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| DIGNITATIS HUMANAE | |||||||
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1. Nell'età contemporanea gli esseri umani
divengono sempre più consapevoli della propria dignità di persone e
cresce il numero di coloro che esigono di agire di loro iniziativa,
esercitando la propria responsabile libertà, mossi dalla coscienza
del dovere e non pressati da misure coercitive. Parimenti, gli
stessi esseri umani postulano una giuridica delimitazione del potere
delle autorità pubbliche, affinché non siano troppo circoscritti i
confini alla onesta libertà, tanto delle singole persone, quanto
delle associazioni. Questa esigenza di libertà nella convivenza
umana riguarda soprattutto i valori dello spirito, e in primo luogo
il libero esercizio della religione nella società. Considerando
diligentemente tali aspirazioni, e proponendosi di dichiarare quanto
e come siano conformi alla verità e alla giustizia, questo Concilio
Vaticano rimedita la tradizione sacra e la dottrina della Chiesa,
dalle quali trae nuovi elementi in costante armonia con quelli già
posseduti.
Anzitutto, il sacro Concilio professa che Dio stesso ha fatto
conoscere al genere umano la via attraverso la quale gli uomini,
servendolo, possono in Cristo trovare salvezza e pervenire alla
beatitudine. Questa unica vera religione crediamo che sussista nella
Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha
affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini, dicendo agli
apostoli: “ Andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a
osservare tutto quello che io vi ho comandato ” (Mt 28,19-20). E
tutti gli esseri umani sono tenuti a cercare la verità, specialmente
in ciò che concerne Dio e la sua Chiesa, e sono tenuti ad aderire
alla verità man mano che la conoscono e a rimanerle fedeli.
Il sacro Concilio professa pure che questi doveri attingono e
vincolano la coscienza degli uomini, e che la verità non si impone
che per la forza della verità stessa, la quale si diffonde nelle
menti soavemente e insieme con vigore. E poiché la libertà religiosa,
che gli esseri umani esigono nell'adempiere il dovere di onorare
Iddio, riguarda l'immunità dalla coercizione nella società civile,
essa lascia intatta la dottrina tradizionale cattolica sul dovere
morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica
Chiesa di Cristo. Inoltre il sacro Concilio, trattando di questa
libertà religiosa, si propone di sviluppare la dottrina dei sommi
Pontefici più recenti intorno ai diritti inviolabili della persona
umana e all'ordinamento giuridico della società.
Oggetto e fondamento della libertà
religiosa
2. Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha
il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà
è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da
parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia
potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad
agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti,
di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in
forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla
libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della
persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio
rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana
alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come
diritto civile nell'ordinamento giuridico della società.
A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono
persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò
investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura
e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo
quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla
verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo
le sue esigenze. Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono
in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non
godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell'immunità
dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà religiosa non si
fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla
sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunità perdura
anche in coloro che non soddisfano l'obbligo di cercare la verità e
di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato
l'ordine pubblico informato a giustizia, non può essere impedito.
Libertà religiosa e rapporto dell'uomo con Dio
3. Quanto sopra esposto appare con maggiore chiarezza
qualora si consideri che norma suprema della vita umana è la legge
divina, eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Dio
con sapienza e amore ordina, dirige e governa l'universo e le vie
della comunità umana. E Dio rende partecipe l'essere umano della sua
legge, cosicché l'uomo, sotto la sua guida soavemente provvida,
possa sempre meglio conoscere l'immutabile verità. Perciò ognuno ha
il dovere e quindi il diritto di cercare la verità in materia
religiosa, utilizzando mezzi idonei per formarsi giudizi di
coscienza retti e veri secondo prudenza.
