{"id":5807,"date":"2014-12-15T16:44:18","date_gmt":"2014-12-15T15:44:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/?p=5807"},"modified":"2014-12-15T16:46:25","modified_gmt":"2014-12-15T15:46:25","slug":"un-mandala-nello-spazio-saggio-introduttivo-c-g-jung-un-mito-moderno-le-cose-che-si-vedono-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/?p=5807","title":{"rendered":"Un mandala nello spazio, saggio introduttivo a C. G. Jung, Un mito moderno &#8211; Le cose che si vedono in cielo"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/jung.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4238 \" src=\"http:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/jung-620x1024.jpg\" alt=\"jung\" width=\"418\" height=\"690\" srcset=\"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/jung-620x1024.jpg 620w, https:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/jung-181x300.jpg 181w, https:\/\/www.enricobaccarini.com\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/jung.jpg 969w\" sizes=\"auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Un mandala nello spazio, saggio introduttivo a C. G. Jung, Un mito moderno &#8211; Le cose che si vedono in cielo, Bollati Boringhieri, Torino 2004 <\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">1. Negli anni &#8217;70 e &#8217;80 del secolo scorso Giorgio Manganelli scrisse per alcuni quotidiani italiani degli articoli sui &#8220;dischi volanti&#8221; (detti anche UFO: Unidentified Flying Objects). Si era gi\u00e0 allora in una fase di parziale declino degli avvistamenti di quei misteriosi oggetti che, mitemente o minacciosamente, navigavano nei nostri cieli, e dell&#8217;interesse assai intenso che essi avevano sollevato nei terrestri. Il primo di quegli articoli comincia cos\u00ec: &#8220;La delusione pi\u00f9 cocente e insieme pi\u00f9 astratta della mia vita [\u2026] fu senza dubbio il mancato sbarco dei marziani nel decennio tra il 1950 e il &#8217;60.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8220;Il tono ironico e disincantato dello scrittore sembra nascondere una sofferenza reale, una disperazione del senso che ci permette di assumere le sue pagine come testimonianza di ci\u00f2 che gli UFO hanno significato nell&#8217;immaginario dell&#8217;uomo occidentale. Prima di ogni altra cosa, gli UFO sono un luogo del mistero, e dunque per ci\u00f2 stesso disponibili a diventare tramiti o epifanie del sacro: &#8220;un po&#8217; fantasmi, un po&#8217; supermacchine [\u2026] Inafferrabili: taciturni, simili a immagini sognate.&#8221; &#8220;Si \u00e8 scritto che si tratta di cascami religiosi; perch\u00e9 no? &#8211; aggiunge Manganelli &#8211; Avete di meglio da proporci? Ci sono modi pi\u00f9 tranquilli per parlare di miracoli, di senso, e che so io, con gente che non campa pi\u00f9 con la normale razione di realt\u00e0 e di realismo? [\u2026] Sui giornali colti, qualcuno parla [\u2026] di ondata irrazionale, di moda dell&#8217;assurdo; si scrive anche che si deve tornare al razionale. Sar\u00e0. Chesterton ha scritto che &#8220;il pazzo \u00e8 colui che ha perso tutto fuorch\u00e9 la ragione&#8221;. La moda degli UFO passer\u00e0, ma badate non passer\u00e0 la voglia dell&#8217;assurdo.&#8221; L&#8217;UFO \u00e8 &#8220;un profetico carro di fuoco che fa il giro del pianeta&#8221;, accompagnato dalla &#8220;brama che quella cosa insensata, scientificamente impossibile, sia vera.&#8221; Evidentemente, siamo nel territorio del mito: non macchine ma simboli infinitamente allusivi, gli UFO dischiudono scenari distruttivi o salvifici, raccontandoci in ogni caso la nostra mancanza. La loro &#8220;insensatezza&#8221; racchiude in realt\u00e0 il mistero del significato, la potenziale inesauribilit\u00e0 di ogni simbolo vivo; mentre la terra, questa &#8220;malattia del cosmo&#8221;, cos\u00ec apparentemente sensata, \u00e8 abitata da una infelicit\u00e0 &#8220;intensa, irreparabile, imminente.&#8221; Manganelli si rende ben conto di collocare gli avvistamenti degli UFO, veri o illusori che siano, in una prospettiva apocalittica, quando, riprendendo H\u00f6lderlin, afferma che &#8220;la salvezza, se esiste, \u00e8 nello stesso luogo in cui abita la disperazione.