Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile  

Enrico Baccarini Libri - I Grandi Misteri del Nazismo, di  Pierluigi Tombetti - Introduzione

 

 
 

TOPIC MENU
Home


I Grandi Misteri del Nazismo

di  Pierluigi Tombetti

 
INTRODUZIONE:

 
di Giorgio Galli

"I grandi misteri del nazismo" è un'opera che si basa su una sostanziosa documentazione e su una interpretazione molto coerente: il nazionalsocialismo non fu un movimento politico, ma il progetto di fondare una nuova religione. Le sue origini risalgono agli "insegnamenti gnostici e occulti delle antiche tradizioni dell'umanità", come si sintetizza nei quadri sinottici alla conclusione del volume.
L'Olocausto - il sacrificio di massa per la distruzione della religione rivale - può essere spiegato solo alla luce di questa interpretazione.
Pierluigi Tombetti sottolinea l'assoluta originalità di questa interpretazione e la particolare lettura di un materiale documentario che culmina nella minuziosa analisi del significato del castello di Wewelsburg, il tempio principale della "nuova religione", gestito da Himmler e dal vertice delle SS.
L'Autore ha dato particolare sistematicità e arricchito di ulteriore e importante documentazione una interpretazione che era adombrata e presente nella ricca letteratura sul nazionalsocialismo, di cui è prova la stessa bibliografia che correda il volume. È in questo contesto che si apprezza un lavoro il cui sottotitolo - "La Lotta con l'Ombra" - offre lo spunto all'Autore per riflessioni originali e apre il campo per ulteriori ricerche.
Hitler stesso, nei colloqui con Hermann Rauschning, che tante polemiche hanno suscitato (si è osservato trattarsi di un insieme di citazioni non tutte dovute al Führer, ma la sostanza non cambia), afferma che coloro che ritengono il movimento nazionalsocialista solo un fenomeno politico non hanno capito nulla di che cosa sia in realtà il nazionalsocialismo (e questa espressione è certamente sua).
Tuttavia, per un aspetto il nazismo si colloca in un contesto che è propriamente politico, nel senso che, nella società posteriore alla rivoluzione scientifica del XVII secolo, anche per fondare una nuova religione, è dalla politica che occorre prendere le mosse.
Napoleone, che è stato un modello per i dittatori del XX secolo (Hitler, Mussolini, Stalin), all'atto di partire per la spedizione in Egitto, prendeva a sua volta per modello Alessandro, affermando che solo in Oriente un condottiero si sarebbe potuto presentare come figlio di Dio (quindi potenziale fondatore di una nuova religione), mentre in Occidente avrebbe suscitato solo ilarità.
La rivoluzione scientifica, col suo processo di razionalizzazione, ha dunque reso difficile, in Occidente, proporre forme religiose che non abbiano una base razionale (la robespierriana Dea Ragione). Da qui l'origine nella sfera politica (di una politica a sua volta razionalizzata: il potere che si basa sul consenso espresso dai molti all'élite) di una fenomenologia che basa su una sorta di religione civile l'assetto psico-sociale dello Stato moderno, un fenomeno definito anche come "nazionalizzazione delle masse" da un filone di pensiero politico che ha in George Mosse uno dei maestri, che tra l'altro ha dato un grande contributo allo studio di quelle che, col titolo di una sua opera, definisce "le origini culturali del Terzo Reich".
Sotto questo aspetto - fondazione di una religione civile - il nazionalsocialismo presenta elementi comuni con un'altra esperienza analoga del XX secolo (il fascismo italiano), ma anche con una diametralmente opposta, come il comunismo sovietico, definito anche "socialismo reale" (anche se i marxisti rigorosi contestano che di socialismo e tanto meno di comunismo si sia trattato nell'esperienza dell'Urss).
Per quanto riguarda il fascismo e il suo progetto di costruzione di una "religione civile", che era stato anche l'obiettivo dell'élite risorgimentale e soprattutto di Giuseppe Mazzini, disponiamo di ricerche accurate e di un'ampia bibliografia, circa la quale uso qui, come testo di riferimento, l'eccellente "Il culto del Littorio" di Emilio Gentile (Edizioni Laterza).
