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Enrico Baccarini Marcantonio Colonna alla Battaglia di Lepanto, di Enrico Baccarini

Marcantonio Colonna alla Battaglia di Lepanto

 Di Enrico Baccarini


 
 

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Marcantonio Colonna alla Battaglia di Lepanto

 di

Enrico Baccarini

 

 

Non capita spesso di avere quei colpi di fortuna che ti permettono di trovare casualmente oggetti o testi cui davi la caccia da tempo.

Così ci è successo recentemente quanto, durante uno dei quei mercatini dell’antiquariato domenicali, ci siamo imbattuti del tutto fortuitamente in “Marcantonio Colonna alla Battaglia di Lepanto”, un testo all’apparenza anonimo ma che cela tra le sue pagine di resoconti di battaglie le curiose descrizioni di eventi anomali occorsi nel Mar Adriatico pochi giorni prima di una battaglia del celebre ammiraglio.

Gli eventi narrati, e la dovizia di termini utilizzati, sembrano quasi ricalcare con uno stile arcaico, moderne schede di avvistamento ufologico. Un oggetto luminoso solcando il cielo si ferma nella sua perpendicolare e tra la meraviglia degli astanti si presenta come una “colonna” infuocata “nel mezzo all’aria”. Miglior descrizione di un oggetto sigariforme e luminoso non potrebbe essere fatta soprattutto se ipotizziamo che naviganti di quel periodo fossero in grado, pur nell’estrema soggezione e superstizione presente nel tempo, di riconoscere gli oggetti che oggi definiamo meteoriti da qualcosa di ben diverso. Nel testo riproposto si potrebbe ritrovare un riferimento che potrebbe indurci a pensare ai fulmini globulari quando si parla di “globi di fuoco” che in quel tempo solcavano l’aria. Allo stesso tempo il riferimento subito dopo riportato “ … e le travi ardente come questa” ci riportano subito alla mente le descrizioni offerteci dallo storico latino Giulio Ossequente nel suo Libro dei Prodigi. Poche righe sembrano condensare decenni di moderne ricerche come pure secoli di paure legate alla natura di queste strane manifestazioni. Forse per la prima volta integralmente viene riportato il testo del libro che in tutta la sua particolarità ci regala le sensazioni ed i pensieri di un tempo remoto.

 

[21 settembre 1571.]

«Le nostre galere assai quietamente, sebbene fossero accadute alcune questioni di precedenza tra la capitana di Malta e quella di Savoja,[1] rigirarono il capo Spartivento; e costeggiata la Calabria, con diverse fortune, nella cala delle Castella dettero fondo, al ridosso di capo Colonna. Nel qual luogo, mentre erano dal gran vento impedite di procedere (pel quale sferrò con molto pericolo la capitana di Malta) la notte avanti al ventuno di Settembre apparve in alto un segno, che fu dalla gente creduto prodigioso. Era il cielo tutto sereno, il vento di tramontana freschissima, le stelle chiare e scintillanti; ed ecco nel mezzo all’aria fiamma di fuoco sì lucente e sì grande in forma di colonna per lungo spazio fu da tutti con maraviglia veduta. E quantunque oggidì sia dimostrato che tra li fenomeni elettrici e pneumatici dell’atmosfera, i quali più vigorosi appariscono nel cader dell’estate, debbano annoverarsi non solo i fuochi fatui e la luce di Santelmo; ma anche i globi di fuoco e le travi ardenti, come questa; nondimeno allora gli spettatori, come da prodigiosa apparizione, ne tiravano felicissimi augurj di gran vittoria. Stimavano che la colonna di fuoco guidar dovesse l’armata cristiana sul mare, come guidò il popolo d’Israele nel deserto: o vero simboleggiasse colassù lo stemma di quel Colonna che, avendo quaggiù coll’altezza della sua prudenza congiunto la lega, con la saviezza del consiglio la sosteneva. E tanto più s’addentravano nei prognostici di siffatto segno, quanto che da molti altri era stato in poco tempo preceduto: perché la terra si era scossa a Ferrara, il fulmine aveva pur dato in Roma sul campanil di San Pietro, e in Firenze sulla cupola di Santa Maria del Fiore: oltracciò si diceva che nella parte più sublime di santa Sofia din Costantinopoli, che oggi è principal moschea dei Turchi, fossero apparse alcune strisce di fuoco, come tra croci. Di che sparsa la fama in ogni parte rinverdivano le speranze dei popoli, come se quei segni presagissero la caduta dell’Impero Ottomano. Dolci fantasie di rozze genti; che in ogni modo disgelano le loro speranze, ed ovunque ne scorgono i segni. Tito Livio ed altri storici, prima di narrare grandi successi, ricordano sovente l’opinione dei popoli sui presagi.».

 

Il testo testé presentato costituisce una delle più interessanti testimonianze che dal passato siano giunte ai giorni odierni su strani eventi che solcavano i cieli in periodi definibili “non sospetti”. Rileggendo attentamente le informazioni inserite dall’autore nel corso della sua narrazione si apre davanti ai nostri occhi un mondo affascinante quanto suggestivo di fenomeni ed eventi ma segnato nel suo profondo da una tradizione di presagi e di anatemi che costituì il retroterra culturale di superstizioni proprio di molti popoli e molte culture del passato. Quali che fossero i reali fenomeni dietro a queste apparizioni non lo potremmo mai sapere, pur se nella nostra storia sappiamo di presenze “anomale” che, nel passato del nostro pianeta, solcarono i nostri cieli e le nostre terre.


 

[1] Bartolomeo dal Pozzo, Storia della sacra Religione militare di San Giovanni gerolsomitano, detta di Malta, in 4. Verona, 1703, t. I, p.14.

 

 

 

 

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Battaglia di Lepanto (1571)

Un episodio glorioso nella storia della Cristianità, La battaglia di Lepanto


La battaglia di Lepanto

Articolo apparso in Cristianità - n. 80 del dicembre 1981