&#8221; In un mondo consumato da una &#8220;lenta insensatezza&#8221;, egli riafferma la convinzione che &#8220;l&#8217;uomo sia pur sempre destinato a cercare il proprio senso nel mito, nella favola, nella matematica inesauribile del sogno.&#8221; Giacch\u00e9 non bisogner\u00e0 mai dimenticare che solo le &#8220;cose inutili&#8221; ci permettono di vivere: &#8220;di cose utili si langue, deperisce e muore.&#8221; Oggi si parla assai meno di UFO.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Difficile dirne il perch\u00e9. Ma una traccia ce la fornisce una non dimenticata pi\u00e8ce di Ennio Flaiano, Un marziano a Roma ( ). Come si ricorder\u00e0, in quel brillante (e disperato) lavoro il marziano, inizialmente accolto come la rivelazione di una Potenza, alla fine si ritrova privo di ogni carisma, infelice, trascurato e sbeffeggiato. I miti si consumano, i simboli si svuotano e muoiono, non di rado prima che abbiano sprigionato il loro senso. L&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 uno struzzo che tutto ingurgita affannosamente, e tutto mescola nel suo buio deposito intestinale, continuando a far finta di niente. Non vuole fare sforzi, non vuole cambiare e, come Crono, divora le proprie speranze ostentando buona salute, in attesa della prossima illusione. Perci\u00f2 l&#8217;apologo di Flaiano ci insegna che \u00e8 bene che i marziani non tocchino terra, che restino nella feconda indeterminatezza dello spazio simbolico. Altrimenti, la coscienza collettiva se ne impossessa e facilmente li banalizza.<br \/>\n2. Mi \u00e8 parso che le osservazioni di Manganelli possano rappresentare una sorta di ouverture, in cui i temi che Jung sviluppa estesamente nel presente saggio sono tutti brevemente evocati e intrecciati con la pregnanza espressiva che \u00e8 dell&#8217;artista. Carl Gustav Jung cominci\u00f2 a occuparsi di UFO negli anni &#8217;40, leggendo tutto quanto veniva pubblicato sull&#8217;argomento e nel 1958, tre anni prima di morire, pubblic\u00f2 questo saggio denso e provocatorio, che pu\u00f2 esser letto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio &#8211; uno degli ultimi &#8211; in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva circa il futuro dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le principali idee sull&#8217;argomento erano state elaborate gi\u00e0 da tempo, tant&#8217;\u00e8 vero che, in una lettera del 6 febbraio 1951, indirizzata alla dottoressa Beatrice Hinkle di New York, Jung scriveva tra l&#8217;altro: &#8220;[\u2026] <em>E&#8217; comunque singolare che l&#8217;esistenza dei dischi volanti non sia stata ancora provata in modo decisivo<\/em> [\u2026] <em>Non sono riuscito a decidere se si tratta di una diceria accompagnata da allucinazioni individuali o collettive, oppure di fatti obbiettivi. Se si tratta di una voce, allora deve necessariamente trattarsi di un simbolo che proviene dall&#8217;inconscio<\/em>[\u2026] <em>In un&#8217;epoca in cui il mondo \u00e8 diviso da una cortina di ferro, dobbiamo attenderci ogni genere di cose bizzarre: nella vita dell&#8217;individuo ci\u00f2 equivarrebbe a una dissociazione completa, compensata per lo pi\u00f9 da simboli di totalit\u00e0 e unit\u00e0<\/em> [\u2026] Il fenomeno dei dischi volanti potrebbe essere le due cose insieme, nel qual caso si tratterebbe di un fenomeno sincronistico.&#8221; Concetti analoghi vengono espressi anche in Ricordi sogni riflessioni, in cui si allude agli UFO come a prodotti di &#8220;una compensazione psichica, che ha assunto la forma di simboli circolari dell&#8217;unit\u00e0, che rappresentano una sintesi degli opposti all&#8217;interno della psiche.