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Enrico Baccarini - Così la Massoneria conquistò i Templari, di Fabio Giovanni Giannini

Così la Massoneria conquistò i Templari

di Fabio Giovanni Giannini

 

Tratto da LA PADANIA - 27 Luglio 2001


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COSÌ LA MASSONERIA CONQUISTÒ I TEMPLARI

 

di FABIO GIOVANNI GIANNINI

Tratto da LA PADANIA - 27 Luglio 2001

 

 

Vent’anni fa moriva Gastone Ventura, il Gran Maestro che difese lo spirito nobile dei primi Cavalieri.

 

Domani saranno trascorsi venti anni esatti dalla morte del conte Gastone Ventura. Un nome, Ventura, assai noto negli ambienti dell’esoterismo, non solo in Italia ma anche all’estero, se pur risulta praticamente sconosciuto al grande pubblico. Ciò nonostante ancora oggi molti suoi libri e saggi, sono fonte di studio per diversi autori, non solo perché egli fu Gran Maestro dei Templari Italiani, carica che associava a quella di guida del Martinismo e dei riti del “Memphis Misraim”, ma anche e soprattutto perché fu nell’ambito dell’occulto, tra l’abbondare di mestieranti e di approfittatori, un uomo sinceramente “onesto”. Questa sua qualità è stata l’elemento essenziale che ne ha contraddistinto il ruolo e il modo di porsi, rispetto alle nuove generazioni, lasciando un esempio straordinario per tutti coloro che, come me, hanno avuto l’onore d’incontrare e conoscere. Non rinunciò mai alla verità, anche quando poteva essere scomoda, ma sempre necessaria e indispensabile per chi intende intraprendere un approfondimento nell’ambito di quella che comunemente viene definita: “Tradizione Occidentale”.

