Treviso. Lapidi che vibrano e volano: ecco i misteri del cimitero napoleonico

Anche Boccazzi parlò di fenomeni paranormali avvenuti nel camposanto di Lanzago. Molti scettici,ma qualcuno ci crede

di Bruno De Donà

TREVISO – Lapidi che si scaldano e vibrano. Che addirittura si alzerebbero in volo. Fatti incredibili in cui ebbe parte il noto medium trevigiano Bruno Lava. Piano a prenderle subito sul serio certe cose. Ma con le voci che girano da anni intorno ai fenomeni paranormali che si verificherebbero al cimitero napoleonico di Lanzago di Silea (Treviso) non è nemmeno il caso di riderci poi tanto sopra. E a dare tale consiglio sarebbe la buonanima di Cino Boccazzi – il medico, scrittore ed esploratore scomparso nel 2009 – nei cui scritti si rinviene testimonianza dei sorprendenti fatti rilevati in quell’ex camposanto, la cui fama si è sparsa al punto da finire nel web.

In barba alle immancabili canzonature di tanti scettici, per anni e anni frotte di curiosi e appassionati del brivido si sono concesse emozioni notturne nel cimitero, chiamato Paradiso, sconsacrato nel 1920. Fantasia e suggestione avranno pure giocato la loro parte. È indubbio. Ma il fatto è che quell’angolo di turbata pace eterna è entrato davvero nella letteratura di genere. Attraverso un motore di ricerca, ci si imbatte in un sito in cui compare l’accenno al cimitero napoleonico che fa nel suo libro “Universo Proibito”, edito nel ’69, un accreditato studioso dell’occulto come Leo Talamonti. Parla proprio di lapidi che si sollevano in pieno giorno con tanto di testimoni. Tanto che nell’83 venne a Treviso per andare a fondo della faccenda, con ricerche condotte in Comune e in biblioteca.

Fino a non molto tempo fa entrare là dentro non era difficile. Un ampio varco aperto dalla parte della strada che conduce da una parte a Fiera e dall’altra a Lanzago era meta di continue incursioni effettuate preferenzialmente nottetempo. Ci si avventurava tra sconnesse balze di terreno alla ricerca delle mirabolanti lapidi, anche se il richiamo più forte e sinistro era, ed è tuttora, costituito dalla cappella gentilizia di un’illustre famiglia, cui si poteva legare ogni forma di immaginazione. Oggi l’accesso è impedito da un grande cancello. Ma lo scenario resta più o meno lo stesso. Lo ripropone, sempre in web, uno strano racconto dal titolo “La corda rossa“. È la narrazione dell’avventura notturna di un taxista che il 9 luglio 2009 sostiene di aver accompagnato uno strano personaggio da città giardino all’ex camposanto. Visto sparire al di là del cancello il passeggero, non aveva resistito alla tentazione di seguirlo. Non mancò un macabro incontro. Una mano uscì dalla cappella… Vera o falsa che sia, è una storia mozzafiato.

Fonte – Il Gazzettino, 21 Febbraio 2011

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