&#8221; Ma \u00e8 naturalmente nel presente saggio che le intuizioni junghiane vengono organizzate ed estesamente argomentate. L&#8217;interesse di Jung appare motivato dall&#8217;incontro tra un evento sociale ampiamente diffuso (le voci relative all&#8217;avvistamento di dischi volanti) e la particolare situazione storica del momento. Jung vi accenna ripetutamente. Si era negli anni &#8217;50, in piena &#8220;guerra fredda&#8221;. Da non molto la &#8220;cortina di ferro&#8221; era calata a dividere l&#8217;Oriente dall&#8217;Occidente e lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale &#8211; e della catastrofe atomica che molto probabilmente esso avrebbe provocato &#8211; sembrava a molti imminente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A questo pericolo Jung aggiungeva i rischi connessi al &#8220;vertiginoso aumento della popolazione&#8221; e al correlativo restringimento dello spazio vitale, nonch\u00e9 il proliferare di grandi organizzazioni politiche e sociali che, &#8220;non appena diventano fine a se stesse, divorano la natura umana come se fossero una formazione cancerosa, e si rendono autonome&#8221; (sembra una anticipazione della battaglia contro le multinazionali!). In termini pi\u00f9 generali, Jung lamenta la desolazione, la freddezza, la disumanit\u00e0 e la &#8220;solitudine infinita&#8221; della vita metropolitana che egli riconoscer\u00e0 nel quadro di Yves Tanguy riportato nel presente volume. L&#8217;impressione di trovarsi in una situazione di emergenza, il clima da &#8220;fine del mondo&#8221; era in effetti allora molto diffuso. La bomba all&#8217;idrogeno era un&#8217;invenzione recente e faceva ancora impressione (non che ora le cose vadano meglio ma, purtroppo, ci si abitua a tutto). Per esempio, qualcuno ricorder\u00e0 come nel 1961 venne tradotto in italiano e suscit\u00f2 emozione il drammatico diario filosofico di G\u00fcnther Anders, Essere o non essere &#8211; Diario di Hiroshima e Nagasaki, in cui il filosofo tedesco si confrontava con la possibile catastrofe atomica e ne mostrava il carattere qualitativamente diverso rispetto a ogni altro evento bellico: &#8221; [\u2026] Signori, un&#8217;offerta come questa non \u00e8 mai stata fatta &#8211; la cosa stessa, il Nulla in s\u00e9, il Nulla per adulti: l&#8217;annientamento, la distruzione fisica, massiccia, totale, che non lascia nulla che non sia distrutto.&#8221; Nello stesso periodo in cui pericoli di varia natura sembrano minacciare con particolare intensit\u00e0 la vita sulla terra, in tutto il mondo si vanno diffondendo voci che riferiscono l&#8217;avvistamento (se non addirittura il contatto diretto: si veda, nell&#8217;Epilogo del presente libro, il riassunto di The secret of the Saucers di Orfeo M. Angelucci) di dischi volanti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si tratta per lo pi\u00f9 di oggetti di origine extraterrestre (&#8220;marziani&#8221;), che sfuggono alle leggi di gravitazione e sono pilotati da esseri intelligenti (ma a volte dall&#8217;aspetto subumano), che si presumono generalmente non ostili ma anche dotati di terrificanti mezzi di distruzione. La forma degli UFO \u00e8 di regola lenticolare, oblunga o a sigaro. Malgrado la frequenza degli avvistamenti, colpisce il fatto che rare e dubbie siano le testimonianze fotografiche. Il lettore noter\u00e0 come Jung &#8211; malgrado lo straordinario interesse per il fenomeno, dovuto alle sue implicazioni psicologiche &#8211; consideri con distacco e una certa ironia l&#8217;esistenza reale, fisica, degli UFO; anche se, come si vedr\u00e0, al fine di introdurre l&#8217;ipotesi sincronistica, egli sembri disposto, nell&#8217;ultima parte del saggio, a dare maggior credito all&#8217;effettivit\u00e0 dei dischi volanti. Sembra che il proposito di Jung sia quello di smontare e poi di ricostruire, in modo da renderlo comprensibile, un fenomeno profondamente irrazionale, recuperando cos\u00ec al mondo dei significati ci\u00f2 che altrimenti rimarrebbe relegato nel deposito polveroso delle magie e delle superstizioni (parole che notoriamente designano realt\u00e0 con cui non osiamo entrare in contatto e che, proprio per questo, rischiano di invaderci e di dominarci). L&#8217;apparizione di dischi volanti o altri oggetti del genere era presente nell&#8217;immaginario collettivo da moltissimo tempo. Jung stesso presenta in questo saggio vari esempi tratti da epoche lontane, quali un &#8220;foglio volante&#8221; del 1566, che mostra certi &#8220;globi immani&#8221; che roteano nel cielo di Basilea, e un altro &#8220;foglio volante&#8221; del 1561 con analoghe sfere nel