Il Metropolitan Museum of Art di New York ospita una collezione
di scatti che vorrebbero provare l'esistenza del sovrannaturale

Fantasmi nella camera oscura
in mostra le foto dell'occulto

Il genere in versione hi-tech continua ad affascinare: sul web
migliaia di fotografie che vogliono mostrare l'"ultraterreno"
di RANDY KENNEDY

La Repubblica 9 Settembre 2005

 

 

NEW YORK - Non è il posto dove normalmente ci si aspetterebbe di trovare il curatore di una importante mostra fotografica del Metropolitan Museum of Art. Qualche estate fa, Pierre Apraxine era accampato al terzo piano di un edificio sulla 73ma Ovest, vicino a Central Park, sede della American Society for Psychical Research, da 120 anni centrale del paranormale. Nel mondo del collezionismo fotografico e tra gli studiosi di questo settore, Apraxine è considerato un'istituzione. Per quasi due decenni è stato l'occhio, l'orecchio nonché il procuratore d'asta del filantropo Howard Gilman, che ha raccolto una collezione di recente acquistata dal Met, universalmente considerata tra le più importanti del mondo.

Quel particolare giorno, comunque, Apraxine stava lavorando non al servizio della fotografia ma del sesto senso, di quel grande e invisibile scambio che la spiritista russa, Helena Blavatsky, ha descritto come una sorta di ufficio postale astrale. Ha montato una leggera struttura in acciaio trasformandola in una piccola cabina insonorizzata, illuminata da una luce rossa. Si è coperto gli occhi con delle palline da ping-pong tagliate a metà e sulle orecchie ha appoggiato delle cuffie che emettevano un rumore di fondo. Nella stanza vicina sedeva una sua collega ed amica, la curatrice Sophie Schmit, a cui era stata data una immagine, scelta a caso, riprodotta su un pezzo di carta.
 


Lo scopo di Pierre Apraxine, isolato nella sua stanza era quello di ricevere l'immagine che Sophie Schmit gli stava trasmettendo. Quando i due si sono scambiati i ruoli, con la signora Schmit nella stanza, hanno ottenuto risultati ancora migliori: Sophie Schmit ha descritto con precisione a volte inquietante l'immagine che Apraxine voleva inviarle mentalmente.


Niente di tutto ciò è stato particolarmente sorprendente per Apraxine, cresciuto in Estonia in una tenuta della sua famiglia, dove fenomeni sovrannaturali sembravano far parte del naturale svolgersi della giornata. A sentire le storie che sua madre gli raccontava, una donna misteriosa vestita di bianco, forse lo spettro di una vecchia zia, faceva la sua apparizione con una certa regolarità, fluttuando a volte sopra la culla di Apraxine.

"Era uno spirito benevolo in quanto vegliava su di me", ha spiegato. "D'altra parte, non le piaceva una delle cameriere e terrorizzava altre persone della servitù, specialmente se qualcuno rubava. Era un cane da guardia". Ma Apraxine, 70 anni, ex beneficiario di una borsa di studio Fulbright e genuino prodotto di una cultura post-illuminista, crede davvero a questa storia? Durante una colazione al Met, alzando lo sguardo dal piatto e fissandolo per un istante sul Central Park, Apraxine ha detto: "Ho una risposta preconfezionata a questa domanda. Credo che si possano vedere dei fantasmi, ma ciò non significa che credo nella loro esistenza". Dopo una breve pausa, ha precisato. "Resto un osservatore disincantato: è il modo migliore di mettere la cosa".

Il suo coinvolgimento nell'organizzazione della mostra al Met The Perfect Medium: Photography and the Occult, un'affascinante indagine sul modo in cui la fotografia è stata utilizzata per cercare di provare l'esistenza del sovrannaturale, per lui rappresenta qualcosa di più che un esercizio professionale o estetico. Come minimo, si tratta di una di quelle coincidenze in cui Apraxine afferma con decisione di non credere. "Non c'è nulla di casuale; non nella mia vita, almeno", sostiene.

Le 120 fotografie della mostra sono, allo stesso tempo, spettrali, belle, inquietanti e divertenti. Esse costituiscono anche la documentazione visiva di decenni di truffe, raggiri, fandonie e ingenuità. Anche oggi il fascino esercitato da questo genere di fotografia è diffuso in tutto il mondo, aiutato dalla video-tecnologia e da internet (basta digitare le parole "ghost hunter" su Google per trovare migliaia di immagini che hanno la pretesa di mostrare emanazioni ultraterrene).

Pierre Apraxine e Sophie Schmit sottolineano come il solo modo di allestire una cosa del genere, è quello di professare pubblicamente agnosticismo. "La posizione degli autori è precisamente quella di non avere posizione alcuna o, quanto meno, non in una forma manichea", hanno scritto sul catalogo.


(Copyright The New York Times- la Repubblica / traduzione di Antonella Cesarini)

(9 settembre 2005)

 

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