Il libro ha per sottotitolo "La sacralizzazione della politica nell'Italia fascista" e il titolo dell'introduzione è "Alla ricerca di una religione civile per la Terza Italia". Da queste premesse e con un'accurata ricerca si giunge alla conclusione (dal titolo "Il fascismo e la sacralizzazione della politica"), che inizia così:
"Il fascismo fu una nuova religione? Alla fine del nostro viaggio, la definizione potrà ancora apparire forse stravagante o assurda. Ma essa risulterà probabilmente più plausibile se collochiamo storicamente il fascismo nel più ampio fenomeno della sacralizzazione della politica nella società moderna. Neanche per questo aspetto infatti, il fascismo è stato un fenomeno estraneo o isolato dal mondo politico della modernità. Esso appartiene, invece, al rigoglioso e inquietante fenomeno moderno delle religioni laiche, che da oltre due secoli hanno popolato il mondo della politica" (p. 301).
Poiché una delle componenti principali dell'analisi di Tombetti è il ruolo che ha avuto la personalità di Hitler nel processo di costruzione della religione nazionalsocialista, è utile prendere in considerazione un confronto che proprio Gentile propone:
"Il culto della personalità si fonda sempre sul mito... Nel caso di altri capi carismatici, come Stalin e Hitler, mito e culto si sono sviluppati simultaneamente all'interno dei loro movimenti e in funzione di questi. Nel caso di Mussolini, invece, il mito non solo ha preceduto il culto, ma si è manifestato con diversi aspetti prima della nascita del fascismo e della sua ascesa al potere" (p. 264).
Pur con questa peculiarità, "l'universo simbolico della religione fascista ruotava attorno al mito e al culto del duce, che furono certamente la manifestazione più spettacolare e popolare del culto del littorio. Ma questa centralità non deve essere tuttavia fraintesa, attribuendo al mito di Mussolini l'origine della religione fascista. Questa si era formata dall'esperienza collettiva di un movimento che si considerava investito di un proprio carisma missionario" (p. 263).
Ho abbondato in citazioni con termini quali "religioni", "sacralizzazione", "mito", "culto", perché proprio alla "esperienza collettiva di un movimento che si considera investito di un proprio carisma missionario" Tombetti fa riferimento, quando documenta il lungo cammino che dai primordi della cultura occidentale porta alla teosofia e all'ariosofia. Sotto questo profilo - costruzione di una nuova religione per le masse - le analogie tra fascismo e nazionalsocialismo possono apparire comprensibili (anche se il nazionalsocialismo ebbe l'aspetto esoterico del quale si dirà più avanti).
Può sembrare, invece, più sorprendente (ma legato al tema delle "religioni laiche, che da oltre due secoli hanno popolato il mondo della politica") ritrovare aspetti analoghi "costruzione di una nuova religione") nel gruppo di intellettuali che, attorno a Lenin, organizzarono il partito bolscevico e promossero la rivoluzione russa. Per un inquadramento complessivo rimando al mio "La Magia e il Potere - L'esoterismo nella politica occidentale" (Edizioni Lindau); e a "Cultura politica e cultura esoterica nella sinistra russa (1880-1917)" di Nicola Fumagalli (Società editrice Barbarossa). Da quest'ultimo testo traggo le seguenti citazioni (ivi le fonti):
"Lunaciarsky, con Gorkij e Bogdanov, fu uno dei maggiori esponenti del gruppo denominato 'i costruttori di Dio' (bogo-strueitelsvo). Le sue idee furono efficacemente riassunte nel racconto di Gorkij 'La confessione'. In un passo significativo di questo racconto si legge: 'Gli uomini si dividono in due gruppi: gli uni sono gli eterni costruttori di Dio e gli altri sono schiavi della loro brama di dominio sui primi e sul mondo intero. Essi hanno travisato l'anima di Cristo, hanno rinnegato i suoi comandamenti'" (p. 263).
Lunaciarsky riteneva che la religione fosse "l'insieme di quei sentimenti e di quelle idee che rendono l'uomo partecipe della vita dell'umanità e ne fanno un anello della catena tesa verso la vetta del superuomo, verso una esistenza magnifica e potente, verso un organismo perfetto in cui vita e ragione celebrano la loro vittoria". Nell'opera "Religione e socialismo", ripubblicata ancora nel 1925, Lunaciarsky tentava di "analizzare i rapporti tra religione e socialismo ma soprattutto di definire la posizione del socialismo rispetto agli altri sistemi religiosi...". Per lui "il socialismo scientifico è la più religiosa di tutte le religioni" (pp. 264-265).