cielo di Norimberga; e naturalmente cita anche La guerra dei mondi di H.G. Wells, che nel 1897 inaugurava il filone catastrofista della letteratura fantascientifica. Si tratta dunque di figure non episodiche e occasionali, ma ricorrenti, soprattutto quando la situazione collettiva si presenta come particolarmente minacciosa. Lo scenario \u00e8 pronto perch\u00e9, in modo naturale, Jung possa collocare gli eventi entro le categorie del suo pensiero. Come si sa, la riflessione junghiana verte costantemente sul tema degli opposti e della loro integrazione. Ogni unilateralit\u00e0 dell&#8217;atteggiamento cosciente \u00e8 una forma di impoverimento e al tempo stesso l&#8217;esperienza di uno squilibrio, portatore di effetti spesso incontrollabili. Il processo di individuazione, che solo attribuisce significato al procedere dell&#8217;esistenza, \u00e8 concepito da Jung come dialogo costante dell&#8217;Io con le diverse istanze psichiche, consce e inconsce. Questo significa riuscire a reggere la tensione degli opposti senza cadere vittima (o restare prigioniero) dell&#8217;uno o dell&#8217;altro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Alla luce di questo orientamento, la tesi di Jung nei confronti degli UFO \u00e8 la seguente. Un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di dimensioni eccezionali lacera la coscienza del nostro tempo. Essa \u00e8, per cos\u00ec dire, frammentata; un&#8217;angoscia profonda la mina, cui non sa dare un nome. L&#8217;Io si \u00e8 troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le &#8220;meraviglie&#8221; della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive; aumenta l&#8217;insicurezza dell&#8217;uomo-massa che, nell&#8217;adeguarsi sempre pi\u00f9 a modelli collettivi di comportamento, perde energia e identit\u00e0. In questa situazione minacciosa, in cui la coscienza individuale, abbarbicata ai suoi convincimenti, si nega ai valori contrapposti dell&#8217;inconscio, i contenuti cui \u00e8 negato l&#8217;accesso diretto alla coscienza cercano di esprimersi indirettamente. Come si sa, tutto ci\u00f2 che \u00e8 inconscio tende ad essere proiettato, essendo la proiezione &#8211; nelle parole di Jung &#8211; &#8220;l&#8217;estroflessione in un oggetto, in cui compare ci\u00f2 che prima costituiva il segreto dell&#8217;inconscio.&#8221; Dunque, gli UFO sono visioni, oggettivazioni fantastiche di una esigenza troppo duramente repressa. In una situazione di emergenza come quella odierna, &#8220;la fantasia produttrice di proiezioni [\u2026] approda in cielo, nello spazio cosmico delle costellazioni, l\u00e0 dove un tempo avevano sede nei pianeti i padroni del destino, gli d\u00e8i.&#8221; La credenza negli UFO, e la loro fantasticata visione, racchiude dunque un bisogno profondo: quello di ricostituire l&#8217;unit\u00e0, ripensare e rivivere la totalit\u00e0 dell&#8217;umano (la paradossale unione di conscio e inconscio che Jung chiama S\u00e9), che sembra nel mondo moderno irrimediabilmente compromessa. Leggere gli UFO come l&#8217;oggetto di una leggenda significa perci\u00f2 chiedersi quale funzione essi svolgano nell&#8217;economia della psiche e, pi\u00f9 radicalmente, contemplarne l&#8217;ambigua grandezza. Giacch\u00e9 non basta dire che essi esercitano una funzione compensatoria: quella di evocare un sentimento di pienezza, di rendere emotivamente presente l&#8217;unit\u00e0 originaria che l&#8217;uomo civilizzato ha dimenticato, e di rimetterne insieme i frammenti. I dischi volanti sono un simbolo nel senso forte dell&#8217;espressione, cio\u00e8 un mediatore, un&#8217;immagine in cui i contrari, apparentemente irriducibili, vengono tenuti insieme in un modo che non si pu\u00f2 tradurre nelle forme della ragione discorsiva.