 
LA RICERCA DELLA VERITÀ
Egli non tentò mai di aggiustare la storia, nei casi in cui questa non reggeva per mancanza di seri appoggi, ma operò per offrire possibili ipotesi d’interpretazione, lasciando ad ognuno la libera ricerca della verità. Il suo lavoro è stato notevole, accompagnato dal dono della sintesi, che consente oggi di gettare uno sguardo più attento al fenomeno del Templarismo mondiale, supportato da documentazioni più che sufficienti per poterlo considerare non un ordine omogeneo e depositario di antiche tradizioni, ma una semplice corrente di pensiero frantumata in mille rivoli e conventicole, che poco o nulla hanno a che vedere con gli antichi Monaci Guerrieri. Tutte le organizzazioni che si sono ispirate all’antica storia dei Templari, per avvalorare una loro legittimità fanno ancora oggi riferimento all’adunanza di Versailles, indetta da Filippo d’Orleans nel 1705. Tale riunione sembra essere stata preceduta da un intenso lavoro di preparazione, teso a ricostituire le file dei Templari, attraverso i discendenti di quelle famiglie che, nel passato, annoveravano dei Cavalieri del Tempio. A sostegno di una riorganizzazione templare, fu fatta circolare una pergamena che avvalorava la tesi di una continuità occulta dell’Ordine, soppresso da Clemente V nel 1312 (Bolla “Vox in Excelso”). Una successione ininterrotta di Gran Maestri, che dopo il 1314 giungeva al 1705 e consegnava i poteri della Gran Maestranza al Reggente di Francia, nella figura di Filippo. Un documento che suscita molte perplessità sia per come è stato scritto, sia perché ritenuto confezionato proprio per quell’occasione. Inoltre tutti i reggenti citati in elenco avevano avuto contrasti o rivendicazioni contro la Santa Sede. Pertanto oltre che un’assemblea di Templari, quella di Versailles fu anche un’assise ghibellina. Le aspirazioni di Filippo, tese a conquistare una corona e la sua vita piena di avventure amorose, associata a spericolate operazioni finanziarie, finì per travolgerlo, sconquassando l’intero progetto. Fragile era stata la documentazione storica, fragile fu l’uomo che la propose. Nel contempo alcuni nuovi movimenti si affacciavano sul palcoscenico della storia e di li a poco avrebbero dato vita a varie organizzazioni, ambiziose di svolgere un ruolo se non da protagonisti, almeno da comprimari per la trasformazione della società. Tra esse va ricordato che il 24 Giugno del 1717, quattro preesistenti logge massoniche londinesi, si riunivano nella locanda “All’Oca e al Girarrosto” di Londra, per costituire un’unica grande loggia, con l’incarico specifico di riunificare i regolamenti massonici. Nasceva così, ufficialmente, la “Massoneria moderna”. Questi due fatti, quello neotemplare e quello massonico, anche se svolti in luoghi diversi e a distanza di qualche anno, erano destinati, per reciproche motivazioni ed opportunità, ad incontrarsi. In particolare due personaggi legati alla Massoneria, negli anni successivi, tentarono alcune trasformazioni, adducendo tradizioni e presunte eredità storiche, trasmesse dal vertice dell’Ordine del Tempio. Tali soggetti, che hanno goduto di una certa fama, sono: “Ramsay” e “Von Hund”. André Michel Ramsay (1683-1743) era nato in Scozia nella località di Ayr, vicino a Kilwinning. Trasferitosi poi in Francia, approfondì i suoi studi sotto la guida di Fénelon, tanto da convertirsi al cattolicesimo. Intraprese l’attività di precettore riscuotendo consensi ed apprezzamenti lusinghieri, anche da parte di alcuni gesuiti. Per la stima acquisita fu invitato a prestare la sua opera presso Carlo Edoardo Stuart. Quest’ultimo, pretendente al trono inglese, offrì l’occasione al Ramsay per allargare i propri orizzonti e per svolgere un ruolo importante nella fondazione della Massoneria, detta “Scozzese” o “degli alti gradi”, che all’epoca non esistevano. Istituì una nomenclatura di tre gradi oltre a quello tradizionale di Maestro, consistenti in: “Scozzese-Novizio-Cavaliere del Tempio”. L’aggiunta di Cavaliere del Tempio rivendicava palesemente la continuità con la tradizione Templare. In merito, egli pronunciò a Parigi nel 1637, un accalorato discorso in difesa degli alti gradi e l’interesse che suscitò non solo in Francia, ma anche all’estero, fu tale che venne pubblicato l’anno seguente, diffondendosi in Europa e soprattutto in Germania.

