Il 23 settembre del 1973 – dodici giorni dopo il sanguinario colpo di stato del generale Augusto Pinochet – moriva in Cile Pablo Neruda (al secolo Ricardo Elezier Neftalí Reyes Basoalto). Per tutti, morì per un cancro alla prostata che lo affliggeva da tempo. “Per una dolorosa coincidenza, il poeta e la democrazia morivano insieme”, scrisse in La magia in azione Antonio Skármeta, amico e allievo del Premio Nobel per la Letteratura nel 1971. Una morte terribile, in bilico tra gli insopportabili dolori del corpo e quelli altrettanto insopportabili del suo animo straziato dall’orrenda macelleria che i militari golpisti stavano mettendo in atto nel Paese, oltre che dalla fine del suo grande amico Salvador Allende.
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