I "costruttori di Dio" ebbero numerosi scontri con Lenin, ma Lunaciarsky fu comunque il suo primo commissario del popolo alla pubblica istruzione dopo la conquista del potere nel 1917 . E il filosofo Aleksandr Bogdanov continuò a essere attivo nella Russia sovietica, fondò e diresse un istituto per la trasfusione del sangue sulla base di concezioni mistico-alchemiche e morì, per esperimenti in questo contesto, nel 1927. Per la sua riflessione filosofica può essere utilmente letto il volumetto: A.A. Bogdanov, "Quattro dialoghi su scienza e filosofia" (Ed. Odradrek, 2004, con scritti di Ernst von Glaserfeld, Massimo Stanzione, Silvano Tagliagambe).
Sono stati, dunque, qui descritti gli aspetti per i quali il nazionalsocialismo può essere visto come una delle religioni politiche degli ultimi due secoli. Ma esso ha aspetti del tutto specifici, acutamente indagati come tali da Tombetti e che egli efficacemente riassume nel sottotitolo "La Lotta con l'Ombra".
Egli non indulge a fantasiosi aspetti satanici della nuova religione: attribuisce grande importanza alla lancia di Longino e, pur criticandolo, non manca di utilizzare "La Lancia del Destino", di Trevor Ravenscroft; presenta Goebbels come cultore dell'astrologia (vi si avvicinò, per suggestione di Hitler, dopo le sue confidenze posteriori all'apprezzamento per il ministro della propaganda che aveva stroncato a Berlino l'operazione "Valchiria", la congiura del 20 luglio 1944). Ma il libro ha il grande merito di stabilire un efficace collegamento tra l'"Ombra che è in ognuno di noi (il concetto di Jung, sul quale l'Autore si sofferma) e il carattere tragicamente negativo della 'nuova religione' che ha condotto all'Olocausto".
Come è noto, lo stesso termine, preso letteralmente dalla sacralità antica (la vittima bruciata sull'altare), è stato messo in discussione, soprattutto da quando Finkelstein ha parlato di "industria dell'Olocausto". Amo Mayer, nel miglior studio in materia, usa il termine "ebraicidio" ("Soluzione finale - Lo sterminio degli Ebrei nella storia europea", Mondadori, p. 5 e segg.).
Questa precisazione è importante perché la spiegazione sacrale dell'Olocausto è una delle chiavi dell'interpretazione di Tombetti. La si può condividere, nel quadro della "lotta con l'ombra", con qualche puntualizzazione. Faccio riferimento, per questo preciso aspetto, a quanto ho scritto curando l'edizione italiana del "Mein Kampf". All'inizio e alla fine vi sono due valutazioni all'apparenza contraddittorie.
La prima: "Se oggi la perfezione corporea non fosse relegata in secondo piano... non accadrebbe che centinaia di migliaia di ragazze siano ingannate da ripugnanti bastardi ebrei dalle gambe storte".
La seconda: "L'ebreo non interromperà mai per spontanea rinuncia la sua marcia verso la dittatura mondiale. L'impotenza dei popoli, la morte per vecchiaia, dipendono dal fatto che il loro sangue non è più puro. Invece, la purezza del sangue conserva l'ebreo meglio di ogni altro popolo della terra. Quindi egli proseguirà il suo fatale cammino finché non si opponga a lui un'altra forza la quale, in una formidabile lotta, respinga a Lucifero colui che dà l'assalto al cielo" (p. 69).
È qui evidentissimo il linguaggio religioso che convalida la tesi di Tombetti. Segue il mio commento.
"Perché i "ripugnanti bastardi ebrei" diventano i conservatori della purezza del sangue, che li colloca in una posizione migliore "di ogni altro popolo della terra"? Una contraddizione? Un cambiamento di opinione? È negli ambienti dell'occultismo che matura una visione dell'ebreo capace di spiegare le due affermazioni, all'apparenza contraddittorie. Secondo questa visione, l'ebreo è al tempo stesso un "sotto-uomo", perché è un distruttore di civiltà, al contrario dell'ariano, che le costruisce; ma è al tempo stesso una specie di "super-uomo" malvagio, perché in possesso, a sua volta, di un sapere occulto (esemplificato nella Kabala). Grazie a questo potere l'ebreo è in grado di sedurre, nonostante il suo "ripugnante" aspetto fisico; e nello stesso tempo, grazie a tale potere, vuol conquistare il dominio del mondo pur non sapendo costruire civiltà, e quindi portando il mondo al massimo abominio... Il libro hitleriano si conclude dunque con il preannuncio di una drammatica lotta, qualcosa di molto simile all'ebraica Armageddon, del Bene (il nazionalsocialismo) contro il Male (il "Lucifero" ebreo). Nei tragici anni successivi, con l'epilogo di Auschwitz, proprio il nazismo verrà identificato con il "Male assoluto", secondo la definizione che tuttavia lo storico Ernst Nolte negherà, dando avvio alla filosofia revisionista" (p. 69).
