presenza stradale collegata a Povegliano, riconoscibile e provabile, fondata anche su ritrovamenti archeologici - In uno studio relativo si è dimostrato ulteriormente la sua attività - L’antica strada che tuttora scorre a fronte del Palazzo Zorzi fu realizzata dai romani; all’epoca si mostrava eretta ad aggere; fungeva da rapido raccordo col vicino Municipium di Tarvisium. Procedeva sulla sponda destra del Sile fino alla porta urbica, denominata “Altinia”, ciò a ragione del collegamento con Altino, che con la Claudia Augusta e il Sile, formava una doppia comunicazione).
All’epoca degli esodi di massa, esisteva anche la Via Francesca, o “Francigena”; strada antica documen-tata che a tratti si collegherebbe con la Michelita.

S. Michele è
comunemente raffigurato mentre sconfigge Satana perchè, collocato al
secondo posto (Lucifero al terzo) da Dio, ai cui piedi si umilia in
gesto di ringraziamento, ingaggiò una furibonda lotta contro
Lucifero che nel frattempo si era ribellato e incitava gli altri
Angeli a seguirlo contro Dio.
In quell'occasione un fendente colpì la crosta terrestre marcando il
tracciato che sarebbe stato motivo di fede e avrebbe anche concorso
alla creazione dei tre edifici sacri.
La battaglia di Monte Sant’Angelo in Puglia
Un’antica cronaca del 490 narra che un toro, sfuggito al padrone (certo Elvio Emanuele nobiluomo del monte Gargano), fu trovato prostrato, quasi in meditazione, davanti all’ingresso di una grotta.
Il padrone fece di tutto per spostare il toro, che non ne voleva sapere, fino a lanciargli una freccia: la freccia di rimando tornò al lanciatore ferendolo. Il fatto fu interpretato come una forma di divinazione, come un avvertimento a non avvicinarsi a un luogo sacro.
Il Vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, dopo aver per prudenza indetto tre giorni di digiuno e preghiere, vide apparire L'Arcangelo Michele che gli disse “Sappiate che Elvio Emanuele è stato colpito dalla freccia per mia volontà. Io sono Michele Arcangelo e sosto sempre alla presenza di Dio, ho stabilito di conser-vare il luogo per me, dimostrando di esserne custode. Ciò che qui sarà chiesto in preghiera sarà esau-dito. Vai perciò sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano”.
Il Vescovo tuttavia per due anni
non obbedì all'angelo, ma allo stesso si rivolse quando gli abitanti
di Siponto, assediati dai barbari, sembravano soccombere; ottenne
una tregua di tre giorni dedicati al digiuno e alla preghiera. Il 29
settembre 492, allo scadere della tregua, gli apparve il Santo che
promise il suo aiuto: un temporale di sabbia e grandine si rovesciò
dal Gargano sulle truppe occupanti di Odoacre, che fuggirono
impaurite.
Nel 494 S. Michele
apparve nuovamente a Lorenzo e disse: “Non dovete dedicarmi la
chiesa, poiché io stesso l’ho consacrata. Entrate e pregate sotto la
mia assistenza”. Finalmente il Vescovo ubbidì, e una
volta entrato vi trovò un altare coperto da un panno rosso, sul
quale splendeva una croce di cristallo, mentre l’impronta di un
piede infantile impressa su una pietra, confermava la presenza
dell’Arcangelo Michele.
La Sacra di S. Michele in Piemonte
A metà strada
tra Monte S. Angelo e Mont Saint Michel, sulla via che porta a
Sestriere, si trova la Sacra di S. Michele in Val di Susa, alla cui
costruzione contribuirono misteri e episodi inspiegabili.
All’inizio del X sec., Giovanni detto Vincenzo vescovo di origine
ravennate, si fece eremita sul monte detto “Capraio”, situato a
fronte del monte “Pirchiriano”, dove gli apparve S. Michele che lo
sollecitava a erigere una chiesa in suo onore. Giovanni obbedì,
decidendo di edificarla in legno data la difficoltà di reperire le
pietre.