 
CAVALIERE SANTO, GRADO TEMPLARE
Il 30° grado della Massoneria, detta “Scozzese”, divenne nel tempo riconosciuto come grado templare, col nome di Cavaliere Kaddosh (Santo). Colui che vi aveva accesso, secondo le intenzioni di rito, riceveva un mandato per far continuare l’Ordine del Tempio, associato all’eredità della vendetta templare. Questo grado ha influenzato anche nel “rito Scozzese” il 33° grado, quello di “Sovrano Grande Ispettore Generale”, ove si domanda e risponde: “Chi ha stabilito questo grado?”, risposta: “Il nostro fratello Federico di Brunswick, Re di Prussia!”... “Con quale scopo?”; risposta: “Per regolare il nostro odio e la nostra ostilità verso i Cavalieri di Malta”... “Qual è la causa del vostro odio per i Cavalieri di Malta?”; risposta: “La distruzione dei Templari da parte del Re di Francia e del Papa, con la cessione dei beni templari ai Cavalieri di San Giovanni”... (oggi di Malta). Pertanto, a seguito di queste affermazioni, sembrerebbe che anche il 33° grado assuma la caratteristica di Templare. Però un errore storico, e di non poco conto, confuta sostanzialmente l’intero impianto. Pur ipotizzando che Federico il Grande abbia fondato il 33° grado Scozzese, egli non fu mai un Brunswick ma un Hohenzollern. Sua moglie invece era Cristina di Brunswick-Bevrn. C’è stata forse un po’ di confusione da parte di qualche storico. Comunque il connubio stuardista e scozzese, costruito magistralmente dal Ramsay, fu in parte adottato dal “Rito riformato di Dresda” da cui ebbe origine il tentativo neotemplare del Barone Karl Gotthel Von Hund signore di Altengroktauedlipse. Nel 1747 fondò “l’Ordine della stretta osservanza Templare”, ricostituendo le antiche nove province del Tempio; l’Ordine adottò la nomenclatura creata da Ramsay. La dottrina propagandata si basava su quattro punti fondamentali: “Stretto monoteismo; rifiuto di riconoscere la divinità di Cristo; rifiuto del Dogma della Transubstanziazione; opposizione al Clero e alle pratiche religiose della Chiesa”. A sostegno della linea di Ramsay e della presunta linea occulta di continuità dei Templari, il Barone Von Hund basò la credibilità della loro esistenza sul fatto, mai seriamente dimostrato, che alcuni Cavalieri del Tempio, scampati dalle persecuzioni di Filippo il Bello, ripararono presso la loggia di Kilwinning, luogo da cui era partito lo stesso Ramsay. Gli antichi Templari, o meglio “I Maestri Architetti”, sempre secondo la fantasiosa ricostruzione, erano guidati da Pietro d’Aumunt, Maestro della Provincia d’Averna. Con il loro aiuto il Re Roberto Bruce vinse la battaglia di Bannockburn. Per ricompensa istituì in loro favore l’Ordine dei Cavalieri di Sant’Andrea di Scozia e gli affidò la guida del sovrano capitolo della loggia di Kilwinning. Con questa leggenda si tentò di saldare i Massoni ai Templari e viceversa. Solo che il Re Roberto Bruce non fondò mai un Ordine di Sant’Andrea di Scozia (o “del Cardo” o “Cardone”). Un vero Ordine di Sant’Andrea del Cardo o della Ruta esiste realmente, ma fu costituito nel 787 ed è di collazione della corona inglese. Quest’Ordine fu per un periodo sospeso e poi ristabilito nel 1440. Infine rinnovato nel 1687. Da allora è stato modificato ben cinque volte. Tale onorificenza è raramente conferita, perché l’ordine si compone di soli 16 Cavalieri e un Gran Maestro. Sulla decorazione spicca il motto: “Nemo me impune lacessit”, che è anche un motto templare, come altri, ma è anche quello soprattutto della Casa Reale di Scozia. Il tentativo del Barone Von Hund, quello di dare vita ad un ordine massonico templarista, fu fortemente osteggiato dai massoni mistici e teosofici, principalmente nel convento di Wilhelmsbad. Molti scrittori massonici lo considerarono al di fuori della tradizione. Ciò nonostante dal capitolo di Clairmont del 1754 prese origine il più grande tentativo neotemplare a carattere massonico, noto appunto come quello della “Stretta osservanza”. Nel 1785 fu trasformato nel “Consiglio degli Imperatori d’Oriente e Occidente”. Da tutto ciò deriverebbe l’attuale Massoneria di rito Scozzese antico e accettato, ai cui vertici vi sarebbero i gradi templari: Cavaliere Kaddosh; Commendatore dell’Aquila Bianca e Nera. Si può ben comprendere quanto poco consistenti siano i supporti storici alla rinascita di una seria presenza Templare, le cui conseguenze sono state le molte deviazioni e scadimenti. È solo nel XIX secolo, almeno per quanto è reperibile presso l’Archivio Nazionale di Francia, che si può ricostruire parte di quella storia travagliata giunta fino a noi e che si può riassumere per sommi capi. A Filippo d’Orleans, successe alla guida dell’Ordine il principe Louis Auguste de Bourbon e poi fu la volta del principe Louis de Condè. Entrambi riorganizzarono, per quanto fu possibile, le file dei Cavalieri, pur considerando che l’epoca in cui erano chiamati ad operare stava subendo profonde trasformazioni. La reggenza passò a Louis Francois de Conty che nel 1774 convocò un capitolo generale per sancire la modifica degli statuti, più aderenti alla realtà del tempo e dove si confermò, con una formale elezione, il mandato offerto al de Conty. Egli rimase in carica soltanto due anni e alla sua morte nel 1776 l’Ordine affidò la Gran Maestranza al duca Louis Timoléon de Cossè de Brissac, che si batté eroicamente per difendere la corona di Francia. In quei momenti di caos, i Templari sopravvissuti costituirono una reggenza provvisoria affidata a Claude Radix de Chevillon, con il compito di mantenere vivo lo spirito e la memoria del Tempio, in attesa che la situazione si normalizzasse e tornasse la legalità.

