Gli atti dell’immenso processo non
contengono solo menzogne, confessioni
estorte, accuse strumentali, spuntano
seri indizi che potrebbero far pensare a
riti segreti.
Tratto da "TuttoLibri" del 18 dicembre
2004
Le posizioni sono state nette, e
inconciliabili, fino all’altro ieri: da
una parte gli storici, che ritenevano
strumentali e costruite a tavolino le
accuse di eresia rivolte contro i
Templari dagli avvocati del re di
Francia; dall’altra esoteristi,
occultisti e romanzieri che le
prendevano alle lettera, aderendo
entusiasticamente a una ricca mitologia
dove gli antichi monaci guerrieri nati
per difendere i pellegrini in Terrasanta
al tempo delle Crociate diventavano
maghi, detentori di un sapere inziatico
e di verità nascoste. Da Cornelio
Agrippa, che nel ‘500 rilesse in questa
prospettiva le carte del processo
avviato da Filippo il Bello nel 1307 con
una impressionante serie di arresti
(culminò con la dissoluzione dell’ordine
e un certo numero di roghi), a Dan Brown
col suo Codice da Vinci e ora il nuovo -
per l’Italia - Angeli e demoni, i
Templari sono gli eroi di una magia
diventata nel frattempo di massa, di una
tradizione esoterica trasformatasi in
cultura pop. Prendere o lasciare: gli
storici hanno sempre disprezzato i tipi
alla Cornelio Agrippa, e viceversa. Il
processo e la storia plurisecolare
dell’ordine hanno dato origine a due
racconti paralleli, uno storiografico e
uno mitologico. Ora però Barbara Frale,
ricercatrice della Biblioteca Vaticana
di Paleografia, raccogliendo anni di
studi e di esplorazioni sui documenti
originali conservati nell’Archivio
segreto dei palazzi apostolici, propone
quella che non è una via di mezzo, una
conciliazione tra studiosi e narratori,
ma certo rappresenta una novità
inaspettata. In sostanza, spiega nel suo
saggio pubblicato per Il Mulino, la
serissima storiografia in proposito va
corretta, anche se questo non significa
assolutamente che le ricostruzioni
«alternative» (magiche, massoniche,
mistiche) siano da rivalutare. C’erano
davvero aspetti misteriosi nell’Ordine
dei Templari, e gli atti dell’immenso
processo contro di loro non contengono
solo menzogne, confessioni estorte,
accuse strumentali. Per esempio,
spuntano seri indizi che potrebbero far
pensare a riti segreti di incerta
origine. Fino a fornire qualche conferma
della possibilità di accostare i
Templari al Sacro Graal, cavallo di
battaglia dell’esoterismo moderno.
Costruendo per la prima volta - e in
proprio - un complesso data base in
grado di raffrontare elettronicamente
tutti gli atti del processo (se ne può
leggere una descrizione all’indirizzo
www.storia.unifi.it/_RM/rivista/mater/Frale.htm),
la studiosa ha fatto scoperte
interessanti: «Per esempio - ci dice -
ora abbiamo il documento che ci spiega
un loro strano modo di celebrare la
Pasqua, sotto la sola specie del vino,
il sangue di Cristo come bevanda di vita
eterna. Non ha nulla di eretico, ma non
fa parte di nessun rituale cristiano
documentato». Da dove provenga non si
sa, o almeno al momento non ci sono
tracce sicure in proposito, ma potrebbe
essere una tradizione paleocristiana che
si era conservata in Palestina. «Inoltre
è noto che un poema sul Graal, il
Parzival di Wolfram von Eschenbach,
definisce i templari “custodi del
Graal”. Sappiamo benissimo che la
leggenda è più antica, e nasce nel mondo
pagano, però è interessante che proprio
negli anni della sua “cristianizzazione”
compaia anche nel contesto templare». La
prima crociata conquistò Gerusalemme nel
1099; l’Ordine del Tempio venne creato
dal cavaliere Hugues de Payns con i
primi compagni che si erano associati ai
canonici agostiniani incaricati di
celebrare il culto nella moschea di
al-Aqsa, costruita sulle rovine del
Tempio di Salomone, a partire dal 1120,
e venne ratificato nel 1129. Quando fu
composto il Parzival, tra il 1210 e il
1220 (mentre il primo romanzo dove
compare il Graal, il Perceval di
Chretien de Troyes, è di poco posteriore
al 1180), la fama dei Templari era al
suo apogeo, con alle spalle una storia
ormai antica d’un secolo. Certo, per il
poeta tedesco il Graal non è il calice
dell’ultima cena, o quello in cui
Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue
di Cristo stillante dalla croce, ma una
gemma preziosa: però la coincidenza è
interessante. Questi Templari
disciplinatissimi, riservatissimi,
straordinaria macchina da guerra e anche
enorme potenza finanziaria dell’epoca,
stato nello stato o meglio ancora primo
esempio di «multinazionale», riescono
ancora a sorprenderci, al di fuori di
ogni mitologia. Anche per la loro
«modernità». Barbara Frale è giunta alla
conclusione che il rito d’iniziazione
cui venivano sottoposti i novizi, che
divenne al processo l’accusa principale,
non era affatto inventato. L’aspirante
templare era costretto a rinnegare
Cristo e sputare sulla croce, oltre che
insultato, deriso, malmenato. Si è
sempre pensato che anche in questo caso
si trattasse di una montatura
inquisitoriale, invece proprio lavorando
sugli atti del processo la studiosa ha
potuto concludere che le confessioni e
le testimonianze convalidano l’ipotesi.
«C’era una componente di “nonnismo” ma
anche il desiderio di mettere alla prova
i futuri cavalieri, calandoli nelle
condizioni in cui si sarebbero
facilmente trovati qualora fossero
caduti prigionieri del nemico, e
valutare le loro reazioni». Proprio come
accade oggi nelle forze speciali dei
vari eserciti, pur se la messinscena non
contempla simboli religiosi. I Templari
erano guerrieri indomiti, e almeno fino
al periodo di decadenza dell’Ordine,
molto fermi nella fede e nel rispetto
dei voti presi in quanto monaci. Ma
proprio a causa del loro amore per la
segretezza giravano intorno a loro voci
d’ogni genere. «Gli inquisitori
selezionarono quelle più utili. Ad
esempio trascurarono i pettegolezzi
sull’avarizia, che non mancavano, ma non
erano interessanti ai fini del processo
per eresia. Oltretutto il Papa, alla
fine, li assolse, anche se fu travolto
dagli eventi e non poté salvarli». E
questa è un’altra novità: il documento
che la dimostra è stato trovato grazie
ai controlli incrociati. Nessuno mai lo
aveva notato perché una errata
catalogazione del Seicento lo aveva reso
«clandestino». Ottima scoperta
storiografica, ma anche ottimo spunto
per qualche scrittore a caccia di best
seller: e se l’archivista, anziché
banalmente sbagliarsi, avesse occultato
di proposito quelle carte, magari perché
apparteneva anche lui a qualche
misteriosa setta esoterica? |