La verità, però, va cercata in modo rispondente alla dignità della
persona umana e alla sua natura sociale: e cioè con una ricerca
condotta liberamente, con l'aiuto dell'insegnamento o
dell'educazione, per mezzo dello scambio e del dialogo con cui, allo
scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca, gli uni rivelano
agli altri la verità che hanno scoperta o che ritengono di avere
scoperta; inoltre, una volta conosciuta la verità, occorre aderirvi
fermamente con assenso personale.
L'uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina
attraverso la sua coscienza, che è tenuto a seguire fedelmente in
ogni sua attività per raggiungere il suo fine che è Dio. Non si deve
quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non si deve
neppure impedirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in
campo religioso. Infatti l'esercizio della religione, per sua stessa
natura, consiste anzitutto in atti interni volontari e liberi, con i
quali l'essere umano si dirige immediatamente verso Dio: e tali atti
da un'autorità meramente umana non possono essere né comandati, né
proibiti. Però la stessa natura sociale dell'essere umano esige che
egli esprima esternamente gli atti interni di religione, comunichi
con altri in materia religiosa e professi la propria religione in
modo comunitario.
Si fa quindi ingiuria alla persona umana e allo stesso ordine
stabilito da Dio per gli esseri umani, quando si nega ad essi il
libero esercizio della religione nella società, una volta rispettato
l'ordine pubblico informato a giustizia.
Inoltre gli atti religiosi, con i quali in forma privata e pubblica
gli esseri umani con decisione interiore si dirigono a Dio,
trascendono per loro natura l'ordine terrestre e temporale delle
cose. Quindi la potestà civile, il cui fine proprio è di attuare il
bene comune temporale, deve certamente rispettare e favorire la vita
religiosa dei cittadini, però evade dal campo della sua competenza
se presume di dirigere o di impedire gli atti religiosi.
La libertà dei gruppi religiosi
4. La libertà religiosa che compete alle singole persone,
compete ovviamente ad esse anche quando agiscono in forma
comunitaria. I gruppi religiosi, infatti, sono postulati dalla
natura sociale tanto degli esseri umani, quanto della stessa
religione.
A tali gruppi, pertanto, posto che le giuste esigenze dell'ordine
pubblico non siano violate, deve essere riconosciuto il diritto di
essere immuni da ogni misura coercitiva nel reggersi secondo norme
proprie, nel prestare alla suprema divinità il culto pubblico,
nell'aiutare i propri membri ad esercitare la vita religiosa, nel
sostenerli con il proprio insegnamento e nel promuovere quelle
istituzioni nelle quali i loro membri cooperino gli uni con gli
altri ad informare la vita secondo i principi della propria
religione.
Parimenti ai gruppi religiosi compete il diritto di non essere
impediti con leggi o con atti amministrativi del potere civile di
scegliere, educare, nominare e trasferire i propri ministri, di
comunicare con le autorità e con le comunità religiose che vivono in
altre regioni della terra, di costruire edifici religiosi, di
acquistare e di godere di beni adeguati.
I gruppi religiosi hanno anche il diritto di non essere impediti di
insegnare e di testimoniare pubblicamente la propria fede, a voce e
per scritto. Però, nel diffondere la fede religiosa e
nell'introdurre pratiche religiose, si deve evitare ogni modo di
procedere in cui ci siano spinte coercitive o sollecitazioni
disoneste o stimoli meno retti, specialmente nei confronti di
persone prive di cultura o senza risorse: un tale modo di agire va
considerato come abuso del proprio diritto e come lesione del
diritto altrui.
Inoltre la libertà religiosa comporta pure che i gruppi religiosi
non siano impediti di manifestare liberamente la virtù singolare
della propria dottrina nell'ordinare la società e nel vivificare
ogni umana attività. Infine, nel carattere sociale della natura
umana e della stessa religione si fonda il diritto in virtù del
quale gli esseri umani, mossi dalla propria convinzione religiosa,
possano liberamente riunirsi e dar vita ad associazioni educative,
culturali, caritative e sociali.
