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COSÌ LA MASSONERIA
CONQUISTÒ I TEMPLARI
di
FABIO GIOVANNI GIANNINI
Tratto
da
LA
PADANIA
- 27
Luglio
2001

Vent’anni fa moriva
Gastone Ventura, il Gran
Maestro che difese lo
spirito nobile dei primi
Cavalieri.
Domani
saranno
trascorsi
venti
anni
esatti
dalla
morte
del
conte
Gastone
Ventura.
Un nome,
Ventura,
assai
noto
negli
ambienti
dell’esoterismo,
non solo
in
Italia
ma anche
all’estero,
se pur
risulta
praticamente
sconosciuto
al
grande
pubblico.
Ciò
nonostante
ancora
oggi
molti
suoi
libri e
saggi,
sono
fonte di
studio
per
diversi
autori,
non solo
perché
egli fu
Gran
Maestro
dei
Templari
Italiani,
carica
che
associava
a quella
di guida
del Martinismo
e dei
riti del
“Memphis Misraim”,
ma anche
e
soprattutto
perché
fu
nell’ambito
dell’occulto,
tra
l’abbondare
di
mestieranti
e di
approfittatori,
un uomo
sinceramente
“onesto”.
Questa
sua
qualità
è stata
l’elemento
essenziale
che ne
ha
contraddistinto
il ruolo
e il
modo di
porsi,
rispetto
alle
nuove
generazioni,
lasciando
un
esempio
straordinario
per
tutti
coloro
che,
come me,
hanno
avuto
l’onore
d’incontrare
e
conoscere.
Non
rinunciò
mai alla
verità,
anche
quando
poteva
essere
scomoda,
ma
sempre
necessaria
e
indispensabile
per chi
intende
intraprendere
un
approfondimento
nell’ambito
di
quella
che
comunemente
viene
definita:
“Tradizione
Occidentale”.
LA
RICERCA
DELLA
VERITÀ
Egli non
tentò
mai di
aggiustare
la
storia,
nei casi
in cui
questa
non
reggeva
per
mancanza
di seri
appoggi,
ma operò
per
offrire
possibili
ipotesi
d’interpretazione,
lasciando
ad
ognuno
la
libera
ricerca
della
verità.
Il suo
lavoro è
stato
notevole,
accompagnato
dal dono
della
sintesi,
che
consente
oggi di
gettare
uno
sguardo
più
attento
al
fenomeno
del
Templarismo
mondiale,
supportato
da
documentazioni
più che
sufficienti
per
poterlo
considerare
non un
ordine
omogeneo
e
depositario
di
antiche
tradizioni,
ma una
semplice
corrente
di
pensiero
frantumata
in mille
rivoli e
conventicole,
che poco
o nulla
hanno a
che
vedere
con gli
antichi
Monaci
Guerrieri.
Tutte le
organizzazioni
che si
sono
ispirate
all’antica
storia
dei
Templari,
per
avvalorare
una loro
legittimità
fanno
ancora
oggi
riferimento
all’adunanza
di
Versailles,
indetta
da
Filippo
d’Orleans
nel
1705.
Tale
riunione
sembra
essere
stata
preceduta
da un
intenso
lavoro
di
preparazione,
teso a
ricostituire
le file
dei
Templari,
attraverso
i
discendenti
di
quelle
famiglie
che, nel
passato,
annoveravano
dei
Cavalieri
del
Tempio.
A
sostegno
di una
riorganizzazione
templare,
fu fatta
circolare
una
pergamena
che
avvalorava
la tesi
di una
continuità
occulta
dell’Ordine,
soppresso
da
Clemente
V nel
1312
(Bolla
“Vox in Excelso”).
Una
successione
ininterrotta
di Gran
Maestri,
che dopo
il 1314
giungeva
al 1705
e
consegnava
i poteri
della
Gran
Maestranza
al
Reggente
di
Francia,
nella
figura
di
Filippo.
