Un «Codice da Vinci» nel cuore di Gerusalemme
Da La Stampa di sabato 3 settembre 2005
Tel Aviv - Un
medaglione di piccole dimensioni, capitato
rocambolescamente nelle mani di due archeologi
israeliani a Gerusalemme, potrebbe riaprire il dibattito
mai concluso davvero sulla possibilità che le radici
della massoneria (o almeno di una parte di essa)
affondino in qualche modo nell'ordine dei templari. La
tesi - evocata da Dan Brown nel «Codice da Vinci» - è
stata menzionata ieri anche dal quotidiano Haaretz di
Tel Aviv, in genere piuttosto restio a tuffarsi in
argomenti dove è difficile separare la realtà storica
dalla mitologia. Eppure per l'occasione ha deciso di
fare uno strappo alla regola e dedicare una pagina
intera all’insolita vicenda. Come nel romanzo di Brown,
anche la ricostruzione di Haaretz è ricca di elementi
che scatenano la fantasia. Fra gli ingredienti: la
moschea al-Aqsa di Gerusalemme, le vicine stalle di
Salomone e simboli di difficile interpretazione impressi
su medaglione del XIX° secolo tornato alla luce solo di
recente. In questa storia intricata interviene anche,
dalla Gran Bretagna, un autorità assoluta nel campo
della massoneria e della simbologia: il ricercatore
Andrew Prescott. Proprio la moschea al-Aqsa di
Gerusalemme è un punto di riferimento obbligato nella
storia dei cavalieri templari: unità di elite delle
forze crociate, nel 1099 i suoi membri trasformarono
quel santuario nel loro comando centrale. Un vasto vano
sotterraneo, noto con il nome di Stalle di Salomone, fu
da loro adibito a scuderia. Col passare dei secoli, sui
cavalieri templari si sono accavallate leggende
riguardanti la possibilitè che a Gerusalemme - scavando
nelle viscere del Monte del Tempio - fossero riusciti ad
impossessarsi dell’Arca dell'Alleanza ebraica: lo
scrigno dai poteri soprannaturali che conteneva le
Tavole della Legge ricevute da Mosè sul Sinai. Altre
leggende ipotizzavano che avessero scoperto il Graal:
ossia il calice (o vaso) utilizzato da Gesù durante
l'ultima cena, dove sarebbe stata conservata qualche
goccia del suo sangue versato sulla croce. Nel Codice da
Vinci Brown ipotizza (sulla base anche dell’assonanza
fra San Graal e sangue reale in francese) che il vaso
simbolizzi il ventre di Maria Maddalena, «sposa di
Gesù». La storia di Haaretz prende le mosse appunto
dalle Stalle di Salomone, che due anni fa è stato
adibito a moschea dalle autorità islamiche della
Spianata delle Moschee. Per realizzare il progetto,
ingenti quantità di terriccio sono state asportate da
quell'area e scaricate nella vicina vallata di Qidron,
all’ingresso del deserto di Giudea. Diversi archeologi
israeliani si sono indignati per il comportamento dei
dirigenti islamici e un’equipe ha deciso di setacciare
sistematicamente quei detriti, nella speranza di
trovarvi reperti di interesse storico prima che si
perdessero nel deserto. Al giornale di Tel Aviv due dei
ricercatori, Gaby Barkai e Zahi Zweig, hanno mostrato
oggetti di fattura pregevole recuperati
nell'immondezzaio. Fra questi, un curioso medaglione di
bronzo a forma di croce, di un centimetro quadrato.
Barkai ha stimato che risalga al XIX° secolo: potrebbe
essere appartenuto al celebre archeologo Charles Warren,
noto massone, oppure a uno suo compagno nella spedizione
che nel 1867 lo portò nelle viscere della terra, sotto
alla Spianata delle Moschee. Su un lato del medaglione
Barkai e Zweig hanno notato simboli che sembrano
appartenere a una loggia massonica: un martello, una
tenaglia, alcuni chiodi. La sorpresa è giunta quando
hanno esaminato il lato opposto su cui compaiono un sole
risplendente e un altare. Al centro di questo lato ha
attirato la loro attenzione un calice, sorretto da una
corona di spine. Potrebbe essere un riferimento alle
origini «templari» di una corrente massonica, di cui
quel medaglione sarebbe espressione. Come nei romanzi di
Brown, l'ultima parola spetta allo studioso ognisciente,
possibilmente inglese. Ma a differenza dei best-seller,
in questo caso lo studioso, Prescott, non è stato in
grado di fare luce, di svelare il mistero secolare, di
lasciare tutti sbigottiti e a bocca aperta. Sulla base
di fotografie inotrategli da Gerusalemme, ha risposto
questa settimana che quei simboli hanno effettivamente
un sapore massonico. Ma nel loro insieme non possono
essere apparentati ad alcuna Loggia nota. Resta per ora
solo una curiosità in più, per la felicità di quelle
guide turistiche che anche a Gerusalemme si sono
specializzate negli ultimi mesi in escursioni turistiche
«sulle orme del Codice da Vinci».