Ferdinand A. Ossendowski e “L’ombra dell’Oriente tenebroso”

Ferdinand A. Ossendowski
L’ombra dell’Oriente tenebroso
Casa editrice Arethusa, pagg.192, Euro 16,50


L’ombra dell’Oriente tenebroso, pubblicato per la prima volta a Varsavia nel 1923, è un’affascinante e sorprendente raccolta di appunti di viaggio sulla vita delle popolazioni della Russia estremo-orientale e su quegli elementi misteriosi che determinarono il crollo dell’Impero zarista e della società civile tutta. L’occultista Papus, il vescovo Pimen, l’ipnotista Ivan di Kronstadt, il monaco Heliodor, la veggente Daryushka, l’enigmatico Rodé e soprattutto Rasputin, l’ambiguo consigliere della zarina, sono solo alcuni dei personaggi che hanno svolto, nell’ombra, un ruolo importante nella storia di questo paese. Una storia cupa, enigmatica e piena di risvolti oscuri. Una storia dove superstizione, misticismo, ancestrali ritualità, tradizioni pagane e credenze popolari hanno esercitato una subdola influenza su tutti gli strati della società russa: dai più umili contadini delle lande desolate della Siberia ai cacciatori nomadi della Mongolia, dai salotti della borghesia moscovita alle alte sfere dell’aristocrazia che gravitavano attorno alla Corte dello zar. Leggi tutto→

Scienza, democrazia, esoterismo: “una nuova alleanza”? Intervista a Giorgio Galli

di Lorenzo Giacomini

D. Nel tuo ultimo intervento sulla rivista “Pluriverso” ( Politica e New Age , marzo 1997) hai parlato del rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture “irrazionali” o pre-razionali. Questo rapporto potrebbe apparire storicamente casuale, mentre si potrebbe sostenere che proprio questo rapporto indichi qualcosa di essenziale per la democrazia nel senso moderno del termine. La democrazia sarebbe allora, fin dall’origine, nient’altro che il terreno di scontro o incontro, mediato da regole “liberali”, tra le istanze “razionali” della modernizzazione e quelle “irrazionali” delle culture tradizionali, e perderebbe senso e contenuto col prevalere assoluto dell’una o dell’altra di queste istanze, riducendosi a una lotta tra “comitati di affari” rivali. L’aridità del liberalismo ottocentesco venne per l’appunto scossa nel ventesimo secolo da ideologie (fascismo, comunismo) il cui fascino derivava in fin dei conti da commistioni fra modernismo e istanze anti-moderne. Si potrebbe definire la democrazia “liberale” come il campo in cui si esercita questa perenne tensione, che deve trovare un punto di equilibrio sempre nuovo per evitare di sprofondare nel baratro di “irrazionalità” di segno opposto? L’abbinamento tra l’esoterista William Blake e Internet, che tu hai proposto, indicherebbe dunque un possibile uso delle tecnologie comunicative da un lato, delle culture alternative ed “esoteriche” dall’altro, che si possa definire razionale per la democrazia?

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