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;Io, rinunciando alle proprie pretese totalitarie, pu\u00f2 accettarne la presenza e cos\u00ec sperimentarne la funzione trasformativa; ma pu\u00f2 anche non tenerne conto ed esporsi allora ai suoi effetti distruttivi. E&#8217; dunque nella relazione con la coscienza che si dispiega l&#8217;efficacia del simbolo. La funzione trasformativa del simbolo consiste nel riaprire le porte alla collisione consapevole tra i doveri, e di conseguenza nel restituire all&#8217;individuo la responsabilit\u00e0 delle scelte etiche, sottraendolo alla schiavit\u00f9 dei codici morali collettivi. Jung argomenta diffusamente &#8211; leggendo la storia della cultura come storia della incarnazione degli archetipi &#8211; la natura simbolica delle immagini dei dischi volanti, utilizzando soprattutto analogie morfologiche (in special modo la rotondit\u00e0, ma anche le analogie falliche) che li accomunano a immagini mandaliche, che in altre opere egli aveva interpretato come simboli della totalit\u00e0. Con la stessa acribia analizza svariati sogni e opere pittoriche contemporanee, mostrando in che modo in essi si manifesti l&#8217;aspetto simbolico degli UFO. Non lo seguiremo oltre su questa strada, ma non possiamo fare a meno di segnalare le idee che, sia pure incidentalmente, Jung esprime sull&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Di questa egli sottolinea da un lato il carattere a suo modo &#8220;ascetico&#8221;, nel senso di una polemica estraniazione dal mondo apparentemente rassicurante in cui l&#8217;uomo occidentale \u00e8 obbligato a vivere, e di una evocazione delle potenze inconsce. Le quali per\u00f2 non appaiono a Jung tanto oggettivate nel prodotto artistico quanto evocate nello spettatore; cosicch\u00e9 sembra che Jung anticipi l&#8217;idea che l&#8217;opera d&#8217;arte nasca dalla e nella collaborazione di creatore (&#8220;stimolatore&#8221;) e fruitore. Questo tema \u00e8 diventato centrale nella riflessione sull&#8217;arte contemporanea, dal concetto di &#8220;opera aperta&#8221; , alle pi\u00f9 recenti tendenze decostruzioniste. Al tempo stesso, Jung non manca di sottolineare che nel prodotto artistico si rivelano spesso certe configurazioni formali, nelle quali \u00e8 possibile ravvisare delle strutture archetipiche. Questo avviene all&#8217;insaputa dell&#8217;autore, ed \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile quanto meno il gesto creatore \u00e8 intenzionato.<br \/>\n3. All&#8217;inizio del saggio, Jung aveva posto il problema in questi termini: o &#8220;si tratta di un processo obbiettivamente reale, cio\u00e8 fisico, che costituisce il terreno su cui si genera un mito concomitante&#8221;, oppure &#8220;\u00e8 un archetipo a provocare una determinata visione. A questi rapporti di causalit\u00e0 bisogna aggiungere una terza possibilit\u00e0: quella di una coincidenza sincronica, cio\u00e8 acausale, significativa [\u2026]&#8221;. Il libro si sviluppa poi sulla linea della seconda ipotesi, per la quale i dischi volanti hanno una esistenza immaginaria, anche se non per questo meno produttrice di effetti. Nelle ultime pagine per\u00f2 Jung riprende l&#8217;ipotesi della realt\u00e0 fisica degli UFO, allo scopo dichiarato di introdurre il discorso sulla sincronicit\u00e0, un argomento che lo aveva lungamente appassionato, che egli aveva gi\u00e0 utilizzato nel commento al libro oracolare cinese I Ching , e a cui infine aveva dedicato un saggio, apparso nel 1952 con il titolo La sincronicit\u00e0 come principio di nessi acausali . Nell&#8217;intento di introdurre il lettore al tema della sincronicit\u00e0, porter\u00f2 un esempio di vita vissuta. Un uomo, dopo essere stato abbandonato dalla fidanzata, sogna una grande farfalla dalle ali nere. Mentre sta raccontando questo sogno al suo analista, una farfalla scura, simile a quella sognata, entra improvvisamente dalla finestra e se ne va a morire in un angolo della stanza. Egli scoppia in lacrime, rendendosi conto che un periodo della sua vita si \u00e8 definitivamente concluso. Jung avrebbe chiamato questo insieme di accadimenti un evento sincronistico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se analizziamo gli elementi che lo costituiscono, notiamo anzitutto la improbabile contiguit\u00e0 tra due fatti, di cui uno puramente psichico (il sogno, associato a sua volta alla fine di un amore) ed uno esterno (la farfalla che entra dalla finestra). Questi eventi non sono legati da un rapporto causale (la farfalla sognata non ha causato la farfalla reale, n\u00e9 