La libertà religiosa della famiglia
5. Ad ogni famiglia--società che gode di un diritto proprio
e primordiale--compete il diritto di ordinare liberamente la propria
vita religiosa domestica sotto la direzione dei genitori. A questi
spetta il diritto di determinare l'educazione religiosa da impartire
ai propri figli secondo la propria persuasione religiosa. Quindi
deve essere dalla potestà civile riconosciuto ai genitori il diritto
di scegliere, con vera libertà, le scuole e gli altri mezzi di
educazione, e per una tale libertà di scelta non debbono essere
gravati, né direttamente né indirettamente, da oneri ingiusti.
Inoltre i diritti dei genitori sono violati se i figli sono
costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono
alla persuasione religiosa dei genitori, o se viene imposta un'unica
forma di educazione dalla quale sia esclusa ogni formazione
religiosa.
Cura della libertà religiosa
6. Poiché il bene comune della società--che si concreta
nell'insieme delle condizioni sociali, grazie alle quali gli uomini
possono perseguire il loro perfezionamento più riccamente o con
maggiore facilità --consiste soprattutto nella salvaguardia dei
diritti della persona umana e nell'adempimento dei rispettivi doveri,
adoperarsi positivamente per il diritto alla libertà religiosa
spetta tanto ai cittadini quanto ai gruppi sociali, ai poteri civili,
alla Chiesa e agli altri gruppi religiosi: a ciascuno nel modo ad
esso proprio, tenuto conto del loro specifico dovere verso il bene
comune.
Tutelare e promuovere gli inviolabili diritti dell'uomo è dovere
essenziale di ogni potere civile. Questo deve quindi assicurare a
tutti i cittadini, con leggi giuste e con mezzi idonei, l'efficace
tutela della libertà religiosa, e creare condizioni propizie allo
sviluppo della vita religiosa, cosicché i cittadini siano realmente
in grado di esercitare i loro diritti attinenti la religione e
adempiere i rispettivi doveri, e la società goda dei beni di
giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà degli uomini verso
Dio e verso la sua santa volontà.
Se, considerate le circostanze peculiari dei popoli nell'ordinamento
giuridico di una società viene attribuita ad un determinato gruppo
religioso una speciale posizione civile, è necessario che nello
stesso tempo a tutti i cittadini e a tutti i gruppi religiosi venga
riconosciuto e sia rispettato il diritto alla libertà in materia
religiosa.
Infine il potere civile deve provvedere che l'eguaglianza giuridica
dei cittadini, che appartiene essa pure al bene comune della
società, per motivi religiosi non sia mai lesa, apertamente o in
forma occulta, e che non si facciano fra essi discriminazioni.
Da ciò segue che non è permesso al pubblico potere imporre ai
cittadini con la violenza o con il timore o con altri mezzi la
professione di una religione qualsivoglia oppure la sua negazione, o
di impedire che aderiscano ad un gruppo religioso o che se ne
allontanino. Tanto più poi si agisce contro la volontà di Dio e i
sacri diritti della persona e il diritto delle genti quando si usa,
in qualunque modo, la violenza per distruggere o per comprimere la
stessa religione o in tutto il genere umano oppure in qualche
regione o in un determinato gruppo.
I limiti della libertà religiosa
7. Il diritto alla libertà in materia religiosa viene
esercitato nella società umana; di conseguenza il suo esercizio è
regolato da alcune norme.
Nell'esercizio di ogni libertà si deve osservare il principio morale
della responsabilità personale e sociale: nell'esercitare i propri
diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della
legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui,
quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune. Con
tutti si è tenuti ad agire secondo giustizia ed umanità.
