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Mappa Apparizioni Mariane |
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Mappa Apparizioni Mariane |
In uno sperduto paesino della Toscana da circa diciassette anni si ripete un fatto straordinario che, al contrario di eventi similari, non sembra attirare l’attenzione dei media nazionali. E’ presto detto: una normalissima signora, una casalinga, incontra a cadenza regolare niente meno che Lei, la Madonna. Per poi rivelare a gruppi di fedeli sempre più numerosi ciò che puntualmente le confessa.
Tutto è cominciato il 10 luglio del 1993 a Ostina, nel comune di Reggello, diversi chilometri a est di Firenze. Quel giorno Silvana Orlandi stava camminando col figlio nei pressi dell’antica chiesa di San Tommaso. Faceva un gran caldo e i due affrettavano il passo per rincasare, quando la donna s’arrestò di colpo. Allora guardò in cielo e scorse una nuvola anomala. Nei primi istanti pensò a un incendio, ma ben presto si rese conto che la nuvola cominciava pian piano a prendere una forma, un’anima, una vita. La nuvola adesso era una figura umana. E poi la nuvola, realizzò, non c’era più. Ora c’era una “giovane donna, vestita sobriamente”. La Madonna. (more…)
Turki ha 29 anni e vive a La Mecca incatenato al proprio letto da sei lunghi anni. E’ recluso e imbrigliato per un motivo che molti giudicherebbero singolare (o, più pragmaticamente, stupido): il padre lo ritiene posseduto da un jinn, uno spirito il più delle volte maligno. La strana storia di Turki – non è stato divulgato il cognome – è apparsa qualche settimana fa sulle pagine in lingua inglese dell’elegante e vendutissimo quotidiano mediorientale Arab News, suscitando, com’è prevedibile, un certo clamore.
Siamo alle prese con un arabo indemoniato, dunque, e il tutto sembra acquistare all’improvviso il vago sapore di antiche e polverose leggende, di storie tramandate oralmente, di mitologie mai definitivamente sepolte. Più che in una fiaba delle Mille e una notte, a dir la verità, pare d’essere in un racconto del maestro Lovecraft. Perché la vicenda di Turki non rasserena, non culla gli animi. Piuttosto, ravviva paure ancestrali. O, almeno, così sembrerebbe. (more…)
di Leonella Cardarelli
Magia: Finzione o Realtà? Ve ne presentiamo una lettura in chiave antropologica
Magia: finzione o realtà?
La magia ha sempre esercitato un grande fascino su tutti noi, anche sul nostro popolo occidentale che ci ha sempre insegnato che la magia non esiste. “La magia non esiste” ci è stato ripetuto dai grandi quando noi, da bambini, guardando i cartoni animati restavamo incantati dai poteri magici di eroi e principesse, salvatori dell’umanità ecc. Una parte di quei bambini ha creduto ai grandi e si è rassegnata all’idea che la magia è solo finzione, anche perchè provando a ripetere le formule magiche dei nostri eroi dei cartoni ha visto che su di noi non sortivano lo stesso effetto. L’altra metà di quei bambini invece ha continuato a sognare, a credere che da qualche parte di questo mondo o semplicemente da qualche parte dentro noi stessi la magia potesse funzionare. Ma allora la magia cos’è? E perché per alcuni esiste e per altri no? A tale quesito ha risposto per noi il celebre etnologo napoletano Ernesto De Martino (1908-1965).