viceversa) ma da un significato simbolico comune: entrambi sembrano alludere alla morte di qualcosa di delicato e volatile, come pu\u00f2 essere un amore o l&#8217;anima stessa (in greco farfalla si dice psych\u00e9, e chi ha visto il gruppo statuario Amore e psiche di Canova ricorder\u00e0 che Amore tiene per le ali appunto una farfalla). Sembra anche che la concomitanza dei due eventi sia per cos\u00ec dire retta dalla condizione psichica particolarmente turbata del sognatore, e quindi da una speciale attivazione dell&#8217;inconscio. La connessione appare infatti immediatamente significativa all&#8217;interessato, come se essa fosse voluta intenzionalmente da una qualche misteriosa entit\u00e0 che regge i destini umani. Naturalmente, ci si potrebbe facilmente sbarazzare di tutto questo parlandone come di una coincidenza fortuita, e non pensarci pi\u00f9. Jung per\u00f2, che aveva sperimentato, direttamente e indirettamente, numerose coincidenze di questo tipo, elabor\u00f2, con l&#8217;aiuto del fisico Wolfgang Pauli, un modello interpretativo delle relazioni tra fenomeni che sembrano avere un significato ben definito ma non possono essere spiegate in termini causali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il modello, che non intende scalzare il principio di causalit\u00e0 ma ad esso affiancarsi, ha un suo retroterra culturale di tutto rispetto. Dal punto di vista scientifico, esso utilizza la relativizzazione di spazio, tempo e causalit\u00e0 operata dalla fisica contemporanea e, per quel che riguarda i processi inconsci, dalla psicoanalisi. Dal punto di vista filosofico, si riallaccia sia all&#8217;idea kantiana secondo cui spazio, tempo e causalit\u00e0 non sono propriet\u00e0 intrinseche delle cose ma piuttosto aspetti del nostro modo di esperire la realt\u00e0, sia alla monadologia leibniziana, che postula un parallelismo di natura non causale tra eventi interni ed esterni (l'&#8221;armonia prestabilita&#8221;). Ancora pi\u00f9 indietro, la sincronicit\u00e0 richiama la concezione greca della simpatia che unisce armonicamente tutte le cose, e la nozione medievale di unus mundus, che implica una corrispondenza sistematica fra macrocosmo e microcosmo. E&#8217; appena il caso di aggiungere che anche il pensiero orientale tende a considerare le cose come un insieme e a cogliere omologie tra vari ordini di realt\u00e0. Naturalmente, se ammettiamo che, nei fenomeni sincronistici, il mondo della materia appare, per cos\u00ec dire, come una immagine riflessa del mondo della psiche, e viceversa, allora la dualit\u00e0 di psiche e materia viene essa stessa relativizzata, in base alla presunzione che la molteplicit\u00e0 del mondo fenomenico poggi appunto sulla unit\u00e0 fondamentale di tutto ci\u00f2 che \u00e8. Se consideriamo la questione da un punto di vista letterario, salta agli occhi che la sincronicit\u00e0 \u00e8 stata spesso utilizzata come espediente romanzesco, cio\u00e8 come un modo per mettere o rimettere in movimento l&#8217;azione e farla procedere verso l&#8217;esito prestabilito. Procedimento che si accorda senza difficolt\u00e0 con l&#8217;idea di un romanziere demiurgico che, come accade soprattutto nella tradizione ottocentesca, governa le vite dei suoi personaggi. Ribaltata su un piano metafisico, questa idea suggerisce l&#8217;immagine di un dio &#8220;romanziere&#8221; che, organizzando astutamente l&#8217;intreccio di fenomeni psichici e fisici, tesse i destini degli uomini. Non c&#8217;\u00e8 motivo di credere che Jung trovi in queste corrispondenze qualcosa di provvidenziale. Ci sono romanzi di ogni genere, e il dio pu\u00f2 essere cieco, o giocare ai dadi, o volersi divertire. Non cos\u00ec pensa la cultura New Age, che si \u00e8 impadronita del tema sincronistico, ma distorcendo il pensiero junghiano nella direzione di un generalizzato provvidenzialismo. In questa prospettiva il male e la sofferenza vengono ridotti a incidenti di percorso che preludono a un sicuro riscatto; la vita umana si trasforma in una sorta di fiaba manierata; la realt\u00e0 diventa realt\u00e0 romanzesca; il buonismo annega tutto nella sua melassa. Jung ha sempre esposto l&#8217;ipotesi sincronistica con molta cautela, proponendo i suoi punti di vista come tentativi di affrontare problemi complessi e forse insondabili.