Inoltre, poiché la società civile ha il diritto di proteggersi
contro i disordini che si possono verificare sotto pretesto della
libertà religiosa, spetta soprattutto al potere civile prestare una
tale protezione; ciò però va compiuto non in modo arbitrario o
favorendo iniquamente una delle parti, ma secondo norme giuridiche,
conformi all'ordine morale obiettivo: norme giuridiche postulate
dall'efficace difesa dei diritti e dalla loro pacifica
armonizzazione a vantaggio di tutti i cittadini, da una sufficiente
tutela di quella autentica pace pubblica che consiste in una vita
vissuta in comune sulla base di una onesta giustizia, nonché dalla
debita custodia della pubblica moralità. Questi sono elementi che
costituiscono la parte fondamentale del bene comune e sono compresi
sotto il nome di ordine pubblico. Per il resto nella società va
rispettata la norma secondo la quale agli esseri umani va
riconosciuta la libertà più ampia possibile, e la loro libertà non
deve essere limitata, se non quando e in quanto è necessario.
Educazione all'esercizio della libertà
8. Nella nostra età gli esseri umani, a motivo di molteplici
fattori, vivono in un'atmosfera di pressioni e corrono il pericolo
di essere privati della facoltà di agire liberamente e
responsabilmente. D'altra parte non sembrano pochi quelli che, sotto
il pretesto della libertà, respingono ogni dipendenza e apprezzano
poco la dovuta obbedienza.
Ragione per cui questo Concilio Vaticano esorta tutti, ma
soprattutto coloro che sono impegnati in compiti educativi, ad
adoperarsi per formare esseri umani i quali, nel pieno
riconoscimento dell'ordine morale, sappiano obbedire alla legittima
autorità e siano amanti della genuina libertà, esseri umani cioè che
siano capaci di emettere giudizi personali nella luce della verità,
di svolgere le proprie attività con senso di responsabilità, e che
si impegnano a perseguire tutto ciò che è vero e buono,
generosamente disposti a collaborare a tale scopo con gli altri.
La libertà religiosa, quindi, deve pure essere ordinata e
contribuire a che gli esseri umani adempiano con maggiore
responsabilità i loro doveri nella vita sociale.
La dottrina della libertà religiosa affonda
le radici nella Rivelazione
9. Quanto questo Concilio Vaticano dichiara sul diritto
degli esseri umani alla libertà religiosa ha il suo fondamento nella
dignità della persona, le cui esigenze la ragione umana venne
conoscendo sempre più chiaramente attraverso l'esperienza dei
secoli. Anzi, una tale dottrina sulla libertà affonda le sue radici
nella Rivelazione divina, per cui tanto più va rispettata con sacro
impegno dai cristiani. Quantunque, infatti, la Rivelazione non
affermi esplicitamente il diritto all'immunità dalla coercizione
esterna in materia religiosa, fa tuttavia conoscere la dignità della
persona umana in tutta la sua ampiezza, mostra il rispetto di Cristo
verso la libertà umana degli esseri umani nell'adempimento del
dovere di credere alla parola di Dio, e ci insegna lo spirito che i
discepoli di una tale Maestro devono assimilare e manifestare in
ogni loro azione. Tutto ciò illustra i principi generali sopra cui
si fonda la dottrina della presente dichiarazione sulla libertà
religiosa. E anzitutto, la libertà religiosa nella società è in
piena rispondenza con la libertà propria dell'atto di fede cristiana.
Libertà dell'atto di fede
10. Un elemento fondamentale della dottrina cattolica,
contenuto nella parola di Dio e costantemente predicato dai Padri, è
che gli esseri umani sono tenuti a rispondere a Dio credendo
volontariamente; nessuno, quindi, può essere costretto ad
abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti, l'atto di fede è
per sua stessa natura un atto volontario, giacché gli essere umani,
redenti da Cristo Salvatore e chiamati in Cristo Gesù ad essere
figli adottivi, non possono aderire a Dio che ad essi si rivela, se
il Padre non li trae e se non prestano a Dio un ossequio di fede
ragionevole e libero. È quindi pienamente rispondente alla natura
della fede che in materia religiosa si escluda ogni forma di
coercizione da parte degli esseri umani. E perciò un regime di
libertà religiosa contribuisce non poco a creare quell'ambiente
sociale nel quale gli esseri umani possono essere invitati senza
alcuna difficoltà alla fede cristiana, e possono abbracciarla
liberamente e professarla con vigore in tutte le manifestazioni
della vita.
Modo di agire di Cristo e degli apostoli
11. Dio chiama gli esseri umani al suo servizio in spirito e
verità; per cui essi sono vincolati in coscienza a rispondere alla
loro vocazione, ma non coartati. Egli, infatti, ha riguardo della
dignità della persona umana da lui creata, che deve godere di
libertà e agire con responsabilità. Ciò è apparso in grado sommo in
Cristo Gesù, nel quale Dio ha manifestato se stesso e le sue vie in
modo perfetto. Infatti Cristo, che è Maestro e Signore nostro, mite
ed umile di cuore ha invitato e attratto i discepoli pazientemente.
Certo, ha sostenuto e confermato la sua predicazione con i miracoli
per suscitare e confortare la fede negli uditori, ma senza
esercitare su di essi alcuna coercizione Ha pure rimproverato
l'incredulità degli uditori, lasciando però la punizione a Dio nel
giorno del giudizio. Mandando gli apostoli nel mondo, disse loro: “
Chi avrà creduto e sarà battezzato, sarà salvo. Chi invece non avrà
creduto sarà condannato ” (Mc 16,16). ma conoscendo che la zizzania
è stata seminata con il grano, comandò di lasciarli crescere tutti e
due fino alla mietitura che avverrà alla fine del tempo. Non volendo
essere un messia politico e dominatore con la forza preferì essere
chiamato Figlio dell'uomo che viene “ per servire e dare la sua vita
in redenzione di molti ” (Mc 10,45). Si presentò come il perfetto
servo di Dio che “ non rompe la canna incrinata e non smorza il
lucignolo che fuma ” (Mt 12,20). Riconobbe la potestà civile e i
suoi diritti, comandando di versare il tributo a Cesare, ammonì però
chiaramente di rispettare i superiori diritti di Dio: “ Rendete a
Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio ” (Mt
22,21). Finalmente ha ultimato la sua rivelazione compiendo nella
croce l'opera della redenzione, con cui ha acquistato agli esseri
umani la salvezza e la vera libertà. Infatti rese testimonianza alla
verità, però non volle imporla con la forza a coloro che la
respingevano. Il suo regno non si erige con la spada ma si
costituisce ascoltando la verità e rendendo ad essa testimonianza, e
cresce in virtù dell'amore con il quale Cristo esaltato in croce
trae a sé gli esseri umani.
Gli apostoli, istruiti dalla parola e dall'esempio di Cristo, hanno
seguito la stessa via. Fin dal primo costituirsi della Chiesa i
discepoli di Cristo si sono adoperati per convertire gli esseri
umani a confessare Cristo Signore, non però con un'azione coercitiva
né con artifizi indegni del Vangelo, ma anzitutto con la forza della
parola di Dio, Con coraggio annunziavano a tutti il proposito di Dio
salvatore, “ il quale vuole che tutti gli uomini si salvino ed
arrivino alla conoscenza della verità ” (1 Tm 2,4); nello stesso
tempo, però, avevano riguardo per i deboli, sebbene fossero
nell'errore, mostrando in tal modo come “ognuno di noi renderà conto
di sé a Dio” (Rm 14,12) e sia tenuto ad obbedire soltanto alla
propria coscienza. Come Cristo, gli apostoli hanno sempre cercato di
rendere testimonianza alla verità di Dio, arditamente osando dinanzi
al popolo e ai principi di “ annunziare con fiducia la parola di Dio
” (At 4,31). Con ferma fede ritenevano che lo stesso Vangelo fosse
realmente la forza di Dio per la salvezza di ogni credente.