Questa interpretazione, la concorrenza tra religioni, sottolineata da Tombetti, comporta la distruzione fisica di tutti i seguaci della religione rivale più forte (perché dotata di potere occulti)? Neanche Mayer, nel fondamentale studio citato, ritiene che l'eliminazione fisica di tutti gli ebrei fosse nel proposito iniziale del nazionalsocialismo. Questi riprese anche il progetto di Lanz, che Tombetti ricorda, di un isolamento degli ebrei nel Madagascar. Lo sterminio si delinea nel momento in cui la sconfitta davanti a Mosca fa pensare a quella finale (la celebre conferenza di Wansee, prevista per il 7 dicembre 1941, rinviata a gennaio 1942 per l'attacco giapponese a Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, proprio la premessa della sconfitta finale della Germania).
Nel 1938-1939 vi fu, al vertice esoterico del nazionalsocialismo, un dibattito, esemplificato dalla pubblicazione de "Le scogliere di marmo", il libro profezia di Ernst Jilnger, il Maestro come tale intoccabile anche dopo la partecipazione alla congiura del 20 luglio 1944. Il dibattito verteva sul rischio di una guerra che avrebbe compromesso le sorti del regime e il suo progetto "religioso".
Hitler volle attaccare la Polonia, sicuro che l'Inghilterra non sarebbe intervenuta. Vinse la "guerra lampo" nella primavera 1940, ma l'Inghilterra seppe resistere. La decisione fatale di attaccare l'Urss non fu "incomprensibile", ma basata sulla convinzione che Hess avesse ottenuto qualche risultato nella sua missione in Inghilterra, che si sarebbe potuta neutralizzare se Hitler si fosse presentato come campione dell'Occidente, marciando all'Est. Ma l'Inghilterra continuò a combattere e a bombardare le città tedesche, l'Armata rossa era più forte di quanto Hitler pensasse; e la sconfitta davanti a Mosca, proprio mentre gli Stati Uniti entravano in guerra, trasformando il conflitto da europeo in mondiale, segnò le sorti della guerra già alla fine del 1941, anche se l'estate successiva l'Asse fu in grado di tentare un ultimo sforzo, che si infranse a El Alamein e a Stalingrado (fine '42). Rimando, per questa ricostruzione, alle molte edizioni del mio "Hitler e il nazismo magico", che peraltro Tombetti cita.
Sotto il profilo storico, non fu per un processo immediato che "una nazione di ottanta milioni di individui si sottomise volontariamente al suo messia" (p. 37). Ci vollero quelli che lo stesso nazionalsocialismo definisce "gli anni della lotta", una dozzina; ci volle la crisi del 1929, prima della quale il partito aveva meno del tre per cento dei voti. E non ottenne la maggioranza assoluta neanche nel marzo 1933, dopo la conquista del potere e l'incendio del Reichstag.
È vero, comunque, che la "Lotta con l'Ombra", un progetto "religioso" che, come tale, era un disegno per "il mondo intero", richiese un enorme sforzo, reso più difficile dal fatto di doversi "difendere da un nemico che non si conosce" (p. 16).
La lotta fu vinta anche perché Hitler ebbe troppa fretta (la guerra). La storia delle religioni ci dice che a esse occorre tempo per affermarsi. Quella ebraica si trasformò da politeista in monoteista lungo i secoli. Quella cristiana lottò per tre secoli contro l'Impero romano. Il Führer ebbe forse piuttosto il modello dell'islamismo, una cavalcata guerriera che in pochi decenni giunse dalla Spagna all'India, una sorta di guerra-lampo dell'epoca.
Hitler ritenne di poter rischiare una guerra dopo che vide la debolezza di Francia e Inghilterra a Monaco (settembre 1938). Si trovò ad avere sfidato "le maggiori potenze mondiali" (Tombetti) col solo sostegno del debole alleato italiano e del lontano Giappone. E, a questo punto, la sorte del grande progetto "religioso" era segnata, col suo consuntivo di stragi.