I poteri magici secondo De Martino
Ernesto De Martino ha dedicato al fenomeno della magia un’intera opera, Il mondo magico (1948). In questo saggio passa in rassegna un cospicuo numero di documenti etnoantropologici (soprattutto relativi allo sciamanesimo) e si chiede come mai la magia per alcuni esiste e per altri no. L’etnologo riporta ad esempio un frammento del saggio The Umu-Ti, or Fire Walking Ceremony di W. E. Gudgeon in cui l’autore descrive le pratiche di signoreggiamento del fuoco e la camminata sulle pietre roventi. Riporta poi passi di documenti che descrivono gli specchi magici, attraverso i quali sono stati identificati ladri e delinquenti o previsti fenomeni avverati posteriormente. Anche Marco Polo, descrivendo una seduta sciamanica a cui ha assistito alla fine del 1200 ad est dell’attuale Birmania, non si vergognò ad ammettere che dopo la seduta il malato guarì effettivamente. De Martino sostiene che il problema dell’esistenza della magia deriva dal concetto di realtà. Il concetto di realtà per gli occidentali esclude l’esistenza della magia, per altri popoli invece il concetto di realtà include la magia stessa. De Martino afferma che
proprio la resistenza ad accettare il problema (cioè l’esistenza dei poteri magici, nda) deve diventare a sua volta un problema per il pensiero: almeno nella misura in cui l’indagine vuol essere critica, cioè libera da presupposti dogmatici. (more…)
di Maurizio Elettrico
(Istituto Italiano di Studi Filosofici)
L’immaginario religioso, artistico, onirico dell’uomo è da sempre popolato da figure mostruose, deformi e innaturali, che affondano le loro radici simboliche nelle più profonde pieghe della psiche e nelle più arcaiche strutture culturali e mitiche. Carica di poteri e valenze simboliche, profetiche e iniziatiche, per poco che si indaghi il vario e grottesco repertorio iconografico dell’innaturale, la deformità si protende verso il nostro sguardo attraverso i secoli, alludendo ancora, anche per l’occhio disincantato della modernità, a un’inquietante ricchezza di significati nascosti e arcani messaggi.
Le deformazioni e l’idea stessa di deformazione ha avuto in passato un valore sacrale, profetico ed estetico. Nasce essenzialmente dall’importanza comunicata alle immagini e all’immaginazione dalla filosofia antica e dalla sensibilità religiosa. Per gli antichi l’immagine è la forma del pensiero degli dei. Gli dei pensano per immagini e creano con la parola. L’immagine mostruosa o deformata appartiene agli dei del caos, precedenti quindi a ogni ordine cosmico: ha quindi concentrata in se l’energia di un mondo originario ancora non delimitato dalla legge. Essi fanno parte del mondo del silenzio prima che la parola della divinità produca le sue leggi e le sue forme perfette. La deformazione appartiene quindi alla dimensione del caos primigenio e a quella degli inferi: si riferisce all’universo precedente le leggi e a quello che disubbidì alle leggi. La deformazione nel primo caso indica la presenza nello stesso soggetto di forme viventi non ancora separate dall’atto creativo e ordinatore (uomini con elementi animali o vegetali, animali con caratteri intermedi tra più specie), nel secondo riguarda piuttosto individui che hanno perso la loro divinità, smarrendo di fatto una loro antica perfezione e regredendo a forme confuse di tipo precosmico (demoni ebraico-cristiani). Le alterazione morfologiche vengono adoperate quindi per rappresentare dei atavici o demoni dei in tutte le grandi civiltà del passato; esseri anatomicamente anarchici, che si determinano da se stessi, apparentemente senza alcuna regola e legge esterna. Questi esseri e i loro culti ferini, non privi alle volte di elementi sanguinari, testimoniano il passaggio da una teologia orizzontale aperta al culto della foresta e alle sue presenze selvagge a una teologia verticale dispiegata verso il cielo e le sue costellazioni. L’eroe divino o divinizzato si scontra con esseri fantastici; è questa battaglia il primo atto della creazione. Il combattimento e la vittoria sul mostro rappresenta il primo passo verso l’ordinamento di un nuovo universo fondato sulla legge. É una lotta simbolica contro il caos di un universo non ancora formato, contro l’entropia di un universo già esistente, e ancora contro la malattia e l’anarchia biologica di una natura non interamente dominata dalla ragione divina e dalla sua forza organizzatrice. La creazione come formazione di un mondo ordinato e armonioso è quindi identificato con la guerra originaria contro gli esseri deformi del caos. Il babilonese Marduk, il greco Eracle, l’indiano Krisna hanno tutti loro dei primordiali mostri da distruggere. (more…)
Di fronte ai fenomeni dei meteoriti e dei misteri che li circondano, ci si chiede se la nostra civiltà, così tecnologica ed avanzata, sia ancora legata alle superstizioni del passato oppure sia riuscita a spiegare gli enigmi di questi oggetti di provenienza extraterrestre. Le culture e le religioni antiche, infatti, assegnavano un potere sovrannaturale a queste pietre spaziali, spiegandone l’origine come un mistero del regno divino.