Un
documento
che
suscita
molte
perplessità
sia per
come è
stato
scritto,
sia
perché
ritenuto
confezionato
proprio
per quell’occasione.
Inoltre
tutti i
reggenti
citati
in
elenco
avevano
avuto
contrasti
o
rivendicazioni
contro
la Santa
Sede.
Pertanto
oltre
che
un’assemblea
di
Templari,
quella
di
Versailles
fu anche
un’assise
ghibellina.
Le
aspirazioni
di
Filippo,
tese a
conquistare
una
corona e
la sua
vita
piena di
avventure
amorose,
associata
a
spericolate
operazioni
finanziarie,
finì per
travolgerlo,
sconquassando
l’intero
progetto.
Fragile
era
stata la
documentazione
storica,
fragile
fu
l’uomo
che la
propose.
Nel
contempo
alcuni
nuovi
movimenti
si
affacciavano
sul
palcoscenico
della
storia e
di li a
poco
avrebbero
dato
vita a
varie
organizzazioni,
ambiziose
di
svolgere
un ruolo
se non
da
protagonisti,
almeno
da
comprimari
per la
trasformazione
della
società.
Tra esse
va
ricordato
che il
24
Giugno
del
1717,
quattro
preesistenti
logge
massoniche
londinesi,
si
riunivano
nella
locanda
“All’Oca
e al
Girarrosto”
di
Londra,
per
costituire
un’unica
grande
loggia,
con
l’incarico
specifico
di riunificare
i
regolamenti
massonici.
Nasceva
così,
ufficialmente,
la
“Massoneria
moderna”.
Questi
due
fatti,
quello
neotemplare
e quello
massonico,
anche se
svolti
in
luoghi
diversi
e a
distanza
di
qualche
anno,
erano
destinati,
per
reciproche
motivazioni
ed
opportunità,
ad
incontrarsi.
In
particolare
due
personaggi
legati
alla
Massoneria,
negli
anni
successivi,
tentarono
alcune
trasformazioni,
adducendo
tradizioni
e
presunte
eredità
storiche,
trasmesse
dal
vertice
dell’Ordine
del
Tempio.
Tali
soggetti,
che
hanno
goduto
di una
certa
fama,
sono:
“Ramsay”
e “Von Hund”.
André
Michel
Ramsay
(1683-1743)
era nato
in
Scozia
nella
località
di Ayr,
vicino a Kilwinning.
Trasferitosi
poi in
Francia,
approfondì
i suoi
studi
sotto la
guida di Fénelon,
tanto da
convertirsi
al
cattolicesimo.
Intraprese
l’attività
di
precettore
riscuotendo
consensi
ed
apprezzamenti
lusinghieri,
anche da
parte di
alcuni
gesuiti.
Per la
stima
acquisita
fu
invitato
a
prestare
la sua
opera
presso
Carlo
Edoardo Stuart.
Quest’ultimo,
pretendente
al trono
inglese,
offrì
l’occasione
al Ramsay
per
allargare
i propri
orizzonti
e per
svolgere
un ruolo
importante
nella
fondazione
della
Massoneria,
detta
“Scozzese”
o “degli
alti
gradi”,
che
all’epoca
non
esistevano.
Istituì
una
nomenclatura
di tre
gradi
oltre a
quello
tradizionale
di
Maestro,
consistenti
in:
“Scozzese-Novizio-Cavaliere
del
Tempio”.
L’aggiunta
di
Cavaliere
del
Tempio
rivendicava
palesemente
la
continuità
con la
tradizione
Templare.
In
merito,
egli
pronunciò
a Parigi
nel
1637, un
accalorato
discorso
in
difesa
degli
alti
gradi e
l’interesse
che
suscitò
non solo
in
Francia,
ma anche
all’estero,
fu tale
che
venne
pubblicato
l’anno
seguente,
diffondendosi
in
Europa e
soprattutto
in
Germania.