Ma la "Lotta con l'Ombra", se intesa, come giustamente propone Tombetti, sulla base di Jung, come una lotta all'interno della cultura dell'Occidente, può ripresentarsi anche se non nella forma, non più ripetibile, del nazionalsocialismo. E vi sono, ne "I grandi misteri del nazismo", accenni che è importante riprendere.
Tombetti vede nei primordi del nazionalsocialismo "idee vegetariane e salutiste che hanno molto in comune con il moderno movimento New Age" (p. 63); e segnala in quel pensiero l'idea di una retrodatazione della storia, di una protostoria sconosciuta e dimenticata "in ogni tedesco vi è il ricordo di Atlantide", ironizzava Rauschning), per cui "fu probabilmente anche grazie alle ricerche di von Sebottendorff se nel futuro III Reich le Piramidi di Giza verranno considerate creazione del popolo ariano degli Atlantidi, molto più antiche del III millennio a.C." (p. 87).
Anche la retrodatazione della storia è una caratteristica della New Age e in generale delle culture alternative, per considerazioni sulle quali rimando a due mie recenti pubblicazioni, "Appunti sulla New Age" (Kaos edizioni, 2003) e "La Magia e il Potere - L'esoterismo nella cultura politica occidentale" (Ed. Lindau, 2004).
Credo, riprendendo il sottotitolo di Tombetti e l'impostazione junghiana, che "l'Ombra", e soprattutto il suo aspetto che richiama una storia umana più antica di quella conosciuta (fonte degli archetipi), possa dare luogo a due letture contrapposte, una negativa e una positiva. La "Lotta", l'opporsi, concerne la prima lettura, quella di cui il nazionalsocialismo è espressione: è il tentativo di fare appello a energie primordiali, col proposito, secondo l'analisi di Tombetti, della costruzione di una nuova religione, tragica al punto di portare a sacrifici di massa.
La versione positiva dell'"Ombra" consiste nella sua accettazione come parte di noi, di un processo dialettico che ci accompagna nell'arricchimento della conoscenza, senza la presunzione, che si potrebbe definire faustiana, di avventurarsi in imprese quali la fondazione di nuove religioni, quando possiamo invece aspirare al propiziare nuove illuminazioni, attraverso la disponibilità culturale, psicologica e scientifica, ad aprirci a nuove interpretazioni di quel che sappiamo e del destino dell'umanità sul pianeta.
Di questa disponibilità, di questa apertura mentale, è indizio promettente non escludere l'ipotesi di una nostra storia più antica e più problematica di quanto la storiografia accademica sia propensa ad ammettere. Essa confina sprezzantemente nella fantastoria, una lettura che è di culto per la New Age e che può essere esemplificata nei nomi di Graham Hanchock e di Robert Bauval.
Tombetti ha dunque colto, nel suo libro, l'aspetto cruciale del nazionalsocialismo, che ci fa riflettere sulle prospettive attuali. Il nazionalsocialismo è irripetibile come fenomeno politico. Il suo tragico tentativo di fondare una nuova religione si collega a una storia dell'umanità nella quale le religioni hanno costituito un elemento fondamentale dei conflitti che le hanno insanguinate, costringendoci, di epoca in epoca, a una "Lotta con l'Ombra" nella sua valenza negativa, un oscuro minaccioso, che inghiotta la nostra sensibilità costruttiva.
Questa "Ombra" maligna non è sepolta sotto le rovine della Berlino del 1945. Ma da là ci viene un messaggio: la nostra storia va riletta; e forse, davvero, retrodatata, per evitare che una possibile storia, disprezzata come fantastoria, ci riproponga le sue rivincite in altre varianti della drammatica vicenda che solo per una dozzina d'anni ha preso nome dal nazionalsocialismo, quale Tombetti rilegge in una modalità che traccia una linea dalla protostoria che giunge all'Olocausto, per quanto enfatizzato, come si è detto, possa essere questo termine, assunto quasi a simbolo del ventesimo secolo.
"l grandi misteri del nazismo" è dunque un libro di valore, sia per la ricostruzione storica, sia per l'interpretazione suggestiva; e anche perché attira l'attenzione su alcuni problemi attuali della cultura occidentale.
 

 

parti seguenti: