La sconcertante avventura di Padre Madau
IL PADRE RAPITO DAGLI UFO di Gianfranco Degli
Esposti
da "UFO Notiziario" di Luglio/Agosto 1999
Il 13 settembre 1948, è la vigilia della ricorrenza di Santa
Croce; Oristano è addobbata a festa per l'occasione, e sulla
torre medievale della piazza centrale sono state disposte
delle luminarie. Verso le
ore 19, malgrado il sole sia appena tramontato, vi sono
ancora eccellenti condizioni di luminosità, come è del resto
tipico in Sardegna, ancora in quel periodo dell'anno- quando
il giovane Madau - in ritiro spirituale presso il locale
seminario diocesano, in attesa di fare le prime promesse
dell'ordine francescano, cioè i voti, esce dal collegio,
recitando il Rosario e, inoltratosi nell'orto del convento,
prende il sentiero diretto a ponente [vedi disegno 1],
uno dei tre percorsi dai quali esso all'epoca era
attraversato. Qui egli dapprima si imbatte nel cane del
guardiano, un vecchio animale, mezzo cieco, che prende a
seguire il frate sino alla fine del vialetto, punto
dell'orto coincidente, a sinistra, con l'angolo Nord
dell'edificio conventuale, e delimitato poco più in là dal
muro di cinta oltre il quale corre l'allora Strada
Provinciale Cagliari Sassari, oggi sostituita dalla
Superstrada. Fermatosi un istante, recitando la prima parte
dell'Ave Maria, lo sguardo rivolto al cielo, ancora
chiarissimo e privo di nubi- egli scorge verso ponente, un
corpo mobile, dapprima scambiato per un volatile, in quanto
pressoché puntiforme- che scende in picchiata in sua
direzione, divenendo sempre più grande.
"In pochi secondi vidi una macchina assolutamente silenziosa
e di forma stranissima che non avevo mai visto, e di cui non
avevo mai sentito prima parlare (durante il periodo del
ritiro spirituale o noviziato i seminaristi erano tenuti ad
osservare l'isolamento totale rispetto il mondo esterno,
lontani quindi da radio, giornali etc.NdR). All'inizio essa
non planava parallela al suolo, ma piuttosto obliqua, di
modo che arrivata all'altezza dell'edificio seminariale,
potei vederne chiarissima la sagoma: era un disco
volante color argento, a forma di campana. [vedi disegni
2 e 3] La cupola pareva essere di plastica trasparente,
dato che notai distintamente all'interno la presenza di due
uomini, bianchi, di aspetto giovanile. Il disco si fermò
poco al di sopra di un albero, un eucaliptus, disponendosi
parallelamente al suolo: contemporaneamente si udirono delle
gride convulse e disorientate di gente, provenienti dalla
piazza del paese, la cui torre era stata illuminata per la
festa, e dal vicino distretto militare: "E' andata
via la luce!", andavano a più riprese ripetendo.
Le figure uscirono quindi all'esterno dell'oggetto, che era
sospeso a poche decine di metri di distanza da me, ponendosi
in piedi sulla sua piattaforma: erano uomini piuttosto alti,
1.90 o forse due metri, bellissimi, dal portamento nobile, e
vestivano una specie di tuta argentea; incuriosito, feci
loro un cenno di saluto, agitando il braccio, ed essi mi
risposero sorridendo, invitandomi gestualmente così mi parve,
ad avvicinarmi al loro disco: intendendo volessero portarmi
via con loro, rifiutai. Ripeterono il loro invito più d'una
volta, ma io non lo accolsi, conscio del fatto che il
seguirli avrebbe significato per me l'impossibilità di
divenire frate francescano. Quasi constatando il mio
atteggiamento, le figure rientrarono nella loro macchina, la
quale si dispose in assetto obliquo, mostrando la propria
parte inferiore [vedi disegno 4]:fu in quel momento
che notai la presenza di un'apertura circolare scura, al
centro, e di una specie di struttura "a cingolo", o "cinghia"
metallica, posta lungo la circonferenza esterna, che prese a
muoversi, girando dapprima a scatti netti ed intermittenti,
con un suono secco, simile a quello prodotto da una catena
su di un ingranaggio- e poi sempre più velocemente. Di colpo
il rumore cessò ed il disco dispostosi nel proprio primitivo
assetto orizzontale, prese ad emettere a 'raffica', in
rapida successione dall'apertura sottostante, degli
stranissimi fasci di luce, di diverso colore,
indipendenti l'uno dall'altro Si trattava di luce a settori,
o 'blocchi', [vedi disegno 5] il cui aspetto
cromatico cominciava dal viola, sfumava nel blu/celestino,
quindi nel verde, nel giallo, nell'arancione, nel rosso e
per ultimo nell'incolore: ebbi l'impressione che ognuno di
essi 'spingesse' quello sottostante, ad
un ritmo ininterrotto. Fra i vari 'blocchi', ognuno dei
quali culminava in una di specie di divisione/strozzatura,
che dava all'insieme un aspetto a 'salsiccia' vi era una
zona acromatica di
transizione. Il disco d'un tratto scomparve dal mio campo
visivo ed io, cominciai a recepire la distinta sensazione,
di un suono elettrico: uu-uu/uu-uu -che però si manifestava
non a mezzo dell'udito, bensì nella parte superiore del
cervello: mi sentivo leggero leggero, ondeggiante come un
panno appeso ad un filo! Non vidi cosa stesse in quel
momento capitando al cane. Forse l'oggetto in quel momento
era sopra di me; di fatto comunque non lo vedevo più. Da
quel momento il suono in questione si convertì in sensazione
tattile ed avvertii qualcosa di simile a delle 'dita
elettriche'- che mi stava 'rovistando' nel cervello,
insistendo particolarmente sul lobo sinistro: inizialmente
la cosa era paragonabile ad un solletico, e ci fu una fase
durante la quale fui, credo, assente come coscienza,
rispetto ciò che avveniva: ecco perché a suo tempo avevo a
voi proposto di venire sottoposto ad ipnosi regressiva. Mi
risvegliai con una sensazione dolorosa: il 'frugamento'
stava continuando ed io sentivo sempre più male. Fu a questo
punto che cominciai a spaventarmi, pensando mi volessero
acchiappare e portare via. Reagii allora 'esclamando' -nella
mente: 'No, non voglio!', e con la mia coscienza di frate mi
misi a pregare, ed invocai: 'Madre mia, aiutami. Non voglio!'.
Fu allora che sentii la voce di una donna, che
rivolta a 'qualcuno', diceva, sia pur con poca convinzione:
'Ma lasciatelo; lasciatelo stare'. La risposta a queste
parole, fu data da un suono indistinto ed incomprensibile di
'voci' estremamente 'accelerate', che potrei paragonare a
quello comunemente prodotto dal nastro di un registratore
fatto procedere alla massima velocità. Lo scambio 'verbale'
si protrasse per alcuni istanti, mentre io seguitavo a
supplicare 'Madre mia, aiutami': si trattava però, voglio
nuovamente precisare, di 'voci' e suoni a loro volta non
provenienti dall'esterno, ma che io udivo dentro di me. Ad
un determinato punto echeggiò nuovamente la stessa voce
femminile, che chiara ed energica ingiunse: 'Basta,
lasciatelo!'. Il 'rovistio' cerebrale cessò di colpo, ed
ebbi la sensazione di 'scendere', di lì a poco confermata
dal mio battere i tacchi delle scarpe al suolo, come quando
ti capita quando scendi da un gradino elevato. Fu allora che
riaprii gli occhi e, voltatomi a sinistra, vidi il cane,
ancora sospeso a mezz' aria, il muso in alto, le gambe in
posizione 'fetale', la coda infilata tra queste: lo vidi
scendere lentamente a terra; arrivato a venti centimetri da
terra, l'animale fece una caduta improvvisa. Per l'occasione
constatai che il punto
sul quale fummo 'calati' distava circa una decina di metri
dal sentiero di ponente, ove inizialmente eravamo: ci
trovavamo ora infatti sul sentiero centrale dell'orto. In
quel preciso momento,
quando appunto avevo ripreso coscienza, sentii i soldati del
vicino distretto militare gridare: 'E' tornata la luce';
analoghe gride udii provenire dalla piazza del paese, che
salutavano la riaccensione delle luminarie sulla torre;
contemporaneamente sulla vicina Statale Cagliari-Sassari, al
di là del muro di cinta del Convento, le automobili si
rimettevano in moto: per quale motivo esse si fossero
fermate non sono in grado di dirlo. Era nel frattempo ormai
divenuto buio, e mi riavviai verso casa: in quel mentre,
ebbi la netta sensazione che sulla parte sinistra della
testa, in corrispondenza della zona prefrontale e parietale
mi avessero fatto una cucitura; quest'impressione durò
qualche istante e poi svanì. Incontrati i miei compagni:
stavano preparando canti e cerimonie per la festa del giorno
dopo, e tentai di informarli di quanto mi era capitato, ma
il tentativo fu inutile, in quanto, non appena ebbi
abbozzato la descrizione dello strano oggetto che avevo
visto, essi seccati per la mia intrusione, mi zittirono
quasi insultandomi. Da allora tacqui per lungo tempo, nella
convinzione che l'esperienza che quel giorno avevo
vissuto, ben difficilmente avrebbe potuto essere resa nota."
Considerazioni e raffronti
Da un esame obiettivo dell'intera narrazione, emergono
spunti e riscontri alquanto interessanti, non certamente
liquidabili come mere casualità, che sulla base delle
acquisizioni sino ad oggi maturate,
oltre a conferire ulteriore peso ed attendibilità al
clamoroso ed inedito contatto ravvicinato in questione,
forniscono preziosi indizi che consentono di inquadrarlo,
nella sua dinamica e natura, come
possibile esperienza del quarto tipo, capostipite in quanto
tale di un'intera casistica nota a livello mondiale, dal
secondo dopoguerra ad oggi. Si tratta per la precisione, in
altre parole, oltre che dei
tipici tratti distintivi di un IR4, anche di termini e di
concetti istintivamente fatti propri dal protagonista nella
ricostruzione di quel lontano episodio, cioè non a bella
posta studiati, e la cui presenza nel resoconto in questione
non può che essere significativamente colta, secondo la
sopra menzionata prospettiva interpretativa. Procedendo per
ordine, dall'inizio del racconto, abbiamo:
-La descrizione dell'oggetto e delle entità; si nota un
chiaro addentellato con le tipiche tematiche del contattismo:
il protagonista parla infatti testualmente di disco a forma
di campana, per gli addetti ai lavori, bell-shaped UFO e di
occupanti estremamente simili all'uomo, alti, bellissimi,
dal portamento
nobile, e indossanti tute argentee.
-Il venir meno della luce in paese, in coincidenza con
l'arrivo del misterioso oggetto, ed il ritorno di questa ad
avventura finita.
-Il dialogo a gesti con gli esseri a bordo del disco,
richiama chiaramente alla memoria l'avvistamento di padre
Gill (Nuova Zelanda) del '59, con la differenza che in
questo caso abbiamo a che fare con
un'interazione ben più ravvicinata, limitata cioè non già ad
uno scambio di saluti, ma culminante nell'invito, rivolto al
testimone, a salire a bordo. Qualcosa del genere, invito/rifuto,
si ebbe anche nel
caso Facchini (Abbiate Guazzone, '50) anche se fu
contraddistinta per il malcapitato protagonista, da una
dinamica più cruenta: fuga/abbattimento.
-Gli stranissimi fasci di luce. a settori, o 'blocchi'
policromi, che oggi definiremmo luce solida, emessi dall'UFO
successivamente alla propria manovra di mutamento di assetto:
particolare interessantissimo, la sequenza di colori
descritta: cominciava dal viola, sfumava nel blu/celestino,
quindi nel verde, nel giallo, nell'arancione, nel rosso e
per ultimo nell'incolore corrisponde perfettamente allo
schema completo dello spettro cromatico della luce [vedi
fotografia]
-Dopo questa fase dell'emissione di luce solida, che non a
caso oggi si ritiene preluda situazioni di rapimento- il
protagonista perde letteralmente coscienza, e si sente
leggero leggero, ondeggiante come
un panno steso; egli a questo punto, non realizza che in
realtà già si trova sospeso in aria assieme al cane-i suoi
occhi infatti rimangono chiusi sino a quando non verrà
riposto al suolo- né successivamente riuscirà a ricostruire
in momento d'inizio della fase di sollevamento. L'intera
operazione scandaglio sul proprio cervello, e le non meglio
identificabili voci, sono pertanto recepite durante il
classico stato alterato di coscienza.
-L'esplicita sensazione, ad esperienza finita, di avere
subito una cucitura, nella zona cerebrale interessata:
questo rinvia eloquentemente alla nota tematica degli
impianti
-La voce chiara, distinta, di una non meglio identificata
donna, successivamente all'invocazione della Madonna:
l'interposizione di un'immagine religiosa non è nuova di
esperienze di questo tipo, e rientra più in generale nella
confluenza in più occasioni registrata fra fenomeni UFO e
BVM (Salette, etc. )
Conclusioni
Nel suo resoconto padre Madau ha riproposto con la massima
lucidità e coerenza il lontano ed incredibile evento che lo
coinvolse, e che è ancora vivissimo nella sua memoria. Nel
suo stato d'animo però non vi è, né mai vi è stata,
l'aspettativa di un eventuale ripetersi di tale incontro.
Semmai, più sul piano generale, domina in lui una
precisaconvinzione sulle ragioni d'essere del problema UFO
globalmente
inteso, secondo la quale esso affonda le proprie radici nel
mondo biblico. E da esperto esegeta biblico, curatore da
decenni delle edizioni liturgiche vaticanensi, egli ci
traccia una sua prospettiva
interpretativa circa la natura di quegli esseri, che lui
stesso vide, citando la lettera di San Paolo agli Ebrei:
"Chi sono gli esseri che sono in Paradiso? (ossia, che
esistono nell'universo?) Dio, gli Angeli ed i Prototocoi, i
primogeniti che sono stati arruolati nei cieli. In altri
termini, afferma il Padre, si parla di coloro che vengono da
altri mondi, non dal nostro: taluni di questi esseri sono
certamente
buoni, altri certamente cattivi. Ed allacciandosi
indirettamente alla sua esperienza egli cita il resoconto di
uno dei tanti incontri ravvicinati narrati dalla Bibbia,
oltre quelli di Enoch, Elia ed Ezechiele: l'avventura di
Abramo, che distese le opere sacrificali sul suo altare,
rivolto a Dio, vede in quel mentre un 'forno' transitare
sulla sua testa, e fermarsi; e in quell'istante Abramo
cade al suolo privo di sensi."
Fonte: UFO Notiziario Luglio/Agosto 1999
