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IL PRESUPPOSTO STORICO
Francia, 1892. La piccola chiesa del paese di Rennes-le-Château necessitava ormai da decenni di riparazioni, e il parroco, François Bérenger Saunière, era riuscito a raccogliere faticosamente il denaro necessario. Per prima cosa il sacerdote si occupò dell’altare: la lastra di marmo che ne costituiva il piano venne staccata dal muro cui era cementata e sollevata dalla colonna che la sosteneva. E, in una cavità al suo interno, Saunière ritrovò quattro manoscritti del XIII secolo, dando inizio a un affaire ormai centenario. Fino al 1892, infatti, il parroco aveva dovuto arrabattarsi per far quadrare i conti della parrocchia; dopo il ritrovamento delle pergamene, qualcosa cambiò d’improvviso.
Saunière le mostrò al vescovo di Carcassonne, poi chiese e ottenne il permesso e il denaro per recarsi a Parigi e fare esaminare i manoscritti da uno specialista. Due pergamene contenevano alberi genealogici merovingi, le altre riportavano estratti dai Vangeli. Nella capitale rimase per tre settimane, dove trascorse gran parte del tempo al Louvre e acquistò le riproduzioni di vari quadri, tra cui un dipinto di Nicholas Poussin intitolato Pastori d’Arcadia. Quest’ultima tela, realizzata intorno al 1640, rappresentava un sarcofago con l’iscrizione “Et in Arcadia Ego”; il sarcofago esisteva veramente a poca distanza da Rennes-le-Château, e sebbene, in teoria, Poussin non si fosse mai recato da quelle parti, anche il paesaggio dello sfondo del quadro sembrava coincidere con quello reale.
Intanto i lavori alla parrocchia proseguivano: sotto l’impiantito fu rinvenuta una lapide di pietra; essa venne rimossa, ma solo Saunière ebbe modo di vedere cosa celava. Da quel momento il parroco cominciò a compiere lunghe esplorazioni nei luoghi circostanti, finché, qualche tempo dopo, i lavori di restauro ripresero. Ma, questa volta, con grande spiegamento di mezzi; d’improvviso il denaro cominciò a scorrere a fiumi: il sacerdote sembrava ora possederne in quantità illimitata. Saunière acquistò molti terreni circostanti, costruì una passeggiata a semicerchio, e fece edificare una torre che chiamò Tour Magdala in onore di Maria Maddalena. Saunière pagò tutti i lavori di tasca sua, e continuò a disporre di grandi quantità di denaro fino alla sua morte (1917). Da dove veniva quell’improvvisa ricchezza? E perché il sacerdote aveva voluto che sul portale della sua chiesa comparisse la dicitura “Terribilis est locus iste”, ovvero “Questo è un luogo terribile”?
Per quasi settant’anni l’enigma dell’improvvisa ricchezza del parroco rimase relegato tra i misteri locali; poi, nel 1968, Gérard De Sède, esoterista e scrittore specializzato in saggi sui tesori nascosti, raccontò la storia di Saunière nell’intrigante volume Le Trésor Maudit (Il tesoro maledetto). Secondo De Sède, il sacerdote aveva risolto un complicato codice che coinvolgeva, oltre alle pergamene, il quadro di Poussin, giungendo così al nascondiglio di un tesoro maledetto (le ragioni del sinistro attributo non sono perfettamente chiare, ma giustificano la frase “Terribilis est locus iste”) forse proveniente dal Tempio di Gerusalemme. Grazie al successo di Le Trésor Maudit, il nome di Rennes-le-Château balzò d’improvviso alla ribalta. Nel 1970, un giornalista inglese, Henry Lincoln, dopo essersi ulteriormente documentato sull’argomento, realizzò tre documentari per la BBC, The Lost Treasure of Jerusalem?, The Priest, the Painter, and the Devil, The Shadow of the Templars, che alimentarono l’interesse attorno al caso.
Nel corso di alcune interviste con Gérard De Sède, Lincoln si convinse che questi faceva parte di una misteriosa consorteria, il Priorato di Sion, e che nel suo Le Trésor Maudit aveva volutamente disseminato una serie di indizi, affinché qualcun altro portasse avanti la ricerca. Partendo da questo presupposto, insieme ai colleghi Michael Baigent e Richard Leigh, Lincoln scrisse nel 1982 The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal): le sue sorprendenti conclusioni sono descritte nel paragrafo “Linea di sangue” alla voce Graal, cui si rimanda il lettore. L’enorme successo del volume generò una parte seconda, The Messianic Legacy (L’eredità messianica, 1986), e una parte terza, The Holy Place (Il luogo santo, 1991), scritta dal solo Lincoln, che introduce una nuova, affascinante ipotesi, elaborata anche dal duo Andrews-Schellenberger (Alla ricerca del sepolcro, 1996).
Oltre ai segreti rivelati dai volumi precedenti, i documenti ritrovati a Rennes-le-Château ne avrebbero nascosto un altro ancora più inquietante, che neppure il parroco Saunière aveva scoperto. Partendo dalle pergamene e dal quadro di Poussin, decrittando codici segreti dapprima elementari e poi sempre più complessi, Lincoln avrebbe scoperto, tutto intorno a Rennes-le-Château, le coordinate di una vasta serie di luoghi sacri collegati tra loro da lunghi “leys”.
Con la logica rigorosa (e, per i non addetti, assai poco coinvolgente) con cui si porta avanti un teorema di analisi matematica, Lincoln riesce a dimostrare come questi primi luoghi siano allineati ad altri, e questi ad altri ancora, fino a formare un pentacolo perfetto, un immensa stella a dieci punte perfettamente regolari con al centro il sito di Coustlaussa. Questo vasto territorio costituirebbe un immenso luogo sacro, un incredibile tempio alla Grande Madre elevato dagli stessi misteriosi costruttori del Neolitico che - in scala di gran lunga minore - avevano edificato Stonehenge, Avebury e altri siti megalitici d’Europa.
Vero o falso? Dal punto di vista logico, la dimostrazione di Lincoln non fa una grinza; ci sarebbe solo da verificare se essa non potrebbe essere applicata a qualunque altro luogo della Terra (l’autore asserisce di no). Sta di fatto che le ipotesi sul Mistero di Rennes-le-Château continuano a moltiplicarsi: agli inizi degli anni Novanta i saggi sull’argomento (tra cui Rennes-le-Château, Capitale Secrète de la France) superavano abbondantemente la cinquantina, e il loro numero continua ad aumentare.
IL FALSO MISTERO DI RENNES-LE-CHÂTEAU
di Mariano Tomatis |
Pietro Marino è un esoterista che, tra l’altro, studia da più di venti anni gli enigmi di
Rennes-le-Château, un piccolo paese del dipartimento dell’Aude, in Francia. I misteri che circondano questo luogo sono tanti e tutti incredibili. C’è chi assicura che a Rennes-le-Château vi sia nascosto il Graal, segreti sconvolgenti sul cristianesimo e su Cristo, un favoloso tesoro e la storia vera delle società segrete. Si racconta ancora dell’altro. Marino ha viaggiato molto e possiede una grande quantità di interessantissimi documenti, inerenti i misteriosi avvenimenti di cui andremo a parlare nell’intervista che segue. E’ una persona piuttosto schiva, non è stato facile intervistarlo. Sono convinto che sa molto più di quanto mi ha detto.
Cosco: Si parla di un tesoro di inestimabile valore e di altri segreti celati a Rennes-le-Château, un paesino posto su una collina, nel dipartimento dell’Aude, in Linguadoca. Qual è la storia di questo mistero?
Marino: Il Mistero cominciò il 6 novembre 1244 quando François Pierre, barone d’Hautpoul, marchese di Blacheford e signore di Rennes-le-Château, redisse testamento e lo fece registrare il 23 novembre dello stesso anno dal notaio Captier di Esperaza. Nel testamento si parla di un segreto di Stato. Nel 1781, il curato di Rennes-le-Château, Antoine Bigou, ricevette, in confessione ed in punto di morte, dalla marchesa d’Hautpoul, Marie de Nègri d’Ablès, un segreto di famiglia, che avrebbe dovuto essere tramandato. La marchesa morì il 17 gennaio 1781 ed il curato fece collocare sulla tomba della stessa, dieci anni dopo, nel 1791, una lapide proveniente da un’altra tomba che si trovava ad Arques. Nello stesso anno nascose, in uno dei pilastri vicino l’altare alcuni documenti e fece posare all’incontrario, sempre vicino l’altare, una lastra di pietra conosciuta come la
“dalle des Chevaliers”. Nel 1885 divenne parroco del villaggio don Bérenger Saunière (1852-1917), un personaggio a dir poco inquietante, con strani interessi esoterici che contribuirà, in modo determinante, ai misteri di Rennes-le-Château. La chiesa era fatiscente, aveva bisogno di riparazioni. Saunière, allora, chiese dei contributi. La Marchesa di Chambord gli offrì 3000 franchi, il municipio 1.400 franchi. Poté, così, cominciare i lavori di restauro che riserveranno non poche sorprese.
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Bérenger Saunière |