CAVALIERE
SANTO,
GRADO
TEMPLARE
Il 30°
grado
della
Massoneria,
detta
“Scozzese”,
divenne
nel
tempo
riconosciuto
come
grado
templare,
col nome
di
Cavaliere Kaddosh
(Santo).
Colui
che vi
aveva
accesso,
secondo
le
intenzioni
di rito,
riceveva
un
mandato
per far
continuare
l’Ordine
del
Tempio,
associato
all’eredità
della
vendetta
templare.
Questo
grado ha
influenzato
anche
nel
“rito
Scozzese”
il 33°
grado,
quello
di
“Sovrano
Grande
Ispettore
Generale”,
ove si
domanda
e
risponde:
“Chi ha
stabilito
questo
grado?”,
risposta:
“Il
nostro
fratello
Federico
di Brunswick,
Re di
Prussia!”...
“Con
quale
scopo?”;
risposta:
“Per
regolare
il
nostro
odio e
la
nostra
ostilità
verso i
Cavalieri
di
Malta”...
“Qual è
la causa
del
vostro
odio per
i
Cavalieri
di
Malta?”;
risposta:
“La
distruzione
dei
Templari
da parte
del Re
di
Francia
e del
Papa,
con la
cessione
dei beni
templari
ai
Cavalieri
di San
Giovanni”...
(oggi di
Malta).
Pertanto,
a
seguito
di
queste
affermazioni,
sembrerebbe
che
anche il
33°
grado
assuma
la
caratteristica
di
Templare.
Però un
errore
storico,
e di non
poco
conto,
confuta
sostanzialmente
l’intero
impianto.
Pur
ipotizzando
che
Federico
il
Grande
abbia
fondato
il 33°
grado
Scozzese,
egli non
fu mai
un Brunswick
ma un
Hohenzollern.
Sua
moglie
invece
era
Cristina
di Brunswick-Bevrn.
C’è
stata
forse un
po’ di
confusione
da parte
di
qualche
storico.
Comunque
il
connubio stuardista
e
scozzese,
costruito
magistralmente
dal Ramsay,
fu in
parte
adottato
dal
“Rito
riformato
di
Dresda”
da cui
ebbe
origine
il
tentativo
neotemplare
del
Barone Karl
Gotthel
Von Hund
signore
di
Altengroktauedlipse.
Nel 1747
fondò
“l’Ordine
della
stretta
osservanza
Templare”,
ricostituendo
le
antiche
nove
province
del
Tempio;
l’Ordine
adottò
la
nomenclatura
creata
da Ramsay.
La
dottrina
propagandata
si
basava
su
quattro
punti
fondamentali:
“Stretto
monoteismo;
rifiuto
di
riconoscere
la
divinità
di
Cristo;
rifiuto
del
Dogma
della Transubstanziazione;
opposizione
al Clero
e alle
pratiche
religiose
della
Chiesa”.
A
sostegno
della
linea di Ramsay e
della
presunta
linea
occulta
di
continuità
dei
Templari,
il
Barone Von Hund
basò la
credibilità
della
loro
esistenza
sul
fatto,
mai
seriamente
dimostrato,
che
alcuni
Cavalieri
del
Tempio,
scampati
dalle
persecuzioni
di
Filippo
il
Bello,
ripararono
presso
la
loggia
di Kilwinning,
luogo da
cui era
partito
lo
stesso Ramsay.
Gli
antichi
Templari,
o meglio
“I
Maestri
Architetti”,
sempre
secondo
la
fantasiosa
ricostruzione,
erano
guidati
da
Pietro
d’Aumunt,
Maestro
della
Provincia
d’Averna.
Con il
loro
aiuto il
Re
Roberto Bruce
vinse la
battaglia
di Bannockburn.
Per
ricompensa
istituì
in loro
favore
l’Ordine
dei
Cavalieri
di Sant’Andrea
di
Scozia e
gli
affidò
la guida
del
sovrano
capitolo
della
loggia
di Kilwinning.
