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| Giovanni Boccaccio e la caduta dell'Ordine Templare nel racconto del padre | |||||||
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Giovanni Boccaccio e la caduta dell'Ordine Templare nel racconto del padre
tratto da “De Casibus Virorum Illustrium” del 1360.
“…accadde quindi che Jacques de Molay
incorse nell’odio e nel risentimento di Filippo il bello, a quel
tempo re dei francesi, sebbene Jacques in qualità di padrino avesse
lavato il figlio del re nella santa fonte battesimale. Ed alcuni
uomini saggi intesero che il re Filippo, per saziare la propria
avarizia, aveva organizzato una cospirazione e una congiura non solo
contro Jacques ma contro l’Ordine di questa cavalleria. E per
l’eccessiva avidità del re la cosa divenne tanto grande che
approfittando della sofferenza di papa Clemente e del suo nome,
tutti i fratelli dei templari vennero presi nello stesso giorno in
tutto il regno di Francia su ordine del re e detenuti e rinchiusi in
prigione con lo stesso Jacques maestro e sovrano di quel grande
Ordine. Dopo che il re Filippo, per mezzo dei suoi sergenti,
commissari ed agenti ebbe preso e portato sotto la sua mano e sotto
la sua autorità tutti i castelli , i tesori, l’equipaggiamento e gli
ornamenti dei templari, questi vennero infine condotti prigionieri
nella città di Parigi.
Mentre i templari furono custoditi per
molto tempo in prigione, numerosi crimini e peccati ereditari
vennero opposti contro di loro, cosicché Jacques e gli altri
religiosi templari negarono invano i reati imputati loro ed alla
loro religione ed alcuni li esortarono ad occuparsi della propria
salvezza confessando i crimini e chiedendo il perdono e la grazia a
Dio ed ai principi. E questi considerandosi innocenti, affermavano
di poter dimostrare il contrario, ma che si doveva dar loro dei
giudici competenti e giusti della Chiesa o secolari. Il re Filippo
fu colpito da queste parole e s’infiammò di collera ed ordinò che
ciò che non avevano potuto ottenere da loro con attraverso miti e
volontarie confessioni venisse fatto confessare loro con la tortura,
ma per nulla ed invano furono sottoposti a pene ed a tormenti,
perché non confessarono niente. Quindi il Maestro fu riservato e
messo da parte insieme a tre suoi compagni e gli altri Templari
furono condannati ad essere arsi se perseveravano nel loro
comportamento. Poi furono condotti in pubblico. E così, siccome
erano templari di nobile lignaggio ed erano anche nel fiore degli
anni e possedevano interamente la forza del coraggio, dopo che
furono legati ciascuno ad un palo e la pira per il rogo venne
preparata e il fuoco appiccato e il boia pronto innanzi ai loro
occhi; e dopo che un sergente ebbe gridato ad alta voce che colui o
coloro che avessero confessato le accuse rivolte contro di loro il
re prometteva la libertà e la salvezza; e dopo che i loro amici e
parenti piangendo li pregavano di calmare con le loro confessioni la
collera del re, tuttavia non si riuscì a farli cedere né a spingere
nessuno di loro a confessare che quelle accuse rivolte contro di
loro erano vere e non vollero con le loro confessioni risparmiarsi
la vita; così vollero con perseveranza abbandonarsi e consegnarsi
alla morte ed alla distruzione; e siccome i templari con lo stesso
unanime coraggio affermarono le suddette cose (e cioè che se fosse
stato dato loro un giusto giudice avrebbero provato il contrario di
quanto veniva opposto contro loro) i carnefici cominciarono a
mettere e ad appiccare il fuoco a tutti, l’uno dopo l’altro. E dopo
i carnefici cominciarono ad espandere il fuoco su tutto il corpo; e
vero è che le loro voci e le loro urla ed i loro gemiti che salivano
verso il cielo mostravano apertamente a coloro che stavano lì quanto
grandi fossero le pene ed i tormenti sofferti dai cattivi Templari,
che nei loro lamenti dicevano di essere sempre stati dei veri
cristiani e che la loro religione era santa ed approvata. E così
tutti corpi soffrirono le fiamme che li bruciavano fino al momento
della dipartita dello spirito e nemmeno uno di loro poté attraverso
questo grande tormento essere strappato dai propri fermi propositi.
E certo direi che questi Templari, grazie alla loro forza salda e
totale avrebbero potuto scavalcare e vincere la sleale collera del
re avaro, se i Templari morendo non avessero costituito il modo di
spianare al re il cammino per ottenere ciò a cui ambiva a causa del
suo insaziabile appetito. Sarebbe a dire che re Filippo di fronte al
saldo coraggio dei Templari sarebbe stato da questi vinto, se con la
loro morte egli non avesse potuto ottenere le ricchezze che bramava.
Ed è vero che la loro gloria non è stata sminuita da questo retto
giudizio e dall’aver scelto di preferire di morire tra i tormenti
piuttosto che dire qualsiasi cosa contraria alla verità. E per di
più la loro gloria non è sminuita per non aver voluto, attraverso la
confessione di terribili peccati, infangare la fama che
meritatamente avevano acquisito.
Tali furono quindi i primi strali che
attraverso i quali la fortuna gettò Jacques de Molay dall’alto in
basso.
Dopo che Jacques a causa della sofferenza
della lunga prigione fu afflitto ed abbattuto, venne condotto da
Parigi a Lione sul Rodano, ed attraverso varie esortazioni fu
ammonito. Confessò a papa Clemente V alcune cose addotte contro di
lui e a causa di queste cose la sentenza fu emessa alla presenza di
due legati del papa e davanti al re Filippo. Dal contenuto di questa
sentenza sembrava che Jacques fosse reso alla giustizia e il suo
Ordine condannato. E allora Jacques con uno dei suoi compagni che
era fratello del delfino di Vienna chiese ad alta voce di far
silenzio per parlare. Non appena ci fu silenzio e il permesso di
parlare gli fu accordato, confessò pubblicamente di meritare di
morire, non per aver commesso le cose contenute nella sentenza, ma a
causa delle sollecitazioni del re ed anche del papa, da cui si era
fatto sedurre ed ingannare, affinché confessasse quelle cose per le
quali il suo Ordine fu rovinato. Dopo che ebbe detto e fatto queste
cose ne seguì una dura e grave sentenza di distruzione che proseguì
nell’annientamento dei Templari e del loro Ordine. Infatti Jacques
con il fratello del delfino ed altri due Templari fu condotto al
tormento del fuoco come gli altri Templari prima di lui. Affinché
questi quattro Templari terminassero la loro tormentata vita ecco
che i due, Jacques ed il fratello del delfino, entrarono nel fuoco
arditamente e fermamente di fronte al re ed alla moltitudine della
gente; questi Templari non confessarono altro finché la loro grande
anima rimase nel loro corpo. Niente di più di quanto avevano
confessato i Templari che prima erano andati al rogo. Così diceva
mio padre Boccaccio, uomo onesto che affermava di essere stato
presenteai fatti sopra descritti. E così vacue che in un primo
momento per la grandezza di sé e delle sue cose aveva destato e
colpito l’invidia di un signore tanto grande come il re Filippo, fu
ridotto in cebnere e polvere dall’assai crudele colpo della fortuna
che lo abbatté…”
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