Marchesa di Chambord |
Cosco: Durante i lavori Saunière trovò qualcosa di interessante?
Marino: Quando iniziarono i lavori di restauro al pavimento, gli operai raccontarono che, in una cavità, avevano recuperato un recipiente, esattamente un paiolo, all’interno del quale avevano notato dei pezzi d’oro che luccicavano. Saunière disse che si trattava di alcune medaglie raffiguranti la Madonna di Lourdes, senza alcun valore. Eppure nello stesso anno regalò all’abate Grassaud, curato d’Amélie les Bains, un
calice in argento dorato, che ancora oggi si può ammirare in tutta la sua bellezza. Il calice regalato a Grassaud era stato trovato nella chiesa durante il restauro. Sullo stesso vi è inciso: “ECCE PANIS ANGELORUM FACTUS CIBUS VIATORUM”. Alla base troviamo i simboli dei quattro Evangelisti e più sopra Gesù, S. Giuseppe ed un’altra immagine non meglio identificata. Qualcuno si chiede: si tratta di una santa? E’ certo che la figura è quella di una donna. Nel 1891 chiese ed ottenne dal comune di utilizzare un terreno di fronte la chiesa, dove fece realizzare una grotta nella quale costruì un calvario. Saunière vi fece incidere la seguente iscrizione: “Chistus A.O.M.P.S. Defendit”.
Cosco: Che significa questa iscrizione?
Marino: Su questa iscrizione sono state fatte tante ipotesi. Alcuni leggono: “CHRISTUS ANTIQUUS ORDO MYSTICUSQUE PRIORATUS SIONUS DEFENDIT” (Che Cristo difenda l’antico ordine mistico del Priorato di Sion). Altri invece sostengono che è una invocazione rivolta a Dio affinché protegga tutti gli uomini: “CRISTUS AB OMNI MALO POPULUM SUUM DEFENDIT” (Che Cristo difenda il suo popolo da ogni male). Se è vero il primo caso, considerato che ancora non aveva scoperto nulla di importante, egli di sicuro faceva parte dell’Ordine del Priorato di Sion; se, invece l’iscrizione si riferisce alla seconda ipotesi, il curato era un semplice prete che non faceva altro che rivolgere una invocazione a Gesù Cristo.
Cosco: Se fosse stata intenzione di Saunière di rivolgere questo tipo di invocazione, che motivo aveva di indicarla con una sigla? Forse che, con tutte le pietre raccolte nella campagna circostante per la costruzione della grotta e del Calvario, non c’era spazio per incidere poche parole? E poi un curato non avrebbe lasciato a disposizione di tutto il popolo della chiesa una tale invocazione?
Marino: Egli, verosimilmente, faceva parte del Priorato di Sion e se ha usato solo delle lettere, è perché nessuno doveva sapere, solo lui e pochi altri. I lavori, all’interno della chiesa, continuavano alacremente. L’altare era costituito da una lastra di marmo che poggiava su delle colonne. La lastra venne tolta ed in una colonna venne rinvenuta una boccetta, all’interno della quale furono scoperti alcuni manoscritti con il sigillo della regina Blanche de Castille. Era stato il campanaro Captier a fare la scoperta che avvisò subito Saunière il quale sostenne che si trattava di reliquie. Sulla
colonna visigota, fu eretta una statua della Madonna di Lourdes. Su questa colonna Saunière fece incidere “PENITENCE-PENITENCE” e “MISSION 1891”.

Cosco: Furono trovati altri importanti documenti?
Marino: Certo, Saunière avrebbe trovato dei documenti importantissimi:
- l’albero genealogico di Dagobert II dal 681 al 1244 e dal 1200 al 1644; quest’ultimo era anche allegato al testamento redatto nel 1644;
- 2 testi codificati dei Vangeli [il vangelo di San Giovanni, dove è indicato che Gesù si reca a Betania da Lazzaro e Maria gli unge i piedi con l’unguento e glieli asciuga con i capelli (XII, 1-11), ed alcuni versetti, quelli dove Gesù rispose ai Farisei che gli avevano fatto presente che i suoi discepoli stavano cogliendo spighe di sabato perché avevano fame: «... il Figlio dell’uomo è signore del sabato» (Luca VI, 1-5; Matteo XII, 1-8 e Marco II, 23-28)].
Cosco: A quali conclusioni pervenne?
Marino: Aspetti. Saunière, il giorno dopo il rinvenimento dei manoscritti, fece sollevare da due operai, Rousset e Babon, davanti all’altare una lastra di pietra, la fece rivoltare e si accorse che la stessa era composta da due pannelli scolpiti, su uno vi è un personaggio a cavallo che suona un corno, sull’altro un cavallo sul quale vi sono due cavalieri. Un chiaro riferimento ai cavalieri Templari. Era la lapide che aveva fatto posare l’abate Antoine Bigou nel 1791. Sotto la lapide una tomba o l’ingresso della tomba della famiglia d’Hautpoul? Forse Saunière trovò in questa cripta la vera tomba della marchesa. Probabilmente fu questo che gli fece capire che nella tomba, che si trovava nel cimitero, non si trovavano i resti della marchesa, ma qualcos’altro. Questa lastra era stata posata da Bigou e trovata poi da Saunière; però nel libro “Le pietre incise della Linguadoca” di Eugene Stublein, pubblicato nel 1884, era già stata descritta, come si evince dalla lettera inviata all’archeologo Fatin dalla “Ligue de la Librairie ancienne”. Nello stesso libro veniva indicata anche la lapide della Marchesa d’Hautpoul-Blanchefort.
Cosco: Ma come faceva Stublein, nel 1884, a conoscere la lapide dei Cavalieri, se Bigou, nel 1781, l’aveva fatta collocare con le figure scolpite rivolte verso il pavimento? Qual è la fonte da cui Stublein aveva tratto la notizia?
Marino: E’ una fonte certamente antecedente al 1781 e chi l’ha riportata avrà di sicuro visto la lapide, quindi la tomba di Sigibert IV. A questo punto Saunière sospese i lavori. Nel suo diario, alla data del 21.9.1891 si legge “Trovata una tomba. La sera, pioveva.”. Alla data del 29.9.1891, si legge che egli aveva incontrato il curato Gélis, l’abate Carrière e l’abate Cros. Alla data 1.10.1891 si legge che aveva ricevuto la visita di alcuni confratelli.
Cosco: Quale fu il proseguo degli avvenimenti?
Marino: Saunière si recò da Mons. Felix Billard, vescovo di Carcassonne. Allo stesso riferì della scoperta. Glielo riferì non solo perché era un suo superiore, ma soprattutto perché Billard faceva parte di quel famoso Ordine che si perdeva nella notte dei tempi. Il vescovo lo autorizzò, allora, ad andare a Parigi per far decifrare i manoscritti. Saunière rimase in quella città tre settimane, invece dei 5 giorni autorizzati. Egli si recò direttamente al S. Sulpice dove era direttore l’abate Biel. Qui conobbe il giovane Emile Hoffet che lo introdusse in circoli culturali ed artistici, dove Saunière ebbe modo di conoscere la
cantante Emma Calvé. Saunière, quando partì per Parigi, sapeva già a chi rivolgersi. Se così non fosse stato, certamente non avrebbe affidato le pergamene o copie delle stesse a nessuno; non si sarebbe certamente fidato. Hoffet era una persona di fiducia, forse poteva far parte di quell’Ordine di cui faceva parte Billard. I manoscritti, frattanto, vennero decifrati. Una copia degli stessi e dell’albero genealogico rimasero ad Hoffet. Perché giungiamo a questa conclusione? La biblioteca dell’abate Hoffet, alla sua morte, fu acquistata dalla “Ligue de la Librairie ancienne”. Il 2 luglio del 1966 l’Istituto inviava una incredibile lettera al sig. Fatin, proprietario del castello di Rennes e grande archeologo.
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Felix Billard |

Emma Calvé |
Cosco: Cosa era scritto in questa lettera?
Marino: Eccole il testo da me tradotto...
(Marino mi porge un foglio scritto che riporto interamente)
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Parigi, 2 luglio 1966
Al Signor Marius FATIN
Archeologo
Castello di Rennes
RENNES-LE-CHÂTEAU
di COUIZA
(Aude)
Gentile Signore,
dopo la nostra visita della settimana scorsa al vostro castello di RENNES, e prima di lasciare la Francia, abbiamo il piacere di potervi informare che il vostro castello è in effetti storicamente il più importante della Francia, perché questa dimora fu il rifugio nel 681 del Principe SIGIBERT IV figlio del RE DAGOBERT II, divenuto San Dagobert; tra i loro discendenti vi sono i Conti di Rhédae. Fatti accertati per mezzo di due pergamene recanti il sigillo della Regina Blanche de Castille, con il testamento di Francois-Pierre d’Hautpoul registrato il 23 novembre 1644 da Captier, notaio in Esperaza (Aude), documenti acquistati dalla nostra Società con una parte della Biblioteca dell’Abate E.H. Hoffet, Via Blanche 7, a Parigi, che deteneva questi documenti dell’abate SAUNIÈRE, antico curato di RENNES-LE-CHÂTEAU.
La pietra tombale di SIGIBERT IV, figura nel libro di STUBLEIN, edizione di Limoux del 1884, e si trovava nella chiesa Santa Maddalena di RENNES-LE-CHÂTEAU, oggi è al museo delle lapidi di CARCASSONNE.
Il Vostro Castello è dunque doppiamente storico!
Vi preghiamo Caro Signore di ricevere i nostri sentimenti più devoti.
(Firma)
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Cosco: Cosa prova questa lettera?
Marino: Prova inconfutabilmente che effettivamente Saunière aveva trovato i manoscritti e che ne aveva fatto copia, lasciandone una a Parigi. Saunière in questa città acquistò delle riproduzioni di quadri:
la tentazione di S. Antonio di Teniers, i pastori d’Arcadia di Nicola Poussin (3 pastori ed una pastorella che osservano una tomba con su inciso: “ET IN ARCADIA EGO”), ed un ritratto di Papa Celestino V. Di ritorno a Rennes fece riprendere i lavori. Si incontrò con la famiglia di Marie Dénarnaud; il padre ed il fratello, dopo l’incontro con Saunière, andarono a lavorare come carpentieri ad Esperaza, paese del notaio che aveva ricevuto il testamento del barone d’Hautpoul. Certamente, prima di rientrare a Rennes, il curato avrà informato il suo vescovo della evoluzione delle cose. Saunière fece anche costruire davanti al cimitero una
porta, sulla quale fece mettere un teschio con 22 denti ed ossa in metallo incrociate, simbolo templare, ed una struttura che gli abitanti chiamavano “biblioteca” che fu distrutta da un incendio il 14.7.1895. Per qualche tempo abitò in questa struttura. Di notte faceva scavi nel cimitero. A tal proposito, Marie Dénarnaud ebbe a dichiarare che erano stati sorpresi mentre stavano aprendo una tomba. Il Municipio protestò per quello che stava facendo Saunière. Abbiamo una lettera indirizzata al Prefetto che lo attesta.

Cosco: Cosa cercava e cosa trovò Saunière nel cimitero?
Marino: Trovò la tomba della contessa d’Hautpol-Blanchefort. Aveva letto quello che c’era scritto sulla lapide e lo aveva cancellato. Non sapeva che quella iscrizione qualcuno l’aveva già copiata. Sulla lapide, figura l’anno di morte in lettere romane, ma al posto della seconda “C” viene incisa una “O” (MDC O LXXXI invece di MDCCLXXXI). Ma Marie Dénarnaud dichiarò che avevano aperto una tomba. A quale scopo? Il Mistero si infittisce. Bisogna scoprire cosa effettivamente Saunière faceva nel cimitero, oltre che leggere le iscrizioni di cui abbiamo detto. Il
6 luglio del 1897 la chiesa, sulla cui facciata aveva fatto incidere: “Questo è un luogo terribile”, viene inaugurata e per due anni Saunière si assenterà spesso ed in modo sistematico da Rennes-le-Château. Ricevette per due volte la visita di Jean-Stephane d’Hasbourg, che gli abitanti di Rennes conoscevano come signor Guillame.

Cosco: Chi c’era in realtà dietro queste cospicue donazioni e quali erano i veri motivi di tanta generosità?
Marino: Jean-Stephane d’Hasbourg era il tramite di qualche misterioso personaggio che aveva molto interesse alle ricerche di Saunière. Insieme avevano anche aperto dei conti in una banca svizzera. E se Jean-Stephane d’Hasbourg conosceva l’esistenza dei documenti e di un “segreto”, certamente anche lui faceva parte di quell’Ordine a cui apparteneva il vescovo Billard e lo stesso Saunière. Nel 1900 il curato acquistò 6 terreni e li intestò a Marie Dénarnaud. Costruì la
Villa Betania, che, dopo la morte di Saunière, sarebbe dovuta diventare casa di riposo per i preti della diocesi. All’interno fece costruire una
cappella personale, per avere la possibilità di dire messa. All’ingresso principale troneggia una statua del Cristo, al di sopra la scritta “Villa Bethanie”. Fu costruita una cisterna che alimentava una fontana a beneficio della popolazione. Fece costruire una strada di collegamento per Rennes. Ma, soprattutto, si dedicò all’edificazione della famosa Torre Magdala.

Cosco: Ci parli di questa Torre.
Marino: Egli l’aveva ideata per ospitare il suo studio e la biblioteca, che aveva curato nei minimi particolari e dove aveva raccolto una collezione di francobolli e cartoline. All’ingresso la scritta “Magdala”, ma la “M” somiglia ad una “Omega” capovolta; nelle iscrizioni di Saunière si troveranno spesso anche lettere capovolte. I lavori durarono 8 anni. Molte personalità andarono a trovare Saunière; fra queste anche un massone, Henri Charles Etienne Dujardin-Beaumetz, della loggia “La Clémente Amitié”. Si pensa che Saunière fosse stato iniziato in quella Loggia.

Marie Dénarnaud
Cosco: Lo strano comportamento di Saunière oltre alla disinvoltura con cui maneggiava tanto denaro non fu notato dai suoi superiori?
Marino: Certamente sì, infatti furono svolte delle indagini e nel
1911, il vescovo, successore di Billard, non trovando altro, lo accusò di traffico di messe e lo sospese. Fece appello a Roma e venne difeso dal canonico Huguet. Riabilitato, l’11 aprile 1915 venne definitivamente sospeso, in quanto non volle dare spiegazioni neanche a Roma. Gli fecero sapere che sarebbero stati clementi con lui, se avesse fatto ammenda e spiegato tutto, ma Saunière non lo fece mai. Il 5 gennaio 1917 decise di iniziare un’altra costruzione: una torre di 60 metri. Un preventivo è datato 12 gennaio 1917. Lo stesso giorno si sentì molto male mentre era nella Torre Magdala. Ebbe paura. Il 17 gennaio 1917 fece chiamare l’abate Riviere per confessarsi. La confessione durò molto però non ebbe l’assoluzione. Saunière non aveva realmente intenzione di confessarsi, voleva trasferire il segreto ma Riviere non capì o non volle capire. Morirà, per una emorragia cerebrale, il
22.1.1917. Sulla sua tomba è riportata la scritta IИRI (Gesù Nazzareno re dei Giudei); anche in questo caso vi è una lettera capovolta: la “N”. C’è da dire, però, che la “M” di Madgala era stata fatta scrivere da Saunière, mentre necessariamente era stato qualcun altro a dare ordine di incidere la “N” in quel modo. Si è voluto lasciare un messaggio? Oppure è stato un errore? Uno scrivano catalano, Prudenci Reguanti Torres, spiega che la “N” che vuol dire Nazareth, al rovescio è da interpretare come Hterazan, che in ebraico significa “HA TE RATZ AN” (dove è la misteriosa camera?). Quindi il Gesù Nazareno re dei Giudei diventerebbe: “Io so dove è la camera misteriosa del Re dei Giudei”.
Cosco: Ma cosa trovò Saunière?
Marino: Sono state fatte molte ipotesi. Secondo alcuni avrebbe trovato il tesoro dei Templari, altri quello dei Visigoti, ed ancora quello dei Catari, o, come sostiene Corbu, il tesoro della corona francese. C’è, perfino, chi sostiene che avesse trovato il Graal o l’Arca dell’Alleanza; certi sostengono che avesse trovato un luogo di culto segreto, considerato che, nelle decorazioni della chiesa, vi sono molti simboli rosacruciani. Si è parlato pure che Saunière avrebbe scoperto un segreto di tale gravità da far tremare le fondamenta del mondo cristiano e che avrebbe ricattato Roma. Un’ennesima ipotesi vuole che trovò il tesoro del Tempio di Salomone, trafugato dai romani il 70 d. C., e riconquistato dai barbari quando saccheggiarono Roma, passato ai Visigoti, successivamente ai Templari e, forse, a Bertrand de Blanchefort sesto Gran Maestro dei Cavalieri Templari.
Cosco: Segreti pericolosi quelli di Rennes-le-Château. Si racconta di strane morti...
Marino: L’abate Gélis, amico e confidente di Saunière, verrà ucciso e trovato con il cranio fracassato. La sua
tomba è orientata verso Rennes-le-Château e sulla stessa è impresso un simbolo dei Rosa-Croce. Un’altra persona che ha avuto a che fare con Saunière verrà trovata assassinata, il 28 agosto 1974; è la nipote di Marie Dénarnaud, la quale le aveva regalato dei gioielli. Questi gioielli sembrano appartenere alla oreficeria visigota. L’assassino verrà scoperto. Era membro di una setta segreta. Altre tre persone che hanno avuto a che fare con Rennes-le-Château sono state trovate morte, impiccate: Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker il 6 marzo 1967, Pierre Feugere, il giorno dopo, il 7 marzo. Avevano scritto e pubblicato, il 17 gennaio dello stesso anno: “Il Serpente Rosso”, un curioso e interessante testo. Mi fermo qui.

Antoine Gélis
Cosco: Mi dice qualcosa sul simbolismo ermetico presente nella chiesa di Rennes-le-Château?
Marino: La chiesa era stata consacrata nel 1089 e dedicata a Maria Maddalena, ma la sua fama la deve all’abate Saunière. Prima di entrare, sulla sinistra, è visibile la Madonna di Lourdes posta sul pilastro visigoto, il pilastro all’interno del quale Saunière avrebbe trovato i manoscritti. All’ingresso troviamo scritto: “Domus Mea Domus orationis Vocabitur” (la mia casa sarà chiamata casa di Preghiera), “Terribilis est locus iste” (questo è un luogo terribile) e “Hic Domus Dei est et porta Coeli” (qui è la casa di Dio e la porta del cielo). Nella Genesi (XXVIII, 10-17) leggiamo che Giacobbe sognò una scala che poggiava sulla terra e raggiungeva il cielo. Gli Angeli salivano e scendevano su di essa. Gli apparve Dio che gli parlò. Al suo risveglio ebbe timore e disse: “Come è terribile questo luogo! E nientemeno è la casa di Dio e questa è la porta del cielo”. Diede il nome di BETHEL a quel luogo che prima si chiamava LUZ. Lynn Picknett e Clive Prince nel “La rivelazione dei Templari - I custodi segreti della vera identità di Cristo” sostengono che BETHEL è il Centro in lotta con Gerusalemme e che con il termine BETHEL, in francese, si designa il Tempio di una “setta” dissidente. Ricordiamo questo “racconto” non solo per la frase che si riferisce all’ingresso della chiesa, ma anche per la scala che parte dalla terra e raggiunge il cielo, perché la scala noi la troveremo in alcune stazioni della passione di Cristo che si trovano all’interno della stessa chiesa. Sul
timpano si nota un triangolo equilatero e possiamo ammirare la statua della Maddalena, ai lati 4 vasi contenenti delle rose, 3 a vaso, per un totale di 12. Entrando si nota il diavolo Asmodeo (il diavolo che, secondo la leggenda, portava l’acqua mentre Salomone faceva costruire il Tempio di Gerusalemme e che era poi diventato guardiano del tesoro del Tempio) che sostiene
l’acquasantiera, a forma di conchiglia, sulla quale sono incise le iniziali “B.S.”, cioè Boudet-Saunière. Sull’acquasantiera è anche inscritta la traduzione deformata: “PAR CE SIGNE TU LE VAINCRAS” (con questo segno tu LO vincerai) del motto, in latino, dell’imperatore Costantino: “IN HOC SIGNO VINCES”. Il pavimento dove è collocato
Asmodeo è composto da 64 lastre bianche e nere alternate, orientate verso i 4 punti cardinali. Sull’ala sinistra di Asmodeo ci sono dei segni che sembrano graffi.

Cosco: Cosa sta a significare tutto questo complesso simbolismo?
Marino: Un linguaggio cifrato. C’è ancora tanto. Di fronte, sull’altra parete, è posto il
fonte battesimale con le statue di San Giovanni Battista e Gesù. Il Battista versa l’acqua con una conchiglia. Gesù ed Asmodeo hanno lo sguardo rivolto verso il pavimento e guardano le 64 mattonelle bianche e nere poste come una scacchiera. All’interno della chiesa si possono ammirare, oltre le statue della Madonna e di San Giuseppe, entrambe con il Bambino tra le braccia, numerose statue che guardano anche esse il pavimento: Santa Germana, martire per aver difeso la sua verginità; San Rocco, Sant’Antonio l’Eremita, Sant’Antonio di Padova, l’Evangelista San Luca (medico, protettore delle arti figurative) e Maria Maddalena, rappresentata con una croce, un calice nelle mani ed un teschio accanto ai piedi. Sul pulpito si trova la statua dell’Evangelista Luca. Henri Mertal, in un articolo pubblicato sul bollettino n. 10 del novembre 1966, dell’Associazione di Rhedae, sostiene che le iniziali delle statue, così come erano state fatte collocare da Saunière danno il nome GRAAL; (Germana, Rocco, Antonio, Antonio, Luca), con esclusione di Maria Maddalena che era quella che lo possedeva. Féral diceva inoltre che le Statue erano state poste a forma di “M”. Ed era per lui un riferimento alla Massoneria. I simboli ermetico-alchemici sono ancora tanti ma quanto le ho detto può bastare per farsi una pallida idea di quanto è celato là. Di più non posso dire.
Cosco: Si racconta che certi periodi dell’anno si verificano fatti curiosi in quella chiesa, quanto c’è di vero?
Marino: Nella chiesa, in alcuni giorni dell’anno, si possono osservare alcuni insoliti fenomeni. Il 13 gennaio (giorno del Battesimo del Cristo) i primi raggi del sole colpiscono i piedi del Cristo e poi si spostano su, verso la statua. Il 17 gennaio (festa di S. Antonio) un raggio di sole batte sulla statua di S. Antonio. Il 4 aprile e per tutta la settimana, il sole, attraversando la vetrata dove è rappresentata la Resurrezione di Lazzaro, proietta l’immagine del Cristo sulla parete di fronte. In inverno, a mezzogiorno, il sole, attraversando la vetrata posta a sud, proietta
l’immagine di un melo con tre mele blu. Gli enigmi sono ancora tanti. C’è la scritta “PAR CE SIGNE TU LE VAINCRAS” che si trova sopra l’acquasantiera, qualcuno ha tratto le seguenti conclusioni: le lettere sono 22 come 22 sono i denti del teschio posto sulla porta del cimitero, come 22 sono i gradini della Torre Magdala, 22 è la somma delle due rampe di scale di 11 gradini che porta alla terrazza. Nella scritta originale Saunière ha aggiunto le lettere “L” ed “E” (LE), che sono poste tra la 13cesima e la 14cesima lettera: il 1314 è l’anno in cui fu giustiziato Jacques de Molay; la “L”, nell’alfabeto, è la 12ª lettera, mentre la “E” è la 5ª, e 12+5=17, il numero ricorrente nel Mistero di Rennes. Ora basta le ho detto più di quanto avrei dovuto.
UN SEGRETO TREMENDO CELATO IN UN MISTERIOSO SCRITTO ALCHEMICO
CHE FA TREMARE LE FONDAMENTA DELLA CHIESA DI ROMA
Intervista di Giuseppe Cosco a Pietro Marino

“LE SERPENT ROUGE. NOTES SUR SAINT GERMAIN DES PRES ET SAINT SULPICE DE PARIS” è un misterioso testo redatto da Pierre Feugere, Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker, deceduti misteriosamente dopo la pubblicazione. Si disse che si erano suicidati. Maxent e De Koker furono trovati impiccati il 6 marzo e Feugere il giorno dopo, il 7 marzo del 1967.
“LE SERPENT ROUGE” è in lingua francese. Fu scritto nell’Ottobre del 1966 e pubblicato il 17 di Gennaio del 1967. Si presenta composto da tredici strofe. Ogni strofa corrisponde ad un segno dello zodiaco. La tredicesima, la terz’ultima in ordine di apparizione, è simbolizzata da Ofiuco o Serpentario.
Il linguaggio è oscuro, simbolico, ermetico. Il suo contenuto è un segreto di incredibile portata, che ci riconduce ai misteri di Rennes-le-Château. Sono ritornato da Pietro Marino, uno dei più grossi esperti italiani dei fatti di Rennes-le-Château, il piccolo paese del dipartimento dell’Aude, in Francia dove si verificarono fatti memorabili. L’intervista che segue ha dell’incredibile.
COSCO: Marino, Lei ha detto di aver studiato a fondo il misterioso testo de Il Serpente Rosso, “LE SERPENT ROUGE. NOTES SUR SAINT GERMAIN DES PRES ET SAINT SULPICE DE PARIS” di Pierre Feugere, Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker, che morirono subito dopo la pubblicazione, tutti e tre misteriosamente. Asserisce di averlo decifrato. Ci parli del terribile segreto da lei scoperto e mai svelato prima d’ora.
MARINO: Aspetti, prima devo fare un breve riepilogo di cosa vi è nella chiesa di Rennes. Sotto l’altare si può ammirare un
bassorilievo che rappresenta Maria Maddalena, opera dello stesso Saunière e dell’abate Courtauly. Maria Maddalena contempla una croce grezza, da cui si alza un germoglio frondoso, al suo fianco vi è un libro aperto, un cranio e vi è anche un melo. Come sfondo il paesaggio di Rennes-le-Château. L’albero del melo rappresenta l’albero della conoscenza del paradiso. Adamo mangiò il frutto proibito e portò la morte nel mondo, ma per mezzo di un albero diverso venne riportata la salvezza. La mela nella religione celtica era simbolo del sapere tramandato. La croce con rami viene sempre paragonata all’albero genealogico. Vi era anche una scritta distrutta da un vandalo: JESUS MEDELA VULNERUM SPES UNA POENITENTIUM PER MAGDALENAE LACRYMAS PECCATA NOSTRA DILUAS.

“Gesù rimedio per i nostri peccati e speranza per noi pentiti. Tu cancellerai i nostri peccati grazie alle lacrime della Maddalena”.
Questa scritta è riportata, anche, su una delle pergamene. Sull’ultimo arco in corrispondenza del Coro vi è un
affresco raffigurante un’anfora, una Croce ed una M a forma di Omega capovolta, però chiusa alla base, intrecciata con una S. Cosa può significare? L’anfora è riferita alla Maddalena e la Croce a Gesù. Forse che dall’unione dell’anfora e della croce è sorto quello strano simbolo formato dalla M e dalla S? O più semplicemente significa Santa Maddalena? Eppure questo simbolo lo troveremo nel Serpente Rosso abbinato alla scritta Rosa-Croce.

COSCO: Vuole essere più chiaro?
MARINO: Nella prima strofa si parla dei manoscritti di un amico, che viene definito “viaggiatore dell’incognito”. Sono più di uno e li vede separatamente ma noi dobbiamo considerarli come se fossero un tutt’uno, se vogliamo scoprire qualcosa. Noi dobbiamo essere come un artista che sa che dai colori dell’arcobaleno sorge il bianco e che è capace di far nascere il nero dall’unione dei 6 colori. Ma l’artista chi è: l’iniziato, lo gnostico, l’alchimista? E qui abbiamo un primo riferimento al dualismo (bianco-nero). Si è già parlato della fortificazione templare sulla collina di Blanchefort, che ha preso il nome dall’omonima famiglia. Guardando le
rocce della collina, salta subito all’occhio il loro colore bianco, che continuando verso la Roc Négre, cambiano colore e ne acquistano uno nerastro. Boudet sosteneva che la collina si chiamava Blancfort, proprio per il colore della roccia e che la parola derivava dal celtico (Blank=in fr. Blanc=bianco; forth=in fr. en avant=in avanti). Poi abbiamo il numero sei che viene ripreso nella seconda strofa quando gli autori ci dicono che non sveleranno mai il nome dell’amico ma che il suo numero è quello di un celebre sigillo, il sigillo di Salomone. Ed ecco che torna il concetto del bianco-nero (dualismo). Il nostro amico si trova ancora sulla collina di Blanchefort e sta guardando al di là della Roc Négre. Ma il suo sguardo dove arriva? A Blazel, Cap de l’Homme o Rennes-les-Bains, secondo come ci si posiziona. Se ci poniamo con le spalle alla Iª stazione della Via Crucis, avremo di fronte la XIVª stazione, che rappresenta la sepoltura di Gesù. Da Blanchefort, dopo Roc Négre, vi è la collina di Blazel dove, dice Boudet nel suo libro, si trova una
pietra che misura più di 8 metri di lunghezza, 2 di larghezza e 2 di altezza. Boudet dice: “Questo masso di circa 32 metri cubi è stato sollevato, inclinato in una direzione precisa, e bloccato ad una delle sue estremità, così che il suo peso enorme non lo facesse spostare verso il pendio ripido della montagna. Bisogna vedere con i propri occhi, questa opera gigantesca, che causa un vero stupore: nessuna descrizione può dare un’idea esatta di questo lavoro prodigioso”.

COSCO: Cosa può aver voluto dire Boudet? Forse ha cercato di nascondere qualcosa per sempre? E cosa?
MARINO: Mi segua attentamente. Devo premettere che subito dopo Roc Nègre, guardando sempre da Blanchefort vi è
Cap de l’Homme, dove è stata trovata incisa una croce di 35 cm. Però dopo Roc Négre vi è anche Rennes-les-Bains. Andiamo a vedere cosa può attrarre la nostra attenzione. Nella Chiesa di Rennes-les-Bains esiste un
quadro, che è una riproduzione di una tela di Van Dick, che era di proprietà di Paul-Urbain de Fleury, nipote della Marchesa d’Hautpoul; rappresenta la Vergine che veglia Gesù in una grotta. Nell’originale ci sono le figure della Maddalena e di Giuseppe d’Arimatea. Nella copia no; al loro posto un dolmen. Di dolmen, di cromleck, si interessò Boudet. Con questo si vuol fare intendere che bisogna leggere “bene ed in un certo modo” il libro di Boudet. Nel cimitero vi è una tomba della madre e della sorella di Boudet; se tracciamo una linea dalla croce che vi è sopra la tomba, ai lati della quale vi è una freccia che ci indica la direzione, osserveremo che la linea passa dalla riproduzione del quadro di Van Dick, dal menhir decapitato di “Cap de l’Homme” e giunge alla Chiesa di Rennes-le-Château. Il nostro viaggiatore guarda, però, a mezzogiorno; questo vuol dire che sta guardando verso Bazel. Per proseguire, si afferma ne il Serpente Rosso, bisogna districarsi tra molte difficoltà, come se ci si trovasse in un Labirinto. Si deve trovare la casa della Bella Addormentata.
COSCO: Ma chi è la Bella Addormentata?
MARINO: Ecco che stiamo per entrare nel punto cruciale dell’enigma ma prima di svelarglielo devo spiegare delle cose. Il poeta André Chenier, massone, era devoto alla Vergine nera di Nôtre Dame de Marceille a Limoux. Chi potrà dare la soluzione, continuano gli autori, sono le pergamene. Ed ecco che egli scopre le 64 pietre del cubo perfetto (sono 64 le mattonelle poste nella Chiesa di Rennes-le-Château ai piedi di
Asmodeo, sono 128, il doppio di 64, le parole aggiunte al testo originale in latino della seconda pergamena). Ma chi possedeva le pergamene? I 4 Catari che erano fuggiti da Montségur durante la tregua; Montségur è il forte. Adesso occorre sistemare le 64 pietre e ciò si può solo fare con la squadra ed il compasso, tracciare una linea da Est ad Ovest, poi da Sud a Nord, tracciare una linea negli altri sensi e cercare le 14 pietre con impressa una croce. Ho pensato cosa potessero essere le 14 pietre impresse con la Croce e, dopo tante ipotesi, sono giunto alla conclusione che altro non sono che le
14 stazioni della Via Crucis della Chiesa di Rennes-le-Château. Ho pensato molto a come poter rimettere a posto le 64 pietre del cubo perfetto. Per quanto riguarda le 128 pietre (le lettere in più delle pergamene), ci avevano pensato altri, decifrandole. Però, secondo il mio giudizio, quando si parla di 64 pietre del cubo perfetto ci si riferisce alle 64 mattonelle sorvegliate da Gesù ed Asmodeo, all’interno della Chiesa. Ho pensato anche che mi poteva aiutare il testo trovato con la decodifica della seconda pergamena nella parte in cui si parla delle mele blu. Queste vengono proiettate dalla vetrata posta a sud sulla parete di fronte. Le statue poste a sud sotto le vetrate sono quella della Maddalena e quella di San Rocco. La prima operazione da fare era di disegnare il quadrato con le 64 mattonelle. Bisognava adesso tracciare la linea meridiana che va da Est ad Ovest, poi due linee perpendicolari a questa e tra loro parallele, che partivano dalle due statue anzidette sino alle due (S. Germana e S. Antonio l’Eremita) poste di fronte. Ci dicono che bisogna guardare, poi, in tutte le direzioni. Allora bisogna tracciare le linee oblique che uniscono le statue della Maddalena e di San Rocco rispettivamente con quelle di S. Antonio l’Eremita e di San Germana. Si trova, così, un punto di intersezione. Ma il serpente rosso ci suggerisce che dobbiamo tracciare un cerchio e che un punto di esso corrispondeva alla statua della Maddalena (essendo il cerchio l’anello e corona...). Tracciato il cerchio, mi sono accorto che si poteva costruire il sigillo di Salomone, il primo triangolo formato dalle statue di S. Antonio l’Eremita, Santa Maddalena ed il punto del quadrato con le 64 mattonelle rivolto ad est, il secondo dalle statue di Santa Germana, San Rocco e da un punto che, secondo me, sta ad indicare l’ingresso della cripta della famiglia Blacheford. Ecco trovata la dimora della Bella Addormentata (vedi
fig. 1).
COSCO: La prego continui.
MARINO: Era lì che Saunière ha trovato i resti della Marchesa ed era lì dove Saunière nascose i resti della Maddalena, dopo averli prelevati dalla falsa tomba della marchesa.
COSCO: Lei sta parlando della tomba di Maria Maddalena?
MARINO: Esattamente. E che sia il sepolcro di Maria Maddalena che si cerca ce lo dicono gli autori e ci confermano che lei ha avuto il “Graal” che conteneva il sangue di Cristo, che una volta era conosciuta come ISIDE che chiamava a raccolta tutti i sofferenti per dare loro sollievo. La stessa frase la troviamo nella Chiesa di Rennes-le-Château, e precisamente
nell’affresco della collina fiorita; è Gesù che chiama a raccolta i sofferenti. Perché la stessa frase è messa in bocca una volta alla Maddalena ed una volta a Gesù?
COSCO: Ma la falsa tomba dove si trova o, meglio, dove si trovava?
MARINO: Sappiamo che per scoprire il segreto bisogna disegnare anche una Croce (CON QUESTO SEGNO TU LO VINCERAI). Ma dove? Se Gesù ed Asmodeo guardano il pavimento con le 64 mattonelle, perché non tracciare una perpendicolare alla meridiana già disegnata e passante per il punto del quadrato posto ad Est? Dopo averlo fatto, è stato disegnato il prolungamento della retta che unisce la statua della Maddalena con quella di Santa Germana, che ha intersecato in un punto la suddetta perpendicolare lunga esattamente quanto la lunghezza della navata della chiesa. Si è formata, così, una croce con i due bracci uguali. Per verificare se il punto trovato rivestisse una certa importanza, è stato tracciato un cerchio fissando il compasso sul punto posto ad est del quadrato e puntandolo sulla statua della Maddalena. Con meraviglia mi sono accorto che il punto trovato era anche un punto del cerchio, come lo era il punto opposto della stessa perpendicolare ed ho notato che, anche in questo caso, si poteva disegnare il sigillo di Salomone (vedi
fig. 2) (si può ammirare anche una proiezione della chiesa. Il punto trovato sta ad indicare il luogo dove era collocata la falsa tomba della marchesa sotto il campanile, dove inizialmente Bigou aveva portato i resti della Maddalena).
COSCO: E’ una storia avvincente. Qual è il prosecuzione degli avvenimenti?
MARINO: Successivamente, ne Il Serpente Rosso, la Maddalena viene chiamata NOSTRA SIGNORA DES CROSS. Sappiamo che solo la Vergine Maria viene chiamata con l’appellativo di Nostra Signora... E allora perché è rivolta alla Maddalena? Bisogna scoprire cosa voglia dire CROSS, che non è una parola francese; però potrebbe essere una parola inglese che significa CROCI. Perché al plurale? E se le croci fossero quelle che portavano sulle tuniche i Crociati? A Gerusalemme Goffredo di Buglione, come abbiamo visto, aveva fondato l’Ordine dei Cavalieri di Nostra Signora di Sion, dopo aver trovato l’Abbazia di Nostra Signora del Monte di Sion, conosciuta anche come Madre di tutte le Chiese. Se NOSTRA SIGNORA DES CROSS significa Nostra Signora delle Croci (dei Crociati), vuol dire che l’abbazia di Sion era dedicata a Maria Maddalena. C’è da dire, però, che esiste un Santuario a Counes dedicato a Nôtre Dame du Cros. Ha preso questo nome da una croce incisa su una pietra della montagna vicina; però vicino la croce vi è una statua della Vergine. A Sion Vaudemon, vicino la Cattedrale, vi è la scritta: “AUX AMIS DE NOTRE DAME DE SION” e sull’arco esterno della cappella all’aperto leggiamo NDS. La S è diversa dal carattere delle altre due ed è identica a quella che troviamo nella decorazione di Rennes-le-Château.
COSCO: Possono aiutarci a capire meglio i pittori Poussin e Delacroix? In tutta questa incredibile storia qual è il ruolo di questi artisti famosi?
MARINO: Gli autori de Il Serpente Rosso, a questo punto, fanno un riferimento al
quadro di Poussin, copia del quale aveva acquistato l’abate Sauniére dove è dipinta una bara con la famosa scritta. E finalmente il curato capisce, comprende quale sia il segreto. Cosa significano i salti dei quattro cavalieri? E chi sono i quattro cavalieri? Il riferimento è sempre ai 4 Catari. Hanno lasciato un segno che ha impresso Delacroix in uno dei
tre quadri: San Michele sconfigge il demonio, Lotta di Giacobbe con l’Angelo e Eliodoro scacciato da Tempio, che si trovano nella Cappella degli Angeli, già cappella del fonte battesimale, della Chiesa di San Sulpice a Parigi. E poi di nuovo un riferimento al Graal. Ma, cosa significa: due volte IS? IS+IS=ISIS=ISIDE, Dama bianca delle Leggende. Maria Maddalena, nazarea laica, faceva parte dell’Ordine regionale di Dan, e aveva diritto di vestirsi di nero come i sacerdoti di Iside; anche le Madonne nere sono vestite di nero. La Madonna nera deriva da Iside: entrambe conoscevano il nome segreto di Dio, come la Maddalena, “la donna che conosceva il Tutto”, custodiva un segreto di Dio. Ecco perché, quando si parla di Madonna nera, di Iside, di Dama Bianca, ci si riferisce alla Maddalena.
COSCO: Tutto ciò è oltremodo interessante, ma la Maddalena non è, frequentemente, raffigurata anche con un manto rosso?
MARINO: La Maddalena veniva rappresentata vestita di nero ed anche con un manto rosso, simbolo di alta carica ecclesiastica. Di nero è vestita in un dipinto del Guercino, che la rappresenta con due angeli, poggiata su una tomba. Rosso è il suo mantello nel bassorilievo in Rennes-le-Château, rosso è pure il mantello del “presunto” Giovanni, nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
COSCO: Cosa dice ancora Il Serpente Rosso? Qual è il proseguo?
MARINO: Il viaggio è al termine. Ormai il nostro viaggiatore conosce il segreto. Ma qual è la casa diroccata a cui si fa riferimento? Forse la casa vicino al cimitero, che aveva utilizzato Sauniére e dalla cui finestra si vedeva la montagna? Cosa significa la Croce di Creta che si scioglie sotto il sole? Sembra veramente una Croce con i suoi 35 centimetri. Mi fa ricordare la croce grezza che guarda Maria Maddalena nel bassorilievo sotto l’altare, ma potrebbe essere anche un riferimento alla 14ª stazione. La croce si è sciolta al sole e nella 14ª stazione non vi è, infatti, alcuna croce. Ma, forse, la montagna è quella di Cap de l’Homme, dove, secondo Boudet, esisteva una pietra con su scolpito il volto di Gesù, montagna dove è stata trovata una pietra con la testa tagliata, al posto della quale c’era il quadrato magico, conosciuto come quadrato SATOR, montagna dove si trovano delle croci scolpite nella roccia, una delle quali misura 35 cm. Nell’originale le 5 parole del quadrato sono in greco.
(Marino mi porge dei fogli con le lettere del quadrato magico e con delle sue note scritte a matita che riporto)
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Il quadrato magico, che è un simbolo dei cristiani gnostici, presenta questa particolarità: da qualsiasi lato si legga si trovano sempre le stesse parole. E’ formato con le 8 lettere del PATER NOSTER prese due volte eccetto la N utilizzata una sola volta, con l’aggiunta di 2 “A” e 2 “O”.
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Alchimisti, astrologi, cabalisti, filosofi, umanisti hanno tentato di capirci qualcosa, senza risultati. Si è inoltre visto che, posizionato in altro modo, l’effetto è sempre lo stesso. Si leggono sempre le stesse parole.
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COSCO: SRNPR. Cosa significa questa specie di anagramma?
MARINO: In un
autoritratto di Poussin, dipinto sul suo anello, troviamo il simbolo della pietra trovata a Stenay. Egli era, quindi, un cristiano gnostico. Nello stesso dipinto notiamo sullo sfondo una immagine che ci conferma che era anche un iniziato (sul copricapo vi è disegnato un terzo occhio).

LA "PIERRE MYSTERIEUSE" DI STENAY
COSCO: Il pittore Poussin era, dunque, un iniziato, che riportava nelle sue tele i misteri di cui era a conoscenza...
MARINO: Si. Dopo questa divagazione, ritorniamo a Il Serpente Rosso. Adesso c’è un richiamo alle opere di Signol sul Meridiano di Parigi. Signol ha dipinto una rappresentazione di Dagobert II e dei quadri simbolici del meridiano di Parigi, che si trovano nella Chiesa di San Sulpice a Parigi. Si parla della scritta PS, che noi troviamo sulla pietra tombale della Marchesa d’Hautpoul, sulla pietra di Coume-Sourde, sulla prima pergamena e del modo alquanto oscuro di come decifrare le lettere. L’autore capisce la verità. Ma, qual è la verità? Si fa riferimento a Jean-Jacques Olier (1608-1657), curato della chiesa di S. Sulpice, il cui maestro era stato Sain Vincent de Paul. Olier fondò nel 1641 la Compagnia dei Preti del Seminario di S. Sulpice; creò anche il seminario di Clermond Ferrand; era stato abate del Monastero di Pébrac. Pébrac è la cittadina di S. Germana, la cui statua si trova nella Chiesa di Rennes-Le-Chateau.

PIETRE TOMBALI DELLA MARCHESA D'HAUTPOUL
(A SINISTRA QUELLA POSATA ORIZZONTALMENTE - A DESTRA QUELLA POSATA VERTICALMENTE)
COSCO: Ma non sono troppi i riferimenti a San Sulpice per essere considerati casuali?
MARINO: Certamente. La Chiesa fu costruita, per volontà di Olier, nel quartiere di Sain Germain des Pres, vicino all’omonima Chiesa, sulla stessa linea del meridiano di Parigi che passa dalle due Chiese e sul comune di Rennes-les-Bains. Nelle Chiese di Sain Germain des Pres, di Sain Denise e di Rennes-le-Château sono stati sepolti re merovingi. La Chiesa di San Sulpice è conosciuta come il nuovo Tempio di Salomone. Oltre quello che abbiamo detto, nella Chiesa possiamo ammirare la Via Crucis che, come a Rennes-le-Château, è posizionata da sinistra a destra, cioè sinistrocentrica. Dobbiamo ricordare che Saint Vincent de Paul e Jean-Jacques Olier erano molto vicini al Priorato di Sion. La Compagnia che creò Olier, l’abbiamo già visto, era il circolo esterno del Priorato. Saint Vincent de Paul è venerato, anche, nella basilica di
Nôtre-Dame de Marceille, dove è venerata una Vergine Nera, a nord di Limoux, di cui abbiamo già detto. Il vescovo Billard, quello che nominò Saunière curato di Rennes-le-Château, acquistò tutte le quote della proprietà di detta basilica. Picknett e Prince ne “La Rivelazione dei Templari” ci dicono che sotto la basilica esisteva una cripta costituita da 2 camere di circa 6 metri di altezza. L’ingresso è costituito da un tunnel alto un metro. Queste stanze sono state utilizzate fino all’inizio del XX secolo.
COSCO: Come venivano utilizzate queste stanze?
MARINO: Prince ed il fratello, nel 1995, erano entrati nella prima stanza, calandosi da uno sfiatatoio, ma, per un incidente occorso al fratello, nello scendere, dovettero abbandonare la ricerca. Ritornarono nel 1996 e cercarono di entrare dal cunicolo; trovarono, però, la porta murata ed una inferriata arrugginita risalente a circa 100 anni prima. Considerato che le autorità locali non conoscevano l’esistenza della cripta, chi avrà murato quell’ingresso? Tutto fa pensare a Billard, il quale aveva fatto di tutto per divenire il proprietario della basilica. Il ricercatore olandese Joseph Fhijs aveva scritto che era riuscito a decifrare il libro di Boudet e che nella cripta vi era un reliquario contenente la testa di un “re sacro”. Continuando a leggere il Serpente Rosso, nasce una domanda: chi è che è passato facendo del bene? Nella Chiesa di Rennes-le-Château esiste un affresco che raffigura Gesù su una collina fiorita. A Rennes-le-Bains vi sono
due tombe della stessa persona, Paul-Urbain conte di Fleury, nipote della Marchesa d’Hautpoul. Su una tomba risulta morto il 7.8.1856 e nato il 3.5.1776, sull’altra invece risulta deceduto nel 1836 all’età di 60 anni; sarebbe nato, quindi, nel 1796. La data della morte giusta è quella del 1836. Non è morto a Rennes-les-Bains ma i suoi resti vi furono portati successivamente. Sulla tomba vi è scritto: “E’ passato facendo del bene”. Fleury (Fleuri) in francese vuol dire fiorito.
COSCO: In tutta questa storia ha una parte l’enigmatico Priorato di Sion? E Il Serpente Rosso, nome dato all’ermetico documento, ha qualche particolare significato?
MARINO: Mi lasci proseguire con ordine. Il viaggiatore ci dice che ci sono stati dei profanatori, che non hanno potuto prendere tutto. Qualcosa è rimasto. Non tutto il tesoro è stato utilizzato. Infine un riferimento alla Costituzione dei Fanciulli di S. Vincenzo, cioè i Prodi, cioè il Circolo esterno del Priorato di Sion.
Dopo la maledizione dei profanatori, gli autori chiariscono di aver scoperto il segreto del sigillo di Salomone e riferiscono di aver visitato il luogo dove era posta la tomba della Maddalena. Di questo ho già detto. Ci avvertono di stare attenti e di non cambiare quello che troviamo scritto, perché solo in questo scritto è la verità. E di nuovo la collina bianca. La collina bianca è la collina di Blanchefort. Ma, perché si fa riferimento al battesimo del Cristo? Qualcuno è di guardia ed è rosso per la rabbia. E’ il Serpente Rosso, di cui parlano le pergamene. Il Serpente Rosso è il demonio guardiano. Ed ecco che l’autore ci dice che si tratta solo di un sogno fatto il 17 gennaio (data costantemente presente nel mistero di Rennes).
COSCO: Quanto, secondo Lei, è veritiero Il Serpente Rosso? Potrebbe trattarsi solo di un falso?
MARINO: Gli autori erano ben documentati, perché conoscevano nei minimi particolari non solo Rennes-le-Château, ma anche i luoghi circostanti, la cultura egizia, celtica, la storia del meridiano di Parigi, di S. Sulpice, il Priorato di Sion, i Prodi, la storia di Olier, nonché le opere di Delacroix, Teniers, Poussin legate al Mistero di Rennes-le-Château. Cioè, a loro non era sfuggito nulla.
COSCO: Lei a quali altre conclusioni è pervenuto?
MARINO: Io ho motivo di ritenere che i versi non sono una invenzione. Gli autori sono morti, suicidi, dopo 2 mesi dalla pubblicazione del libretto. E’ impensabile che tre persone, sane di mente, si uccidano senza motivo e quasi contemporaneamente. Ho pensato che, forse, sono stati costretti a compiere questo insano gesto, o perché sono venuti meno ad un giuramento solenne (sarebbero, quindi, stati degli iniziati), o perché si sono impossessati del libretto riservato a pochi, scritto da altri. Mi sono, infine, convinto che Sauniére trovò, anche all’interno della chiesa, la tomba di Sigebert IV, la cripta della famiglia Blanchefort dove era sepolta la Marchesa Marie d’Ables d’Hautpoul e, forse, come sostiene Plantard i successori di Sigebert IV, e cioè Sigebert V e Bera III. Se si dà credito a tutti gli indizi che abbiamo esaminato, sono, anche, convinto che i 4 Catari portarono fuori da Montsègur i manoscritti dei Vangeli, poi modificati da Bigou e i documenti di una parte della dinastia dei Merovingi. Però, esiste qualche altra cosa nascosta sulla collina di Blazel. Non ci sono prove per dire che si può trattare di una tomba più importante di quella della Maddalena...
COSCO: Sauniére ricevette strani personaggi...
MARINO: Sì, nel 1897 ricevette delle visite ed a queste persone restituì qualcosa di molto prezioso. I visitatori altri non erano che discendenti dei Catari, appartenenti al Priorato di Sion. Alcuni sostengono che quello che fu restituito è stato nascosto nella Cattedrale di Barcellona, costruita dall’Architetto Gaudì, su incarico dei Confratelli del Priorato. Se Sauniére ha restituito tutto quello che ha trovato, diede di sicuro le pergamene originali, i manoscritti contenenti la dinasta merovingia e i resti della Maddalena. Però era rimasto qualcosa ancora da scoprire; per questo Saunière continuò il lavoro nel cimitero e nelle colline circostanti.
COSCO: Cosa scoprì ancora il parroco? E fu questa ulteriore scoperta confessata, in punto di morte, a fargli negare l’assoluzione?
MARINO: Consideriamo la fine di Sauniére. Egli non ebbe l’assoluzione. Se avesse confessato, soltanto, di aver trovato un tesoro (sia esso visigoto, quello dei Templari o dei Catari) o le pergamene con la dinastia merovingia, che motivo c’era di non ricevere l’assoluzione e l’estrema unzione? Le pergamene non erano altro che passi del Vangelo e la dinastia merovingia sarebbe solo la prova che Sigebert IV non era morto e che la discendenza era continuata. Se avesse confessato soltanto di aver trovato la tomba della Maddalena, che motivo c’era di non essere assolto? Si diceva già che la Maddalena era giunta in Francia per predicare il Vangelo e si festeggia nella città di Baume, dove “erroneamente” si pensa fosse morta e dove “erroneamente” è conservato il sepolcro. Egli avrà confessato qualcosa di molto grave, contrario al credo della Chiesa cattolica. Chi aveva visto il confessore, dopo l’incontro con il nostro abate, sosteneva che era molto turbato e che non riusciva a profferire parola alcuna e che non fu più lo stesso. Io sono convinto, però, che Sauniére non voleva confessarsi, ma soltanto tramandare il segreto ad un altro curato come avveniva dai tempi di Bigou e come è richiesto dalle pergamene. Solo che prima il segreto era costituito dalla conoscenza del nascondiglio del tesoro e di qualcos’altro di cui non si conosceva l’esatta ubicazione. Boudet utilizzò il tesoro per dare la possibilità a Saunière di scoprire questo qualcosa.
COSCO: Ma cosa?
MARINO: Le pergamene servirono, quindi, a Sauniére soltanto per fargli trovare la tomba della Maddalena e per fargli conoscere il grande segreto che c’era dietro. I Templari, i Catari detenevano un segreto che metteva in serio pericolo il cattolicesimo. Per questo furono sterminati. La Chiesa ha commesso tanti errori; con il tempo si sta correggendo. Secondo le profezie di S. Malachia, vescovo irlandese ed amico di San Bernardo, il prossimo Papa sarà l’ultimo e sarà quello che dirà la verità. Ma l’uomo è pronto a ricevere le sue rivelazioni? Sarà capace di giudicare e decidere secondo il suo pensiero? Quale sarà la reazione della gente? Certe volte la tanto attesa verità è spesso la più difficile ad accettare. Poi, bisogna ammettere, che la verità è diversa per ognuno: per il Corano Gesù non era altro che un importante profeta, per i Romani i Cristiani erano eretici. Ma noi, uomini liberi e di buoni costumi, siamo pronti, perché da sempre ricerchiamo la verità.
COSCO: Marino, qual è questo terribile segreto?
MARINO: Sulla collina di Blazel vi è nascosto qualcosa di molto importante ed il guardiano non è altri che lo stesso serpente rosso - demonio guardiano (Asmodeo). Che vi sia solo il tesoro del Tempio di Salomone o vi è ancora dell’altro?

PIANTA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA DI RENNES-LE-CHÂTEAU
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BREVI NOTE RIASSUNTIVE A CURA DE LA MELAGRANA NET

“Le Serpent Rouge” (“Il Serpente Rosso”), è un libricino ermetico composto di sole 13 pagine: nelle prime 5 troviamo il testo conosciuto come “Avant-Propos” (“Prefazione”), nelle altre vi sono le immagini della Chiesa di Saint-Germain de Prés, delle tombe di alcuni re merovingi rinvenute nella stessa chiesa, della copertina di un opuscolo pubblicato nel 1861 - lo “Gnomon Astronomique” -, della Chiesa di Saint Sulpice a Parigi. Sono inoltre rappresentate la genealogia merovingia, la Gallia del 511, la Gallia del 632 circa, la pianta della Chiesa di Saint Sulpice (dove troviamo indicato il P-S, il Preacum ed il meridiano di Parigi) ed il quartiere Saint-Germain del 1615 (anche qui vi è indicato il meridiano). Si ritiene che tale libretto sia stato redatto da tre Autori, più probabilmente tre iniziati: Pierre Feugère, Louis Saint-Maxent e Gaston De Koker. “Il Serpente Rosso”, scritto nell’ottobre del 1966, è stato poi pubblicato il 17 gennaio 1967 a Pontoise e depositato presso la Bibliothèque Nationale francese il 15 febbraio dello stesso anno (registro 4° L7K 50490). I tre Autori morirono tutti e tre suicidi per impiccagione: Saint-Maxent e De Koker il 6 marzo 1967 rispettivamente alle ore 7 e alle ore 9, Feugère il 7 marzo 1967 alle ore 6.20. Si ha ragione di ritenere che i tre fossero come detto degli iniziati e che appartenessero al cosiddetto “Priorato di Sion”, che probabilmente ancora oggi sopravvive, e ha ancora - con buona verosimiglianza - la sua centrale nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi. Il libro consta di versetti criptici e ogni capoverso è dedicato ad un segno zodiacale: si compone quindi di dodici capitoli più uno, in tutto tredici, in quanto è stato aggiunto il segno zodiacale del Serpentario (noto anche come Ofiuco). Riportiamo di seguito le traduzioni - dalla versione originale de “Le Serpent Rouge” - operate da Momentè e Marino; leggendole si noterà che questi versi non hanno apparentemente quasi significato. Ma se li si mettono in relazione con il Segreto di Rennes-le-Château, allora forse tutto appare più chiaro...
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