La pietra nera, nella tradizione musulmana, è venerata ancor prima della fondazione dell’Islam e secondo le credenze fu a seguito del suo impatto con la terra che si formò l’altare ove avvenne il sacrificio biblico di Adamo ed Eva. Se non si tratta di un meteorite reale può essere il prodotto di un impatto meteorico, in ogni caso il suo mistero risiede nella sua capacità di restare a galla grazie alla presenza di bolle di gas intrappolate all’interno della sua massa. (more…)
Per la festa della donna gli archeologi regalano una straordinaria scoperta: portano alla luce i resti di uno scheletro femminile probabilmente appartenente ad una Donna Vampiro. “È stato ritrovato con un mattone in bocca come fosse stata ‘impalata’ (il termine si usa anche in questo caso) per impedire ogni movimento alle mandibole. Il corpo ritrovato ha permesso così agli studiosi di ipotizzare che, stante le usanze indotte dalla superstizione medioevale (il periodo dovrebbe essere compreso fra ’400 e ’500), potesse trattarsi di una cosiddetta ‘donna vampiro’ ” – ci confida la soprintendente al telefono. Ma a fare la scoperta è il team di Matteo Borrini, docente del dipartimento di Scienze antiche dell’Università di Firenze, esperto di archeologia forense e antropologia fisica, che dalla fine dal 2006 ha condotto una serie di scavi e approfondimenti con un gruppetto di ricercatori tra i quali la sezione veneziana dei Gruppi archeologici d’Italia e altre organizzazioni di settore. “Non sarebbe male che ora ci arrivassero anche un po’ di fondi per continuare” – ci sottolinea un po’ preoccupato per il futuro non tanto roseo. (more…)
Nelle leggende degli zingari è un uomo nato da donna umana e padre vampiro. Egli, grazie a questa sua discendenza, possiede il potere di combattere ed uccidere tutti i vampiri. Intorno agli anni sessanta del nostro secolo esisteva in serbia un dhampir, Murat di Vrbica, studiato dal folklorista e vampirologo Vukanovic, che scovava e uccideva i vampiri con un normale fucile: il suo compenso era di mille dinari o dieci capretti.
Tatomir P. Vukanović (1907–1997) was a prominent historian and ethnologist of the Balkans region of south-eastern Europe. Born in Serbia, he concentrated on the history, folklore and culture of the Serb and Roma (Gypsy) inhabitants of Yugoslavia in general and the southern province of Kosovo in particular.
T. P. Vukanović. 1957-1959. “The Vampire.” Journal of the Gypsy Lore Society, 3rd ser. Part 1: 36(3-4): 125-133; Part 2: 37(1-2): 21-31; Part 3: 37(3-4): 111-118; Part 4: 39(1-2): 44-55. Reprinted in Vampires of the Slavs, ed. Jan Perkowski (Cambridge, Mass.: Slavica, 1976), 201-234. The reprint lacks footnotes. Most material on dhampirs is in part 4, under the head
One of the most important sources for the history of vampirism is the report Visum et Repertum written and attested by military surgeons in Serbia on January 26 1732. It was sent to the authorities in Belgrade and Vienna, and copied by envoys of foreign governments. Foremost it was distributed in various versions to newspapers and scientific periodicals throughout Europe causing a public as well as scientific sensation in many European countries throughout the year 1732. In fact, had it not been for this report, the word ‘vampire’ and the stories of these supposedly blood drinking corpses would probably not have become known, and consequently the popular vampire of authors like John William Polidori and Bram Stoker, as well as the vampire of 20th and 21st century popular media would not have come into existence.

A copy of the original manuscript is stored in the archives in Vienna, but the text is mostly known in somewhat different versions through various printed sources. Curiously it has rarely been translated into English, and this is certainly also the case of the report from the first investigation of the vampire case in late 1731, and other documents commenting on the report.
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This Digital Library of 18th and 19th Century Journals contains the March 1732 issue of The Gentleman’s Magazine, which on page 681 reports ‘That certain dead Bodies called Vampyres, had kill’d several Persons by sucking out all their Blood.’ This was not the first British magazine to mention vampires, as The London Journal did that, but that is, I think, not yet available online. The article in that journal, a shortened and corrupted version of the Visum et Repertum, led to a political debate in several journals which was documented in the May issue of The Gentleman’s Magazine. Unfortunately, one of the pages of this issue seems to be unavailable at the moment (I have notified the webmaster of this error), but one can still get a flavour of this debate on e.g. ‘Political Vampyres’.
‘These Vampyres are said to torment and kill the Living by sucking out all their Blood; and a ravenous Minister, in this part of the World, is compared to a Leech or a Blood-sucker, and carries his Oppressions beyond the Grave, by anticipating the publick Revenues, and entailing a Perpetuity of Taxes, which must gradually drain the Body Politick of its Blood and Spirits.’ (more…)