Ma la legna raccolta con molta fatica gli venne rubata dai ladroni
che infestavano i boschi, ricominciò finché gli apparve il santo che
gli indicò il dirupo più alto del monte Pirchiriano, dove avrebbe
trovato la legna rubata, per edificare la chiesa.
Ed è su dirupi o simili che si trovano i santuari in onore
dell'Arcangelo, luoghi in cui si custodiscono gli affetti e i
sentimenti più sacri ed intimi.
Giovanni in
breve tempo edificò,che alcuni anni dopo il possidente Ugo di
Montboissier nobile dell’Alvernia; per ottenere perdono dei suoi
peccati, trasformò da chiesuccia a un gran tempio in pietra.
In periodi seguenti fu ampliata e rinnovata sino a divenire un
imponente bastione dalle mura fortificate, erette su di un’enorme
rupe dalle pareti scoscese.
La sua posizione dominante, in un alternarsi d’epoche e vicende,
indicherebbe che sulla sommità del bastione si fosse originato un
osservatorio, da cui scrutare i movimenti sulla frequentatissima via
detta per l’appunto dai fedeli: Via Michelita, o Via Angelica o
comunque degli Angeli, o chissà forse la via Francigena.
Nei secoli le mura fortificate della Sacra, conobbero momenti di gloria, di grande splendore, ma anche d’instabilità, di precarietà, sino alla decadenza. Ed è proprio in questo periodo che il Re piemontese Carlo Alberto affidò la direzione della Basilica al sacerdote e filosofo Antonio Rosmini, il quale, dopo aver riportato il monumento nel suo antico splendore, lo affidò ai suoi discepoli: i Rosminiani.
La Basilica di Mont Saint Michel in Normandia
Varcate le Alpi, verso nord olltre la Borgogna, la Loira e la Bretagna, i pellegrini raggiungevano il litorale Atlantico in Normandia, in cui verso la foce del Couesnon in un isolotto roccioso a tronco di cono emerge il santuario eretto in onore all’Arcangelo.
Secondo la leggenda Michele apparve al vescovo di Avranches nel 709 (VIII sec.) e lo sollecitò a costruire sulla sommità dell’isolotto una chiesa dedicata a lui stesso. Il vescovo ignorò per ben due volte la preghiera del Santo, che risentito gli bruciò il cranio con un tocco del suo dito, provocandogli un foro rotondo, ma senza conseguenze per la sua salute (il cranio è tuttora conservato nella cattedrale di Avranches).
Dopo l’accaduto,
il vescovo obbedì e dando una forma tondeggiante all’iniziale
progetto, volle farlo somigliare ai sotterranei della chiesa del
Gargano in Puglia. Successivamente Uberto, chiese al Papa che gli si
fossero donate alcune reliquie di Michele provenienti dal Gargano.
Dopo il consenso inviò alcuni monaci a ritirate un pezzo del drappo
rosso lasciato sull’altare dall’Arcangelo, e un frammento di roccia
sulla quale egli si era seduto.
Nei secoli la basilica fu ampliata e successivamente si sistemò un
oratorio.
In seguito il titolo dell’isolotto chiamato allora “Monte Tombe”
fu sostituito con “Mont-Saint-Michel-au-peril-de-la-Mer”.
(Monte S. Michele al pericolo del mare), poi più semplicemente, Mont
Saint Michel.
I conti di Rouen prima, dopo i duchi di Normandia, provvidero di utili e vantaggi i religiosi che ne avevano cura. Il monte intanto aveva acquisito un valore strategico, tanto da divenire simbolo della resistenza francese nelle guerre contro l'Inghilterra.
