{"id":179,"date":"2010-04-14T11:10:45","date_gmt":"2010-04-14T10:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/?p=179"},"modified":"2010-04-14T11:10:45","modified_gmt":"2010-04-14T10:10:45","slug":"milano-gli-scatti-di-kubrick-in-mostra-presso-il-palazzo-della-ragione-dal-16-aprile-al-4-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/?p=179","title":{"rendered":"Milano, gli scatti di Kubrick in mostra presso il Palazzo della Ragione dal 16 Aprile al 4 Luglio"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0Luciana Baldrighi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Stanley Kubrick. Fotografo. Gli anni di Look (1945-1950) si chiama la mostra aperta fino al 14 luglio. Organizzata da Rainer Crone, realizzata dal Comune e da Giunti Arte Mostre musei, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City of New York, espone trecento fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, realizzate dal futuro grande regista, una sorta, se si vuole, di &#8220;infanzia di un genio&#8221; della macchina da presa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><a class=\"highslide\" onclick=\"return vz.expand(this)\" href=\"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/stanley_kubrick_untitled_1950.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-180 aligncenter\" title=\"stanley_kubrick_untitled_1950\" src=\"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/stanley_kubrick_untitled_1950.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ragazzino se ne sta accovacciato, un ginocchio puntato a terra, il flash nella mano destra, la macchina fotografica in quella sinistra, con l&#8217;altra gamba semi-piegata che fa da cuscino al braccio. I pantaloni sono larghissimi, un principe di Galles che mal si abbina a una giacca di un paio di taglie pi\u00f9 grande del dovuto. Sopra la cravatta spunta una testa di capelli neri con un ciuffo che il pettine non \u00e8 riuscito a domare, un volto imberbe, un accenno, timido, di sorriso. Il ragazzino dimostra ancora meno dei suoi diciannove anni appena compiuti, si chiama Stanley Kubrick, lavora per Look, ma per i suoi colleghi \u00e8 gi\u00e0 &#8220;Stanley il veterano&#8221;\u2026 <!--more-->Look \u00e8 una rivista americana che esce due volte alla settimana, fa concorrenza a Life e tutte e due hanno rivoluzionato il modo di fare i giornali. Usano l&#8217;immagine come fosse un racconto nel quale al redattore \u00e8 riservato lo spazio per la pura e semplice didascalia. Photo-stories e photo-reportage raccontano la vita dei college universitari e quella dell&#8217;alta societ\u00e0, le manifestazioni sportive e quelle sindacali, gli orfanotrofi e i centri di cura per alcolizzati e tossicodipendenti. Raccontano persino i turbamenti emotivi di quella che, nel secondo dopoguerra del Novecento, si sta affermando come classe sociale, ovvero la giovent\u00f9, i teenagers\u2026 Come una vera e propria messa in scena, il ragazzo-lettore si vede riproposta sulle grandi pagine del giornale l&#8217;immagine in sequenza che gli racconta &#8220;Che cosa ogni ragazzo dovrebbe conoscere sul fidanzamento&#8221;, &#8220;Che cosa i ragazzi dovrebbero sapere sull&#8217;amore&#8221;, &#8220;Che cos&#8217;\u00e8 la gelosia&#8221;, &#8220;Una guida al matrimonio&#8221;\u2026 Di queste tranches de vie, &#8220;Stanley il veterano&#8221; \u00e8 maestro assoluto: sceglie le location e gli studenti, dice a quest&#8217;ultimi quali pose assumere, li fa, insomma, recitare. Tempo dieci anni e quel ragazzino diverr\u00e0 uno dei pi\u00f9 grandi registi cinematografici mai esistiti, il creatore di Lolita e del Dottor Stranamore, di Barry Lindon e di Full Metal Jacket, di 2001 Odissea nello spazio\u2026 Stanley Kubrick. Fotografo. Gli anni di Look (1945-1950) si chiama la mostra ospitata al Palazzo della Ragione di Milano (fino al 14 luglio). Organizzata da Rainer Crone, realizzata dal Comune e da Giunti Arte Mostre musei, in collaborazione con la Library of Congress di Washington e il Museum of the City of New York, espone trecento fotografie, molte delle quali inedite e stampate dai negativi originali, realizzate dal futuro grande regista, una sorta, se si vuole, di &#8220;infanzia di un genio&#8221; della macchina da presa: i primi passi mossi con sicurezza sbalorditiva su un altro campo, quello dei Cartier-Bresson e dei Weege, l&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;agenzia fotografica Magnum, non a caso fondata nel 1947. Torniamo un momento a Stanley il veterano&#8221;. La definizione era contenuta proprio in un articolo di Look, dove Kubrick era per l&#8217;appunto il fotografo pi\u00f9 giovane, assunto in pianta stabile nel 1946, a 17 anni. L&#8217;anno prima, sedicenne dunque, mentre da casa andava a scuola, il ragazzo aveva visto ai chioschi dei giornali le prime pagine dei quotidiani che riportavano la morte del presidente Franklin Delano Roosevelt: &#8220;F.D.R. Dead&#8221;, c&#8217;era scritto su caratteri cubitali. Aveva dietro la sua Graflex 33 m.m., regalo paterno, con la quale faceva le foto per il giornalino studentesco della Taft Highschool. Disse all&#8217;edicolante di fare un&#8217;espressione mesta e scatt\u00f2. Quello stesso giorno sottopose la foto alla redazione fotografica di Look, gliela comprarono, gli affidarono altri servizi e il tempo di fargli prendere la maturit\u00e0 lo arruolarono come staff- photographer. Nell&#8217;aver spinto l&#8217;edicolante &#8220;alla tristezza&#8221; c&#8217;\u00e8 il senso di che cosa fosse la fotografia per Kubrick: non la rappresentazione della realt\u00e0, ma la relativit\u00e0 della stessa. Come racconter\u00e0 pi\u00f9 tardi: &#8220;La forma espressiva pi\u00f9 perfetta \u00e8 l&#8217;ambiguit\u00e0. Ogni affermazione letterale, piatta e chiara \u00e8 falsa e non avr\u00e0 mai il potere che ha un&#8217;ambiguit\u00e0 perfetta&#8221;. Ci sono dunque pi\u00f9 visioni della realt\u00e0 e noi possiamo afferrarla soltanto per sfaccettature. Il ragazzino, insomma, sapeva quello che faceva: evocava, suggeriva, alludeva e lasciava allo spettatore il compito di riempire cosa ci fosse dietro. Come scriveranno i suoi colleghi, &#8220;fotograficamente Stanley non ha bisogno di alcun aiuto per diventare grande&#8221;. E&#8217; vero che loro avevano creato il &#8220;Bringing up Stanley Club&#8221;, il club per farlo diventare adulto. Ma il suo compito consisteva &#8220;nel non fargli dimenticare le chiavi, gli occhiali, le soprascarpe&#8221;, nell&#8217;insegnargli a vestirsi da uomo. A giudicare dalla foto da cui siamo partiti, c&#8217;era ancora molto lavoro da fare\u2026 Negli scatti di Kubrick per Look c&#8217;\u00e8 spazio per Frank Sinatra e Montgomery Cliff, Rocky Graziano e i funerali jazz di New Orleans, la metropolitana e il Greenwich Village di New York e la periferia di Chicago, i night e la partite di scacchi nei parchi e nei bar. In tutte c&#8217;\u00e8 sempre un&#8217;ambiguit\u00e0, meglio un&#8217;ambivalenza, che punge l&#8217;osservatore e sfida la sua percezione. &#8220;Le idee devono essere scoperte dal pubblico, e la sua eccitazione nello scoprirle non pu\u00f2 che aumentarne il potere&#8221;. Cos\u00ec parl\u00f2 &#8220;Stanley il veterano&#8221;\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donte &#8211; <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/cultura\/milano_scatti_kubrick_palazzo_ragione\/13-04-2010\/articolo-id=437316-page=0-comments=1\">Il Giornale<\/a>, 13 aprile 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stanley Kubrick. Fotografo. Gli anni di Look (1945-1950) si chiama la mostra aperta fino al 14 luglio. 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