Con
questa
leggenda
si tentò
di
saldare
i
Massoni
ai
Templari
e
viceversa.
Solo che
il Re
Roberto Bruce
non
fondò
mai un
Ordine
di Sant’Andrea
di
Scozia
(o “del
Cardo” o
“Cardone”).
Un vero
Ordine
di Sant’Andrea
del
Cardo o
della
Ruta
esiste
realmente,
ma fu
costituito
nel 787
ed è di
collazione
della
corona
inglese. Quest’Ordine
fu per
un
periodo
sospeso
e poi
ristabilito
nel
1440.
Infine
rinnovato
nel
1687. Da
allora è
stato
modificato
ben
cinque
volte.
Tale
onorificenza
è
raramente
conferita,
perché
l’ordine
si
compone
di soli
16
Cavalieri
e un
Gran
Maestro.
Sulla
decorazione
spicca
il
motto:
“Nemo me
impune lacessit”,
che è
anche un
motto
templare,
come
altri,
ma è
anche
quello
soprattutto
della
Casa
Reale di
Scozia.
Il
tentativo
del
Barone Von Hund,
quello
di dare
vita ad
un
ordine
massonico templarista,
fu
fortemente
osteggiato
dai
massoni
mistici
e
teosofici,
principalmente
nel
convento
di Wilhelmsbad.
Molti
scrittori
massonici
lo
considerarono
al di
fuori
della
tradizione.
Ciò
nonostante
dal
capitolo
di Clairmont
del 1754
prese
origine
il più
grande
tentativo
neotemplare
a
carattere
massonico,
noto
appunto
come
quello
della
“Stretta
osservanza”.
Nel 1785
fu
trasformato
nel
“Consiglio
degli
Imperatori
d’Oriente
e
Occidente”.
Da tutto
ciò
deriverebbe
l’attuale
Massoneria
di rito
Scozzese
antico e
accettato,
ai cui
vertici
vi
sarebbero
i gradi
templari:
Cavaliere Kaddosh;
Commendatore
dell’Aquila
Bianca e
Nera. Si
può ben
comprendere
quanto
poco
consistenti
siano i
supporti
storici
alla
rinascita
di una
seria
presenza
Templare,
le cui
conseguenze
sono
state le
molte
deviazioni
e
scadimenti.
È solo
nel XIX
secolo,
almeno
per
quanto è
reperibile
presso
l’Archivio
Nazionale
di
Francia,
che si
può
ricostruire
parte di
quella
storia
travagliata
giunta
fino a
noi e
che si
può
riassumere
per
sommi
capi. A
Filippo
d’Orleans,
successe
alla
guida
dell’Ordine
il
principe Louis
Auguste
de
Bourbon
e poi fu
la volta
del
principe Louis de
Condè.
Entrambi
riorganizzarono,
per
quanto
fu
possibile,
le file
dei
Cavalieri,
pur
considerando
che
l’epoca
in cui
erano
chiamati
ad
operare
stava
subendo
profonde
trasformazioni.
La
reggenza
passò a Louis
Francois
de Conty
che nel
1774
convocò
un
capitolo
generale
per
sancire
la
modifica
degli
statuti,
più
aderenti
alla
realtà
del
tempo e
dove si
confermò,
con una
formale
elezione,
il
mandato
offerto
al de Conty.
Egli
rimase
in
carica
soltanto
due anni
e alla
sua
morte
nel 1776
l’Ordine
affidò
la Gran
Maestranza
al duca Louis
Timoléon
de Cossè
de
Brissac,
che si
batté
eroicamente
per
difendere
la
corona
di
Francia.
In quei
momenti
di caos,
i
Templari
sopravvissuti
costituirono
una
reggenza
provvisoria
affidata
a Claude
Radix de
Chevillon,
con il
compito
di
mantenere
vivo lo
spirito
e la
memoria
del
Tempio,
in
attesa
che la
situazione
si
normalizzasse
e
tornasse
la
legalità.