Sprezzando quindi tutte “ le armi carnali ” seguendo l'esempio di
mansuetudine e di modestia di Cristo, hanno predicato la parola di
Dio pienamente fiduciosi nella divina virtù di tale parola del
distruggere le forze avverse a Dio e nell'avviare gli esseri umani
alla fede e all'ossequio di Cristo, Come il Maestro, così anche gli
apostoli hanno riconosciuto la legittima autorità civile: “ Non vi è
infatti potestà se non da Dio ”, insegna l'Apostolo, il quale perciò
comanda: “ Ognuno sia soggetto alle autorità in carica... Chi si
oppone alla potestà, resiste all'ordine stabilito da Dio ” (Rm
13,1-5). Nello stesso tempo, però, non hanno avuto timore di
resistere al pubblico potere che si opponeva alla santa volontà di
Dio: “ È necessario obbedire a Dio prima che agli uomini ” (At
5,29). La stessa via hanno seguito innumerevoli martiri e fedeli
attraverso i secoli e in tutta la terra.
La Chiesa segue le tracce di Cristo e degli apostoli
12. La Chiesa pertanto, fedele alla verità evangelica, segue
la via di Cristo e degli apostoli quando riconosce come rispondente
alla dignità dell'uomo e alla rivelazione di Dio il principio della
libertà religiosa e la favorisce. Essa ha custodito e tramandato nel
decorso dei secoli la dottrina ricevuta da Cristo e dagli apostoli.
E quantunque nella vita del popolo di Dio, pellegrinante attraverso
le vicissitudini della storia umana, di quando in quando si siano
avuti modi di agire meno conformi allo spirito evangelico, anzi ad
esso contrari, tuttavia la dottrina della Chiesa, secondo la quale
nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la fede,
non è mai venuta meno.
Il fermento evangelico ha pure lungamente operato nell'animo degli
esseri umani e molto ha contribuito perché gli uomini lungo i tempi
riconoscessero più largamente e meglio la dignità della propria
persona e maturasse la convinzione che la persona nella società deve
essere immune da ogni umana coercizione in materia religiosa.
La libertà della Chiesa
13. Fra le cose che appartengono al bene della Chiesa, anzi
al bene della stessa città terrena, e che vanno ovunque e sempre
conservate e difese da ogni ingiuria, è certamente di altissimo
valore la seguente: che la Chiesa nell'agire goda di tanta libertà
quanta le è necessaria per provvedere alla salvezza degli esseri
umani. È questa, infatti, la libertà sacra, di cui l'unigenito
Figlio di Dio ha arricchito la Chiesa acquistata con il suo sangue.
Ed è propria della Chiesa, tanto che quanti l'impugnano agiscono
contro la volontà di Dio. La libertà della Chiesa è principio
fondamentale nelle relazioni fra la Chiesa e i poteri pubblici e
tutto l'ordinamento giuridico della società Civile.
Nella società umana e dinanzi a qualsivoglia pubblico potere, la
Chiesa rivendica a sé la libertà come autorità spirituale, fondata
da Cristo Signore, alla quale per mandato divino incombe l'obbligo
di andare nel mondo universo a predicare il Vangelo ad ogni
creatura. Parimenti, la Chiesa rivendica a sé la libertà in quanto è
una comunità di esseri umani che hanno il diritto di vivere nella
società civile secondo i precetti della fede cristiana.
Ora, se vige un regime di libertà religiosa non solo proclamato a
parole né solo sancito nelle leggi, ma con sincerità tradotto
realmente nella vita, in tal caso la Chiesa, di diritto e di fatto,
usufruisce di una condizione stabile per l'indipendenza necessaria
all'adempimento della sua divina missione: indipendenza nella
società, che le autorità ecclesiastiche hanno sempre più
vigorosamente rivendicato. Nello stesso tempo i cristiani, come gli
altri uomini godono del diritto civile di non essere impediti di
vivere secondo la propria coscienza. Vi è quindi concordia fra la
libertà della Chiesa e la libertà religiosa che deve essere
riconosciuta come un diritto a tutti gli esseri umani e a tutte le
comunità e che deve essere sancita nell'ordinamento giuridico delle
società civili.