 
1808: TEMPLARI DI NUOVO IN PUBBLICO
Trascorreranno più di trent’anni prima che i Templari possano riapparire pubblicamente e ciò avvenne il 28 marzo del 1808, nella Chiesa di San Paolo a Parigi. Nel frattempo l’Ordine aveva provveduto all’investitura ufficiale del Gran Maestro, nella persona di un ex seminarista, Bernard Raymond Fabrè Palabrat. Per la particolare occasione, Fra Pietro Da Romano (Abate Clovet) pronunciò, in modo solenne, il panegirico dei Martiri dell’Ordine in memoria dei roghi del 1314. Inoltre celebrò una santa messa in suffragio sia del Molay che per gli altri Cavalieri che subirono il martirio, dando infine l’assoluzione al catafalco. Comunque all’interno dell’Ordine incominciavano ad affacciarsi tendenze e correnti iniziatiche che snaturavano in parte lo spirito Templare. Il Palabrat cercando d’indirizzare l’istituzione verso la dottrina Joannita, appoggiato in questo dalla frangia dei Cavalieri di Lione, provocò diverse reazioni interne che culminarono in una scissione del 1813, promossa dal duca Charles Gabriel de Choiseul che riconfermò, senza ombra di equivoci, la tradizione cattolica legata al rito di S. Romana Chiesa. Le contrapposizioni che ne scaturirono furono violente e insanabili, finché, nel 1833, Palabrat passò dalla dichiarazione d’intenti all’effettiva pratica pubblica, celebrando egli stesso una messa del culto Joannita. Questo atto impedì una possibile riconciliazione tra le due fazioni e fu costituita una commissione super partes, per decidere sull’accaduto. La commissione considerò decaduto il Palabrat e dichiarò pubblicamente che la figura del Cavaliere Templare e l’Ordine erano, senza ombra di dubbio, di fede cattolica. A conferma, il 29 maggio dello stesso anno, la reggenza dell’Ordine fu affidata al conte Jules de Moreton de Chabrillan, che indirizzò una missiva alla Santa Sede, ribadendo la propria fedeltà e obbedienza al Santo Padre. Oramai si era incrinata l’unità tradizionale del Tempio e ciò che era accaduto si ripeté nuovamente nel 1840, causando all’Ordine altre scissioni e ponendo seriamente in dubbio la sua autorità. Tale caos persiste tutt’oggi e presenta un vasto panorama di associazioni d’ispirazione templare, spesso contrapposte e in aperta opposizione. Per cui potremo concludere proprio con le parole di Gastone Ventura: “Poco, pochissimo è rimasto nel Templarismo di quanto fu alla base dello spirito nobilissimo che animò i primi Cavalieri che, in povertà, si assunsero l’onere di difendere i pellegrini di Terrasanta.... Oggi, quando tutto o quasi si riduce a far rilucere al collo o sul petto l’orpello di una decorazione o ad indossare una sciarpa ricamata nel corso di cerimonie che nulla hanno a che vedere con la Regola di San Bernardo, se tutto non è ancora perduto, tutto è certamente stato travisato, contrariamente ad ogni autentica tradizione”.

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