1808:
TEMPLARI
DI NUOVO
IN
PUBBLICO
Trascorreranno
più di trent’anni
prima
che i
Templari
possano
riapparire
pubblicamente
e ciò
avvenne
il 28
marzo
del
1808,
nella
Chiesa
di San
Paolo a
Parigi.
Nel
frattempo
l’Ordine
aveva
provveduto
all’investitura
ufficiale
del Gran
Maestro,
nella
persona
di un ex
seminarista, Bernard
Raymond
Fabrè
Palabrat.
Per la
particolare
occasione,
Fra
Pietro
Da
Romano
(Abate Clovet)
pronunciò,
in modo
solenne,
il
panegirico
dei
Martiri
dell’Ordine
in
memoria
dei
roghi
del
1314.
Inoltre
celebrò
una
santa
messa in
suffragio
sia del Molay
che per
gli
altri
Cavalieri
che
subirono
il
martirio,
dando
infine
l’assoluzione
al
catafalco.
Comunque
all’interno
dell’Ordine
incominciavano
ad
affacciarsi
tendenze
e
correnti
iniziatiche
che
snaturavano
in parte
lo
spirito
Templare.
Il Palabrat
cercando
d’indirizzare
l’istituzione
verso la
dottrina Joannita,
appoggiato
in
questo
dalla
frangia
dei
Cavalieri
di
Lione,
provocò
diverse
reazioni
interne
che
culminarono
in una
scissione
del
1813,
promossa
dal duca Charles
Gabriel
de
Choiseul
che
riconfermò,
senza
ombra di
equivoci,
la
tradizione
cattolica
legata
al rito
di S.
Romana
Chiesa.
Le
contrapposizioni
che ne
scaturirono
furono
violente
e
insanabili,
finché,
nel
1833, Palabrat
passò
dalla
dichiarazione
d’intenti
all’effettiva
pratica
pubblica,
celebrando
egli
stesso
una
messa
del
culto Joannita.
Questo
atto
impedì
una
possibile
riconciliazione
tra le
due
fazioni
e fu
costituita
una
commissione
super
partes,
per
decidere
sull’accaduto.
La
commissione
considerò
decaduto
il Palabrat
e
dichiarò
pubblicamente
che la
figura
del
Cavaliere
Templare
e
l’Ordine
erano,
senza
ombra di
dubbio,
di fede
cattolica.
A
conferma,
il 29
maggio
dello
stesso
anno, la
reggenza
dell’Ordine
fu
affidata
al conte Jules de
Moreton
de
Chabrillan,
che
indirizzò
una
missiva
alla
Santa
Sede,
ribadendo
la
propria
fedeltà
e
obbedienza
al Santo
Padre.
Oramai
si era
incrinata
l’unità
tradizionale
del
Tempio e
ciò che
era
accaduto
si
ripeté
nuovamente
nel
1840,
causando
all’Ordine
altre
scissioni
e
ponendo
seriamente
in
dubbio
la sua
autorità.
Tale
caos
persiste tutt’oggi
e
presenta
un vasto
panorama
di
associazioni
d’ispirazione
templare,
spesso
contrapposte
e in
aperta
opposizione.
Per cui
potremo
concludere
proprio
con le
parole
di
Gastone
Ventura:
“Poco,
pochissimo
è
rimasto
nel
Templarismo
di
quanto
fu alla
base
dello
spirito nobilissimo
che
animò i
primi
Cavalieri
che, in
povertà,
si
assunsero
l’onere
di
difendere
i
pellegrini
di Terrasanta....
Oggi,
quando
tutto o
quasi si
riduce a
far
rilucere
al collo
o sul
petto
l’orpello
di una
decorazione
o ad
indossare
una
sciarpa
ricamata
nel
corso di
cerimonie
che
nulla
hanno a
che
vedere
con la
Regola
di San Bernardo,
se tutto
non è
ancora
perduto,
tutto è
certamente
stato
travisato,
contrariamente
ad ogni
autentica
tradizione”. |