La missione della Chiesa
14. La Chiesa cattolica per obbedire al divino mandato: “
Istruite tutte le genti (Mt 28,19), è tenuta ad operare
instancabilmente “affinché la parola di Dio corra e sia glorificata”
(2 Ts 3,1).
La Chiesa esorta quindi ardentemente i suoi figli affinché “
anzitutto si facciano suppliche, orazioni, voti, ringraziamenti per
tutti gli uomini... Ciò infatti è bene e gradito al cospetto del
Salvatore e Dio nostro, il quale vuole che tutti gli uomini si
salvino ed arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 1-4).
I cristiani, però, nella formazione della loro coscienza, devono
considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa.
Infatti per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di
verità e sua missione è di annunziare e di insegnare autenticamente
la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di
confermare autoritativamente i principi dell'ordine morale che
scaturiscono dalla stessa natura umana. Inoltre i cristiani,
comportandosi sapientemente con coloro che non hanno la fede,
s'adoperino a diffondere la luce della vita con ogni fiducia e con
fortezza apostolica, fino all'effusione del sangue, “ nello Spirito
Santo, con la carità non simulata, con la parola di verità” (2 Cor
6,6-7).
Infatti il discepolo ha verso Cristo Maestro il dovere grave di
conoscere sempre meglio la verità da lui ricevuta, di annunciarla
fedelmente e di difenderla con fierezza, non utilizzando mai mezzi
contrari allo spirito evangelico. Nello stesso tempo, però, la
carità di Cristo lo spinge a trattare con amore, con prudenza e con
pazienza gli esseri umani che sono nell'errore o nell'ignoranza
circa la fede. Si deve quindi aver riguardo sia ai doveri verso
Cristo, il Verbo vivificante che deve essere annunciato, sia ai
diritti della persona umana, sia alla misura secondo la quale Dio
attraverso il Cristo distribuisce la sua grazia agli esseri umani
che vengono invitati ad accettare e a professare la fede liberamente.
15. È manifesto che oggi gli esseri umani
aspirano di poter professare liberamente la religione sia in forma
privata che pubblica; anzi la libertà religiosa nella maggior parte
delle costituzioni è già dichiarata diritto civile ed è solennemente
proclamata in documenti internazionali.
Non mancano però regimi i quali, anche se nelle loro costituzioni
riconoscono la libertà del culto religioso, si sforzano di stornare
i cittadini dalla professione della religione e di rendere assai
difficile e pericolosa la vita alle comunità religiose.
Il sacro Sinodo, mentre saluta con lieto animo quei segni propizi di
questo tempo e denuncia con amarezza questi fatti deplorevoli,
esorta i cattolici e invita tutti gli esseri umani a considerare con
la più grande attenzione quanto la libertà religiosa sia necessaria,
soprattutto nella presente situazione della famiglia umana.
È infatti manifesto che tutte le genti si vanno sempre più
unificando, che si fanno sempre più stretti i rapporti fra gli
esseri umani di cultura e religione diverse, mentre si fa ognora più
viva in ognuno la coscienza della propria responsabilità personale.
Per cui, affinché nella famiglia umana si instaurino e si
consolidino relazioni di concordia e di pace, si richiede che
ovunque la libertà religiosa sia munita di una efficace tutela
giuridica e che siano osservati i doveri e i diritti supremi degli
esseri umani attinenti la libera espressione della vita religiosa
nella società.
Faccia Dio, Padre di tutti, che la famiglia umana, diligentemente
elevando a metodo nei rapporti sociali l'esercizio della libertà
religiosa, in virtù della grazia di Cristo e per l'azione dello
Spirito Santo pervenga alla sublime e perenne “ libertà della gloria
dei figli di Dio” (Rm 8,21).
7 dicembre 1965
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