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Accuse di plagio per il bestseller
A rischio il debutto del film L'autore del libro Dan Brown è apparso oggi
in tribunale per la prima udienza del processo. Il verdetto potrebbe bloccare il
debutto britannico del film

Il Giorno, Roma, 27 febbraio 2006 - Dan Brown, miliardario
scrittore di bestseller tra i quali il 'Codice da Vinci', è stato
costretto ad apparire in pubblico per la prima udienza del processo per
plagio intentato contro la sua casa editrice, Random House, da Michael
Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, che 22 anni fa diedero alle stampe 'The
Holy Blood and The Holy Grail' (pubblicato anche in italiano col titolo 'Il
Santo Graal'), un saggio che a loro dire conterrebbe le tesi sulle quali
è costruito il "Codice".
Il verdetto potrebbe bloccare il debutto britannico del film tratto dal
bestseller, previsto il 19 maggio: se il processo dovesse avere esito negativo
per Brown, infatti, la pellicola potrebbe essere 'congelata', in attesa
di una decisione sui diritti d'autore. L'accusa punta il dito non solo sul fatto
che la tesi di fondo del "Codice" è identica, ma che anche il nome del
protagonista sarebbe un omaggio ai due autori: 'Leigh Teabing', Leigh come il
cognome di Richard, Teabing come anagramma di Baigent; senza contare che il loro
libro è menzionato come presente nella libreria del detective: nessun dubbio,
dunque, sul fatto che Brown ne conoscesse i contenuti.
Nel saggio, sostengono i suoi autori, c'era già tutto: la teoria che Gesù non
è morto in croce, ma ha sposato Maria Maddalena, dando inizio a una 'linea
del sangue' protetta dai Templari; la tesi che i suoi eredi vivano tuttora in
Francia; le società segrete, le teorie cospiratorie. I due storici
pretendono parte dei diritti d'autore: i guadagni di Brown tra il giugno
2004 e giugno 2005, secondo Forbes, ammontano a 43,8 milioni di dollari.
Brown, che dovrebbe testimoniare la settimana prossima, ha spiegato ai
giornalisti che le acrobazie teologiche non lo attraggono più di tanto: "Un Gesù
sposato è una cosa, ma negare la Resurrezione mina le fondamenta del
cristianesimo". Jonathan Rayner James, legale dei due storici, ha
sottolineato come la causa non abbia a che fare con il plagio di specifiche
parti del testo, ma con l'appropriazione di temi ed idee contenuti nel saggio.
La sentenza dovrà quindi stabilire un delicato precedente: fino a che
punto cioè un autore è libero di sfruttare le idee di un altro, dato che la
legge sui diritti protegge l'espressione di un'idea piuttosto che l'idea in sé.
Se quest'ultima tesi passasse avrebbe una portata rivoluzionaria, come ha
sottolineato in questi giorni la stampa inglese.
Brown, che vive nello Stato americano del New Hampshire, raramente concede
interviste, comunica quasi esclusivamente attraverso il suo sito Web e ha
smesso di prendere l'aereo per sfuggire ai cacciatori di autografi. Ha
venduto 40 milioni di libri, tradotti in 44 lingue.
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