Skármeta vuol sapere se Neruda è stato ucciso

Il 23 settembre del 1973 – dodici giorni dopo il sanguinario colpo di stato del generale Augusto Pinochet – moriva in Cile Pablo Neruda (al secolo Ricardo Elezier Neftalí Reyes Basoalto). Per tutti, morì per un cancro alla prostata che lo affliggeva da tempo. “Per una dolorosa coincidenza, il poeta e la democrazia morivano insieme”, scrisse in La magia in azione Antonio Skármeta, amico e allievo del Premio Nobel per la Letteratura nel 1971. Una morte terribile, in bilico tra gli insopportabili dolori del corpo e quelli altrettanto insopportabili del suo animo straziato dall’orrenda macelleria che i militari golpisti stavano mettendo in atto nel Paese, oltre che dalla fine del suo grande amico Salvador Allende.

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La memoria dell’acqua e l’omeopatia confermate dalla fisica quantistica. Luc Montagnier sciocca nuovamente il mondo scientifico!

Commento di Enrico Baccarini© – E’ incredibile quanto certe scoperte siano in grado di cambiare il mondo, ma soprattutto quanto ciò che veniva negato nel nostro passato possa diventare la realtà di oggi. Molte volte ci siamo inbattuti in questo concetto ma questa volta la realtà sembra superare la fantasia. L’articolo che ripubblichiamo è un […]

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Trovati i resti di altri quattro Romanov assassinati nel 1919

Erano uno zio e tre cugini dello Zar Nicola II e sarebbero stati giustiziati dai bolscevichi durante il Terrore Rosso seguito alla rivoluzione d’Ottobre, intorno al 1919 Il mistero dei Romanov continua, dopo un nuovo ritrovamento che ha dell’incredibile. Gli archeologi russi avrebbero rinvenuto per caso nella Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo […]

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Ettore Majorana, riaperto il fascicolo sulla scomparsa

Trentotto anni dopo la scomparsa di Ettore Majorana, il geniale fisico cresciuto in via Panisperna e che alcuni scienziati collocano tra Newton ed Einstein, la procura di Roma ha deciso di riaprire il fascicolo sulla sua misteriosa sparizione, avvenuta il 25 marzo del ’38, all’eta’ di 32 anni, dopo essersi imbarcato a Palermo su un traghetto diretto a Napoli.

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Diari di Mussolini: a Vercelli spunta fuori una nuova agenda

L’infinita disputa sull’autenticità dei diari di Mussolini potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo. A spuntare è un’agenda conservata da un signore di Vercelli, che la tiene nel caveau di una banca, dopo averla ricevuta dal padre che l’aveva avuta dal suocero. L’attuale proprietario non ha fatto periziare il diario , che è privo di copertine e con il frontespizio datato “1940-XVIII” ma ritiene che ci siano impressionanti somiglianze con le agende in possesso del sen. Dell’Utri, in via di pubblicazione dalla Bompiani, che tuttavia non ne certifica l’autenticità.

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Hitler e la caccia alla Sacra Sindone

Hitler voleva rubare la Sindone: e’ questo il vero motivo per cui dal 1939 al ’46 fu nascosta nell’abbazia di Montevergine, in Campania. A raccontare questa pagina poco conosciuta della storia della reliquia è padre Andrea Davide Cardin, frate benedettino, direttore della Biblioteca Statale di Montevergine, in un’intervista pubblicata sul nuovo numero del settimanale ‘Diva e donna’, in edicola domani.

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E gli Usa divennero il rifugio dei nazisti

Dopo la sconfitta del Terzo Reich gli Stati Uniti ospitarono più criminali di guerra nazisti di quanto si sospettasse e lo nascosero agli alleati. Ne fecero uso in particolare la Cia, lo spionaggio, e in secondo luogo la Nasa, l’ente spaziale. Lo svela un rapporto del Ministero della giustizia, più precisamente del suo Office of special investigation (Osi) istituito nel ’79, rapporto venuto in possesso del New York Times. Il rapporto, di cui il Ministero della giustizia aveva già consegnato una parte, pesantemente censurata, agli Archivi della sicurezza nazionale, consta di 600 pagine e racconta molte storie. Per esempio, quella di Josef Mengele, «l’angelo della morte», il medico che condusse atroci esperimenti sugli ebrei internati ad Auschwitz. Per anni l’Osi tenne in laboratorio frammenti della pelle del cranio e capelli di Mengele. Li diede al Brasile attorno al 1985, tramite essi fu possibile stabilire che il medico aveva trovato rifugio nel grande stato sudamericano e vi era morto nel ’79.

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«Così l’Italia lavorò al raggio che crea energia dal nulla»

Nell’Inverno del 1976 il governo italiano autorizzò il professor Ezio Clementel, presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), ad effettuare una serie di esperimenti per verificare l’efficacia di una misteriosa macchina che emetteva un fascio di raggi in grado di annichilire la materia, producendo grandi quantità di energia. Giulio Andreotti aveva appena formato il suo terzo governo, un monocolore Dc che si reggeva sull’astensione di Pci, Psi, Psdi, Pri e Pli, dopo le elezioni del 20-21 giugno che avevano visto la vittoria di Dc e Pci.
La lettera con cui il professor Clementel inviava la sua relazione sulle prove da eseguirsi, è datata 26 novembre 1976 e indirizzata all’avvocato Loris Fortuna, Presidente della Commissione Industria, presso la Camera dei Deputati, in piazza del Parlamento 4, a Roma. Il socialista Fortuna era il deputato incaricato dal Presidente del Consiglio per seguire il lavoro di Clementel.

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