Quando gli
inglesi decisero di conquistare il monte, l’Arcangelo Michele
apparve nuovamente, questa volta ad un’umile fanciulla, Giovanna
D’arco, predicendole che avrebbe sconfitto gli inglese ma mettendola
in guardia dai raggiri. Raggiri da cui non seppe guardarsi, che la
portarono al rogo dopo un processo per eresia in cui proclamò di
aver visto l'Arcangelo “Lo vidi con i miei occhi, in compagnia
degli Angeli del Cielo”.
Circa trent’anni dopo la Pulzella d’Orleans fu riabilitata, ed in
seguito fu dichiarata Santa.
[Materiale tratto dalla Parrocchia di San Michele Arcangelo di Quarto d'Altino (Venezia). Studio di Alfio Giovanni Bonesso].
CURIOSITA’ MEDIEVALI SULLA VIA MICHELITA
LA PARTENZA
Prima della partenza, il pellegrino riceveva la benedizione per sé e per l’abito che aveva deciso di indossare. La cerimonia rievocava la partenza del cavaliere per la prima crociata. Il pellegrino si preparava al viaggio con delle pratiche di purificazione. Prima di tutto si riappacificava con i suoi nemici, pagava i creditori, faceva testamento, non dimenticandosi, per il bene della propria anima, di fare qualche donazione alla Chiesa. Ma, senza una sincera confessione, il viaggio poteva considerarsi assolutamente inutile.
IL VESTIARIO
L’abito nel XIII secolo diventò una vera e propria uniforme di riconoscimento; era costituito dalla schiavina (una cappa con cappuccio), con i seguenti indispensabili accessori: il bordone (un bastone crociato ornato con ciuffi di pino d’Aleppo), la bisaccia e un grande cappello a larghe tese. Il bordone e la bisaccia, oltre ad avere una funzione pratica, erano degli oggetti simbolici. La bisaccia alludeva alla povertà e alla carità; il bastone, terza "gamba" del pellegrino e strumento di difesa contro serpi e lupi, rappresentava la lotta della Trinità contro il Male, simboleggiato appunto dai lupi e dalle serpi.
IL PELLEGRINAGGIO PER PROCURA
Per chi, vecchio e malato non poteva permettersi di affrontare il viaggio per queste mete così lontane era possibile mandarvi un sostituto. Era il cosiddetto "pellegrinaggio per procura". Le strade e le rotte marine, a questo punto, si popolarono di pellegrini professionisti; molti erano anche i falsi pellegrini. Per evitare che il pellegrinaggio venisse effettuato da persone disoneste e indegne che lo facevano solo per mestiere, il committente dispose fra le clausole del testamento che a effettuarlo dovessero essere persone di provata onestà oppure i propri familiari. Per costoro il pellegrinaggio diventò la condizione imprescindibile per entrare in possesso dell'eredità. (cfr. G. PIEMONTESE "San Michele e il suo santuario. Via Sacra Langobardorum", Bastogi, Foggia).
IL SENTIERO DEI SAMMICHELARI ADOTTATO DAL WWF E DAL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO
Il pellegrinaggio Vieste-Monte Sant’Angelo, in via d’estinzione, aveva portato quasi alla cancellazione del sentiero. Dopo la ricostituzione del Sovrano Ordine dei Pellegrini di San Michele Arcangelo, grazie all’impegno della sezione WWF di Vieste, che ha visto la costante presenza di Grazia Francescato, è stata risistemata la via erbosa che porta direttamente alla grotta sul Monte. Il Parco Nazionale del Gargano ha infatti da poco concluso i lavori di ripristino di questo antico percorso, definito dagli appassionati di trekking “tra i piú suggestivi del Promontorio”. E’ il sentiero dei Sammekalére, cioè dei devoti di san Michele Arcangelo.
Tratto da - Il sentiero dell’Arcangelo, di Teresa Maria Rauzino.
Tutto il materiale qui presente è copyright dell'autore (o degli articolisti firmatari dei pezzi, in caso di altrui articoli) in base alla normativa sindacale sul giornalismo.©