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cos\u00ec fa brevemente anche in questo saggio a proposito dei dischi volanti. Sebbene il numero degli avvistamenti sia notevolmente aumentato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, tra la condizione psichica dell&#8217;umanit\u00e0 e il fenomeno degli UFO in quanto realt\u00e0 fisica non esiste ovviamente una relazione causale. Si pu\u00f2 ipotizzare per\u00f2 una coincidenza significativa i cui elementi essenziali sono, da un lato, le proiezioni che gli uomini fanno sugli UFO e, dall&#8217;altro, la forma fisica di questi ultimi: una forma che nelle pi\u00f9 diverse culture evoca l&#8217;unione dei contrari, e dunque rinvia a uno schema ordinatore che si sovrappone al caos interiore.<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Augusto Romano<\/strong><\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> G. Manganelli, UFO e altri oggetti non identificati, Quiritta, Roma 2003.<\/p>\n<p><strong>(2)<\/strong> C.G. Jung, Letters, Routledge &amp; Kegan Paul Ltd., London 1973, p. (La traduzione \u00e8 mia).<\/p>\n<p><strong>(3)<\/strong> Ricordi sogni riflessioni di C.G. Jung, Il Saggiatore, Milano 1965, p. 372.<\/p>\n<p><strong>(4)<\/strong> G. Anders, Essere o non essere &#8211; Diario di Hiroshima e Nagasaki, Einaudi, Torino 1961, p. 83.<\/p>\n<p><strong>(5)<\/strong> Da questo libro Orson Welles trasse la trasmissione radiofonica che nel 1938 &#8211; alla vigilia della seconda guerra mondiale! &#8211; tanto panico diffuse negli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>(6)<\/strong> Si veda, ad esempio, C.G. Jung, Simbolismo del mandala (1950), in Opere, vol. 9, tomo primo, Boringhieri, Torino 1980.<\/p>\n<p><strong>(7)<\/strong> Cfr. U. Eco, Opera aperta, Bompiani, Milano 1962.<\/p>\n<p><strong>(8)<\/strong> C.G. Jung (1950), Prefazione a &#8220;I Ching&#8221;, in Opere, vol. 11, Boringhieri, Torino 1979.<\/p>\n<p><strong>(9)<\/strong> C.G. Jung (1952), La sincronicit\u00e0 come principio di nessi acausali, in Opere, vol. 8, Boringhieri, Torino 1976.<\/p>\n<p><strong>(10)<\/strong> Un esempio abbastanza divertente di questa distorsione \u00e8 rappresentato dal libro di Robert H. Hopcke, Nulla succede per caso, Mondadori, Milano 1998. Le teorie junghiane hanno anche moderatamente alimentato la letteratura fantascientifica. Si veda, ad esempio, Jonathan Fast, La pietra sincronica, Urania 12.2.1978, Mondadori, Milano. Diverso \u00e8 il caso della letteratura che, sulle orme di Jung o indipendentemente da lui, si \u00e8 variamente interrogata sulla sincronicit\u00e0. Jorge L. Borges, nel suo stile tortuoso e fuorviante, adombra nel racconto Lo Zahir (in L&#8217;Aleph, Feltrinelli, Milano 1961, p. 101 sgg.) dei fenomeni sincronistici, ma soprattutto ne indica immaginosamente il fondamento metafisico).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mandala nello spazio, saggio introduttivo a C. G. Jung, Un mito moderno &#8211; Le cose che si vedono in cielo, Bollati Boringhieri, Torino 2004 1. Negli anni &#8217;70 e &#8217;80 del secolo scorso Giorgio Manganelli scrisse per alcuni quotidiani italiani degli articoli sui &#8220;dischi volanti&#8221; (detti anche UFO: Unidentified Flying Objects). Si era gi\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4238,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-5807","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia-dellinsolito","post-with-thumbnail","post-with-thumbnail-large"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5807","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5807"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5807\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4238"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5807"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5807"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.enricobaccarini.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5807"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}